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Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e gli Abbinamenti Possibili

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Oggi parliamo di un grande vino, veramente caratteristico della produzione vitivinicola italiana, conosciuto, bevuto e amato da tantissime persone: il Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Un nome che non rappresenta una moda del momento ma una colonna portante della storia vitivinicola italiana che affonda le sue origini nel territorio probabilmente sin dal 1600, nonostante la viticoltura in quello stesso territorio abbia origine molto più antiche e il verdicchio fosse un’uva già conosciuta ma non usata per produrre vino.

il verdicchio dei castelli di jesi
La tipica anfora

Un vino “Verdicchio”, ovviamente diverso da come lo conosciamo noi ma sempre ricavato dalle uve omonime, è stato invece prodotto nei secoli successivi, tra la fine del ‘700 e gli inizi del ‘800, e ciò che ci colpisce ancora di più e che fosse già considerato un prodotto caratteristico di quello che oggi è il territorio delle Marche e in particolar modo della valle dell’Esino .

Una DOC quella del Verdicchio di Jesi che, considerando la lunga e tortuosa storia di questo prodotto, è arrivata anche troppo tardi, nel 1968.

Ma non è stata certo la consacrazione a DOC a fare di questo vino un bicchiere di storia e di gusto.

Chi non ha mai sentito parlare del Verdicchio, quel vino così particolare con quei brillanti riflessi verdi?

I miei nonni avevano sempre sulla tavola della Domenica la tipica bottiglia ad “anfora” che spesso ancora oggi è ritenuta emblematica del prodotto, non solamente in Italia.

La fama del vino che trae forza dalle uve “Verdicchie” deriva proprio dall’incredibile sapore e gusto che sfido chiunque a non trovare piacevole.

Ebbene in questo articolo approfondirò cosa significa degustare un Verdicchio dei Castelli di Jesi, perché ci piace e soprattutto con quali abbinamenti può piacerci ancora di più!

 

Le Caratteristiche del Verdicchio dei Castelli di Jesi

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi viene prodotto dalle uve omonime, di verdicchio bianco, autoctone del territorio delle Marche e in particolar modo di quell’area collinare compresa tra la provincia di Ancona e Macerata, dove scorre il fiume Esino e possiamo ammirare un paesaggio costellato da cittadine fortificate.

L'area di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi
L’area di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi

Quando si parla di Verdicchio Classico si fa invece riferimento a un’area di produzione più ristretta che va a definire il luogo storico di coltivazione eletta di queste uve, in grado di offrire un prodotto con delle caratteristiche organolettiche specifiche, percepibili in maniera ancora più intensa rispetto a quelle riconoscibili normalmente negli altri verdicchi non classici.

Dalle uve Verdicchio si ricava un vino dalle grande potenzialità organolettiche: un vino dai netti profumi fruttati, di pesca bianca, mela e agrumi, floreali e vegetali, di biancospino e salvia, sicuramente intensi e piacevoli, con delle leggere sfumature di mandorla e frutta secca.

Il verdicchio dei Castelli di Jesi è un vino bianco caratterizzato da sapidità e freschezza mai eccessive, con un’ottima persistenza all’assaggio e una buona morbidezza.

Un vino che può essere degustato fin da giovane, magari anche in una versione spumantizzata, ma che mostra il meglio di sé soprattutto quando viene affinato più a lungo, dando vita ad un prodotto di grande intensità gusto-olfattiva.

Parlando della famiglia del vino Verdicchio è bene delineare tutti i diversi prodotti che rientrano in questa categoria.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è diverso dal Verdicchio di Matelica e di quest’ultimo mi riservo di parlare più in là (quando avrò terminato le mie prove d’assaggio).

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi viene prodotto e commercializzato in diverse opzioni, tra cui è bene sapersi orientare:

– Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico – da uve coltivate nelle più antica zona di produzione che esclude i comuni di Senigallia e Ostra e l’area posta alla sinistra del fiume Misa.

– Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva (una DOCG) – affinato più a lungo, anche in legno, per un periodo di almeno 18 mesi, di cui 6 in bottiglia.

– Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore – con un tenore alcolico maggiore.

Poi è facilissimo e fortunoso imbattersi nel Verdicchio di Jesi Classico anche nelle versioni Superiore e Riserva.

Sebbene le caratteristiche principali del prodotto siano di base le stesse, a seconda della versione si possono constatare alcune differenze che ci possono aiutare nell’abbinamento se, ovviamente, le conosciamo.

Ad esempio un Verdicchio di Jesi Classico in versione superiore ci aiuterà, con la sua maggiore gradazione, ad accompagnare piatti con maggiore succulenza e un po’ di untuosità.

Invece un Verdicchio di Jesi Classico in versione riserva ci potrà servire per accompagnare piatti strutturati, ricchi di sapori e aromi.

 

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e gli Abbinamenti Possibili

 

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e gli Antipasti

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi in versione spumante può abbinarsi benissimo a degli antipasti a base di verdure, pesce e pure carne.

Si parla sempre di stuzzichini e finger food con una struttura limitata, adatti quindi ad essere accompagnati da uno spumante con una struttura abbastanza debole ma profumi spiccati.

Ecco quindi che il verdicchio spumante si presta benissimo ad abbinamenti con zucchine fritte, tempura di gamberi, mozzarelline fritte, crocchette di pollo e di patate, le classicissime olive ascolane e delle deliziose bruschette al ciauscolo.

Olive Ascolane!
Olive Ascolane!

In tutti questi casi la spiccata freschezza del prodotto spumantizzato assieme alla sua effervescenza garantisce una maggiore intensità nell’assaggio dei cibi e una sensazione di minore grassezza in bocca che fa sembrare ogni fritto ancora più delicato: una pericolosa sensazione 😉

Se invece abbiamo voglia di preparare dei finger food più leggeri, non fritti, possiamo accompagnare ad un Verdicchio spumante un bel crudo di gamberi o del sashimi.

Invece un Verdicchio dei Castelli di Jesi giovane ma fermo si può benissimo accostare a del sushi facendogli una compagnia migliore rispetto alla sua versione spumantizzata: nel caso del sushi infatti la grassezza è molto minore, mentre invece la grande tendenza dolce non potrà che essere esaltata dalla vivace acidità di un verdicchio giovane.

 

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e i Primi Piatti

Un Verdicchio dei Castelli di Jesi si presta benissimo ad accompagnare paste e risotti di diversa tipologia ma è soprattutto con i condimenti a base di pesce e verdure che presenta i suoi lati migliori: un risotto alla pescatora o con i finferli, oppure una pasta con vongole e zucchine, un risotto gamberi e asparagi, delle fettuccine al tartufo e, perché no, una bella pasta al pesto genovese.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi presenta insieme quelle caratteristiche di sapidità, freschezza, corpo e morbidezza che gli permettono pienamente di accompagnare piatti dai sapori intensi, decisi e persistenti.

Fettuccine ai Frutti di Mare
Fettuccine ai Frutti di Mare

Più volte ho provato delle bavette al pesto Genovese con dei Verdicchi di Jesi Classici e, in diversi casi, il risultato non è stato solo piacevole ma veramente delizioso: l’unico accorgimento in questo caso consiste nello scegliere un Verdicchio Classico Riserva, affinato per un periodo più lungo e quindi potenzialmente dotato di una maggiore struttura, oppure un Verdicchio Classico Superiore in grado di supportare con un maggiore grado alcolico la succulenza della pietanza … e delle bavette al pesto genovese eccome se sono succulente!

Per una pasta vongole e zucchine, molto più delicata come sapore rispetto a quella con un condimento al pesto, un Verdicchio di Jesi anche classico, potrà andare più che bene.

E’ proprio in questa sezione che, a mio parere il Verdicchio dei Castelli di Jesi, anche in versione Classico, Superiore e Riserva, mostra il suo lato più delizioso: quindi per i vostri prossimi gustosi primi piatti fateci un pensierino!

 

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e i Secondi di Pesce

Data la piacevole sapidità e freschezza del Verdicchio Jesino, i crostacei sono senz’altro accompagnabili come pietanza centrale e non solo in veste di antipasti.

Un Verdicchio di Jesi si sposa benissimo con uno spiedino di mazzancolle, che magari può essere arricchito da un pesto di rucola.

Un abbinamento vincente è anche quello che vede il Verdicchio in accompagnamento a delle cozze gratinate: i molluschi nonostante la loro sapidità si prestano bene in abbinamento al la morbidezza del Verdicchio, specie se accompagnati da elementi a tendenza dolce come, ad esempio, proprio la gratinatura.

Scampi grigliati
Scampi grigliati

Molto spesso le carni dei pesci hanno dei sapori ben caratteristici ma comunque delicati: un Verdicchio dei Castelli di Jesi può sicuramente accompagnare dei secondi di pesce in guazzetto o al forno ma, visto il suo sapore deciso e persistente, è sempre bene aggiungere un contorno di verdure alla pietanza principale per non permettere al vino di coprire totalmente il gusto del pesce.

Ecco quindi che un Verdicchio dei Castelli di Jesi può accompagnare bene un bel rombo con le patate o un’ombrina alle zucchine gratinate, un’orata al cartoccio o un persico al gratin.

In questo caso l’accorgimento non è quello di fare attenzione alle possibili durezze del vino quanto piuttosto quello di non scegliere un Verdicchio troppo strutturato che potrebbe nascondere gli aromi e la delicatezza delle carni.

Certo, se stiamo preparando una carne di pesce più strutturata e saporita, come può essere quella di un pesce spada cucinato al gratin, allora un bel Verdicchio di Jesi Classico riserva farà una bellissima figura.

E parlando sempre di carni …

 

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e le Carni (bianche, eh!)

Anche qui il Verdicchio dei Castelli di Jesi non tradisce; probabilmente non uno dei miei abbinamenti preferiti, ma devo proprio constatare come questo vino si presti molto bene ad accompagnare diverse preparazioni aventi come protagoniste le carni di pollo e tacchino.

Rollè di Tacchino
Rollè di Tacchino

Un Verdicchio dei Castelli di Jesi rende sicuramente giustizia anche alle preparazioni più semplici, basate su queste due tipologie di carne: polpette di tacchino aromatizzate, rollé di pollo, bocconcini di pollo all’alloro e limone, petti di pollo con i funghi … tutte ricette che guadagnano in gusto se accompagnate con un buon bicchiere di Verdicchio di Jesi.

Tutte le preparazioni appena citate sono semplici ma presentano sempre una buona aromaticità e struttura: sicuramente il Verdicchio non andrebbe abbinato a piatti poco saporiti o senza contorno.

Il verdicchio può andare sicuramente bene anche per la cucina di tutti i giorni ma cerchiamo di non sprecarlo con il pollo alla piastra, grigliato o il bollito.

Carni bianche si, ma con qualche condimento o salsa l’abbinamento sarà di certo migliore.

 

E per i dolci … il Verdicchio dei Castelli di Jesi passito

Concludiamo sempre in dolcezza con la versione passita di questo prodotto.

Non se ne trovano poi così tanti di Verdicchi passiti ma, una volta assaggiati non si scordano.

Un passito che colpisce per la dolcezza dei profumi e, allo stesso tempo, per la sua acidità contenuta che non lo rende affatto stucchevole all’assaggio e ne esalta i profumi.

Pasticceria secca
Pasticceria secca

Un passito non troppo corposo e denso che si sposa bene con i pasticcini da tè arricchiti di canditi e frutta secca, con un dolce saporito e profumato come lo stollen, con bella fetta di torta di mele oppure con un delizioso ciambellone ricotta e albicocche.

Torta di Mele
Torta di Mele

In generale il Verdicchio passito, con i suoi profumi caratteristici di miele, fichi, camomilla e mandorle, dà sempre ottimi risultati in accompagnamento a dolci secchi, biscotti e torte, o comunque non troppo cremosi.

Di certo non andrebbe abbinato a semifreddi, torte cremose a base di pan di spagna, bignè, millefoglie e charlotte.
Quindi se vogliamo un dolce da abbinare ad un Verdicchio passito puntiamo non sulle creme ma sulla sostanza e gli aromi dell’impasto.

 

Ora che abbiamo delineato le basi per una sapiente e ottimale degustazione del Verdicchio dei Castelli di Jesi vediamo qualche prodotto e abbinamento specifico …

Ancora un po’ di pazienza quindi ma, se volete subito qualche suggerimento leggete qui!

Wine Lovers a Nozze? Organizza una Wedding Wine Gift list

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Il tema dei matrimoni è sempre caldissimo e attuale, specialmente nella stagione che si avvicina.

Organizzare un evento così importante può risultare stressante ma allo stesso tempo divertente … a patto di lasciarsi trasportare dai propri desideri: spesso, infatti, volendo rimanere fedeli alla tradizione, si rischia di trascurare i propri desiderata e ci si lascia trascinare da quelle opzioni più classiche e scontate che non sono gradite a tutti (a volte nemmeno dagli sposi) ma che sono considerate un must da organizzare in un unico modo.

Tuttavia i matrimoni dovrebbero essere sempre qualcosa di personalissimo e non delle banali copie di una fabbrica ormai sempre più consolidata e collaudata, che sforna il tutto attraverso un unico stampino:quindi, se si ama il vino, perché non trasmettere tale passione anche attraverso le nozze?

… E in questo caso non mi riferisco al semplice stile delle nozze (di quello parlerò in un post apposito 🙂 )

Etichetta Ornellaia
Etichetta Ornellaia

Spesso i Wine Lovers italiani si fermano all’inserimento, all’interno della lista di nozze, di alcuni degli oggetti più classici del mondo vinoso: un bellissimo servizio di bicchieri, un decanter particolare, una bella cantinetta per lo stoccaggio di vini e il controllo delle temperature.

Tuttavia l’organizzazione di una lista di nozze può presentare delle infinite possibilità.

Riflettiamo bene … siamo sicuri che degli amanti del vino desiderino solo gli oggetti riportati sopra?

Io direi tranquillamente di no, ma capisco che nel circo dell’organizzazione di un matrimonio, specie se si fa tutto in autonomia, la scelta di un’unica lista di nozze in un unico negozio sia l’opzione più semplice e immediata che spesso porta a dimenticare alcuni dei desideri più classici di un vero Wine Lover.

... anche una verticale del Sassicaia
… anche una verticale del Sassicaia

Un vero Wine Lover non desidererebbe forse ricevere un Ornellaia, annata 2001? Non vorrebbe forse provare un Amarone di Romano Dal Forno? Non gradirebbe come dono un Brunello Biondi Santi?

 

Ideando una Wedding Wine Gift List

Nel tempo dei Matrimoni 3.0, dove le liste di nozze si trasformano in quote vacanza presso un’agenzia di viaggi o buste di soldi passate sottobanco, perché non creare una mini Wedding Gift List secondaria presso enoteche specializzate e punti di cultura enogastronomica, mettendo in lista ciò che si vuole degustare?

In fondo una Wedding Gift List può essere composta anche solo da pochi oggetti: se amiamo i prodotti di un dato negozio e desideriamo averne solo alcuni perché non creare una piccola lista di nozze ad hoc solo per riceverli in dono?

Avere già una lista di nozze classica oppure presso un’agenzia di viaggi non esclude la presenza di un’altra Wedding Gift List specie se con un target così mirato.

Moltissime enoteche in tutta Italia, anche online, offrono un servizio “lista di nozze” permettendo agli sposi di scegliere tra tantissime etichette disponibili, italiane e straniere: in un’Italia sempre più votata alla propria tradizione enogastronomica è ormai normale che i negozi di settore si siano organizzati in tal senso e pertanto le opzioni non mancano.

Ad esempio, qui a Roma, l’enoteca Costantini, una delle più fornite della città, offre un ampio parco di etichette con cui costruire la propria Wedding Wine Gift list.

Nella scelta l’unica cosa importante sono ovviamente i prodotti desiderati, rivolgetevi quindi a chi vi offre i vini che sognate!

Crea la tua Lista di Nozze Vinosa presso un'enoteca!
Crea la tua Lista di Nozze Vinosa presso un’enoteca!

Non dimentichiamo che in una lista di nozze per Wine Lovers, oltre alle bottiglie, si possono mettere in conto anche dei mini corsi e degustazioni che spesso vengono organizzati dalle stesse enoteche: sicuramente un’altra idea vincente per quegli sposi che hanno già il necessario e desiderano qualcosa in grado di appassionarli.

Come sempre, anche nell’organizzazione di una lista di nozze di questo tipo, l’importante è che le indicazioni d’acquisto siano chiare e semplici.

Gli ospiti saranno sempre inclini a fare un regalo in linea con i gusti degli sposi, senza contare che, proprio in virtù delle tradizioni e del galateo delle nozze, molti invitati possono essere poco propensi a offrire semplicemente dei contanti, anche se versati come quota viaggio presso un’agenzia: quindi un’occasione in più per onorare la tradizione e far felici tutti !

Una seconda lista di nozze in stile “vinoso” può aiutare anche coloro che vogliono fare un pensiero agli sposi senza presenziare alle nozze: ancora una volta non parliamo più di una perdita di tempo o di una complicazione ma di una seconda lista di nozze in grado di cavare d’impaccio tutti.

A chi crede che il vino sia un dono poco adatto a degli sposi, dal momento che (si spera) è destinato al consumo, ricordo che una caratteristica dei vini di pregio è molto spesso la longevità …

quindi una grande annata è sicuramente di buon auspicio per ogni matrimonio!

Il Vino perfetto per le Orecchiette alle Cime di Rapa

Il Vino Perfetto per le Orecchiette alle Cime di Rapa

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Ci sono ricette e pietanze che catturano sempre, anche le più classiche, quelle che magari abbiamo mangiato decine di volte e ancora non ci stufano e probabilmente non lo faranno mai.

Uniamo in una sola pietanza della pasta fresca, delle semplici verdure cotte, alcuni aromi e spezie, magari un filetto di acciuga ed ecco che ci troviamo di fronte a un primo di piatto delizioso e di gran sapore: le orecchiette alle cime di rapa.

Un piatto senza tempo che sicuramente tutti, almeno una volta, avranno assaggiato.
Spesso mi sono trovata a pensare: “strano che verdure con quella decisa nota amara riescano a creare una ricetta così buona … e non è che si sposano bene solo con la pasta!”

Il segreto in ogni ricetta che ha come protagonista le cime di rapa è l’abbinamento con un alimento o una preparazione culinaria a tendenza dolce.

Torniamo quindi sempre al gioco della contrapposizione tra durezze e tendenze dolci, un rapporto che di certo non appartiene solo all’analisi organolettica di un vino.

Non a caso hanno un gran successo piatti come i seguenti: pasta alle cime di rapa, cime di rapa e patate, salsiccia e cime di rapa e come non menzionare la deliziosa pizza con salsiccia e cime di rapa!

In tutte queste preparazioni la tendenza amarognola c’è ma è soffusa e resa piacevole da tutti gli elementi a tendenza dolce presenti.

 

Il Vino Perfetto per le Orecchiette alle Cime di Rapa: che Caratteristiche cercare?

Lo stesso principio va seguito quando si cerca un vino da abbinare a un primo piatto come le orecchiette alle cime di rapa: non dovrà essere tannico (non si tratta di un piatto particolarmente untuoso), il vino non dovrà mostrare particolari durezze e soprattutto dovrà risultare morbido all’assaggio.

Ho scartato subito l’abbinamento con un vino rosso e mi sono dedicata alla scelta di un bianco, morbido e di corpo, in grado di sostenere la ricchezza del piatto e addolcirne tutte le asperità.
Abbiamo già visto che, a volte, la tradizione gastronomica di un luogo può aiutarci nella scelta del vino.

Come tipicissima ricetta pugliese, in particolar modo del barese, le orecchiette alle cime di rapa possono essere accompagnate da alcuni vini bianchi regionali, di buona morbidezza, struttura e tenore alcolico, come ad esempio un buon vino bianco della DOC Locorotondo, magari una riserva, a base di uve autoctone come Verdeca e Bianco d’Alessano oppure un IGT Puglia Bianco a base di uve Fiano.

 

Il Vino Perfetto per le Orecchiette alle Cime di Rapa: Il Manti di Ronci di Nepi

Qui a Roma non è proprio semplice avere una vasta gamma di vini bianchi pugliesi tra cui scegliere e non avendo sempre il tempo di trottare tra le varie enoteche bisogna avere delle alternative a portata di mano.

Nel mio caso ho trovato da Eataly il Manti della Tenuta Ronci di Nepi, annata 2010, a base di uve Chardonnay provenienti da una vigna di 50 anni, un vino che matura per sei mesi in legno e che pertanto ha una struttura importante e dei sapori precisi.

Etichetta Manti 2010 - Tenuta Ronci di Nepi
Etichetta Manti 2010 – Tenuta Ronci di Nepi

E’ caratterizzato da dei profumi intensi e tendenzialmente quasi dolci, soprattutto di frutta esotica e pesca percoca, note floreali che richiamano la ginestra e la mimosa, sentori vegetali di basilico e per finire delle delicate note saline.

Gli stessi profumi emergono all’assaggio e quella pseudo-dolcezza degli aromi si trasforma nell’incredibile morbidezza del vino che comunque presenta una buona sapidità e una discreta acidità.

Un vino che non solo come sapori ma anche come struttura si sposa benissimo con un piatto particolare e intenso come le orecchiette alle cime di rapa.

Il Manti della Tenuta Ronci di Nepi attenua perfettamente la tendenza amarognola delle cime di rapa, senza però annullarla ma esaltandone il sapore prolungandolo.

Orecchiette alle Cime di Rapa
Orecchiette alle Cime di Rapa

Un vino che, così abbinato, ti invoglia ad assaggiare di nuovo la pietanza e sorseggiare ancora e ancora.

Sinceramente, e anche un po’ inaspettatamente, uno degli abbinamenti più riusciti … almeno finora!

Il Manti della Tenuta Ronci di Nepi è un vino che vale la pena provare anche se non stiamo cucinando le orecchiette alle cime di rapa: con le sue caratteristiche si può abbinare molto bene anche con un risotto al radicchio oppure con una pasta ai carciofi o ai funghi porcini.

Un vino che, a mio parere, dà il meglio di sé in abbinamento a primi piatti costruiti, ricchi di sapore, a base di pesce e verdure.

Disponibile al prezzo di circa 15 Euro, è un vino che sicuramente riproverò.

Il Vino giusto per la tua Grigliata? Il Vitiano Rosso di Falesco

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Torniamo a parlare dei miei vini preferiti a Km zero … perché non bisogna sempre cercare lontano per trovare un buon vino!

Oggi vi presento un altro vino prodotto al confine con il Lazio e più precisamente nelle colline di Montecchio, in Umbria: il Vitiano rosso di Falesco, annata 2013.

Un prodotto con una storia di successo alle spalle, lunga più o meno 20 anni: un vino che piace e di cui non si può che parlare bene.

Avevo già iniziato a parlarvi di altri vini prodotti nello stesso particolare territorio, tra il Lazio e l’Umbria, definendoli come “versatili” e “ben spendibili”, come nel caso del prodotto descritto e abbinato qui.

Ebbene il Vitiano rosso dell’Azienda Falesco rientra proprio in questa categoria per due motivi fondamentali: la grande bevibilità e l’ottimo rapporto qualità prezzo.

Vitiano Rosso - Falesco
Vitiano Rosso – Falesco

Con la sua giovinezza, piacevole freschezza e gusto avvolgente è un vino che si presta a una cucina fatta di preparazioni gustose e semplici, quella cucina che ognuno di noi segue nel quotidiano.

Di certo non si prepara e si mangia ogni giorno un brasato di manzo oppure un ragù di cinghiale.

 

Il Vitiano Rosso di Falesco e la Cucina di Tutti i Giorni

Nelle pietanze di ogni giorno ma anche in quelle occasioni conviviali in cui si invitano amici e si deve cucinare per tanti, si scelgono generalmente piatti in grado di accontentare tutti e soprattutto veloci e poco complicati da preparare.

Ecco quindi che in queste situazioni ci viene in aiuto proprio il Vitiano rosso, nato da un blend di uve Merlot, Cabernet Sauvignon e Sangiovese, coltivate in quelle colline tufacee e soleggiate al confine tra Lazio e Umbria.

Un vino rosso con un profumo immediato e perfettamente riconoscibile, fruttato e floreale, che richiama alla mente i lamponi e le peonie, con delle leggere note speziate di pepe e vaniglia.

All’assaggio è sicuramente un vino equilibrato e, cosa fondamentale, morbido: un vino che soprattutto per questa sua caratteristica ha enormi potenzialità in termini di abbinamento.

Spesso, parlando di vino rosso, ci vengono in mente tutti quei vini robusti, ricchi in alcool, tannici e che quindi possono sembrarci pesanti e molto poco adatti a essere aperti e gustati insieme ad un semplice petto di pollo.

Tuttavia, come già avrete capito, esistono diversi vini rossi – e il Vitiano è tra questi – in grado di sposare anche una cucina rapida e non troppo elaborata.

Ovviamente siamo sempre di fronte ad un vino rosso dotato di una buona struttura e di una buona persistenza – evitiamo quindi di abbinarlo con dei semplici stuzzichini da antipasto – e la sua particolare morbidezza ed equilibrio tra le componenti dure lo rendono un compagno perfetto per delle carni cotte alla brace.

 

Il Vitiano Rosso di Falesco e la Carne alla Brace

Finora mi sono trovata a parlare spesso di ottimi vini rossi adatti ad accompagnare carni stufate, brasate, al forno, ecc., tutte preparazioni culinarie caratterizzate da lunghe cotture e dalla presenza di salse e liquidi.

La carne cotta alla brace non rientra in questa categoria e rappresenta un tipo di preparazione che comporta all’assaggio alcuni elementi di durezza: come la leggera tendenza amarognola dovuta alla caramellizzazione in superficie dei succhi naturali della carne durante la cottura (la cosiddetta reazione di Maillard).

Cottura alla Griglia
Cottura alla Griglia

Una cottura breve come quella alla brace, insieme alla particolare tendenza amarognola, mal si accompagna a dei vini rossi strutturati e tannici: in questo caso abbiamo bisogno di un vino rosso di grande morbidezza, meno corposo e con tannini meno incisivi.

Si, il Vitiano Rosso di Falesco, dà il suo meglio in accompagnamento a quelle pietanze che presentano come protagonista la carne alla brace; detto così però non suona poi un vino così versatile!

E se vi dicessi che potenzialmente si sposa benissimo con ogni tipo di carne cucinata alla brace o magari ai ferri con un contorno di verdure e patate?

Ecco allora che il Vitiano appare magicamente su quella tavola intorno alla quale ci sediamo tutti i giorni, meglio se in compagnia 😉

Carne alla griglia con contorno di verdure
Carne alla griglia con contorno di verdure

Personalmente ho provato il Vitiano durante diverse grigliate tra amici e devo dire che ha sempre riscosso un grande successo specialmente in abbinamento alla più classica bistecca di manzo, cotta al punto giusto, tenera e succosa.

Tuttavia è stato più che piacevolmente bevuto anche insieme a delle braciole di maiale, a delle salsicce, a degli arrosticini e a delle cosce di pollo alla brace.

Spiedini alla Brace ... perchè no?
Spiedini alla Brace … perchè no?

 

Un successo reso ancora più vincente dal prezzo d’acquisto, circa 7 Euro, e dall’incredibile diffusione del prodotto: potete facilmente acquistare il Vitiano rosso di Falesco in enoteche e supermercati.

 

Direi che oggi vi ho presentato un compagno di festa ideale soprattutto ora che ci avviciniamo alla bella stagione e alla magnifiche feste all’aperto.

Enjoy!

Il Bramaterra di Roccia Rossa

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Sono tornata da questo Vinitaly 2015 con diverse chicche … nuovi prodotti scoperti e degustati, vini che difficilmente avrei modo di scoprire stando ferma qui a Roma, come ad esempio la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco di cui ho parlato qui.

Nelle mie peregrinazioni nel gigantesco Stand 10 di questo Vinitaly 2015 ho avuto modo di conoscere alcuni dei prodotti del Consorzio Vitivinicolo dei Nebbioli dell’Alto Piemonte.

Ebbene si! Oltre ai prodotti più conosciuti di questa regione, esistono tantissime altre piccole DOC che caratterizzano e mettono in luce i diversi aspetti della vasta e diversificata produzione vitivinicola della regione; una produzione che vede tantissime e diverse interpretazioni di quell’uva Nebbiolo che tutti conosciamo come protagonista di quei prodotti di fama internazionale come il Barolo e il Barbaresco.

Tuttavia quest’uva autoctona della regione Piemonte (e non solo!) si mostra in maniera diversa a seconda dello specifico terreno da cui proviene e dal microclima in cui viene coltivata.

Nonostante la sua probabile origine nel territorio delle Langhe, luogo eletto per la produzione del Barolo, il Nebbiolo è perfettamente in grado di esprimersi e diversificarsi anche in terroir diversi, ad una maggiore altitudine e con un clima più rigido.

Ecco quindi che il Nebbiolo viene diversamente valorizzato anche attraverso le produzioni vitivinicole dell’Alto Piemonte.

Sicuramente tra le aree di produzione più conosciute di quest’area troviamo, nel bacino del fiume Sesia, la zona di Gattinara, città che presta il nome a una DOCG di cui mi riservo di parlare a breve; ma in questo articolo voglio spostarmi più ad Ovest e arrivare nel territorio vitivinicolo conosciuto come Bramaterra.

Il territorio della DOC Bramaterra è davvero limitato ma estremamente caratteristico: quest’area collinare e boschiva comprende i comuni di Villa del Bosco, Lozzolo, Sostegno, Roasio, Curino, Brusnengo e Masserano.

 

La produzione vitivinicola dell’Azienda Roccia Rossa

In particolare, a questo Vinitaly 2015, ho avuto il piacere di degustare l’espressione del Bramaterra presentata dall’azienda Roccia Rossa, con sede nel comune di Villa del Bosco.

In questa zona il terroir che va a definire l’interazione potenziale con i vitigni coltivati presenta, non solamente un’ottimale escursione termina tra notte e giorno, necessaria ad accrescere i profumi e la qualità delle uve, ma soprattutto un terreno di natura franco-sabbiosa e rocciosa, dal caratteristico colore bruno-rossastro, in grado di conferire una particolare struttura, saporosità e longevità al vino prodotto dalle uve nebbiolo qui coltivate.

L’azienda Roccia Rossa è giovane ma con una grande energia e voglia di comunicare le caratteristiche della produzione vitivinicola del proprio territorio, ancora decisamente poco conosciuto e valorizzato.

La produzione dell'azienda Roccia Rossa
La produzione dell’azienda Roccia Rossa

Una produzione, quella di Roccia Rossa, che mette in evidenza soprattutto i risultati più importanti dei vitigni caratteristici della zona: quindi, oltre al Bramaterra, principalmente a base di Nebbiolo (minimo il 50% come da disciplinare), Croatina, Bonarda Novarese (o uva rara) e Vespolina, abbiamo il Coste della Sesia, un’altra DOC sempre a base di Nebbiolo con Barbera e Croatina in uvaggio.

Oltre alle uve più classiche del territorio la produzione vede anche ottimi risultati dalla coltivazione, in questo terroir, dello Chardonnay, che regala un prodotto dai piacevoli profumi e da una spiccata mineralità.

Chardonnay Roccia Rossa
Chardonnay Roccia Rossa

Parliamo in ogni caso sempre di una produzione di qualità, anche perché dove c’è conoscenza e rispetto della terra che si coltiva i risultati di certo non mancano e il Bramaterra di Roccia Rossa è senz’altro significativo nell’ambito di quella produzione di vini a base principalmente di uve Nebbiolo del Piemonte Settentrionale.

Nella DOC Bramaterra il Nebbiolo perde quell’austerità e quei caratteri fortemente floreali e speziati che tendono a caratterizzarlo nella produzione delle Langhe.

Generalmente un vino come il Bramaterra presenta all’olfatto dei sentori meno cupi, leggermente più fruttati e morbidi, con delle nette note vegetali e lievi accenni di una mineralità ferrosa; un Nebbiolo mitigato dalla presenza di altre uve locali, come la vespolina e l’uva rara.

Ora però vediamo le sensazioni gusto-olfattive che il Bramaterra di Roccia Rossa ci regala.

 

Degustando il Bramaterra di Roccia Rossa

Il Bramaterra 2011 di Roccia Rossa
Il Bramaterra 2011 di Roccia Rossa

Nel caso del Bramaterra 2011 dell’azienda Roccia Rossa (da un uvaggio composto da: Nebbiolo 80%,Vespolina 15%, Croatina 5%) al naso di percepiscono subito le note di frutti di bosco in confettura e quelle di violetta; poi si sentono dei sentori vegetali che ricordano il sottobosco e gli aghi di pino e in chiusura delle tenui note di cuoio.

All’assaggio è senz’altro un vino con una buona freschezza e mineralità, con un tannino abbastanza integrato e morbido ma che ha ancora bisogno di un po’ di riposo per affinarsi.

Un vino con un’ottima e soprattutto piacevole persistenza, con quel finale di bocca leggermente amarognolo che caratterizza i prodotti a base Nebbiolo di questa terra.

Un Nebbiolo, anche quello del Bramaterra di Roccia Rossa, con delle grandi potenzialità di invecchiamento, che necessita ancora di un po’ di tempo per ammorbidirsi e acquistare una maggiore rotondità ma che comunque risulta già da adesso piacevole, nonostante le comprensibili durezze, che fanno parte del carattere originale dell’uva nebbiolo.

 

Il Bramaterra di Roccia Rossa e l’abbinamento con il Cibo

Il Bramaterra dell’azienda Roccia Rossa ha senz’altro quel carattere e quella piacevolezza in grado di renderlo facilmente abbinabile.

Si tratta di un rosso di corpo che può essere sicuramente abbinato a delle carni rosse stufate o a del pollame nobile arricchito con delle salse.

Tagliatelle con ragù di salsiccia
Tagliatelle con ragù di salsiccia

Un prodotto che vedo bene anche con una pasta all’uovo con ragù di coniglio oppure con un risotto funghi e salsiccia, con una polenta con salsicce in umido, arricchita da toma, o ancora con la classica polenta concia: un prodotto quindi in grado di sposarsi con piatti caratterizzati da una buona succulenza, con una struttura significativa e con delle tendenze dolci e un’untuosità in grado di relazionarsi perfettamente con il tannino del prodotto, la sua mineralità e la sua pienezza di corpo.

Spero di riuscire a degustare nuovamente il Bramaterra di Roccia Rossa a Roma, magari anche insieme agli altri prodotti dell’azienda per sperimentare nuovi interessanti abbinamenti.

La Malvasia di Castelnuovo Don Bosco di Cascina Gilli

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Finalmente sembra essere arrivata la primavera, anche se possiamo escludere il vento gelido dei due giorni passati :(, ed è finalmente tempo di dedicarsi a tutti i piaceri che questa stagione offre.

Non sarà la mia stagione preferita ma è un momento delizioso per degustare

… le fragole!

Si, non il vino! Il vino è per tutto l’anno, mica per una sola stagione 😉

Le fragole di questo periodo sono dolci, rosse, mature e davvero saporite, le adoro e mi pare giusto rendergli merito proprio ora preparandole come più ci piacciono.

Proprio per la Pasqua appena trascorsa ho preparato una torta molto semplice e gustosa seguendo la ricetta di questo blog … anche se confesso di aver modificato un po’ il grado di dolcezza previsto in questa “Sbriciolata di Pavesini con ricotta e fragole”.

In realtà, ho deciso questa ricetta non solo perché mi sembrava bella e appetitosa ma perché avevo già in mente quale vino si sarebbe sposato benissimo alla torta “fragolosa” in questione.

 

Abbinando la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco di Cascina Gilli

Nel Vinitaly appena trascorso ho avuto modo di provare diversi vini che conoscevo solo di nome e, tra i vari vini da dessert degustati, la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco dell’Azienda Cascina Gilli mi ha colpito particolarmente.

Malvasia di Castelnuovo Don Bosco 2014 - Cascina Gilli
Malvasia di Castelnuovo Don Bosco 2014 – Cascina Gilli

Siamo in Piemonte, nelle colline dell’astigiano, ed è proprio nel paese di Castelnuovo Don Bosco e nei comuni limitrofi che questa piccola DOC ha origine e questa particolare Malvasia, conosciuta come Malvasia di Schierano (dall’omonimo paese nei pressi di Castelnuovo Don Bosco), viene coltivata con grandi risultati.

Una malvasia diversa da quelle più famose che generalmente si conoscono: quelle perché di Malvasie ce ne sono veramente tante, coltivate in diverse zone d’Italia, dal Nord al Sud e nelle isole, con caratteristiche e risultati diversi.

Quella di Castelnuovo Don Bosco è una malvasia a bacca rossa, coltivata solamente nell’omonima cittadina e in alcuni comuni limitrofi, che viene usata per produrre un vino da dessert veramente interessante, non solo per il suo gusto fresco e dolce, ma anche per le sue grandi potenzialità in termini di abbinamento.

La Malvasia di Castelnuovo Don Bosco di Cascina Gilli, annata 2014, presenta degli aromi decisamente fruttati, di fragole e frutti di bosco, e dei profumi floreali molto più leggeri di ciclamino e glicine; ma è soprattutto alla degustazione che questo vino si esprime al meglio (p.s. servitela a tavola a circa 6°).

Gli stessi profumi si percepiscono nettissimi all’assaggio e, accompagnati da un buona freschezza (leggasi sempre acidità), diventano ancora più piacevoli, senza scadere in un’eccessiva dolcezza.

Un vino dal tenore alcolico limitato (appena 5,5 % vol)che può essere degustato tranquillamente anche alla fine di un pasto dove si è già bevuto del vino.

Tartine frolla, chantilly e fragole
Tartine frolla, chantilly e fragole
Cheesecake alle fragole
Cheesecake alle fragole

Questa Malvasia di Castelnuovo Don Bosco si abbina benissimo a tutte le crostate e tartine di frutta, con crema o ricotta, e in particolar modo a quelle a base di fragole e frutti di bosco: un abbinamento splendido la vede protagonista anche insieme a una cheesecake alle fragole.

La leggera acidità del vino attenua la sensazione di grassezza dovuta alla presenza della frolla e delle creme e i sapori e i profumi esaltano le sensazioni gusto-olfattive dei frutti di bosco e soprattutto delle fragole.

Proprio per i suddetti motivi questa Malvasia ha fatto un figurone insieme alla torta fragola e ricotta, con sbriciolata di pavesini di cui sopra … ma date tutte le potenzialità di abbinamento di questo vino non si è trattato di una sorpresa.

Ma le potenzialità non finiscono ancora!

In versione spumante, la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco di Cascina Gilli, rappresenta un vino da dessert che si può abbinare anche a dei dolci meno strutturati ma comunque cremosi, come ad esempio delle mousse, spumoni o dei semifreddi alle fragole.

Un vino che si può provare e degustare sempre, in ogni stagione, ma di certo non possiamo dimenticarlo ora in questo splendido momento dell’anno.

 

N.B. Nota ancora più dolce sul finale: il prezzo. I vini da dessert sono costosi e, molto spesso, proprio per questo motivo se ne fa a meno; ma non è questo il caso!

La Malvasia di Castelnuovo Don Bosco by Cascina Gilli è acquistabile da Eataly al meraviglioso prezzo di 7,50 Euro.

Tre vini per il Pranzo di Pasqua

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Visto che siamo sempre più vicini alla Pasqua un po’ di preparazione non guasta, specie se ci stiamo organizzando per il pranzo di domenica.

Non vorremmo certo dimenticare i vini!

Purtroppo ( o forse no) ormai per me è un’abitudine, appena sento nominare una pietanza, immaginare subito quale vino potrebbe accompagnarla adeguatamente.

Quindi vorrei presentarvi tre vini che, a mio giudizio, potrebbero essere degli ottimi protagonisti della tavola pasquale.

Si tratta di tre vini rossi adatti ad accompagnare dei secondi di carne di tipologia diversa in base a quello che ognuno di noi desidera preparare per Pasqua.

 

Abbinamento con l’Agnello: il Montepulciano d’Abruzzo Vigneto Sant’Eusanio

Ovviamente, essendo Pasqua, moltissimi si accingeranno a preparare il tradizionale agnello, cucinato e declinato secondo ricette diverse.

Che sia un cosciotto o un carrè condito con verdure o accompagnato a delle patate, il Montepulciano D’Abruzzo, Vigneto Sant’Eusanio, del 2011, dell’azienda Valle Reale (al momento il sito dell’azienda è in costruzione, ), costituisce senz’altro un buon compagno per questa pietanza.

Montepulciano Valle Reale, Vigneto Sant'Eusanio
Montepulciano Valle Reale, Vigneto Sant’Eusanio

Il Montepulciano d’Abruzzo Vigneto Sant’Eusanio è un vino dalle decise note fruttate di lamponi e more, con note vegetali balsamiche che contribuiscono ad accrescerne la persistenza all’assaggio. L’affinamento in legno di questo vino fa emergere al gusto anche una gradevole speziatura, con sentori di liquirizia e una leggera tendenza amarognola.

Le caratteristiche del vino all’assaggio contribuiscono ad accrescere il gusto particolare della carne d’agnello, mitigandone la tendenza dolce attraverso la buona acidità di questo Montepulciano e la sua speziatura, dalle note amaricanti.

Il Montepulciano in questione si può reperire in molte enoteche, da Eataly e ovviamente online, a un prezzo di circa 9 Euro.

Su questo abbinamento gioca anche il fattore tradizione. In Abruzzo è proprio il Montepulciano, vitigno autoctono, che si presta alla produzione di vini adatti alla carne di agnello e di capretto: abbinamenti consolidati che generalmente danno i loto buoni frutti. Un argomento e un tipo di abbinamento che cercherò al più presto di approfondire.

 

Abbinamento con la Faraona: l’Aglianico del Taburno della Fattoria La Rivolta

Aglianico del Taburno - Fattoria La Rivolta
Aglianico del Taburno – Fattoria La Rivolta

Ovviamente non tutti sceglieranno di preparare un secondo a base di carne d’agnello … magari sceglieranno una carne ugualmente nobile ma magari di tipologia diversa.

Una buona idea per il secondo di Pasqua potrebbe contemplare la faraona.

Una faraona arrosto con glassatura alle mele e farcita con del prosciutto cotto rappresenta sicuramente un’alternativa facile e gustosa all’agnello.

Per una pietanza di questa tipologia mi sento di suggerire l’Aglianico del Taburno 2011 della Fattoria La Rivolta che ho recentemente provato proprio con la pietanza sopra citata.

Al naso emergono profumi fruttati di lampone e ribes, decise note speziate di pepe e liquirizia e per finire si sente una nota vegetale di menta.

Faraona alle mele e cotto
Faraona alle mele e cotto

All’assaggio la parte fruttata di sente meno e sono soprattutto le spezie a farla da padrona, riuscendo ad esaltare i sapori delicati della carne della faraona.

Il retro dell'etichetta dell'Aglianico del Taburno
Il retro dell’etichetta dell’Aglianico del Taburno

In questo abbinamento è fondamentale la salsa di accompagnamento e la farcitura: la carne di faraona è magra e in una cottura prolungata al forno tende a seccarsi. Il vino, per accompagnare in modo appropriato una carne così cucinata, ha bisogno di una buona untuosità, affinchè i tannini risultino morbidi, e necessità di una maggiore tendenza dolce data la presenza, nel vino, di buona freschezza (leggasi sempre acidità).

L’aglianico del Taburno della Fattoria La Rivolta si può trovare facilmente da Eataly e in enoteche ben fornite, ma è facilmente reperibile anche online: ad esempio è acquistabile direttamente sull’e-shop dell’azienda a questo link, al prezzo di 10,90 Euro.

 

Multi – abbinamento: la Cenerentola di Cinelli Colombini

Infine un ultimo abbinamento, quello che preferisco, con uno dei vini che più ho amato in questi ultimi due anni d’assaggi.

Visto che siamo in tema, data la recente uscita di questo film nelle sale cinematografiche, e visto che è un vino versatile e non solamente delizioso, vorrei presentare il Cenerentola 2010, un Orcia DOC dell’Azienda Cinelli Colombini.

Cenerentola - Cinelli Colombini
Cenerentola – Cinelli Colombini

Un vino dal grande impatto gustativo, difficile dimenticarlo all’assaggio, nonostante si tratti di un prodotto poco conosciuto, nel mare magnum della produzione toscana, rientrante in una DOC relativamente giovane.

Un vino diverso che esprime bene le caratteristiche del Sangiovese toscano ma che all’assaggio rivela nuove caratteristiche: opera forse del Foglia Tonda vitigno autoctono recuperato e usato qui nell’uvaggio?

I profumi fruttati che si sentono sono quelli più tipici del Sangiovese ma se ne percepiscono anche altri: ciliegia e frutti rossi in confettura, potpourri di fiori di campo essiccati, note vegetali di erba tagliata e sottobosco e infine delle intense note speziate di tabacco e cioccolato. Il tannino è ben presente ma è comunque avvolgente, fondendosi bene nella struttura del vino.

Un vino intenso e persistente, che ancora ha bisogno di tempo per ammorbidirsi e che quindi necessita di un piatto profumato, decisamente succulento, arricchito da salsa e con una buona tendenza dolce.

Un vino che per struttura e profilo organolettico si sposa perfettamente con delle carni rosse, soprattutto manzo, maiale e agnello, arricchite da salse e, magari, da delle leggere speziature.

Al Cenerentola si possono benissimo accostare pietanze diverse raggiungendo ottimi risultati ma, personalmente, ho riscontrato un ottimo abbinamento soprattutto con questi due piatti:

il Carrè di Agnello al timo con mele e cipolle

Il Filetto di Manzo al Pepe e salsa allo Sherry.

Entrambi possono benissimo essere presentati come due secondi degni del pranzo di Pasqua e con il Cenerentola faranno di certo una figura ancora migliore.

Cheers!

Visita alla Cantina Zaccagnini

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La visita alla Cantina Zaccagnini a Bolognano è una di quelle rare cose che ultimamente mi fanno essere orgoglioso di essere italiano.
Sarà il luogo paradisiaco in cui si trova? Nel parco nazionale della Majella, la cui grandiosità si può ammirare alla sinistra della cantina; forse l’incantata valle di Casauria che si apre e ci conduce leggera fino alle Gole di Popoli? Sarà l’Arte (con la A maiuscola) che pervade l’intero complesso? Forse ancora è la passione che trasmette l’enologo, Concezio Marulli, che mi accompagna durante la visita in cantina? Credo in realtà che sia l’insieme di tutte queste cose che ad avermi affascinato cosi tanto.

Mi rende orgoglioso il fatto che l’impegno, il lavoro sodo abbiano reso grande questa realtà, come testimoniato da “Itinere”, un opera di Mimmo Palladino che rappresenta la genesi e la realizzazione, di un progetto di vita, tramite l’impegno, i pensieri, i crucci, e il sudore. Ma questa non è altro che la storia di questa Cantina.

La visita in Cantina parte dalla fase d’imbottigliamento e dalle tecniche all’avanguardia sull’isolamento dall’aria e la scelta dei tappi. Edificante è la conversazione sulle diverse tipologie di tappatura, sui pregi e difetti di ciascuno di esse. Il ritmo delle macchine è elevatissimo, oltre 5000 bottiglie/ora, ma ciascuna di esse viene decorate con tralcetto di vite, che guarda caso da’ anche il nome ad una linea dei loro vini.

Passiamo poi alla zona dove ci sono i tini di fermentazione e ci soffermiamo sugli innovativi “filtri tangenziali”, che permettono una filtrazione ottimale del vino, ottimizzando la qualità dello stesso, ma migliorando altresì le tradizionali pratiche di cantina. Ma le innovazioni che scopro da Zaccagnini non si fermano qui. Scopro ad esempio il tino “ganimede”, un tino di fermentazione con un imbuto interno nel quale viene convogliata l’anidride carbonica prodotta naturalmente, e usata per effettuare un “rimontaggio” naturale.

Al contrario delle tecniche tradizionali (delestage, follature, rotture del cappello, ecc.) l’uva in fermentazione vien trattata con maggiore delicatezza, preservandola da scossoni violenti che potrebbe liberare sentori vegetali, non troppo gradevoli all’olfatto.

Mi affascina poi la produzione del loro vino novello, Ikebana, il loro biglietto da visita. Dopo la classica macerazione carbonica, i grappoli in cui è iniziata la fermentazione intracellulare, vengono vinificati e miscelati con Montepulciano d’Abruzzo, in modo da fondere i profumi, la giovinezza e la bevibilità propria del novello con la struttura e il corpo del Montepulciano. Peccato che troppo spesso questo tipo di vino venga snobbato dagli esperti del settore. Forse, alcune volte andrebbero assaggiati e giudicati con minore severità e pregiudizio.

Visto che uno dei vini dell’azienda si chiama NOSO2, cioè senza solfiti aggiunti, ho lo spunto per trattare con Concezio lo spinoso tema “dell’assenza di solfiti” e più in generale dei vini naturali.

Personalmente credo che l’equilibrio nelle posizioni sia la politica migliore; in medio stat virtus. E’ piacevole scoprire che in Azienda si avvalgono di un sistema di monitoraggio che permette di limitare al massimo ogni trattamento e realizzarlo il più tempestivamente possibile, allo scopo di minimizzarne l’impatto in vigna.
La cura che mettono nella gestione dell’intero processo produttivo è tale da eliminare praticamente l’ossigeno in ogni stadio, in modo da contenere al massimo l’uso della solforosa.

Insomma: pressature soffici, temperature basse e gas inerti sono garanzia, insieme all’alta qualità dell’uva che arriva dalla vigna di prodotti che necessitano di una minima quantità di SO2, comunque molto al di sotto dei limiti previsti dalla legge.

Passiamo poi a visitare la barricaia, in cui fermenta il mosto. Il batonnage è anch’esso rivoluzionario. Come si può fare, senza introdurre aria? Ma semplice: ruotando le botti stesse.

Dopo una visita nel laboratorio scientifico, e alla dotazione elettronica di controllo e monitoraggio della salute della vigna, ho la possibilità di sfogliare qualcuno dei numerosi articoli scientifici e lavori di ricerca di Concezio Marulli: sul Montepulciano, sugli effetti dell’ossigeno, sui tappi, sulla tecnica del delestage, ecc.

Dopo questa interessante parte tecnica, in cui ho anche la possibilità di incontrare il responsabile commerciale per l’estero, Angelo Ruzzi, entriamo nella parte più artistica della cantina.

Proprio così, perché l’azienda di Ciccio Zaccagnini sembra più un museo di arte moderna, sia all’interno delle cantine, sia all’esterno.

Il tutto nasce dall’incontro con l’artista tedesco Joseph Beuys che, nel 1984, presenta a Bolognano il progetto “Difesa della Natura”.

A partire da quel giorno prende vita una trasformazione dell’azienda che vede sempre più nel binomio vino e arte la filosofia aziendale da seguire. Diversi sono gli appuntamenti artistici che l’azienda promuove e sostiene: “Un fiore per Ivan” e “Pigro, cantautori in vigna”, in omaggio a Ivan Graziani, la Biennale d’Arte Sacra e Fuori Uso.
La Cantina ospita anche Uvarte, manifestazione ricca di prestigiosi artisti, le cui opere diventano l’elemento centrale delle etichette di una linea speciale riservata ai collezionisti.

Il resto della visita mi permette di vedere da vicino interessanti opere di grandi Artisti, come “Il Sole” o “Il Segnale” del maestro Pietro Cascella o “Montepulcino” di David Bade o l’austera “Laura” di Simone Zaccagnini, che rappresenta una donna che osserva il raccolto e il lavoro in vigna, con le caratteristiche mani ai fianchi e lo sguardo benevolo rivolto verso la valle.

Suggerisco di visitare il sito, a questo link, per avere un panorama completo di tutte le opere presenti.

Mi colpisce particolarmente la “Colomba” spaziale di Cascella, cosi composta, morbida ed elegante, a guardia dei tini in legno dove affina il San Clemente, Montepulciano riserva, vino top della Cantina. Un prototipo adattato della Colomba ha volato verso la Stazione Spaziale Internazionale nell’aprile 2005 nell’ambito della Missione italiana Eneide.
Recava inciso il messaggio Italia Vita Nova – speranza di pace per l’umanità e testimonianza della civiltà e dell’ingegno italiani, coniugando la semplicità del battito delle ali di una colomba alla tecnologia più avanzata della propulsione spaziale.

Mi piace il viaggio lungo il tunnel con i caratelli dove affina il Clematis, passito rosso di Montepulciano, che termina con l’albero della vita, segnato dalle fatiche e dagli intoppi che essa ci impone di fronteggiare, ma che culmina con una bottiglia che simboleggia la fiducia e la speranza.
E poi il mosaico “Vita nella vite” e l’opera che rappresenta attraverso un cerchio concentrico il ciclo stesso della vita, inframmezzato dai nodi, pochi per la verità, a rappresentare le difficoltà da superare. Si tratta forse della vita di un principe, di un re? O forse, più verosimilmente, di qualcuno che aveva scoperto la qualità del vino da Montepulciano d’Abruzzo.

Finisco la mia visita con il piacere di aver conosciuto una importante realtà abruzzese e una persona disponibilissima e competente come Concezio Marulli, a cui va la mia stima, oltre a un sincero ringraziamento.

La Pastiera e il passito Diamante di Tasca D’Almerita

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Dal momento che la Pasqua è ormai prossima è il momento di trovare un giusto compagno in grado di esaltare uno dei dolci che preferisco in assoluto e che, guarda un po’, è protagonista della festività della prossima domenica: la Pastiera Napoletana.

Da sempre la Pastiera e sinonimo di festeggiamenti Pasquali e ormai, già da qualche settimana, la troviamo in ogni pasticceria ad allietarci con i suoi tipici profumi; pertanto mi sembra quasi d’obbligo assaggiarla il giorno di Pasqua, nonostante ci siano tanti dolci tipici per questa occasione, appartenenti alle diverse tradizioni culinarie regionali e locali, come ad esempio la ciambella (o zambela) romagnola, il tortano di Gaeta e ovviamente la super conosciuta Colomba con la sua tipica glassatura alle mandorle.

 

Pastiera? Quale Vino abbinare?

Quest’anno mi sono riproposta come missione quella di trovare un vino dolce in grado di accompagnare ed esaltare proprio la Pastiera nella sua versione più classica.

Non è un’impresa facile! Già l’anno scorso mi ero cimentata ma senza troppo successo.

Il problema principale sta nel trovare un vino da dessert in grado di mitigare la grassezza di questo dolce, accompagnarne la struttura importante ed esaltarne il gusto senza sovrastarlo.

Di solito nella tradizione campana, per accompagnare la pastiera napoletana, si utilizzano i vini passiti a base di Falanghina, caratteristici delle DOC Sannio e Sant’Agata dei Goti, come ad esempio il Phileno dell’azienda Mustilli, molto diffusi a livello locale ma, ahimè, spesso difficili da reperire altrove, specie se non si ha voglia di ordinare online.

Quindi ho dovuto cambiare strategia, slegarmi dalla tradizione e sperimentare un abbinamento con un vino potenzialmente valido allo stesso modo, di maggiore diffusione e ovviamente di più facile reperibilità.

 

L’abbinamento con il Diamante di Tasca D’Almerita

Diamante 2011 - Tasca D'Almerita
Diamante 2011 – Tasca D’Almerita

Stavolta l’esperimento ha premiato i miei tentativi pasquali: proprio ieri ho provato la pastiera napoletana classica in abbinamento con il famoso passito Diamante di Tasca D’Almerita, annata 2011, un vino dolce siciliano, originale ed estremamente piacevole e bevibile.

Originale perché al contrario di molti passiti siciliani a base di Moscato, sfrutta un’interessante combinazione con un altro vitigno ugualmente profumatissimo: il traminer aromatico (aka gewürztraminer) conosciuto soprattutto nell’ambito di quella produzione vitivinicola legata a terroir caratterizzati da un clima più freddo, come quelli in Alto Adige.

Ovviamente si tratta di un passito estremamente profumato, un vero trionfo di fragranze: miele d’acacia, marmellata di fichi, mandorle, scorza d’arancia candita, zucchero di canna e note floreali a ricordare la camomilla.

E di certo non perde all’assaggio! Anche qui si riscontra una grande finezza nei sapori che rispecchiano pienamente gli aromi percepiti.

la pastiera
La Pastiera

La leggerezza e la freschezza di questo passito, accostate a una grande morbidezza, lo rendono un compagno eccellente per un dolce come la Pastiera Napoletana: l’acidità contenuta del Diamante di Tasca D’Almerita, che lo rende così piacevole e per nulla pesante o stucchevole, alleggerisce perfettamente la grassezza del ripieno e la struttura si adegua a quella del dolce senza cancellarne i sapori.

Ma sono i profumi del vino, presenti anche nell’assaggio, a rendere ancora più deliziosi gli aromi del dolce: il sapore e l’aromaticità della frolla e il gusto del ripieno si fanno più netti e la loro percezione, al momento della degustazione, si fa lunghissima.

E’ decisamente piacevole prolungare l’assaggio di un fetta di pastiera, voi che dite? 😉

 

p.s. Anche il prezzo del Diamante di Tasca D’Almerita è ottimo, soprattutto considerando la grande qualità riscontrata nel prodotto.

Per quanto mi riguarda l’ho acquistato a circa 18 Euro da Eataly ma si trova facilmente in molte enoteche in tutta italia e anche online, ad esempio qui oppure su Tannico.

Il Verdicchio Classico Superiore di Bucci

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Altra incursione nel reparto vini di Eataly a Roma e altra preda catturata al giusto prezzo di 10,80 Euro! Qualche giorno fa ho avuto proprio il piacere di acquistare e assaggiare il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2013 dell’Azienda Bucci.

Il Verdicchio Classico Superiore 2013 di Villa Bucci
Il Verdicchio Classico Superiore 2013 di Villa Bucci

Siamo quindi nel territorio dei Castelli di Jesi, in provincia di Ancona e Macerata, su quelle colline che rappresentano uno dei luoghi eletti per la coltivazione del Verdicchio, vitigno autoctono della regione Marche di cui abbiamo notizie fin dall’epoca romana: una collocazione territoriale di antica origine che evidentemente ha mostrato le sue potenzialità già nel lontano passato della penisola italica.

I profumi di questo Verdicchio sono tenui, con una percepibile tendenza dolce apparente. Si sentono soprattutto i sentori fruttati e floreali, con delle note che ricordano le erbe aromatiche: un bouquet semplice e piacevole, dove ogni profumo è ben distinguibile.

All’assaggio c’è una piena corrispondenza con i profumi percepiti: il prodotto sa veramente di pesca bianca e di mela golden, con quella tipica freschezza croccante; poi in sottofondo si percepiscono anche la maggiorana e la salvia.

In chiusura si sente bene quella nota delicatamente amara di mandorla, da qui la cosiddetta “scia ammandorlata” di cui spessissimo si parla, percepibile all’assaggio di molti vini e che spesso si ritrova proprio nei Verdicchi di Jesi.

Quello di Villa Bucci è un Verdicchio delicato, con un’ottima morbidezza: leggermente più sapido che fresco ma l’equilibrio tra le morbidezze e le componenti dure è ottimo.

Da questo possiamo dedurre che si tratta di un vino che potenzialmente possiamo accostare anche a piatti dai sapori decisi.
Ovviamente, però, dobbiamo considerare anche la struttura nell’abbinamento; stiamo sempre parlando di un vino bianco che non è stato affinato in legno, un bianco di medio corpo che pertanto andrà abbinato a piatti di struttura simile.

Con un tenore alcolico di 13,5 % possiamo ben affiancarlo a piatti dotati di una succulenza percepibile: non è certo un vino da uovo fritto e rustici agli spinaci, da relegare al momento dell’aperitivo!

 

Il Verdicchio Classico Superiore di Bucci: gli Abbinamenti

In questo personale esperimento ho abbinato il Verdicchio superiore di Bucci a un primo piatto: un riso con sgombro aromatizzato al pesto.

Bavette con pesto alla genovese e gamberoni
Bavette con pesto alla genovese e gamberoni

Le tendenze dolci che si percepiscono nei profumi e all’assaggio, insieme alla morbidezza del prodotto, si sposano bene con la sapidità del pesto e dei filetti di sgombro.

Al di là della preparazione specifica con cui l’ho voluto provare si tratta di un vino sicuramente adatto ad accompagnare dei primi piatti con sughi a base di verdure e pesce, anche speziati e leggermente piccanti: vedrei bene questo verdicchio anche con una pasta al pesto e zucchine, con delle linguine pesto e gamberi, con un risotto alla crema di carciofi oppure anche con una pasta con le sarde.

Inoltre il Verdicchio classico superiore di Bucci è adatto sicuramente ad accompagnare dei secondi piatti di pesce: già lo vedo in perfetta sintonia con un rombo in crosta di patate oppure con un branzino al cartoccio, con cipolle e datterini.

E’ interessante constatare, dopo diversi assaggi, come alcuni Verdicchi dei Castelli di Jesi tendano ad esaltare l’aromaticità del pesto (quello genovese e le sue innumerevoli “rivisitazioni”) … una nota che mi riservo di approfondire con il tempo.

Stay tuned!