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Visita alla Cantina Masciarelli

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Visitare la Cantina Masciarelli vuol dire incontrare uno dei pilastri della viticultura abruzzese, ma soprattutto degli innovatori assoluti nel panorama vitivinicolo abruzzese della fine del secolo scorso. Incontrare metaforicamente, perché’ purtroppo Gianni Masciarelli ci ha lasciato prematuramente nel 2008 a soli 50 anni.

Il fondatore dell’Azienda è proprio Gianni Masciarelli, che come studente di economia, partecipa a un viaggio Erasmus in Francia, e lì inizia ad approfondire una sua vecchia passione: il vino e le modalità di produzione. In Francia apprende gli arcani della vinificazione in barrique, dei metodi di allevamento a filare, in particolare il guyot e per finire ‘scopre’ vitigni come cabernet sauvignon, merlot o lo chardonnay. Negli anni 80 torna in Italia e stabilisce nell’attuale Villa Gemma la propria cantina, con tanto di bottaia, e uffici commerciali.

Peraltro Villa Gemma è oggi il nome della linea top dei vini di Cantina Masciarelli. Dalla Francia, oltre alle innovative tecniche di vinificazione, Gianni importa la filosofia della qualità. Oggi in azienda, capeggia questo motto:

“La Ricerca della qualità non è una singola azione di cui ci si può ricordare una volta a settimana oppure una volta al mese … è un pensiero costante con il quale ci si sveglia la mattina e ci si addormenta la sera”.

Qualità nell’Abruzzo degli anni ottanta vuol dire eliminare la produzione a tendone, ridurre la produzione favorendo la selezione dei grappoli. Questo cambiamento fa anche si che Masciarelli si attiri le preoccupazioni, e qualche volta le ire, dei suoi colleghi.
L’Abruzzo, nota ‘cantina d’Italia’, tende a produrre in quantità piuttosto che in qualità, anche aiutata dal fatto che il Montepulciano e il Trebbiano sono uve molto produttive. Tuttavia la decisione e la determinazione di Gianni spacca il fronte conservatore e apre l’Abruzzo a un nuovo futuro.

Oggi Cantine Masciarelli possiede circa 400 ha, in tutto il territorio abruzzese, in modo da essere in grado di selezionare il meglio dalle diverse zone:

Aquila e Teramo sono infatti a metà tra collina e montagna; Pescara è marittima; Chieti è a metà tra mare e montagna (Maiella); la cantina si trova proprio in provincia di Chieti, dominate dalla Maiella, e i vigneti adiacenti sono a 400/500 esposti a un’escursione termica molto spinta, con un beneficio facilmente immaginabile.

La produzione annuale si attesta sui 3.000.000 di bottiglie, per la metà circa commercializzate in Italia (percentuale mediamente più alta rispetto a molto alti produttori), con un 20/25% proprio in Abruzzo; la rimanente parte è destinata ai mercati esteri. Attualmente hanno cinque linee di prodotti: Villa Gemma, Marina Cvetic (moglie di Gianni, attualmente a capo dell’Azienda), il Castello di Semivicoli e la linea Classica (la prima linea creata da Gianni Masciarelli) in cui troviamo il Villa Gemma Rosso e il Bianco.

Villa Gemma Rosso, vino top e pluripremiato, è prodotto con uve Montepulciano, cru ‘Vigneto Colle Cave’ a San Martino della Marrucina. E’ disponibile anche in versione Cerasuolo, sempre dalle stesse vigne.
Il bianco proviene da uve: Trebbiano 80%, Cococciola 15% e Chardonnay 5%. Da notare che il Villa Gemma Rosso esce dopo sei anni di affinamento: due anni in tini di legno, poi altri due anni in barrique e quindi ulteriori due anni di affinamento in vetro, dove completa il suo ampio bouquet.

In una cantina fondata da chi per primo ha portato il legno nella vinificazione abruzzese, non potevano mancare delle bottaie molto interessanti e particolari. La prima che visito è quella dedicata ai genitori, Amedeo e Liberata, dove si trovano i tini dedicati al riposo dei primi due anni del Villa Gemma.

Passiamo quindi alla barricaia dei rossi, impressionante, con oltre mille barrique, tutte rigorosamente di rovere francese e sempre utilizzate in primo passaggio. E’ chiara l’impronta stilistica aziendale e anche l’impatto economico di tali scelte. In questi locali maturano i rossi Marina Cvetic e Villa Gemma.

Gli altri rossi: Castello di Semivicoli e la Linea Classica fanno solo vinificazione in acciaio.

I vini della linea Marina Cvetic passano 12 mesi in barrique e un ulteriore anno in vetro. Da notare che il Trebbiano utilizzato per il Castello di Semivicoli deriva da vigne di oltre 120 anni. Ciò regala una profondità e longevità a questo prodotto che altrimenti solo il legno permetterebbe.

Passiamo alla barricaia dei bianchi, che è letteralmente scavata nella roccia, con una barriera di sassi, che oltre ad avere una funzione estetica, concorre al perfetto equilibrio termico; il sistema di condizionamento è assolutamente naturale il ricircolo dell’aria è garantito solo da ventilatori: insomma un vero e proprio caveau di prezioso liquido.

 

Degustando i Vini della Cantina Masciarelli

Passiamo alle note di degustazione:

Villa Gemma Cerasuolo: si tratta di uno di questi rosati dal colore e dal profumo accattivante, in cui la nota del Montepulciano è evidente, oltre al lampone all’amarena. Al gusto risulta fresco in un perfetto equilibrio e lunghezza rimarchevole.

Marina Cvetic Montepulciano d’Abruzzo: colore intenso e profondo tipico del vitigno, comunque vivace e luminoso. Al naso regala sentori di frutta scura, matura, mineralità che ricorda la cenere, la pietra focaia e poi eleganti note dolci. Un gusto pieno, con tannini presenti ed eleganti che offrono un sorso di particolare pregio. D’altra parte non è un caso se Wine Spectator l’ha definite come un dei 100 vini migliori al mondo!

Marina Cvetic Trebbiano D’Abruzzo: il colore dorato, vivace e cristallino, tradisce l’affinamento in legno e la maturazione sui lieviti, di ben diciotto mesi. Un profumo intenso, di fiori gialli e frutta matura, camomilla e fiori secchi. Un gusto opulento che la fanno sposare bene con primi piatti importanti della cucina abruzzese o carni bianche, anche piuttosto elaborate.

Marina Cvetic Merlot: è un Merlot un po’ atipico, non trovi quella fruttosità o quella patina di glicerina che ti accarezza la bocca. Trovi invece un vino gentile, ma non appiattito o costruito per piacere a prescindere. Zona di produzione Ofena, da vigneti di circa 500 metri.

Gianni Masciarelli Linea Classica: è il vino che trovo più interessante, soprattutto in relazione al costo. Un vino di una piacevolezza unica, chiaramente meno intenso e carico dei sui fratelli più blasonati, ma proprio per questo più facile da abbinare alla cucina di tutti giorni. Profumi di frutta rossa, ciliegia su tutte, sfumate da note dolci.

Cantine Aperte nel Lazio … e non solo!

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Il 30 e il 31 Maggio si preannuncia un ricco weekend enogastronomico in tutta Italia.

Regione per regione avrà luogo l’evento “Cantine Aperte 2015” dove professionisti, appassionati, esperti e curiosi potranno visitare diverse aziende vitivinicole conoscendo produttori e prodotti.

Normalmente per poter visitare una cantina e provarne i prodotti si deve prenotare la visita con un po’ di anticipo e spesso bisogna organizzarsi al di fuori del weekend ma, in questi due ultimi giorni di Maggio, si potrà improvvisare in allegria visitando le cantine che più ci interessano senza dover progettare la visita in anticipo, anche con la possibilità di pranzare in loco.

Se non avete ancora avuto modo di partecipare a questa rassegna annuale approfittate del bel tempo di questi giorni (si spera!) per approfondire il discorso degustazione e i vini che più desiderate degustare e scoprire.

Si tratta anche di un’ottima occasione per comprendere più vicino il mondo del vino e tutto il lavoro che ci consente di degustare tanti bei prodotti comodamente a casa

Per avere un elenco completo delle Cantine che aderiscono all’evento, almeno nella regione Lazio, consultate questo link per vedere tutte le attività proposte.
Di certo non rimarrete delusi dal corposo elenco di partecipanti!

Qui potete anche scaricare il depliant generale dell’evento realizzato dal sito Movimento Turismo Vino.

Per avere informazioni dettagliate sulle altre regioni cliccate qui!

Buon weekend a tutti!

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L’Anita di Falesco

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A volte anche gli abbinamenti più particolari, quelli su cui non avresti mai scommesso, funzionano incredibilmente bene.

L'Anita di Falesco
L’Anita di Falesco

Naturalmente, a confermarci l’avvenimento, interviene il nostro gusto, inviandoci quelle sensazioni di piacevolezza che vengono percepite oggettivamente più o meno da tutti quando si assaggia qualcosa di veramente delizioso.

Oggi vi riporto un esperimento di abbinamento che ha come protagonisti uno spumante rosato e un primo piatto di pasta dai sapori piuttosto decisi.

Il primo protagonista di oggi è lo spumante Anita di Falesco, un metodo Charmat a base di uve aleatico vinificate in purezza, che ho sperimentato diverse volte con diversi abbinamenti.

Dato il gusto e la struttura del prodotto mi sono sempre orientata verso un suo utilizzo durante gli antipasti.

Particolarmente buono è il suo abbinamento con dei formaggi di pecora freschi o poco stagionati e del buon prosciutto San Daniele, con degli involtini di prosciutto e formaggio, con dei rustici con verdure e speck, con delle bruschette pomodoro e mozzarella, oppure con un carpaccio di salmone non affumicato e stracchino.

Tuttavia si tratta di un prodotto che, in quanto a potenzialità di abbinamento, può di certo travalicare qualche confine.

Innanzitutto quali sono le caratteristiche dell’Anita di Falesco?

 

Abbinando l’Anita di Falesco

I profumi dell’Anita sono gradevolissimi, in fondo parliamo sempre del semi-aromatico Aleatico, e richiamano come di consueto la rosa, le fragole, i lamponi e le ciliegie.

Si tratta di uno spumante caratterizzato da una buona acidità, una discreta sapidità, una media struttura e soprattutto una grande intensità di sapori.

E’ proprio questa saporosità, insieme ai suoi profumi decisi, a permetterci di osare con gli abbinamenti … anche se con un po’ di raziocinio.

Bruschetta!
Bruschetta!

La freschezza (leggasi sempre acidità) dell’Anita ci permette un abbinamento con pietanze caratterizzate da un’importante tendenza dolce e da una media grassezza.

L’intensità dei profumi e dei sapori ci permette un abbinamento con pietanze caratterizzate da una buona aromaticità e magari da una leggera speziatura, non piccante.

La buona morbidezza ci permette di impiegare l’Anita anche in accompagnamento a pietanze e ingredienti caratterizzati da alcune durezze, come una leggera tendenza acida, amarognola e una buona sapidità.

Pomodoro e Mozzarella
Pomodoro e Mozzarella

Infine la “corporatura” del prodotto ci permette un abbinamento anche con piatti di media struttura; in fondo l’Anita porta con sé le caratteristiche delle uve aleatico che le conferiscono una certa corposità e conserva, allo stesso tempo, anche quel pizzico di tannicità che ci permette di contrapporla anche a quei piatti dotati di un po’ di untuosità, come ad esempio una bruschetta con pachino e mozzarella di bufala … anche quest’ultimo è un abbinamento testato che con l’Anita fa un figurone al momento dell’antipasto.

Ora che abbiamo delineato l’Anita di Falesco vediamo l’altro protagonista di oggi, la pietanza che questo spumante è riuscito ad accompagnare splendidamente e inaspettatamente.

Una pasta (integrale) con pancetta, gorgonzola e radicchio.

Solitamente, date le evidenti durezze presenti nella pietanza e la struttura di alcuni degli ingredienti, come il gorgonzola, difficilmente si potrebbe consigliare, in abbinamento, un vino spumante, prodotto che, com’è facile intuire, (specie se avete letto qui) è caratterizzato da evidenti durezze, come l’acidità e l’effervescenza.

Penne integrali con pancetta, gorgonzola e radicchio
Penne integrali con pancetta, gorgonzola e radicchio

Tuttavia i sapori e il gusto intenso dell’Anita di Falesco tengono pienamente testa ai sapori decisi della pietanza e la spiccata acidità dello spumante si contrappone splendidamente alla forte tendenza dolce della pasta e della pancetta.

Infine la morbidezza dell’Anita mitiga la tendenza amarognola del radicchio e del gorgonzola.

Forse per questa pietanza ci vorrebbe un pochino più di struttura da parte del vino ma i sapori che emergono dall’assaggio di questo abbinamento sono sufficienti a farmi venire voglia di riprovarlo.
Un abbinamento inaspettato e delizioso … cosa si può volere di più?

… ovviamente il gusto a un prezzo contenuto. L’Anita costa circa 8 Euro e ancora una volta abbiamo un abbinamento splendido con un ottimo rapporto qualità prezzo.

 

Provatelo e fatemi sapere che cosa ne pensate!

Buon appetito e a presto!

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Il Nasyr della Tenuta Le Quinte

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Faccio una breve pausa dai vini bianchi per parlarvi di un vino rosso del Lazio che merita di essere degustato, anche ora che comincia a fare caldo.

Si tratta del Nasyr, un Syrah in purezza, prodotto dalla Tenuta Le Quinte.

Il Nasyr 2012
Il Nasyr 2012

Quindi, ancora una volta, abbiamo modo di notare (e assaggiare) le potenzialità di questo vitigno nel territorio laziale e in particolare nell’area collinare dei Castelli Romani, nei pressi di Montecompatri, dove il microclima e il terreno di natura vulcanica sembrano conferire alle uve quella decisa mineralità che ritroviamo, piacevolissima, anche in questo vino.

Nonostante la qualità del prodotto, siamo sempre di fronte a un rosso, ahimè, poco conosciuto, almeno al di fuori della regione.

Caratterizzato da un piacevole gusto e dall’ottimo rapporto qualità prezzo, il Nasyr è un vino che va scoperto per poterne apprezzare il sapore e le potenzialità in termini di abbinamento.

Un vino non proprio adatto alla cucina di tutti i giorni ma un buon rosso da sfruttare quando prepariamo piatti di carne un po’ più costruiti, dotati di una succulenza più importante rispetto a quella di una fettina di pollo alla piastra.

Ad esempio, se stiamo cercando un vino rosso da abbinare a uno spezzatino, un lesso di manzo o a piatti di carne rossa ricchi di sugo, allora il Nasyr può rappresentare senza dubbio un’ottima scelta.

… vediamo in dettaglio il perché.

 

Abbinando il Nasyr della Tenuta Le Quinte

In questo prodotto il Syrah si esprime pienamente, con i suoi profumi di frutti di bosco e amarene, pepe nero, delle note floreali di mughetto, soffi mentolati e un leggero sentore di tabacco.

All’assaggio il Nasyr si rivela ben strutturato, caldo (il titolo alcolometrico è 14%) con un tannino ben percettibile e un gusto decisamente sapido: si tratta comunque di un rosso caratterizzato anche da una buona morbidezza che va proprio a smussarne i caratteri più spigolosi, rendendo meno incisivo il tannino.

Polpette in Umido
Polpette in Umido

Per queste sue caratteristiche il Nasyr della Tenuta Le Quinte è perfetto soprattutto per accompagnare delle polpette o delle salsicce in umido.

La speziatura tipica del Syrah, presente nei profumi e nel gusto del Nasyr, accompagna perfettamente queste due tipologie di pietanze aggiungendo all’assaggio quelle note capaci di aumentare l’aromaticità di carni così preparate.

In un abbinamento con il Nasyr bisogna optare per delle pietanze dotate di un’untuosità, capace di “intrattenere” il tannino, e caratterizzate da una media grassezza e tendenza dolce, in grado di accompagnare delicatamente la sapidità del prodotto senza accentuarne le durezze.

Quindi non siamo di fronte a un vino adatto per delle carni cotte alla griglia o alla brace ma carni rosse cucinate attraverso una lunga cottura, strutturate e arricchite dall’aggiunta di liquidi.

Spero di avervi messo appetito 🙂

 

p.s. potete acquistare il Nasyr in enoteca a un prezzo di circa 11 Euro … purtroppo al momento non è disponibile per l’acquisto online.

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Il Solstizio d’Estate 2015

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Un evento che vi devo assolutamente consigliare è il Solstizio D’Estate che si terrà Lunedì prossimo, 25 Maggio, a Villa Miani a Roma.

Un’occasione veramente splendida per conoscere grandi produttori, ottimi vini e specialità gastronomiche da tutta Italia e non solo.

Per me questa sarà la terza partecipazione e sono sicura che avrò modo di conoscere nuove chicche e incontrare di nuovo anche quelle che negli scorsi anni mi hanno stupito ma che purtroppo non ho avuto modo di recensire.

Se volete vedere chi effettivamente sarà presente, magari per preparare un piano d’attacco  leggete la lunghissima lista a questo link, troverete tutti i produttori divisi per categorie enogastronomiche … c’è da perdersi solo nell’elenco.

Giusto citando alcuni nomi del panorama “vinoso”, Romano Dal Forno, Falesco, Elena Walch, Giovanni Terenzi, Gabutti Boasso, Mastroberardino, Vallerosa Bonci (e l’elenco continua e continua …), potete capire che l’occasione val bene una visita.

Un evento cui vale la pena partecipare anche solo per la splendida cornice offerta da Villa Miani e dal panorama mozzafiato che si può godere su Roma.

Villa Miani
Villa Miani

Il mio personale consiglio è: non mancate!

Veniamo quindi alle informazioni logistiche.

L’evento inizierà alle 12:30 e si concluderà alle 21:30.

Il biglietto per gli operatori del settore (sommelier, ristoratori, giornalisti, ecc.) ha un costo ridotto di 8 € mentre per tutti gli altri il costo è di 20 € a persona.

Nel prezzo d’ingresso è compreso anche il bicchiere da degustazione e il portabicchiere che si possono tranquillamente conservare (non bisogna versare una cauzione).

Per far prima potete compilare il modulo di accredito già online a questo link, così perderete meno tempo sul posto e potrete subito dare il via agli assaggi.

Lo so, purtroppo il Lunedì sembra un giorno un pochino strano per organizzare un evento ma, se si ha la possibilità in termini di orario, per tutti gli appassionati di enogastronomia è veramente importante non mancare.

Per chi teme il traffico in zona Trionfale è possibile anche usufruire di un servizio navetta gratuito per Villa Miani, che parte da Piazzale Clodio e da Piazzale degli Eroi, altrimenti chi arriva in macchina potrà parcheggiare all’interno della villa gratuitamente (finchè c’è posto).

L’indirizzo esatto di Villa Miani è: Via Trionfale 151.

Buon weekend e a Lunedì!

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L’Aleatico secondo Andrea Occhipinti

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In questi ultimi giorni mi è capitato di poter approfondire il discorso sull’Aleatico, valutandone il gusto e le diverse offerte produttive.

L’aleatico è un vitigno poco conosciuto specie se ci allontaniamo dal Lazio e dalla Toscana: generalmente è un vitigno a bacca rossa impiegato soprattutto nella produzione di vini dolci passiti.

Famosi, anche se non così conosciuti a livello nazionale, sono l’aleatico di Gradoli e l’aleatico dell’Elba, entrambi passiti ottenuti dalla vinificazione di uve aleatico, prima appese e fatte appassire in appositi fruttai.

Si tratta di vini passiti dal delizioso sapore fruttato e dalla grande aromaticità; spesso quasi si dimentica che l’aleatico è un vitigno semi–aromatico, in grado di affascinare tutti all’olfatto, specie nelle sue celebri versioni passite.

Tuttavia negli ultimi anni la curiosità e la voglia di sperimentare l’hanno fatta da padroni nel campo vitivinicolo anche nei riguardi di un vitigno così poco utilizzato e valorizzato come l’aleatico.

L’attività di Andrea Occhipinti, attivo nella zona di Gradoli dal 2004, ci mostra le diverse potenzialità di queste uve, in grado di rendere vini secchi piacevoli a tutto pasto, sia bianchi sia rossi.

L'Alter-Ego
L’Alter-Ego

L’Alter-Ego, che presto cambierà nome in Alter-Alea, è un prodotto ottenuto dalla vinificazione in bianco di uve Aleatico che, già di base, una volta vinificate, rendono un vino dal colore trasparente e poco intenso.

Questo vino rappresenta un bianco-non-bianco in cui sentiamo un’importante struttura e emerge senz’altro quel tannino, spesso impercettibile nei vini bianchi.

Un vino che anche nei profumi tradisce le sue origini riportando intense note di rosa. I profumi sono infatti nettamente floreali con alcuni accenni fruttati di mela verde e vegetali di maggiorana ed erba tagliata. Un vino bianco di grande acidità e buona sapidità che, per le sue durezze, andrebbe abbinato a dei primi piatti strutturati, cremosi e ricchi di sapore.

Si sposa perfettamente con un ottimo risotto al pesce persico.

Poi ho avuto modo di assaggiare un aleatico più classico, vinificato in rosso, ma, a sorpresa, prodotto non in acciaio ma in anfora.

Ho avuto già modo di provare alcuni prodotti vinificati in anfora e, come questi, anche il Rosso Arcaico di Andrea Occhipinti, 50% Aleatico e 50% Grechetto Rosso, mostra delle caratteristiche davvero interessanti che lo separano nettamente, come gusto, da quelle che sono le caratteristiche organolettiche che generalmente ci si aspetta da dei vini rossi.

Il Rosso Arcaico
Il Rosso Arcaico

Innanzitutto è evidente l’intensa freschezza di questo vino, piuttosto inusuale in un vino rosso, accompagnata da una buona sapidità e da una buona persistenza di profumi e sapori.

I profumi sono quelli più classici dell’aleatico: frutti rossi, ciliegie, fragole, petali di rosa freschi e appassiti, mentre i sentori delle uve grechetto (di cui ho parlato qui) rimangono in sottofondo.

Sorprendente è la quasi impercettibilità dei tannini, presenti ma che vanno ricercati con attenzione durante l’assaggio. Un rosso arcaico ma sicuramente rivoluzionario dal punto di vista del sapore.

Un rosso che per la sua freschezza si sposa molto bene con una pizza o un calzone salsiccia e patate.

Nell’abbinamento con questo vino vanno ricercate pietanze ricche di tendenza dolce, con una buona grassezza, di buona struttura e prive di particolari elementi di durezza.

Come ultima versione di aleatico ho degustato l’Alea Viva, un rosso di grande struttura, sapore e sapidità.

Etichetta Alea Viva
Etichetta Alea Viva

Si tratta di un Aleatico con un gusto puro, dove non intervengono sapori “estranei”, dovuti magari a una maturazione in botte. Un vino che esalta il gusto proprio delle uve e i netti profumi fruttati di amarena, fragola e ribes, con alcune note speziate amare.

In questo caso il tannino c’è e si sente e di certo non è stato accentuato dalla permanenza in legno del prodotto: l’Alea Viva passa esclusivamente in acciaio e viene affinata solo in bottiglia.

Si tratta di un aleatico sicuramente corposo e impegnativo che, per le sue caratteristiche di buona freschezza e sapidità, si sposa bene con un filetto di maiale ai funghi.

Ora sicuramente avrete voglia di conoscere questi vini di persona 🙂

Ebbene potete trovarli qui, su questo sito online e nelle enoteche specializzate in vini naturali.

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Il Sauvignon di Kaltern

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Visto che siamo ancora in tempo e prima di scordarmi voglio parlarvi di un abbinamento semplice, classico ma di sicuro effetto, su cui si può sempre puntare in caso di dubbi, specialmente in questo periodo dell’anno.

In questa stagione a chi non andrebbe di assaggiare un buon risotto o una pasta agli asparagi? Una pietanza che nonostante i pochi e semplici ingredienti è capace di accontentare i gusti di tantissime persone: una pietanza su cui puntare anche per creare un ottimo abbinamento cibo-vino.

asparagi
Eccoli … gli asparagi!

La cultura enogastronomica italiana ci offre spesso conferme proprio in questo caso: c’è infatti una tipologia di vino vivamente raccomandata, per le sue caratteristiche organolettiche, quando si cucinano primi piatti con un condimento di asparagi.

Tra l’altro la tipologia di vino consigliata per questo abbinamento è in grado di piacere potenzialmente a tutti per i suoi vividi profumi, la sua freschezza e il suo sapore splendidamente sapido.

Avete già capito di quale vitigno e tipologia di vino sto parlando?

Ormai, soprattutto se avete letto qui e gli altri numerosi post sugli abbinamenti, saprete che in questo caso abbiamo senz’altro bisogno di un vino bianco. Ma quale vino bianco?

Protagonista dell’abbinamento di oggi, insieme alla pasta con asparagi, sarà un Sauvignon dell’Alto Adige e non un Sauvignon qualunque, ma quello della Kellerei Kaltern, acquistato ad Eataly Roma all’ottimo prezzo di circa 9 Euro.

Quindi è il Sauvignon il misterioso vitigno in grado di regalare splendidi vini da abbinare a dei primi piatti con protagonisti gli asparagi!

Etichetta del Sauvignon 2014 di Kaltern
Etichetta del Sauvignon 2014 di Kaltern

Ovviamente non tutti i Sauvignon si prestano bene a questo abbinamento, ma quelli alto-atesini si mostrano molto propensi in tal senso, sulle base di ottime ragioni.

Il Sauvignon delle vigne alto-atesine prossime al lago di Caldaro rende un vino con dei profumi e dei sapori veramente caratteristici. Innanzitutto le forti escursion termiche permettono alle uve di produrre un Sauvignon ricco di acidità, caratteristica essenziale negli abbinamenti con piatti a tendenza dolce … e degli spaghetti agli asparagi ne hanno da vendere!

Inoltre il terreno e il microclima di queste zone favoriscono anche la creazione di un Sauvignon di buona sapidità, con spiccate note saline, e dall’intenso profilo aromatico … senz’altro due delle caratteristiche più piacevoli di questa tipologia di vino bianco

Ovvio che il Sauvignon dell’Alto Adige non sia solo un vino adatto all’abbinamento di cui parliamo oggi; le sue potenzialità comprendono anche accostamenti perfetti con pesci cucinati al forno, primi piatti a base di crostacei e di funghi, ma la sua particolare e specifica aromaticità esalta perfettamente odori e sapori propri degli asparagi.

Quindi non solo primi piatti a base di asparagi, ma anche antipasti e secondi di pesce in cui, come contorno, questi ortaggi possono dare quel quid in più nell’abbinamento cibo-vino.

 

L’abbinamento con il Sauvignon di Kaltern

Quel quid in più si ottiene proprio accostando delle bavette agli asparagi al Sauvignon 2014 della Kellerei Kaltern.

I profumi sono quelli più piacevoli e tipici dei Sauvignon di questo territorio: evidenti aromi fruttati che ricordano le pesche, le albicocche e qualche nota agrumata, netti profumi di erbe aromatiche e soprattutto di salvia e infine lievi note floreali di mimosa.

Bavette con Asparagi
Bavette con Asparagi

Si tratta di un Sauvignon di buona freschezza e grande sapidità, caratteristiche che agiscono in sinergia per mitigare la tendenza dolce della pasta e degli asparagi.

Tuttavia sono soprattutto i profumi del vino, chiaramente percepibili anche all’assaggio, che determinano la bontà dell’abbinamento: unendosi all’aromaticità caratteristica degli asparagi ne aumentano e ne prolungano il gusto in fase di assaggio e, allo stesso tempo, la scia sapida del vino ne attenua la tendenza dolce.

Pertanto in questo abbinamento la pietanza protagonista diventa ancora più buona poiché si può degustare più a lungo.

Un abbinamento di stagione sicuramente da non perdere e non dovete preoccuparvi … in fondo c’è ancora un buon mesetto per (ri)degustare i primi piatti di asparagi assieme all’ottimo Sauvignon della Kellerei Kaltern.

 

… un ultimo consiglio! Se non avete voglia di un primo piatto con gli asparagi, provate pure il Sauvignon 2014 della Kellerei Kaltern con un antipasto di asparagi e gamberi o asparagi e capesante.

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Il Grechetto Rosso di Andrea Occhipinti

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La volontà, la curiosità e il desiderio di sperimentazione fa sì che, oggi, sempre più produttori si dedichino alla valorizzazione dei loro terreni e delle loro piante, dando nuova linfa anche a vitigni ormai dimenticati.

Questa attualissima tendenza si traduce in maggiori possibilità di scoperta di uve autoctone misteriose.

Recentemente ho avuto modo di conoscere e provare un vino prodotto interamente da uve di Grechetto (o Greghetto) Rosso, un vitigno autoctono del Lazio di cui sinceramente non avevo mai avuto modo di vedere e assaggiare rappresentazioni vinose.

Mentre il celebre grechetto, a bacca bianca, è ben conosciuto in Lazio, Toscana e Umbria, lo stesso non si può dire del suo omonimo a bacca rossa, ma finalmente, grazie al lavoro sperimentale del produttore Andrea Occhipinti, ora si può anche assaggiare e, devo proprio dire, lo si fa con piacere.

Etichetta del Caldera 2012
Etichetta del Caldera 2012

Innanzitutto bisogna chiarire l’omonimia, il Grechetto rosso non è legato in nessun modo alla famiglia delle uve a cui appartiene il Grechetto, ma si tratta invece di un biotipo del Sangiovese.

Il Grechetto rosso è un vitigno che viene coltivato unicamente nella Tuscia e in particolare nelle zone collinari prossime al lago di Bolsena; si tratta di un vitigno con una buona vigoria, in grado di produrre molto e con costanza e pertanto mi stupisco che solo nella DOC Colli Etruschi Viterbesi vengano usate le sue uve da vinificare in purezza per realizzare un Grechetto rosso DOC.

Dalla coltivazione di Grechetto Rosso i risultati arrivano, dal momento che le uve tratte da questo vitigno, possono rendere un vino con un profumo e un gusto piacevolissimo, proprio come quello prodotto da Andrea Occhipinti, nei suoi terreni a Montemaggiore, vicino Gradoli.

 

Abbinando il Grechetto Rosso Caldera di Andrea Occhipinti

Il Grechetto Rosso “Caldera” di Andrea Occhipinti, annata 2012, presenta dei buoni e intensi profumi di prugna e frutti rossi, pepe nero, viola e geranio con delle percepibili note ferrose che ne suggeriscono una buona sapidità.

All’assaggio si mostra come un vino rosso decisamente fresco, con una sapidità ben percepibile e persistente e un tannino poco incisivo, caratteristica data anche dall’affinamento del prodotto unicamente in acciaio.

Un vino che sicuramente, per la sua struttura e il suo tenore alcolico, è molto adatto ad accompagnare dei secondi piatti a base di carne. Un vino adattissimo per accompagnare quelle carni, come il suino, l’agnello e il coniglio, cucinate con cotture veloci e servite anche con salse poco elaborate ma con un buon contorno.
Un vino che mi sembra adattissimo alla cucina della Tuscia e al modo in cui qui le carni vengono servite, esaltate e mangiate.

Salsiccia e Contorno di Verdure
Salsiccia e Contorno di Verdure

Un abbinamento ottimo vede la Caldera di Andrea Occhipinti protagonista in tavola insieme a delle salsicce e della cicoria ripassata, oppure con degli arrosticini di pecora con misticanza o ancora con un coniglio alla cacciatora.

Pertanto ci troviamo di fronte a un vino adatto a quei piatti di carne che spesso si cucinano anche in casa, magari non tutti i giorni, ma magari quando si ha compagnia, amici o famiglia a pranzo e cena.

Un vino che va sicuramente provato, per la sua rarità, per il suo gusto “misterioso”, per le sue potenzialità d’abbinamento e soprattutto per i suoi particolari sapori tutti da scoprire.

 

p.s. Va provato anche per il prezzo! Sebbene non sia proprio facile da reperire potete trovarlo nelle enoteche con una buona offerta di vini biologici a un prezzo di circa 12 Euro.

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La Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio

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Ormai siamo vicinissimi ma vorrei comunque comunicare l’interessante “Giornata nazionale della cultura del vino e dell’olio” che avrà luogo domani, Sabato 16, allo Sheraton Golf di Roma (Viale Salvatore Rebecchini 39, Ingresso Sheraton 1), a partire dalle 16 fino alle ore 20.

Stavolta però non vi parlo di un’occasione gastronomica limitata a Roma. Infatti non si tratta di un evento organizzato esclusivamente a Roma e nel Lazio ma una giornata che avrà luogo nello stesso giorno in molte altre città italiane, con l’obiettivo di valorizzare la produzione enogastronomica di ogni territorio.

Qui potete trovare l’elenco di tutti i luoghi dove si terrà l’evento.

Degustando
Degustando

In specifico quello che avrà luogo allo Sheraton Golf di Roma sarà evento dedicato alle tipicità vitivinicole , gastronomiche e olearie del Lazio in cui sarà possibile conoscere e soprattutto assaggiare tantissimi prodotti e conoscere chi li produce, magari per organizzare future piacevoli visite enogastronomiche.

Ho già partecipato lo scorso anno a quest’evento a Roma e devo dire che ho avuto modo di approfondire nettamente la conoscenza dei vini e dei vitigni della regione.

Quindi come consiglio vi dico “andateci”. Come ulteriore incentivo l’ingresso all’evento è pure libero, bastano solo 5 euro di cauzione per avere in prestito il bicchiere e il gioco è fatto.

Dalle olive ...
Dalle olive …

Per chi vuole approfondire ulteriormente ci saranno anche dei seminari e precisamente:

Ore 16.30 – Seminario sulla Qualità dell’Olio Extravergine d’Oliva

Ore 18.30 – Seminario dedicato al Cesanese, il Vitigno e i suoi Vini

I seminari hanno posti limitati e vanno prenotati scrivendo qui segreteria@aislazio.it oppure telefonando direttamente alla segreteria dell’AIS Lazio che organizza l’evento, al numero 3343938848.

 

Buon divertimento e buon week-end enogastronomico a tutti!

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Il Vino Giusto per l’Amatriciana

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Uno dei primi obiettivi che mi sono posta, nel realizzare questo blog, era quello di trovare quei vini perfetti per accompagnare preparazioni culinarie celebri ma non per questo raramente assaggiate: quindi tutte quelle pietanze gustose, semplici da preparare e che non richiedono cifre esagerate.

Un piatto come gli spaghetti o i bucatini all’amatriciana, originario e diffusissimo in territorio abruzzese e laziale, declinato e rivisitato in vari modi, rappresenta una pietanza consumata su tutto il territorio italiano e conosciuta anche all’estero.

In fondo chi non ha mai assaggiato un’amatriciana?

Certe deliziose pietanze per fortuna non hanno confini geografici e l’unica cosa di cui hanno bisogno è un buon vino in accompagnamento.

Personalmente trovo che per i primi piatti di pasta sia un pochino più complicato scegliere sempre il vino adatto e, spesso, sperimentare direttamente è l’unico modo per evitare di rendere sgradevole un piatto.

Se in molti casi si va abbastanza sul sicuro scegliendo un vino bianco o uno spumante per le pietanze a base di pesce e, per le carni rosse, un buon vino rosso, per la pasta ci sono altre considerazioni da fare per trovare un valido abbinamento.

Il Forno 2011 di Cascina Gilli
Il Forno 2011 di Cascina Gilli

In questi casi ciò che determina la scelta della tipologia di vino è il condimento della pasta.

Generalmente per i condimenti a base di verdure si opta quasi sempre per vini bianchi, anche se per alcuni arricchiti di salsa al pomodoro si può tentare con dei rosati leggeri.

Lo stesso discorso vale per quei risotti e paste servite con un condimento a base di pesce, dove sono quasi sempre i vini bianchi, e a volte anche degli spumanti metodo classico, a costituire la scelta migliore.

Per i condimenti arricchiti con carne il discorso però cambia ed ecco arrivare i dubbi che solamente dei gustosi test possono chiarire.

Se qui ad esempio abbiamo abbinato con gran successo la carbonara ad un vino bianco, una malvasia puntinata per l’esattezza, con una pietanza come le lasagne al ragù la scelta (leggetela qui!) è stata ben altra e non poteva essere altrimenti date le caratteristiche organolettiche diverse.

Se volete scoprire cosa ricercare in un vino per accompagnare degnamente degli spaghetti all’amatriciana, sciogliete ogni dubbio provando il Freisa D’Asti il Forno, di Cascina Gilli.

Perché proprio questo vino? Leggete di seguito e lo scoprirete.

 

Il Forno di Cascina Gilli e l’abbinamento con l’Amatriciana

In un piatto come l’amatriciana abbiamo di base la tendenza dolce data dalla pasta e del guanciale ma abbiamo anche una maggiore untuosità, rispetto a quella riscontrabile in una carbonara, data dal condimento di pomodoro.

In un’amatriciana troviamo una minore grassezza e una tendenza dolce inferiore rispetto a quella che normalmente si può percepire in una carbonara, dove l’uovo contribuisce ad accrescere entrambe le sensazioni.

Ecco quindi che nell’abbinamento con una pasta all’amatriciana bisognerà ricercare un livello maggiore di tannini e una presenza leggermente minore di acidità e sapidità … a mio parere direi che si può passare alla ricerca di un vino rosso!

Però non tutti i vini rossi possono andare bene.

Il Vitigno Freisa
Il Vitigno Freisa

Abbiamo comunque bisogno di tannini delicati e di una buona acidità in grado di contrapporsi alla tendenza dolce della pasta che deve essere accompagnata e non sopraffatta dai sapori di un vino rosso troppo deciso e corposo.

Alcuni vini rossi, in base alle loro uve di origine, possono venirci facilmente in aiuto.

Il Freisa, vitigno da cui viene appunto prodotto il “Forno” di Cascina Gilli, presenta tutte quelle caratteristiche che ci saranno utili per questo specifico abbinamento: tannino presente ma non eccessivo, non come quello che possiamo trovare in un Nebbiolo o in un Sangiovese, e freschezza netta che ci aiuta tanto nel mitigare le pseudo-dolcezze della pietanza.

Non a caso il Freisa è un vitigno che si presta bene anche alla produzione di vino rossi leggermente frizzanti.

Nel caso del Forno di Cascina Gilli subentrano però molti altri elementi, quali i sapori e i profumi propri del vino, che rendono l’abbinamento veramente delizioso e, mi azzardo a dire, quasi perfetto.

Assaggiando il Forno di Cascina Gilli, annata 2011, si sentono subito gli aromi fruttati di fragola e lamponi, i sentori di spezie dolci e il profumo di maggiorana e foglie di menta che accompagnano splendidamente l’aromaticità dell’amatriciana.

Inoltre la sapidità propria di questa pietanza contribuisce ad accrescere anche quella del vino che diventa ancora più saporito e piacevole.

Nel Forno è la freschezza a dominare accompagnata però da una buona morbidezza che la stempera e rende il tannino meno incisivo.

Esattamente tutto ciò che ci serviva per costruire un buon abbinamento.

Ora non ci resta che provare l’abbinamento … di nuovo! D’altronde squadra vincente non si cambia.

 

p.s. Come al solito un occhio di riguardo anche al prezzo: anche in questo caso con circa 8 Euro (il costo del Forno di Cascina Gilli da Eataly) si può realizzare un fantastico abbinamento.

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