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I Baroli nel Cuore

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Sabato scorso ho partecipato all’evento di degustazione “Barolo nel Cuore” di cui avevo parlato qui.

Ovviamente ho provato diversi prodotti da quelli che mi ero ripromessa, ma si sa che la curiosità in queste occasioni la fa da padrona e quindi come dire di no a Baroli e altre meravigliosità inaspettatamente presenti?

Rispetto all’elenco fornito sul sito e alla lista che mi ero preparata alcune aziende e vini non erano presenti, mentre altre non menzionate come partecipanti all’evento avevano il loro banchetto d’assaggio con tanti bei prodotti.

Visti tutti i vini provati credo sia opportuno contestualizzare i vari prodotti, che provengono da diverse zone all’interno di quel territorio così vocato ad ospitare le uve nebbiolo e destinato pertanto alla produzione del Barolo (e non dimentichiamo la Barbera e il Dolcetto).

Il territorio in questione comprende i seguenti comuni, una lista utile per chi decidesse di ampliare la conoscenza di tali luoghi: Barolo, La Morra, Serralunga, Monforte, Castiglion Falletto, Cherasco, Verduno, Roddi, Grinzane Cavour, Diano D’Alba e Novello, tutti in provincia di Cuneo.

Il territorio su cui sono collocati tali comuni presenta un’identità morfologica simile.
Si tratta di colline formatesi attraverso il sollevamento del livello del mare e pertanto ricche di formazioni calcaree; tuttavia le varie zone territoriali che compongono questa macro area presentano caratteri dissimili per quanto riguarda la specifica composizione del terreno che, come sappiamo, ha il potere di conferire caratteristiche diverse alle uve.

Il terreno compreso nei comuni di Serralunga D’Alba, Castiglione Falletto e Monforte, definito geologicamente come Tortoniano, è ricco di marne brune e grigie molto compatte che garantiscono al vino, prodotto da uve coltivate in questa zona, una maggiore struttura e longevità potenziale.

Il territorio rientrante nei comuni di Barolo e di La Morra, definito invece come Tortoniano, è caratterizzato da marne azzurre meno compatte, che conferiscono al vino, prodotto con uve coltivate in questa zona, una grande finezza dei profumi ma una minore struttura e longevità potenziale.

Comincerò quindi con il parlare di quei Baroli assaggiati all’evento, legati al territorio di La Morra e ai suoi singoli cru.

E già! Da tempo ormai gli stessi produttori hanno notato che singoli lembi di terra all’interno dell’intera area di produzione del Barolo conferiscono al vino caratteri ancora diversi rispetto a quelli generali, comuni nelle due macro aree principali, sopra nominate.

Dell’azienda Agostino Bosco, situata appunto nel comune di La Morra, ho voluto cominciare con l’assaggio della Barbera Superiore Volupta 2012, dall’ottimo rapporto qualità prezzo: una Barbera sicuramente molto fruttata che richiama i lamponi e le fragole in confettura, con sentori floreali di rosa e note speziate di pepe nero. Una Barbera di buona persistenza, con una lunga scia speziata e leggermente amaricante. La abbinerei molto volentieri, per la sua ottima freschezza (leggasi sempre “acidità”) e la sua piacevole speziatura, con delle costolette d’agnello panate.

Passiamo però ai due Baroli dell’azienda, provenienti da vigne (o cru) diverse e pertanto con due caratteri completamente differenti.

Il Barolo Neirane 2009, dall’omonima vigna nel comune di Verduno, caratterizzata da un terreno argilloso e sabbioso, appare ancora giovane, caratterizzato da una spiccata freschezza e note decisamente floreali.

Il Barolo La Serra 2009 presenta invece note molto più fruttate di confettura di prugne e frutti di bosco, seguire da delicati sentori erbacei e speziati. Le uve Nebbiolo sono in questo caso coltivate nell’omonimo cru “La Serra”, caratterizzato da un terreno calcareo e più ricco di scheletro rispetto a quello della vigna “Neirane”, e conferiscono al vino una persistenza maggiore, una decisa morbidezza e un’ottima bevibilità.

Un Barolo sicuramente da provare, al giusto prezzo di circa 35 euro, e magari da accompagnare ad un Filetto di Manzo su Fonduta.

In questo pomeriggio dedicato ai Baroli, una bella scoperta è stata l’Azienda Aurelio Settimo, sempre posizionata a La Morra, di cui ho potuto provare diverse annate, realizzate con uve provenienti dalla vigna “speciale” Rocche dell’Annunziata.

Il Barolo Riserva Rocche 2004, da un’annata eccezionale, presenta dei piacevolissimi profumi floreali di rosa canina e violetta, accompagnati da sentori speziati di liquirizia. Quello che stupisce all’assaggio sono la struttura piena e la morbidezza, seguiti da una lunga e calda persistenza che assolutamente non scade in note amaricanti.
Mi riservo di provarlo prima o poi con dei bocconcini di capriolo ai porcini.

Il Rocche dell’Annunziata 2008 è invece molto più fresco della riserva 2004, sempre con profumi floreali dominanti e delle note erbacee in più, balsamiche e resinose: un Barolo che esalta particolarmente il carattere naturale delle uve, senza presentare forti speziature e note legnose.

Il Barolo Rocche dell’Annunziata 2009, figlio di un’annata piuttosto fredda, ha un’acidità ancora più spiccata rispetto al 2008 e offre dei piacevolissimi profumi di violetta e sottobosco. Un Barolo con tannini in evidenza ma comunque integrati nella struttura e piacevoli all’assaggio.

Infine il Rocche dell’Annunziata 2010, il più giovane, con note fruttate di lamponi e prugne, floreali di violetta e con forti sentori speziati che richiamano il pepe e anche il tabacco: un Barolo che sembra già morbido, nonostante la tenera età, con un’ottima persistenza e che proverei molto volentieri con uno spezzatino di manzo e patate.

Passiamo ora al territorio del comune di Barolo, spesso conosciuto per il celebre Barolo Cannubi, e parliamo dell’assaggio del Barolo Sarmassa 2008, che prende il nome dall’omonimo cru, prodotto dall’azienda Brezza.

Un vino sicuramente notevole: al naso è ampio, con note di more e lamponi, violetta, sentori mentolati e di sottobosco e per finire note speziate che risultano molto persistenti all’assaggio.
Quello che stupisce soprattutto di questo vino è la grande freschezza accompagnata comunque da una grande morbidezza: un vino dalle grandi potenzialità d’invecchiamento.
Lo vedrei bene con un arrosto di cervo alle prugne con salsa al marsala e spero presto di verificare tale abbinamento.
Anche il prezzo è competitivo per questo Barolo di altissima qualità: lo si può trovare intorno ai 40 €.

Tra i vini messi che avevo messo in lista c’era anche il Langhe Nebbiolo 2013 sempre dell’azienda Brezza.

Anche se non si parla di Barolo, si tratta di un prodotto dotato di una buona struttura e complessità olfattiva, improntata su note vegetali, balsamiche e fruttate: un vini sicuramente meno strutturato di un Barolo ma con un buon equilibrio e tannini e vena alcolica integrati.
Un prodotto che proverei anche su delle paste all’uovo magari con un ragù di coniglio o di cacciagione.

Viaggiamo ora verso Sud-Est e arriviamo nell’area delle marne brune, giungendo a Castiglione Falletto.

Dell’azienda Agricola Sordo ho potuto assaggiare un’ampia gamma dei diversi Baroli in produzione, ognuno legato a vigne diverse, in grado di dare sfumature speciali e particolari alle uve Nebbiolo.

La versione base del Barolo Sordo 2011, la più giovane, appena imbottigliata, ha un profumo notevole, molto speziato e quasi piccante … lo vedrei bene abbinato ad una toma tartufata ai funghi o con il tartufo d’alba.

Il Barolo Monvigliero 2010 è sempre improntato su dei toni speziati e piccanti ma si presenta meno fresco, più boisè (termine elegante per indicare nel vino quei sentori legnosi tipici della maturazione in botte) e meno morbido.

Sia nel Barolo Base sia nel Monvigliero sono molto più evidenti le note floreali rispetto a quelle fruttate che, anche se presenti, sono ben nascoste dalla speziatura, che richiama i chicchi di caffè e la radice di liquirizia, e dai profumi di violetta appassita.

Il Barolo Rocche di Castiglione 2009 si discosta un po’ dai precedenti, dal punto di vista organolettico: è più fruttato, con note di prugna e fragola in confettura; le spezie qui riconoscibili sono più dolci.

Il Parussi 2010 presenta al naso degli spiccati aromi floreali di viola e geranio, le note fruttate invece si sentono appena e ricordano le more. Evidente è senz’altro la speziatura, con note di pepe e liquirizia. Un vino sicuramente tannico ma con una piacevole e lunga persistenza.

Il Barolo Gabutti 2010 rimane molto speziato ma si arricchisce di note erbacee e balsamiche: un prodotto veramente persistente e sicuramente tannico che necessita ancora di maturare per raggiungere un ottimo equilibrio.
Più fruttata è invece la riserva 2007, con note fruttate di ciliegia sotto spirito e vegetali di eucalipto che smorzano un po’ la componente speziata.
Sicuramente molto longeva e da invecchiamento questa riserva, data ancora l’evidente acidità, ma con un tannino già ben integrato e una componente alcolica importante ma non invasiva.
Si tratta già da ora di un Barolo eccellente, sicuramente impegnativo, specialmente dal punto di vista dell’abbinamento, ma senz’altro da provare in assolo, meglio se in una giornata fredda.
Mi riservo comunque di provarlo su una polenta al capriolo con funghi chiodini.

Spostiamoci ora nel territorio di Serralunga D’Alba con le sue numerose aziende e celebri cru.

Dell’azienda Vinicola Palladino ho avuto l’opportunità di provare 3 annate di Barolo Parafada, dall’omonima vigna sita nel comune di Serralunga D’Alba: la 2005, la 2007 e la 2009, molto diverse tra loro.

La 2005 è decisamente boisè e sicuramente molto meno morbida e fresca rispetto alle altre due.

La 2007 è quella che mi è sembrata più rotonda e gradevole all’assaggio, con note fruttate di lamponi e fragole, floreali di rosa appassita e speziature dolci di cannella e vaniglia. Un’annata con ancora una buona acidità e già un perfetto equilibrio tra tutte le componenti.
Un Barolo da provare assolutamente, visto anche il giustissimo prezzo di circa 35 €, con dei petti d’anatra in salsa di toma.
Meno morbida della 2007 ma più profumata e speziata della precedente è invece la versione del 2009, con un tannino che deve ancora maturare e una freschezza importante.

Un Barolo che ho apprezzato subito al primo sorso è stato il Barolo 2011 di Massolino: decisamente fruttato, con ricordi di ciliegia in confettura, prugne secche al rum … un prodotto veramente piacevole e persistente, che lascia il segno.

Un vino sicuramente meraviglioso se bevuto da solo e di abbinamento non proprio semplice: mi piacerebbe molto provarlo su un filetto di manzo con crema alla ricotta e pinoli e vedremo come va :).

Dell’azienda Gabutti Boasso ho assaggiato il Barolo Gabutti 2009, dall’omonimo cru in Serralunga D’Alba, improntato decisamente su toni floreali e speziati, caratterizzato da una grande intensità all’assaggio, da una netta tannicità e da una buona freschezza. Un Barolo sicuramente dai toni decisi, in attesa di una morbidezza che l’affinamento in bottiglia gli saprà dare.
Lo vedrei bene abbinato ad uno stufato di selvaggina ma bisogna sempre verificare!

Restiamo in Serralunga d’Alba con il Barolo Prapò 2008 di Ettore Germano. Un Barolo caratterizzato da sentori frutta secca e di spezie dolci, con ricordi di vaniglia, molto meno floreale rispetto al Gabutti già provato.
Un Barolo questo di Ettore Germano sicuramente persistente all’assaggio, dove emergono di più le note speziate di cannella.

Una menzione a parte, in quel di Serralunga D’Alba, spetta all’azienda agricola di Anselma Giacomo che adotta dei metodi di vinificazione naturali.
Tra i prodotti presenti ho assaggiato il Barolo Collaretto 2009 e la Riserva Vigna Rionda 2008.

Il Barolo 2009 ha un ‘ottima struttura e un buon equilibrio tra le componenti: si presenta veramente morbido e con tannini ben integrati.

La riserva Vigna Rionda, dall’omonimo e ormai sempre più celebre cru, è veramente speciale e presenta una marcia in più rispetto al Collaretto. Un vino ampio nei profumi e molto intenso all’assaggio, con una persistenza lunghissima. Un prodotto ottimo, dai profumi mentolati insieme a quelli floreali e fruttati.

Infine chiudo questo articolo, un po’ troppo lungo, descrivendo l’assaggio del Barolo Vigna Rionda 2010 di Pira Luigi.
Un vino molto corposo, quasi da masticare, mentolato e floreale, con decise note balsamiche e solo lievi note fruttate e floreali di ribes e rosa canina appassita.

Un Barolo veramente di grande persistenza, che mantiene comunque una buona freschezza e una componente alcolica perfettamente integrata nella robusta struttura: un vino già perfettamente equilibrato in tutti i suoi elementi e dalle grandissime potenzialità in termini di longevità.
Che dire? Un vino che mette in evidenza quel carattere così particolare e diverso che proprio la Vigna Rionda in Serralunga D’Alba riesce a conferire alle sue uve.
Ho quasi paura di rovinarlo con il cibo ma mi piacerebbe provarlo in abbinamento con un carrè d’agnello con timo e lardo di colonnata.

Ovviamente ci sarebbe ancora molto altro da dire e molti altri prodotti da descrivere presenti alla manifestazione organizzata dall’Enoclub Siena, ma l’evento di degustazione trascorso, dedicato al Barolo, mi è stato utile soprattutto per verificare di persona le diversità territoriali della zona di produzione del Barolo per riscontrarne i diversi contributi nel prodotto finale … uno studio che sicuramente va portato avanti, magari direttamente sul posto.

Arrivo!

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