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Il Brunello Vigna del Fiore

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Il Vigna del Fiore della Fattoria dei Barbi è un Brunello veramente in grado di accontentare i gusti di molti in fatto di rossi strutturati e importanti.

Un Brunello sicuramente diverso e particolare quello prodotto con le uve di questo podere, conosciuto come “il Fiore” da tempi immemori e coltivato fin dal 1500 a vite: il vino prodotto con le uve provenienti da questo cru presenta infatti dei tannini molto più delicati e una morbidezza molto più evidente, rispetto a quella che si aspetterebbe da molti Brunelli.

I profumi sono netti di ciliegia in confettura, sottobosco, humus, cuoio, note speziate dolci con sentori di cannella di vaniglia.

confettura ciliegie cannella e vaniglia
alcuni sentori …

Un vino dalla struttura importante che ha bisogno di essere accompagnato da carni rosse di lunga cottura, succulenti e salsate: ad esempio, avendolo già assaggiato presso l’azienda e conoscendone le caratteristiche generali, ho deciso di provarlo con uno stracotto di manzo al marsala.

Un vino che si sposa molto bene anche solo con dei formaggi stagionati di contorno al secondo.

L’ho provato ad esempio con dei cubetti di parmigiano, stagionato solo 32 mesi, e con un assaggio di castelmagno e devo dire che in entrambi i casi il risultato è stato gradevole.

Un vino per un’occasione importante o adattissimo per fare un regalo (sicuramente gradito).

Il prodotto è reperibile online qui, al prezzo di 38€.

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Il Nero D’Avola Deliella

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Direttamente dal Veneto … ecco arrivare un Nero D’Avola.

Cosa possibilissima se si visita l’enoteca dell’azienda Zonin, importante realtà vitivinicola italiana con possedimenti in diverse zone del territorio, e ovviamente anche in Sicilia.

L’azienda Feudo Principi di Butera appartiene proprio alla Famiglia Zonin ed è dalle vigne di questa tenuta che arriva il Deliella, comprato quest’estate e provato qualche giorno fa.

Il Deliella 2011 -dell'azienda Feudo Principi di Butera
Il Deliella 2011 – Feudo Principi di Butera

Un nero d’avola profumato, con netti sentori di prugna, more e sottobosco, con note tostate, leggermente amaricanti, di caffè e liquirizia.

Un vino rosso di corpo, anche se non robusto, sicuramente piacevole a abbastanza morbido.

I tannini sono abbastanza delicati e ben inseriti nella struttura.

Un vino di media freschezza e sapidità, gradevole all’assaggio e con una buona persistenza.

L’unica nota importante da considerare per l’abbinamento con questo Nero d’Avola è la leggera nota amaricante del vino, dovuta probabilmente ai netti sentori tostati, percepibili sia all’olfatto che all’assaggio che contribuiscono ad accentuare le durezze del prodotto.

E’ bene quindi dosare nella pietanza gli elementi a tendenza amarognola.

Ad esempio ho voluto abbinare il Deliella, una prima volta, con un filetto di manzo al bleu, ma devo dire che il formaggio utilizzato, lo Stilton, dal gusto lievemente amaricante, tipico nei formaggi erborinati ha accentuato le durezze del vino.

Al contrario l’ho abbinato, in seguito, con un filetto al grana e salsa al marsala e, in questo caso, data anche la sapidità non eccessiva del vino e la salsa a tendenza dolce, più morbida, in grado di “frenare” i tannini, l’abbinamento è risultato più felice.

Si tratta senz’altro di un vino che si può abbinare bene a carni rosse salsate e con formaggi dalla lunga stagionatura.

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il valore del prosecco

Il Valore del Prosecco

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Fino a poco tempo fa avevo sempre snobbato le “bollicine”, e soprattutto il prosecco, come vini da pasto; al massimo il prosecco si può usare per accompagnare qualche stuzzichino durante l’aperitivo oppure per realizzare un bello Spritz.

Questo perché trovavo molti prosecchi abbastanza insignificanti come profumi e sapori.

Certo il prosecco non è un vino particolarmente strutturato e sicuramente non produce una quantità di sensazioni così ampie come invece può accadere con un Franciacorta, prodotto secondo una metodologia specifica che lo rende appunto ben diverso.

Proprio per le differenze di base però non si può fare un paragone: si tratta di prodotti assolutamente diversi e ciascuno ha delle precise caratteristiche e i propri punti di forza.

Del prosecco il punto di forza è senz’altro la piacevolezza immediata, data dalla sua deliziosa acidità a dai suoi spiccati profumi di frutta e fiori.

Non è un vino particolarmente complesso ma piace così tanto proprio per la sua incredibile bevibilità in qualsiasi momento e occasione.

Finora non avevo mai veramente riscontrato tali pregi nei prosecchi che provavo: bisogna dire che a Roma, nonostante la fama internazionale di questo prodotto, i prosecchi non hanno una grande diffusione, in ristoranti e locali, se non come completamento di tanti cocktail in tutti gli aperitivi e apericena romani.

Bisogna andare nelle enoteche, da Eataly e spesso ci si trova a spendere veramente tanti soldi per una bottiglia di quello stesso prosecco che andando alla fonte si può trovare a prezzi decisamente inferiori.

Eh si, in Conegliano – Valdobbiadene, terra d’eccellenza di una DOCG ormai famosa in tutto il mondo, ci sono una miriade di produttori che realizzano prosecchi di qualità eccellente ma che ahimè non toccano il mercato romano.

Lo stesso vale per i tanti piccoli produttori della Prosecco DOC (zona di produzione più ampia tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia), dove comunque troviamo prosecchi di grande qualità.

Infine, le enoteche e i locali che offrono i prosecchi dei Colli Asolani, in quel di Roma, si contano sulle dita di una mano monca.

In generale il maggior numero di Prosecchi in vendita al pubblico (in versione DOC e DOCG mischiate tra loro) si trova sugli scaffali dei grandi supermercati e anche in quei casi spesso troviamo sempre i soliti quattro nomi.

Davvero un peccato trovare una diffusione del prodotto così limitata e frammentata tra tante piccole enoteche di quartiere, soprattutto se pensiamo che si tratta di un prodotto ormai più che famoso … praticamente il vino italiano più conosciuto al mondo.

Un vino che ormai viene anche rivisitato all’estero nelle maniere più improprie, come recentemente a Londra, dove troviamo un “prosecco” che viene direttamente “spillato”, manco fosse birra e servito al modico prezzo di 5 sterline a bicchiere … peccato che in teoria nessun Prosecco possa venir commercializzato al di fuori della bottiglia.

Leggere per credere quanto riportato qui e twittato dal Daily Mail.

Dopo il prosecco alla spina è ancora più facile che anche qui il prosecco venga relegato a vino da fast food e da salatini, sicuramente di gran moda ma buono solo per buttare giù degli stuzzichini prima di andare a cena e bere qualcosa di serio.

Considerandolo un vino da poco devo dire di essermi sempre sbagliata … alcuni prosecchi di qualità possono essere degni compagni di un’intera cena, basta pensare a cosa mettere a tavola.

L’ultima cena di capodanno ho fatto proprio così: ovviamente ho scelto un prosecco di qualità, non solo quel prosecco standard frizzante e leggermente alcolico che si può comprare al supermercato, ma un prosecco profumato e con una buona sapidità e persistenza … un vero Prosecco.

Ovviamente il vero Prosecco del capodanno ci è giunto direttamente da Valdobbiadene previa ordinazione: un prosecco già provato e che mi aveva colpito, insieme ai più famosi Bepin De Eto e al Bortolomiol provati durante le vacanze estive in quella magica zona.

Sto parlando del Prosecco Millesimato Dry dell’Azienda Alessandro Bortolin, a Santo Stefano in Valdobbiadene, nei pressi della celebre “locanda senza l’oste”.

Con questo prosecco millesimato, prodotto solo nelle annate migliori, con uve selezionate, non troviamo nessun colore triste e smorto nel bicchiere: si tratta di un prosecco con un bellissimo colore giallo paglierino con riflessi dorati e un perlage veramente persistente e molto fitto.

Prosecco Millesimato Dry di Alessandro Bortolin
Prosecco Millesimato Dry – Alessandro Bortolin

Un prosecco con forti sentori di pera e mele golden, con un delicato profumo di fiori di campo e una lieve nota agrumata, con una buona sapidità e un’acidità netta ma comunque ben integrata nella struttura del prodotto … verrebbe quasi di parlare di un prosecco “morbido”, ma forse è un’affermazione un po’ azzardata, considerando il tipo di prodotto.

Questo Prosecco è sicuramente molto versatile e si è sposato splendidamente con delle tartine di carpaccio di spada e polpo su letto di rughetta e con dei canapè di salmone affumicato, rughetta e chicchi di melograno.

Ancora migliore l’abbinamento del prodotto con un’insalata di gamberetti, polpo e patate.

Infine l’abbiamo provato anche su una pasta alle vongole e pesto di rucola: la quasi “morbidezza” del prodotto ha accompagnato discretamente anche questa pietanza, decisamente più strutturata delle precedenti.

Pensare che all’inizio volevo usarlo unicamente per l’antipasto … perché rischiare di aprire troppe bottiglie diverse quando se ne può sfruttare al meglio una sola?

Ho voluto sperimentare e anche se l’abbinamento non è stato sempre perfetto è stata un’ottima occasione per valorizzare ancora di più un prodotto che finora avevo utilizzato unicamente per l’aperitivo.

Un prodotto che potenzialmente si sposa bene con i crudi di mare, con il sushi, ma anche con delle fritture di verdure e pesce.

Sicuramente quello provato è un prosecco di qualità … e di certo non è il solo in quel territorio.

Il Prosecco potrà essere anche un vino semplice, ma nella sua semplicità va scoperto bene.

P.S. Per chi desiderasse partire alla scoperta dei luoghi del prosecco, sul sito prosecco.it c’è una bellissima mappa di riferimento in pdfda usare per pianificare il viaggio!

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Cannonau Riserva di Sella & Mosca

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Per il pranzo di Natale di quest’anno, tra i vini scelti ha fatto capolino anche il Cannonau Riserva dell’azienda Sella & Mosca, annata 2010, acquistato presso l’enoteca Bernabei al prezzo di 9,50€.

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Prima di parlare dei potenziali abbinamenti, è opportuno dare un piccolo suggerimento sul servizio di questo vino: un consiglio dato dalla stessa azienda che – purtroppo – non ho seguito e che sicuramente me l’avrebbe fatto apprezzare ancora di più.

Per sentire meglio gli aromi del prodotto è senz’altro meglio scaraffarlo in un decanter almeno mezz’ora prima di servirlo: non serve decantarlo, data l’annata giovane non ci sono residui, ma arieggiarlo un po’ lo aiuta a esprimere meglio i suoi aromi … e questi ci sono eccome!

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Grappoli di Cannonau

I profumi sono quelli più caratteristici del Cannonau e del territorio in cui viene prodotto: note fruttate di more e prugne sotto spirito, vegetali di timo, e infine note leggermente balsamiche che ricordano la menta.

E’ un vino dotato di una tannicità ben contenuta, rotonda, e di una moderata freschezza e sapidità.

Si è rivelato un vino molto piacevole, sicuramente adatto ad accompagnare piatti di carni rosse e di cacciagione, magari elaborate in lunghe cotture, rimanendo comunque leggero all’assaggio.

Personalmente lo consiglio con un’anatra alle mele aromatizzata al mandarino oppure con un cosciotto d’agnello lardellato … ho provato entrambi gli abbinamenti e devo dire che in tutti e due il vino sostiene adeguatamente la dolcezza e la grassezza della carne, ma è soprattutto con l’anatra che il prodotto riesce ad esaltare i profumi del condimento, arricchendosi a sua volta.

Probabilmente, per questo Cannonau, può esser vincente l’utilizzo di contorni e condimenti a base di mele rosse mature, annurche, fuji o pink lady, caratterizzate non solo da un’evidente tendenza dolce ma anche da una lieve tendenza acidula e da una spiccata aromaticità.

Un vino rosso importante ma versatile, che sicuramente riproverò.

Il Greco di Tufo Cutizzi

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Parliamo in questo post di uno dei vini bianchi che più adoro, un vino che ho avuto modo di provare diverse volte anche per la sua facile reperibilità e il suo costo contenuto.

Il Greco di Tufo “Cutizzi” dei Feudi di San Gregorio è uno di quei bianchi che si abbinano veramente bene con tantissime preparazioni, anche elaborate, aventi come protagonista il pesce: quindi non si parla di un vinuccio bianco leggerino da antipasto, ma di un prodotto che lascia bene il segno.

cutizzi

I profumi sono principalmente fruttati, con note di albicocca e agrumi, e soprattutto minerali, quasi di ardesia, a rispecchiare pienamente la salinità che è caratteristica importante dei vini prodotti in questo territorio.

Il Cutizzi ha infatti un’eccezionale sapidità e un buon corpo, quindi può senz’altro andare bene per piatti di pesce salsati o in umido: ad esempio il baccalà servito con patate al forno.

Il vino si può abbinare bene anche a dei piatti di pasta con gamberi o magari frutti di mare come le capesante: la presenza di crostacei, molluschi poco sapidi (come appunto le capesante) e di pesce di mare (come ad esempio il pesce persico) esalta i profumi del vino e allo stesso tempo ne accompagna bene la sapidità.

Nell’abbinamento sono invece da sconsigliare pesci dalle carni particolarmente grasse come ad esempio il salmone o l’anguilla.area_produzione_greco

E’ un vino sicuramente un po’ troppo impegnativo per semplici antipasti o piatti a base di sole verdure, ma queste, e in particolare patate, zucchine e pomodori datterini possono sicuramente accompagnare la portata di pesce principale da abbinare a questo vino.

Il Cutizzi va sicuramente provato! Personalmente l’ho degustato più volte e ha riscosso parecchio successo.

Devo dire che contrariamente a molte “prove” di abbinamento, quelle che ho fatto con il Cutizzi (seguendo i principi di cui sopra) sono sempre andate piuttosto bene, senza incidenti degni di nota!

Sicuramente un vino delizioso e anche di facile abbinamento … e il prezzo è davvero ottimo.

Di recente l’ho trovato In offerta a 12,50 euro dall’Enoteca Bernabei.

L’avete mai provato con delle carni bianche o con dei crudi di mare?

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Sangiovese Purosangue … the day after

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Non proprio the day after ma … ecco il mio personalissimo resoconto su quanto provato all’Evento Sangiovese Purosangue, che ho recentemente pubblicizzato qui.

I prodotti presenti alla degustazione erano veramente tanti e forse lo spazio a disposizione non gli rendeva molta giustizia anche visto l’alto numero di persone presenti.

Nel banco dell’Enoclub Siena, dove venivano presentati tanti produttori insieme era difficile vedere tutti i vini presenti in assaggio.

Al di là dell’organizzazione, un po’ confusionaria, è stata una bella degustazione, in cui sono riuscita a provare quella selezione di vini che mi ero ripromessa di assaggiare.

Ho voluto principalmente provare prodotti che non conoscevo e da alcuni sono rimasta veramente stupita.

Innanzitutto questa è stata una ghiotta occasione per conoscere il Sangiovese di Romagna di cui finora a Roma ho trovato pochissimi esemplari … magari andando a caccia in ogni enoteca qualcosa si trova ma gli unici esempi li ho visti ad Eataly. Se qualcuno ha notizie più precise in quel di Roma, mi faccia sapere!

Data la mia ignoranza del Sangiovese romagnolo, sono stata più che contenta di assaggiare il Petra Honorii 2011 della Tenuta La Viola.

Un Sangiovese veramente diverso da quelli Toscani a cui sono abituata: sicuramente dalle forti note balsamiche e vegetali, con sentori molto più lievi, fruttati e floreali, di frutti rossi in confettura e rosa appassita. Un prodotto sicuramente sapido, morbido, con tannini rotondi e caratterizzato da una buona persistenza.

Anche se non l’ho potuto testare potrebbe abbinarsi bene con un brasato di maiale alle prugne.

Sempre della Tenuta La Viola ho voluto provare un altro Sangiovese, l’Anfora, da uve sangiovese lavorate per l’appunto in anfore di terracotta durante la fermentazione.

L’anfora è un sangiovese romagnolo ancora differente, molto più floreale e fruttato dell’Honorii, privo di tracce speziate, con un’ottima freschezza e un tannino ben integrato. Tuttavia rispetto all’Honorii si rivela sicuramente meno persistente.

Entrambi i vini hanno una gradazione di 14,5 e bisogna dire che in nessuno dei due l’alcool viene messo in evidenza … anzi sembrano quasi due rossi leggeri.

Peccato che l’azienda per ora non abbia ancora un rivenditore a Roma.

Tuttavia ho fatto una rapida ricerca e ho visto che i prodotti della Tenuta sono in vendita online qui, al prezzo più che onesto di 17,50€.

Parliamo ora dei vari Chianti provati.

Un prodotto che non conoscevo e che ho parecchio apprezzato è il Chianti Classico Berardenga 2011 dell’Azienda Felsina .
E’ un Chianti decisamente fruttato, con una buona acidità e sapidità e un tannino ben integrato: un vino che sicuramente può maturare ma che già da ora si rivela delizioso.

Anche le note “legnose”, dovute all’affinamento in botti (botti grandi e barrique di secondo e terzo passaggio) sono veramente lievi, molto più percepibili nella versione riserva, e lasciano il posto a dei sentori speziati più delicati.

Un vino che proverei volentieri con uno spezzatino di manzo ai finferli.

Anche il prezzo per un vino del genere è più che ragionevole, online si trova infatti anche a 16,90 Euro.

Un altro Chianti Classico che mi ha piacevolmente colpito è “Le Stinche” Vigna Castello di Lamole 2011, della Fattoria Di Lamole.

I profumi del vino sono sicuramente particolari: il prodotto presenta una forte nota di sottobosco, terra bagnata e sentori fruttati che ricordano le ciliegie sotto spirito.

All’assaggio si dimostra un Sangiovese dotato di buona sapidità e persistenza e con tannini non troppo marcati: un vino che può abbinarsi bene ad un cosciotto di cinta senese.

Questo ottimo prodotto si può trovare online ad un prezzo veramente competitivo, intorno ai 15€.

Infine un Chianti Classico da segnalare sicuramente per l’ottimo rapporto qualità prezzo è quello prodotto dal Castello La Leccia.

Un Chianti, quello dell’annata 2011, veramente delicato e piacevole: note fruttate e speziate piuttosto evidenti lasciano il posto ad una lunga scia minerale, abbastanza persistente.
Ciò che più stupisce nel prodotto, soprattutto confrontandolo con tanti Chianti, anche prodotti nello stesso territorio della Castellina, è la morbidezza dei tannini, molto ben integrati.

Un vino rosso a mio parere molto versatile che potrebbe abbinarsi bene sia con carni rosse sia con carni bianche magari condite da qualche salsa e non semplicemente arrostite.

Potrebbe essere interessante un abbinamento con il Coq au vin, con il Pollo alla Cacciatora oppure anche con dei Saltimbocca alla Romana.

In questa degustazione ho avuto modo anche di provare il Sangiovese di Carmignano, un’area di produzione piuttosto limitata ma significativa, nella zona di Prato.

Ho assaggiato due riserve: Il Carmignano “Elzana” e il “Montalbiolo” entrambi prodotti dalla Fattoria Ambra, principalmente con uve sangiovese provenienti da due diversi cru.

Le due riserve all’assaggio si rivelano diverse, specialmente nei profumi: l’Elzana presenta forti sentori erbacei e speziati, di fiori secchi e delle lievi note fruttate, mentre la riserva Montalbiolo ha invece dei profumi più fruttati.

In entrambi i casi si tratta di vini che devono ancora maturare, caratterizzati da una buona acidità e tannini evidenti. L’Elzana tuttavia mi è sembrata più morbida ma caratterizzata da una minore sapidità rispetto alla Montalbiolo.

In entrambi i casi si tratta di prodotti veramente interessanti e piacevoli, versioni ancora diverse di quel Sangiovese così importante in Toscana.

Si potrebbe provare entrambe con un bel filetto di maiale lardellato, su crema di pecorino.

In generale si tratta di vini corposi che hanno bisogno di essere accompagnati da carni rosse arrosto o brasate (soprattutto maiale e agnello) e formaggi stagionati.

Entrambi i prodotti sono reperibili online al prezzo di circa 18€.

Parliamo ora di un Bolgheri veramente interessante: il Cavaliere di Michele Satta.

Ho avuto l’opportunità di assaggiare l’annata 1996 … veramente speciale. Un vino maturo, morbido, con ancora un discreta acidità, caratterizzato da sentori di confettura di ciliegie, speziati di liquirizia e caffè.

Il finale è nettamente sapido e molto persistente.

Molto meno matura è ovviamente l’annata del 2008, la più recente in assaggio, che si rivela molto più fruttata, con tannini ben più evidenti sicuramente meno persistente.

Un vino comunque importante, anche come prezzo, che andrebbe provato con uno spezzatino di cinghiale.

Per concludere parliamo di un delizioso Vin Santo del Chianti Rufina provato durante l’occasione: quello dell’azienda biologica Le Frascole, annata 2002.

Sono chiarissimi i profumi e i sapori di frutta secca, mandorle e nocciole, e di miele di castagno. All’assaggio è veramente un nettare, piacevolissimo, con un alcolicità per niente invasiva.

Sicuramente un Vin Santo da provare insieme a delle pasticceria secca, a base di pasta di mandorle e canditi, oppure anche con dei dolci a base di cioccolato come ad esempio la Torta Pistocchi, di cui era presente il banco d’assaggio … quindi ho potuto verificare direttamente la bontà dell’abbinamento.

Il prodotto si può acquistare anche a Roma presso l’enoteca Trimani, ad un prezzo di circa 62€.

Vignaioli Naturali a Roma

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Segnalo fin da ora la sesta edizione dell’evento “Vignaioli Naturali a Roma” che avrà luogo il 7 e l’8 Febbraio 2015 e si terrà all’Hotel Westin Excelsior, a Via Vittorio Veneto 125.

Sicuramente una cornice splendida per questa rassegna che vede presenti più di 80 aziende di viticultori italiani e internazionali.

Un’ottima occasione per conoscere un modo vitivinicolo attualmente in espansione e i suoi prodotti di punta, per assaggiare effettivamente i risultati di questo nuova metodologia di approccio biodinamico alla vigna.

Per informazioni più dettagliate sull’evento “ Vignaioli Naturali a Roma” potete far affidamento ai seguenti dati:

Organizzatrice : Tiziana Gallo
Tel: 3388549619
Email: info@vignaiolidilanga.com  oppure tizianagallo@libero.it
Sito web dell’evento: http://www.vininaturaliaroma.com
Costo: 1 Giorno – 20 Euro, 2 Giorni – 32 Euro. Gli ingressi sono acquistabili online sul sito dell’evento

Coloro che si definiscono come vignaioli naturali adottano infatti un approccio alla vigna in totale rispetto dell’ecosistema, minimizzando l’intervento umano e annullando l’impiego di sostanze chimiche nella cura dei vigneti e nella produzione del vino.

Un’attività che si propone quindi di esaltare la cura del terreno e la naturalità della vigna e quelli che sono le caratteristiche originali dei suoi frutti, per avere di conseguenza un prodotto più in linea, da un punto di vista organolettico, con le caratteristiche originali della pianta, per poter meglio apprezzare le diversità dei numerosi cultivar presenti in territorio italiano.

Pertanto i vignaioli naturali e il vino biodinamico (le cui caratteristiche produttive sono strettamente legate al disciplinare europeo dedicato all’agricoltura biodinamica) si distanziano ancora di più dal concetto di Vino Libero, una produzione quest’ultima caratterizzata da una riduzione dei prodotti chimici in vigna e in cantina e ad un impiego di tecniche di coltivazione meno invasive e dannose per il terreno.

Il recente concetto di “Vino Libero”, introdotto dal fondatore di Eataly, Oscar Farinetti, è stato abbracciato da diversi produttori su suolo italiano, che pertanto fanno riferimento ad uno statuto che essi stessi hanno specificamente creato per la loro produzione vitivinicola.

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L’Otello NerodiLambrusco 1813

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Ho provato l’Otello Nero di Lambrusco, delle Cantine Ceci, per il Pranzo di Natale e devo dire che tutti lo hanno apprezzato, me compresa … con grande e gradita sorpresa.

Difficilmente in passato ho apprezzato il Lambrusco, probabilmente perché se ne trovano in giro veramente tanti di qualità scadente; pertanto mi sono spessa trovata a snobbarlo, anche se per alcuni degli abbinamenti poteva essere una valida opzione.

Tra tutti i lambruschi provati questo è il primo a non darmi subito l’idea dell’uva appena pressata.

Il profumo vinoso di questo vino frizzante è ben integrato tra gli altri aromi fruttati, di fragole, lamponi e more, anche questi davvero poco invadenti.

fragole_lamponi_more

I profumi di questo lambrusco sono ben percettibili e di una qualità veramente fine: spesso, appena versati nel bicchiere, molti lambruschi emanano profumi fruttati veramente forti, quasi fastidiosi, che ricordano più un succo di frutta piuttosto che un buon vino.

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Ecco, questo non è assolutamente il caso dell’Otello Nero che rappresenta l’esempio di una nuova e sempre più crescente produzione di Lambruschi di qualità: questo vino riporta sotto una buona luce quel Lambrusco Emiliano che da molti, fino a poco tempo fa, veniva ritenuto un vino da quattro soldi.

Ovviamente non sono solo io a dire questo, tutti i conoscitori del vino di qualità hanno constatato la grande qualità del prodotto, da qui i numerosi premi ricevuti dall’Azienda Ceci, tra cui recentemente il massimo punteggio delle 4 viti AIS.

 

Abbinando L’Otello NerodiLambrusco

L’ Otello Nero di Lambrusco delle Cantine Ceci costituisce un prodotto valido e un vino di grande piacevolezza, estremamente morbido e di buon corpo, che si presta perfettamente ad accompagnare delle lasagne al ragù.

I profumi e i sapori del vino esaltano quelli della pasta all’uovo e del condimento, i tannini delicati si adeguano bene all’untuosità del ragù, la leggera effervescenza di questo vino frizzante mitiga la sensazione di grassezza dell’intera pietanza.

Lasagne
Lasagne!

Sicuramente quello proposto è un abbinamento tradizionale, forse un po’ scontato, ma di sicuro successo … provare per credere!

Per quanto mi riguarda una delle prove di abbinamento più riuscite … la bottiglia portata è finita in pochissimo tempo, insieme alle lasagne.

Questo Lambrusco è disponibile sul web su molti siti dedicati alla vendita online di vini. Volendo si può trovare anche da Eataly all’ottimo prezzo di 8,50€.

Molto interessante è anche la versione Rosè dell’Otello, che trovate recensita qui!

Qualcuno ha già sperimentato questo prodotto?

Con quale abbinamento l’avete provato?

L’Otello Rosè

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Non sono una fan dei vini rosati … un limite che purtroppo ancora non ho superato; sinceramente tra i diversi rosati provati pochi mi hanno colpita, pertanto mi trovo poco propensa ad acquistarli.

Discorso diverso vale però per i rosé spumantizzati: che siano metodo classico o Martinotti, li trovo sempre molto piacevoli per accompagnare antipasti e piatti a base di pesce.

Ho voluto sperimentare l’Otello Rosè delle Cantine Ceci, trovandolo per caso da Eataly: non trovando l’Otello Nero, esaurito sullo scaffale, mi sono accontenta del fratello rosato, acquistato al prezzo di 8,50€.

otello_rose

pink_roseL’Otello Rosè, a base di Lambrusco Maestri e Pinot Nero, presenta profumi molto simili a quelli dell’Otello nero ma meno intensi. Oltre al profumo fruttato di fragola (più che di lamponi) qui emergono di più i sentori floreali di rosa.

Un lambrusco sicuramente più delicato, molto più debole di corpo, che difficilmente può sostenere preparazioni molto strutturate o a base di carni.

L’ho voluto provare con un antipasto all’italiana e in specifico con dei bocconcini di bresaola e fontina.

Un abbinamento gradevole che riesce a rendere più accattivante anche dei finger food così semplici.

Sicuramente è un vino che comunque può accompagnare adeguatamente tutti quegli antipasti a base di salumi a tendenza dolce, magari poco speziati, come prosciutto di Parma, Mortadella, Bresaola appunto, serviti insieme a dei formaggi a pasta molle o semidura.

La prossima volta credo che lo proverò con un antipasto a base di formaggi come la Casatella e lo Squacquerone di Romagna, magari accompagnati da diversi salumi.

Qualcuno ha già provato questo Lambrusco Rosè? Ogni suggerimento è ben gradito!

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Il Franciacorta Rosé Francesco I

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Da una cuvée di uve Chardonnay e Pinot Nero nasce questo piacevolissimo Franciacorta dell’Azienda Uberti, cantina storica del territorio, attiva dal 1793.

calice_franciacorta Innanzitutto il colore del prodotto è splendido, un rosa antico delicato, veramente di grande effetto all’interno di un calice di cristallo. Per apprezzarne a pieno gli aromi è sicuramente meglio utilizzare una flûte per servirlo.

Tuttavia per esaltare al meglio il prodotto sarebbe ottimale scegliere una flûte leggermente più panciuta rispetto a quella classica, perfettamente cilindrica.

In mancanza della flûte andrà bene anche un bicchiere da vino bianco a tulipano poco panciuto e con diametro stretto al bordo.

I profumi richiamano immediatamente dei pasticcini secchi di frolla e a seguire delle fragoline di bosco e delle note agrumate di limone e arancia.

Il Franciacorta Rosè Francesco I
Il Franciacorta Rosè Francesco I

Sicuramente un prodotto di buona freschezza e sapidità ma che comunque mantiene un buon equilibrio tra le parti.

Per questa sua morbidezza questo Franciacorta si può abbinare bene anche a quei piatti che hanno delle componenti acidule.

Personalmente ho provato il vino con dei bicchierini di salmone affumicato e panna acida e il risultato è stato veramente piacevole.

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finger food di panna acida e salmone

Altri abbinamenti sicuramente validi per questo vino, che può essere sfruttato anche a tutto pasto e non solo come vino da aperitivo e antipasto, sono i seguenti:

  1. Foglie di Lattuga con salmone e melograno
  2. Spuma di ricotta e gamberi con aceto balsamico

A mio parere questo franciacorta, per il suo profilo organolettico, si sposa perfettamente con la carne a tendenza dolce e grassa del salmone: l’acidità e l’effervescenza mitigano la grassezza del pesce e la morbidezza del prodotto permette di usare un condimento e un contorno dotato di spunti acido-sapidi.

Ho trovato il prodotto a Roma all’Enoteca Bernabei, a 19,80€, tuttavia è anche possibile acquistarlo online in offerta a 15,90€ su questo sito.

Che ne pensate di questo Franciacorta? Con quali piatti avete avuto modo di sperimentarlo?

Il Franciacorta Rosé Francesco I di Uberti

visto da Giulia Ferrero

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