L’Azienda Agricola Coletti Conti e il Cesanese di Affile

L’azienda Agricola Coletti Conti è ubicata nelle vicinanze di Anagni, ridente paesino, a una cinquantina di chilometri a sud di Roma, noto per il celebre “schiaffo” del 1303 ai danni di Papa Bonifacio VIII da parte di Sciarra Colonna. Peraltro, Bonifacio VIII, appartenente alla famiglia Caetani, ebbe come madre Emilia Conti.

M’incontro con Anton Maria in un’assolata mattina d’inizio luglio. Mi dà appuntamento appena fuori il casello autostradale di Anagni e poi mi fa salire sulla sua auto e mi porta a visitare i vigneti.
La sua disponibilità e passione è subito evidente; con lui ci sente immediatamente a proprio agio. Scorrazziamo per i vigneti, quelli storici e quelli appena piantati, con le minuscole barbatelle messe a dimora solamente nel marzo corso. Le cultivar sono Cesanese di Affile, e proprio questo è il vitigno che maggiormente caratterizza l’Azienda Coletti Conti.

Il Cesanese di Affile, principale vitigno autoctono a bacca rossa del Lazio, infatti, è un vitigno difficile, imprevedibile, domabile con difficoltà. Esige rispetto, va capito, studiato, interpretato; solo allora sarà capace di sorprendere ed entusiasmare per la sua generosità, la sua complessità, la delicatezza delle sue sfumature, la sua eleganza.

Peraltro siamo proprio nella zona elettiva del Cesanese, dove si concentrano tre denominazioni d’origine: Cesanese del Piglio (DOCG), Cesanese di Affile (DOC) e Cesanese di Olevano Romano (DOC).
Vale la pena sottolineare che il vitigno presente in stragrande maggioranza è il Cesanese di Affile e non il Cesanese Comune, sebbene previsto dai disciplinari di produzione, ma che dal punto di vista genetico non ha affatto tratti comuni, o affinità con il Cesanese di Affile.

Il vitigno prevalente nei vigneti di Coletti Conti è proprio il Cesanese di Affile, ma sono coltivate anche varietà a bacca rossa internazionali quali il Cabernet Sauvignon, il Cabernet Franc, il Petit Verdot, il Merlot e il Syrah. Per quanto riguarda i bianchi, accanto alle varietà tradizionali della zona, quali la Passerina, la Malvasia del Lazio, il Bellone, il Trebbiano giallo, i nuovi impianti vedono l’impiego di cultivar di pregio quali il Fiano, il Grechetto e, soprattutto, il Manzoni Bianco.

Iniziamo la visita ai vigneti dal podere “la Caetanella”, il cui nome è legato a una precisa circostanza storica: esso, infatti, già proprietà della famiglia Conti, fu acquistato dalla famiglia Caetani durante il pontificato di Bonifacio VIII, come attestano i documenti tuttora conservati presso l’Archivio della Fondazione Caetani in Roma.

La natura vulcanica del terreno, la sua dolce giacitura collinare, la splendida esposizione e la sua ricchezza di preziosi elementi minerali ne fanno l’habitat ideale per la vite, che qui occupa circa 15 ha dell’intera tenuta.

Prendendo spunto dal nuovo vigneto, cogliamo anche l’occasione per parlare un po’ di portainnesti. Ho di fronte un esperto al riguardo e non posso esimermi dal chiedergli lumi sulle scelte fatte e sulle ragioni delle stesse. Quello usato per le nuove barbatelle è il 420A*. Per approfondimenti suggerisco questo link.

Il portainnesto ha un effetto in primo luogo sulla fase vegetativa e poi chiaramente sul vino. Nella scelta entrano in gioco molti fattori, ma uno dei principali criteri è la “vigoria”, sulla marza che viene innestata. Un portainnesto vigoroso favorisce una vegetazione lussureggiante, con conseguente lieve ritardo nella vendemmia. Attenzione! Si parla di 5/10 giorni, non di settimane o mesi.

È questo un beneficio? Beh dipende dalla particolare annata; sicuramente il rischio di maggiori esposizioni a piogge e quindi umidità e malattie fungine aumenta. Ma se l’annata è fredda, una vendemmia un po’ ritardata permette una migliore maturazione fenolica (che vedremo essere di particolare importanza per il cesanese).

Un altro aspetto è la “compatibilità” tra vitigno e portainnesto”. Ciò dipende molto dalla struttura del terreno, e dal particolare ambiente chimico e fisico, è evidente che a seconda del portainnesto la nutrizione della pianta viene influenzata. Per chiarire meglio questo aspetto, Anton Maria mi fa notare che in un filare ci sono delle foglie con delle anomale macchie rosse.
La ragione è la mancanza di magnesio, che se particolarmente severa può portare il rachide (raspo) a seccarsi.

Ma perchè queste piante non riescono ad assorbire il magnesio presente nel terreno?

Il motivo è legato al particolare portainnesto 44-53-Malegue (Malegue è il nome dello scopritore) che ha la caratteristica di assorbire il potassio. Ora essendo potassio e magnesio due sostanze ‘antagonistè, ciò crea nella pianta una sofferenza dell’assorbimento dell’altra sostanza, cioè il magnesio. La carenza di quest’ultimo genera la colorazione rossa delle foglie.

La scelta dei portainnesti dell’Azienda coletti Conti è affidata a vivaisti francesi, in Borgogna.

Ci avventuriamo poi nella motivazioni che hanno portato l’Azienda a perfezionarsi sul Cesanese e all’introduzione di vitigni di fama internazionale. Anton Maria mi dice, che il Cesanese è il vitigno autoctono che ha qualità intrinseche (al contrario di molti altri, meno noti, che se forse erano sul viale del tramonto una ragione c’era).

Tuttavia, come già detto si tratta di un vitigno ostico, che non perdona errori agronomici in vigna ed enologici in cantina. Bisogna essere attentissimi alla piena maturazione fenolica (il momento in cui si garantisce il massimo trasferimento di antociani nel vino, in fase di macerazione), che spesso è ritardata rispetto alla maturazione tecnologica (momento di equilibrio tra acidi e zuccheri nell’uva).

Si vendemmia a maturazione fenolica: quindi si possono ottenere vini anche da quindici o sedici gradi, visto che gli zuccheri tendono ad aumentare nell’acino, ciò che comunque dona ulteriore morbidezza al vino. È comunque sia, il momento della vendemmia è sempre una situazione di compromesso, dipendente dalle particolari situazioni climatiche dell’annata.

È un’azienda all’avanguardia, che ha anche avviato un progetto con l’Università di Cassino per il monitoraggio, tramite droni, dello stato di salute delle vigne. La fortuna vuole che incontriamo i partecipanti al progetto e scambiamo con loro qualche parola.
L’ “uccello” (il drone) ci dicono che è già in volo. Lo vediamo bene, con il suo profilo a boomerang, ma troppo in alto per essere fotografato con i miei mezzi. Da notare che la cantina/deposito è costruito sul principio auto-sostenibile di emissioni prossime allo zero.

 

I Vini dell’Azienda Agricola Coletti Conti

I vini dell’Azienda Agricola Coletti Conti sono molteplici. Al vertice troviamo il Romanico, pluripremiato rosso da cesanese in purezza.
Qui la selezione delle uve è particolarmente rigorosa, le rese molto contenute ( 1 / 1.2 Kg in media per pianta, con una densità di circa 5000 ceppi / ha. Ciò significa che ci si attesta intorno ai 50 q/ha di resa). Affina in barrique nuove di rovere francese.

A seguire abbiamo un altro cesanese in purezza, Hernicus che prevede rese fino a 75q/ha e affina in botti di II/III passaggio. I vigneti sono attigui, tuttavia, essendo un suolo vulcanico, originato dall’eruzione del vulcano “Albano”, la diversità tra microzone è evidente, a causa della casuale distribuzione dei lapilli sui terreni adiacenti.

I lieviti utilizzati sono tutti selezionati e appropriati per gestire in modo ottimale le caratteristiche del Cesanese, prima aspetto tra tutti, l’elevata alcolicità a cui può dare vita L’altro rosso si chiama Arcadia, un blend di sei diversi vini: Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Petit Verdot e Cesanese di Affile.

Per finire un bianco, Arcadia, da Incrocio Manzoni in purezza, che fa solo acciaio e un Hernicus da passerine del frusinate, all’85%.

Le cantine hanno sia acciaio che cemento, oltre chiaramente a una bella barricaia, cosa da cui è difficile esimersi trattando con il cesanese.

 

Degustando i Vini dell’Azienda Agricola Coletti Conti

Parliamo degli assaggi. Anton Maria mi ha fatto provare quattro diversi Cesanese in purezza, tutti del 2014, provenienti da diversi vigne; due delle quali destinate al Romanico e due delle quali destinate all’Hernicus.

Tutti molto piacevoli, con note vinose, fruttate e tannino soffice, tutt’altro che invadente, nonostante la gioventù del prodotto. Sentori diversi tra loro, qualcuno con note più vegetali, ma tutti accomunati da una piacevolezza e eleganza.

L’assaggio è di estremamente gradevole, avvolgente, con la giusta freschezza per un vino dell’anno scorso. Se pensiamo a come è andata l’annata 2014, dobbiamo dire che Coletti Conti è risultato immune ai disastrosi effetti climatici.

Concludo con una novità, un Cabernet Franc in purezza, che mi lascia veramente stupito per l’eleganza, i profumi e la complessiva gradevolezza. Forse un mio pregiudizio, ma non immaginavo che il Cabernet Franc potesse arrivare a tali livelli. Sempre il 2014, con i sentori vegetali tipici del vitigno, e una frutto rosso scuro. Tannini molto delicati, eleganti a riempire e arrotondare la bocca.

Una piacevole sorpresa!

 

* Caratteristiche del 420A: portinnesto di modesta vigoria adatto ad ambienti asciutti e terreni pesanti, anche leggermente clorosanti. Lo sviluppo iniziale è lento soprattutto in terreni freddi; successivamente induce un ottimo equilibrio vegeto-produttivo.