Visita alla Tenuta Oasi degli Angeli

Alla tenuta Oasi degli Angeli si arriva dalla Statale Adriatica, svoltando da Cupra Marittima e costeggiando il torrente Sant’Egidio, che scende placido da Ripatransone.

La tenuta è davvero splendida, soprattutto in questo periodo autunnale, delimitata da un roseto e dalle foglie scarlatte del Montepulciano.

E’ proprio dal Montepulciano che Eleonora Rossi e Marco Casolanetti vanno uno dei loro vini di eccellenza: il Kurni. Anzi, molto spesso la stessa azienda Oasi degli Angeli è confusa e identificata con il nome Kurni.

L’accoglienza di Marco ed Eleonora è veramente calorosa: un benvenuto fatto di persona, insieme ai loro dieci gatti, ai due Labrador e ad altri due cagnolini, più i piccoli dei loro mici.

Fin dall’inizio percepisco la grande passione e amore Eleonora e Marco hanno verso la loro terra e I loro prodotti. Marco mi invita subito con lui, prima che faccia buio, a visitare le sue vigne e i territori da cui nascono i loro “nettari”.
E vi assicuro che non esagero con il termine. Anzi! Anche il Labrador è interessato e salta immediatamente su, insieme a noi.

 

Scoprendo la Tenuta Oasi degli Angeli

La tenuta si trova a circa 100 metri di altezza, ma subito saliamo verso il bosco, ricco di lecci, pini, macchia mediterranea e ulivi, per arrivare nella parte più alta a circa 400 metri.

Complessivamente, l’Oasi degli Angeli si sviluppa su 16.5 ha di cui solo una parte è a vigneto, mentre il resto è uliveto e utilizzata per la produzione di sementi.

La prima sosta la facciamo dopo qualche minuto e Marco mi mostra il loro vigneto, con allevamento ad alberello. Ma si tratta di una versione tradizionale, locale, già usata dai loro avi, detta localmente: alberello a conocchia.

Essenzialmente l’alberello era sorretto da una cupola di canne, quelle prese dal vicino torrente, a formare appunto una “conocchia” (che dialettalmente significa supporto) atto appunto a sorreggere l’alberello. La coltivazione era particolarmente fitta e nel passato si potevano avere anche 30000 piante/ha.

La distanza dai filari era quella della mucca che passava attraverso e aiutava il contadino in tutte le operazione di gestione della vite.
Ora la densità è scesa, ma si punta sempre all’estrema qualità: uno sperone con due gemme, di cui, ogni anno solo una è quella utilizzata. Il Montepulciano, tipicamente, produce bene dalla terza/quarta gemma; quella iniziale, detta ‘di coronà, non produce.

Il vigneto si trova in una terreno ottimamente drenante, composto da sabbie, limo e scheletro. Siamo in una valle alluvionale, nota con il nome di ‘ondulato piceno’. La produzione del Kurni, Montepulciano in purezza, è di sole 6500/7000 bottiglie l’anno.

Saliamo ancora un po’, e in vetta siamo a circa 400 metri, quindi in un ecosistema perfetto per lo sviluppo della vite: ottime escursioni termiche, influsso marino, giaciture ottimali e quindi la vite non è mai sottoposta a stress di nessun tipo. Si pensi che Ripatransone, che vediamo attraverso la valle, è situata a 500 metri, ed è considerata località pedemontana.

Nel vigneto troviamo anche delle piante vecchissime di oltre 100 anni, che sembrano alberi, e che stupiscono al pensiero che furono impiantate addirittura prima che la Prima Guerra Mondiale iniziasse, e il mondo era totalmente diverso da quello che conosciamo oggi.

L’agricoltura impiegata è biologica, e quindi trattamenti a base di propoli, aglio, silicati, estratti di semi di pompelmo e cosi via. Non sono cose che si imparano dall’oggi al domani, ma la storia ventennale dell’azienda e il bagaglio culturale dei loro avi ha fatto si che si arrivasse praticamente alla perfezione produttiva. I lieviti sono indigeni e fermentano la piccolo massa di 25/40 hl in due, tre settimane a cui segue un ulteriore periodo di sosta sulle bucce.

Il loro secondo vino è Kupra, a base di bordo’, un biotipo di Grenache, coltivato localmente e chiamato dai contadini del posto proprio con questo particolare nome.

 

Degustando il Kurni della Tenuta Oasi degli Angeli

Degustiamo il Kurni 2013, un vino ricco, profondo, rubino densissimo, una spremuta d’uva la definisce Marco. I profumi spaziano dai frutti rossi, alle spezie, alle note balsamiche alle rose, ma devo dire che non vedo l’ora di berlo. E in bocca, è una rivelazione: un perfetto equilibrio è la prima cosa che mi colpisce.

Il Kurni della Tenuta Oasi degli Angeli
Il Kurni della Tenuta Oasi degli Angeli

Tutto è al posto giusto: l’alcol che arriva a 14.5% sembra non esserci, ma lo rende caldo e avvolgente, regalandogli un corpo perfetto; i tannini accarezzano e, insieme alla freschezza e sapidità, giocano a rendere questo sorso, un’esperienza indimenticabile.

La persistenza è infinità, cosi come la voglia di berne ancora.

Potremmo sintetizzare dicendo che questo vino, incarna completamente il carattere Piceno, popolo fiero, guerriero e orgoglioso della propria storia e tradizione, e che nemmeno i Romani riuscirono a sottomettere, ma soltanto ad annettere al loro territorio.

Complimenti a Marco ed Eleonora, una visita che davvero merita.