Visita alla Cantina Francesco Candido

L’Azienda vitivinicola Francesco Candido è una di quelle che ha fatto la storia del vino pugliese. Nasce nel 1929, a San Donaci (Brindisi) dove ci sono ancora parti dell’antica sede, sebbene lasciate per sole ragioni storiche.

Candido rappresenta oggi una realtà moderna e dinamica, sebbene sempre attenta alle tradizioni, che opera su due stabilimenti: San Donaci e Guagnano (Lecce), nato nel 1990.
A Guagnano avviene la prima fase della lavorazione del vino, mentre affinamento, imbottigliamento e commercializzazione avvengono a San Donaci: sede storica dell’Azienda, ubicata nella culla del vitigno negroamaro, nel centro della DOC Salice Salentino.

La mia visita si svolge a San Donaci, la sede storica, e parte dalla visita alla prima bottaia, dove troviamo barrique di Allier a grana fine e media tostatura, oltre a botti di diverse capienze.

Cataldo, istituzione vitivinicola salentina, ha proprietà di circa 140 ha, ma acquista anche uve da un ristretto numero di conferitori selezionati e seguiti dai propri agronomi. Non si tratta quindi di una cooperativa cui chiunque può conferire le uve. La produzione annua si aggira sul milione e mezzo di bottiglie.

Francesco Candido fu il primo a imbottigliare il proprio vino, affiancandolo alla vendita del vino sfuso, primo aspetto rilevante nella storia della viticultura pugliese, e inoltre si avvalse di Severino Garofalo, uno dei padri dei vini del Salento, che proprio con Candido iniziò la sua fortunata attività.

Il fondatore dell’Azienda fu Francesco Candido, mentre oggi l’azienda è retta dai due figli Giacomo, direttore commerciale, e Alessandro, amministratore delegato.

La realtà di Candido nasce nel cuore del negroamaro, laddove troviamo i terreni più vocati, nel quadrilatero composto da: San Donaci, San Pancrazio, Veglie e Guagnano.

Terreni calcareo-argillosi e condizioni pedoclimatiche ottimali rendono questa zona la culla del negroamaro: vitigno vigoroso, molto produttivo e maturazione media.

Attualmente l’azienda Candido produce 16 tipologie di vini, DOC e IGT, di cui il 60% circa è destinato al mercato estero: Europa, Giappone, Hong Kong, Canada, ecc.

Pur essendo un’importante cantina, attenta alle esigenze del mercato, Candido punta molto alla valorizzazione dei vitigni autoctoni: negroamaro, primitivo e malvasia nera, anche se ovviamente producono vini da vitigni internazionali.

Interessante è il fatto che sia uno dei pochi produttori di un vino dolce DOC Salice Salentino, ottenuto da Aleatico in purezza.

In Puglia esistono almeno tre macro aree atte alla coltivazione del primitivo: quello di Gioia del Colle (nel barese), quello di Manduria (nel tarantino) e quello salentino (Brindisino/Leccese).

Ovviamente è proprio su quest’ultimo che Candido basa la sua produzione.

Dopo la visita alla bottaia, ci spostiamo nel corpo centrale dell’azienda, dove troviamo ancora i grandi contenitori in cemento, usati nel passato e che oggi hanno un solo scopo ornamentale. Moderne attrezzature e un moderno laboratorio di analisi, realizzano in modo più discreto ed efficiente I compiti richiesti oggi.

Si passa poi alla barricaia vera e propria, piacevolmente refrigerata e tenuta a umidità controllata: cosa chiedere di meglio in uno dei giorni più caldi dell’estate 2015?

Interessante notare che le note scritte sulle barrique “vino atto a diventare … “ sono esattamente le diciture richiesta dal disciplinare.

Saliamo successivamente nella grande sala degustazione, adiacente alla sala per i convegni. Sala usata soprattutto per eventi atti a promuovere la cultura e la conoscenza del vino della zona.

 

Degustando i Vini della Cantina Francesco Candido

Passiamo ora alla degustazione, che riguarda tre vini: un bianco, un rosato e un rosso.

Il bianco, Tenuta Marni 2014, è a base di Fiano del Salento e mi dicono (con orgoglio) che non si tratta di Fiano Minutolo ma proprio di un altro vitigno.

Il Fiano del Salento ha origini antiche, addirittura risalenti al XIII secolo. Il vino che assaggio è profumato, con un lieve residuo zuccherino che lo rende un po’ ruffiano, ma molto piacevole come aperitivo. E’ un DOC Salice Salentino a base di Fiano in purezza. Il nome, Tenuta Marni’, deriva dal nome degli appezzamenti dove vengono coltivate le uve.

Il secondo vino in degustazione è un rosato, immancabile in questa zona, soprattutto perchè qui i rosati sono nati come vini un po’ meno importanti dei rossi, alternativi a essi, e quindi hanno una lunghissima tradizione.

Si tratta de “Le Pozzelle” 2014, DOC Salice Salentino con Negroamaro al 95% e un saldo di Malvasia nera. Macerazione a contatto con le bucce che si limita a un giorno e che dona un bel colore rosa cerasuolo piuttosto carico. Minerale, con sentori di fragola e piacevole beva, anche dovuta al residuo zuccherino che arriva ai 6 g/l. Anche in questo caso il nome deriva dalle tenute note come “pozzelle alte” e “pozzelle basse”.

Concludiamo con il rosso, Cappello del Prete 2010, IGT Salento, da negroamaro in purezza.

Elegante, profondo con note di frutta nera e speziatura dolce, dovuta all’affinamento in legno.

Un ottimo finale di assaggi alla cantina Francesco Candido.