Tenuta Cocci Grifoni

Visita alla Tenuta Cocci Grifoni

La tenuta Cocci Grifoni, di San Savino di Ripatransone (AP), ha recentemente festeggiato i 45 anni di attività; nasce infatti nel 1970 grazie a Guido Cocci Grifoni. È un’azienda di grande innovazione ma estremamente attenta alla tradizione.

Furono infatti i primi ad imbottigliare nel 1969 il Rosso Piceno Superiore, inaugurando una stagione di grande successo e notorietà per questo blend di Montepulciano (35-85%), Sangiovese (15-50%) e altre uve marchigiane a bacca rossa non aromatiche. Non è un caso che la strada che conduce alla tenuta è proprio quella del “Rosso Piceno Superiore”.

Paesaggio di Ripatransone
Paesaggio di Ripatransone

Voglio subito precisare che nell’ambito della DOC Rosso Piceno, la zona di produzione cambia profondamente tra la versione base (provincia di Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno: comprende i terreni vocati delle province, dalle colline dell’entroterra fino al mare Adriatico, con l’esclusione dei comuni coinvolti nella produzione del vino “Conero” e “Rosso Conero”) e la versione Superiore, che è molto più limitata (per la produzione del “Rosso Piceno” Superiore sono coinvolti interamente i territori dei comuni di Acquaviva Picena, Appignano del Tronto, Castorano, Offida e parzialmente quelli di Ascoli Piceno, Castel di Lama, Colli del Tronto, Grottammare, Monsampolo del Tronto, Monteprandone, Ripatransone, San Benedetto del Tronto e Spinetoli).

Tuttavia il nome Cocci Grifoni è legato a doppio filo ad un altro vitigno: il pecorino.

Guido fu infatti molto lungimirante nel puntare su questa cultivar, dall’acino piccolo, dalle basse rese, che era facilmente a rischio di estinzione, essendo soppiantato dalla passerina, più costante e produttiva o dai fascinosi vitigni internazionali.

Tuttavia Guido, insieme al suo amico e maestro Teodoro Bugari, storico Sommelier, Presidente Onorario AIS, oltre che tra i suoi fondatori e da tutti chiamato “Maestro”, iniziarono ad assaggiare, studiare e approfondire questo vitigno, tanto che poi Guido decise di reimpiantarlo per dare vita ad una produzione su larga scala.

È cosi che nasce cosi il “vigneto madre” del 1983. Il pecorino non offre alte rese produttive, ma dà origine a un vino bianco di grande struttura e capacità di affinamento sorprendente.

Il pecorino più importante dell’azienda si chiama “Colle Vecchio”; la prima versione del 1990, fu addirittura imbottigliata come vino da tavola essendo la DOC datata 2001 e la DOCG (Offida – Pecorino) 2011.

Il pecorino è un vitigno sul cui nome diverse sono state le ipotesi, non ultima il fatto che la forma del grappolo, alato, ricordasse il volto di una pecora. Per quanto riguarda l’origine di questo vitigno, studi dell’Università politecnica delle Marche lo attribuiscono al territorio marchigiano, aprendo una piccolo diatriba con i produttori abruzzesi che altrettanto ne rivendicano l’origine. Quel che è sicuro è che è autoctono del centro Italia, tra la zona picena e quella teramana.

Un altro esempio di grande innovazione condotto da parte dell’azienda è legato alla spumantizzazione della passerina. Il loro spumante è prodotto con il metodo Charmat e si chiama “Gaudio Magno”.

Quindi grande attenzione al territorio e alla valorizzazione delle eccellenze locali, ma allo stesso tempo la sfida verso mondi inesplorati e dagli esiti non garantiti. Ovviamente il terzo pilastro della produzione di Cocci Grifoni è legata all’eccellenza produttiva del Rosso Piceno Superiore.

D’altra parte le condizioni pedoclimatiche erano estremamente favorevoli: terreni argilloso-sabbiosi, perfettamente esposti, effetto benefico del mare, che dalla tenuta si riesce ad ammirare, escursioni termiche importanti, legate al fatto che Ripatransone si trova addirittura a 500 metri, ed è considerate località pedemontana.

Quindi troviamo tutte le condizioni migliori per la vite: escursioni termiche capaci di donare un ampio corredo aromatico, ventilazione e brezze marine in grado di scongiurare gli effetti dannosi del ristagno dell’umidità, effetto termoregolatore del mare e terreni vocati per donare il giusto patrimonio fenolico alla vite. Qui troviamo un clima mediterraneo, che è poi quello che caratterizza il sud delle Marche (la marca picena), che è di particolare importanza per le bacche rosse, anche se le escursioni termiche e la vicinanza con il mare donano grande equilibrio e sapidità ai vini bianchi.

La tenuta si estende su circa una 90 di ettari, di circa 50 vitati, la gran parte nella zona di Offida, che dista pochi chilometri. I vitigni impiantati sono, per i bianchi: pecorino, passerina e trebbiano, mentre i rossi prevedono: Montepulciano, in prevalenza, sangiovese, cabernet sauvignon e un pò di merlot.

Il cav. Guido Cocci Grifoni è scomparso 5 anni fa, ed oggi l’Azienda è guidata dalle figlie Marilena (direzione commerciale) e Paola (enologa, con cui ho avuto il piacere di conversare e approfondire alcune tematiche legate al territorio piceno), insieme alla signora Diana, che mi accoglie in azienda e con la quale iniziamo a conversare di gatti, visto che in azienda ne incontro un paio, molto belli, ma restii a farsi accarezzare. Della cantina e della storia di Cocci Grifoni me ne parla la competente Barbara Amabili, del team commerciale.

Nel 2010 l’azienda subisce una ristrutturazione, architettonicamente viene divisa in tre zone: quella “rossa”, dove hanno la sala degustazione, eventi e la vendita, quella “arancione”, dove c’è lo stoccaggio, botti, barrique e cemento, oltre all’ “Antica Dimora del Rosso Piceno Superiore” del 1970; e per finire quella “grigia”, dove abbiamo i vasi vinari in acciaio e gli strumenti per la vinificazione.

La produzione si attesta sulle 350.000 bottiglie annue, equamente distribuite tra il mercato italiano e estero.
Il legno è usato con moderazione; le barrique sono usate solo per il passito di passerina, l’Offida rosso fa tonneau, mentre le botti grandi di Slavonia vengono impiegate per il Rosso Piceno Superiore: ‘Le Torri’ e ‘Vigna Messieri’. Quest’ultimo è un Cru che si trova esattamente dalla parte opposta all’ingresso dell’azienda, e da cui proviene il loro Rosso Piceno Superiore di punta.

 

Degustando i Vini della Tenuta Cocci Grifoni

Cominciamo con la degustazione dei bianchi.

Gaudio Magno 2014 – Passerina Spumante Brut. È paglierino lucente con un perlage di buona persistenza. Al naso i profumi tipici di fiori e frutti bianchi con qualche nota di erbette aromatiche. Il lieve residuo zuccherino lo rende giustamente morbido e frizzante per un piacevole aperitivo.

Tellus 2014 – Verdicchio. È classificato come IGT “Marche Bianco”, e come noto non può riportare in etichetta il nome del vitigno “verdicchio”. È un buon vino, che mi permette di scoprire la vinificazione del verdicchio al di fuori delle due zone elettive: Jesi e Matelica.

Colle Vecchio 2013 – Offida Pecorino DOCG. Questo è il vino bianco di punta di Cocci Grifoni. È l’archetipo del pecorino. Giallo paglierino lucente, nel bicchiere; sentori di frutta bianca, pesca, melone, una nota agrumata molto delicata, e poi profumi minerali, salini, salmastri. Assaggiandolo colpisce per la freschezza e l’impatto gustativo. La gradevole sapidità che allunga la persistenza. Il titolo alcolometrico di 13.5% risulta molto ben integrato e regalo un buon equilibrio gustativo.

Ora passiamo all’assaggio dei rossi.

Vigna Messieri 2010 – Rosso Piceno Superiore DOC. È un blend di Montepulciano, al 70%, e sangiovese. Matura 12 mesi in botte grande e affina in bottiglia per un ulteriore anno. Il colore è rubino intenso. Il profumo mi entusiasma particolarmente e dopo pochi secondi si apre su toni fruttati di ciliegia e mora, poi la violetta, la rosa a seguire le note dolci, del tabacco da pipa, quelle balsamiche oltre alla tipica nota minerale del Montepulciano. Non si riesce a staccare il naso dal calice. In bocca è molto piacevole, con un buon bilanciamento tra tannini, presenti ed eleganti, e le morbidezze dovute all’alcol e al patrimonio glicerico. Molto persistente.

Il Grifone 2008 – Offida Rosso DOCG. Matura 12 mesi in botti di legno di rovere di Slavonia e poi viene trasferito in tonneau di legno francese di 500 litri. Infine subisce un ulteriore affinamento in bottiglia. Qui abbiamo un blend tra Montepulciano, al 80%, e cabernet sauvignon. È di colore granato, molto vivace. Ha profumi diversi dal precedente, con la nota del cabernet sauvignon, presente ma non invadente. In questo caso le morbidezze sono più spiccate e, insieme al corpo del vino, lo posizionano come vino di punta dell’azienda, per le grandi occasioni.