Vini Biologici Archivi - BWined
Simandro e linguine allo scoglio

Il Simandro di Tenuta Ca’ Sciampagne

 

Il Bianchello del Metauro DOC SimandroSimandro

Oggi vi descrivo un altro vino biologico e vegano che mi è piaciuto davvero tanto: il Simandro di Tenuta Ca’ Sciampagne.

Un vino saporito ma estremamente versatile negli abbinamenti, per il suo ottimo equilibrio.

Siamo nelle Marche, vicino ad Urbino, nell’area della DOC Bianchello del Metauro.

Il protagonista di questo post, il Simandro, è proprio un degno appartenente a questa denominazione, prodotto solo negli migliori annate da una delle realtà biologiche più giovani e attive della zona che è la Tenuta Ca’ Sciampagne, azienda in regime biologico e vegano da diversi  anni.

Il Simandro è il primo vino che assaggio di questa azienda e ora non vedo l’ora di provarne anche gli altri.

Per mia fortuna sono dei vini facilmente reperibili, presenti proprio in un’enoteca di vini biologici del mio quartiere.

 

SimandroIl Simandro di Tenuta Ca’ Sciampagne: gli Abbinamenti Cibo Vino

Sono sempre un filino sospettosa quando devo provare dei nuovi vini “biologici” … sarà che ogni tanto mi è capitato di provarne alcuni davvero sbagliati e altri semplicemente non di mio gusto … ma il mio sospetto è svanito nell’istante in cui ho assaggiato il primo sorso di Simandro.

E’ un vino vivissimo in tutte le sue caratteristiche organolettiche, già è bello a guardarlo con il suo colore giallo paglierino brillante.

E’ un Bianchello del Metauro caratterizzato da profumi floreali, fruttati ed erbacei: fiori di sambuco, biancospino, un pizzico di mimosa, salvia e maggiorana, nespola e dei lievissimi accenni agrumati compongono un bouquet intrigante e piacevole.

E’ all’assaggio che il Simandro mi ha definitivamente conquistato, con la sua vibrante acidità e una lunghissima scia sapida, caratteristiche evidenti e legate da una particolare morbidezza.

E’ un vino incredibilmente equilibrato e persistente, perfette per accompagnare specialità gastronomiche di grande sapore e aromaticità.

Per il suo gusto delicatamente floreale e vegetale il Simandro sposa benissimo il gusto del pesce e di molti ortaggi e, con la sua sapidità e freschezza, ne ravviva il sapore.

Il Simandro di Tenuta Ca’ Sciampagne è un vino davvero perfetto per accompagnare primi piatti di pesce o anche solo verdure: sta benissimo soprattutto con gli spaghetti tonno e pomodorini, con le linguine allo scoglio e  il risotto ai frutti di mare.

Questo weekend provatelo per crederci e stupirvi 🙂

Pecorino Bio di Michele Sartori e gli abbinamenti cibo - vino

Il Pecorino Bio dell’Azienda Santori

 

Oggi assaggiamo insieme questo delizioso Pecorino biologico, frutto del lavoro dell’azienda Santori, dedita alla valorizzazione del territorio piceno e dei suoi fantastici vitigni autoctoni.

Etichetta Pecorino Sartori 2016
Bellissima!

Il lavoro svolto si vede, si sente e si beve.

Per ora ho avuto modo di assaggiare più volte solo il loro pecorino in diverse annate e l’ho trovato sempre ottimo. L’annata 2016, l’ultima che ho provato recentemente, è stata anche premiata con i 3 bicchieri del Gambero Rosso.

Non avrebbe potuto essere altrimenti … assaggiate con noi questo Pecorino e ve ne renderete conto.

Un Pecorino godibilissimo da solo e – con il cibo giusto –davvero spettacolare.

 

Il Pecorino Bio dell’Azienda Santori: tutti gli Abbinamenti Cibo – Vino

La bottiglia è di per sé bellissima, con quell’etichetta perfetta per celebrare la vite; ma è ciò che sta dentro la bottiglia il vero tesoro … un pecorino dorato e splendente.

Un naso intenso fruttato e floreale: pesca gialla, albicocca, agrumi e a seguire note di glicine e tiglio.

In sottofondo si percepiscono anche delle note erbacee delicate di salvia e menta che emergono anche in finale di assaggio.

Il Pecorino di Tenuta Santori è davvero perfetto all’assaggio, con una viva sapidità e un’acidità ben integrata in una struttura equilibrata, intensa e molto persistente.

Con questa piacevole sapidità è un vino che sposa benissimo i piatti a base di pesce e crostacei.

Colore Pecorino Sartori 2016
Un Pecorino Dorato

E’ un vino che – a mio parere – è davvero delizioso in accompagnamento a degli spaghetti gamberi e asparagi.

Altri abbinamento possibili per questo fantastico pecorino?

Eccone solo alcuni ma, sulla stessa scia, ne potete scegliere tantissimi altri: spiedini di gamberi e calamari, involtini di platessa e dell’ottimo sushi.

Già, questo pecorino che ho avuto modo di provare recentemente tante volte sposa benissimo non solo la cucina di mare nostrana ma anche il sushi, arricchendolo con una sapidità che ti fa completamente dimenticare l’utilizzo della soia.

Se vi piacciono le pietanze molto saporite, potete anche abbinarlo a un bel piatto di spaghetti con le vongole: la sapidità generale rimarrà comunque piacevole e mai eccessiva, anche se aggiungete un pizzico di pepe nero in più.

E’ un vino che, per il suo ottimo equilibrio, si abbina bene anche a primi piatti di pesce esotici e piccanti: l’ho provato con un riso thai ai gamberi e l’abbinamento è stato decisamente gustoso.

Osate anche voi e poi fateci sapere !

p.s. Siete alla ricerca di altri vini per le pietanze di pesce?

Li trovate qui:

I Vini per i Piatti di Pesce, Crostacei, Molluschi

Voglio un Rosso da Pesce! Guida all’abbinamento vino rosso – pesce

Il Vino per il Sushi

Il Cacchione dell’azienda agricola Casa della Divina Provvidenza

Il Vermentino Etichetta Grigia di Cantina Lunae e i Primi di Pesce

Un Delizioso Vino da Pesce: il Capolemole Bianco

 

 

vini biologici

Vini Biologici, Biodinamici e Naturali

vini biologici

Vini Biologici, Vini Biodinamici e Vini Naturali: facciamo chiarezza

Vi chiedete cosa vuol dire parlare di Vini Biologici, Vini Biodinamici e Vini Naturali ma finora non avete ancora chiare le differenze tra questi termini?

In questo post parleremo di tutte quelle filosofie e tecniche di produzione diverse che dovrebbero rendere il mondo enoico affascinante ma che spesso creano solo gran confusione nella mente dei consumatori che vogliono semplicemente portarsi a casa un buon vino; una confusione generale che colpisce anche gli appassionati di vino che vedono comparire sugli scaffali bottiglie con un infinito numero di diciture e nuove certificazioni tra cui diventa difficile destreggiarsi.

Tanti produttori, tante certificazioni e tutta una terminologia “ bio” ben poco chiara.

Ebbene, togliamo tutti i tecnicismi, le etichette e i paroloni per far luce su tutte le nuove mentalità di produrre vino in Italia e in Europa.

Parliamo di Europa poiché in realtà, in barba alle tante certificazioni che esistono, nazionali e internazionali, esiste una sola normativa europea di riferimento per poter definire un dato vino come “biologico” ed è a questa che i produttori europei si rifanno per poter commercializzare il proprio vino a livello internazionale senza restrizioni e con un marchio veramente BIO.

Se volete saperne di più sulla questione, non vi rimane che continua a leggere ed entrare nel mondo del “biovino”.

 

Vini Biologici, Vini Biodinamici, Naturali e Vegan: eh?

 

I Vini Biologici

Innanzitutto un vino biologico è frutto di pratiche agricole e vitivinicole biologiche.

Come già sappiamo, poiché i prodotti biologici sono diffusi, conosciuti e apprezzati ormai da anni, la viticoltura bio, così come l’agricoltura biologica, mira alla salvaguardia della fertilità dei terreni agricoli, preservando l’equilibrio naturale dell’ambiente in cui si coltiva.

Questo si traduce in un massimo rispetto verso le biodiversità nell’intera logica produttiva.

Un vino biologico sarà pertanto figlio di pratiche agricole orientate alla salvaguardia dell’ambiente agricolo nella sua integrità, con un ridotto impiego di mezzi estranei a questo microcosmo: interventi meccanizzati in vigna del tutto banditi, un utilizzo di antiparassitari alternativi a quelli chimici e in quantità limitata.

La stessa impronta bio la troviamo ovviamente nell’intero processo di vinificazione, dove il libero intervento umano viene in parte imbrigliato al fine di preservare l’originalità e la naturalità del prodotto originale.vini biologici

Questa volontà si traduce nell’utilizzo di lieviti indigeni, appartenenti quindi allo stesso microcosmo agricolo delle uve, e in un controllo selettivo delle tipologie e delle quantità di tutte quelle sostanze e additivi necessari nei vari processi di fermentazione, stabilizzazione, chiarificazione, filtrazione, precedenti all’imbottigliamento e alla messa in vendita.

Vi avevo promesso niente tecnicismi ma, per chi volesse approfondire, nella normativa UE da seguire per poter dichiarare un vino “biologico”, sono indicate tutte le pratiche e le sostanze ammesse . Potete trovare il testo della normativa qui.

Un regolamento europeo (n. 203/2012) specificamente legato al vino che ci ha messo tanto a essere elaborato a causa di Lei: l’anidride solforosa!

Ebbene sì, l’abbiamo alla fine nominata, lei, l’acerrima nemica di ogni produttore di vino.

Con la normativa del 2012 possiamo però tirare un sospiro di sollievo perché ne sono state definite le quantità massime da utilizzare per ogni tipologia di vino (bianchi, rossi, vini dolci, ecc.), affinchè quest’ultimo possa rientrare in un regime biologico.

Quindi anche i vini biologici possono contenere solfiti aggiunti?

Sì, anche se non sempre: generalmente chi produce vini biologici fa sempre attenzione a limitare rigidamente l’utilizzo della solforosa, usandola solo quando è veramente necessario per salvaguardare il prodotto finale.

Questa libertà ci comunica che, al di là delle norme europee di base ormai ben definite, un vino biologico pur partendo da una base comune di regole, può essere interpretato in tantissimi modi diversi a seconda dell’idea che ogni produttore ha della viticoltura e dell’enologia biologica e biodinamica.

I Vini Biodinamici

Visto che l’abbiamo tirata in ballo … associata alla viticoltura biologica troviamo anche quella biodinamica.

vini biologici e biodinamiciQuest’ultima segue delle regole di “produzione” molto più filosofiche, alcuni direbbero (anzi lo dicono proprio!) magiche, poiché ogni ambiente agricolo viene interpretato come un organismo a sé stante da trattare con estrema specificità e nel pieno rispetto del ciclo naturale.

Chi segue la filosofia biodinamica, utilizza nella cura della terra e dei vigneti, dei cosiddetti preparati biodinamici, composti da materiali del tutto naturali e biologici (essenze, piante aromatiche, polveri minerali, ecc,), questo per favorire la corretta crescita delle piante preservandone le caratteristiche nutrizionali e la sanità nel tempo.

La normativa europea di cui sopra non definisce degli standard per poter etichettare un vino come “biodinamico”. Tuttavia – e da qui l’ulteriore confusione – esistono diversi standard di riferimento per i produttori che vogliono commercializzare il proprio vino come biodinamico.

Demeter, BioSuisse, ecc. non rappresentano delle Certificazioni Pubbliche ma dei marchi privati a cui i produttori possono aderire, rispettando gli standard base definiti.

Partendo da questi poi ogni produttore può perseguire in dettaglia la sua personale filosofia biodinamica.

I Vini Naturali

Infine abbiamo il cosiddetto “vino naturale”: una definizione che viene usata spessissimo ma sinceramente trovo che il suo utilizzo fortuito generi ulteriore confusione.

Il termine “naturale” non ha alcuna accezione specifica nel campo della produzione vitivinicola.grapes

E’ un termine che viene usato indifferentemente per parlare dei vini biologici, biodinamici e pure di quelli “liberi dai solfiti (sempre aggiunti)”.

Non esiste alcuna definizione giuridica atta a classificare un vino come “naturale”, tant’è che in molti paesi questa dicitura non può proprio essere utilizzata nell’etichettatura dei vini.

Nel settore vitivinicolo si parla comunque di vino “naturale” per definire indistintamente un vino prodotto secondo i principi biologico e/o biodinamici.

Vi ricordate l’evento “vignaioli naturali” a Roma (sissì, ci sarà anche quest’anno): ecco, in questo caso il termine naturale viene usato in senso lato per abbracciare per intero il mondo dei produttori di vino non convenzionali, biologici, biodinamici e vegani.

I Vini Vegani

Ah già … e il vino Vegan?

Ebbene sì, ora abbiamo anche i vini Vegani.

In che modo un vino può essere definito come vegano. Cosa c’entra la sofferenza animale nella produzione del vino?

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In diverse pratiche enologiche, di filtrazione, chiarificazione, ecc. anche in quelle per i vini biologici, è previsto l’utilizzo di prodotti di origine animale: la farina di ossa animali, la colla di pesce, l’albumina, ecc.

Invece nella produzione dei vini vegan è vietato l’utilizzo di qualsiasi sottoprodotto di origine animale .

Anche per quanto riguarda il vino Vegan la situazione diventa complessa se si considerano tutti i vari marchi a cui un produttore può aderire per commercializzare il proprio prodotto come Vegano: VeganOk, Qualità Vegana, ecc. sono marchi con un proprio disciplinare vegano a cui si deve aderire per poter stampigliare il logo sulle proprie etichette.

Come per il vino biodinamico, non esiste una certificazione unica di riferimento e nessun ente terzo indipendente dal marchio in grado di controllare l’effettiva “veganità” di un prodotto.

Questo non vuol dire che chi espone un marchio vegano non rispetti le regole di base – i vari marchi hanno dei regolamenti precisi ed effettuano dei controlli di garanzia – ma anche qui troviamo piena libertà a partire dai presupposti vegani fondamentali: partendo dai criteri di base appena visti, il concetto di Vino Vegan può essere ulteriormente elaborato da ogni produttore.

Ad esempio un vino Vegan può essere benissimo prodotto da un’azienda che non applica in alcun modo lo sfruttamento animale a fini economici e che non utilizza in alcun modo il lavoro animale nei processi produttivi.

Ancora una volta, da alcune regole di base si dipana un mondo di ulteriori interpretazioni … e ancora una volta avremo molto probabilmente un prodotto diverso.

Personalmente trovo questa diversità produttiva davvero interessante, dal momento che rende libero ogni produttore di scegliere le modalità di espressione che ritiene migliori per i propri prodotti … e chi meglio del produttore conosce il terroir da cui provengono le su uve!

Al di là di tutte le terminologie, classificazioni, prese di posizione su cosa sia giusto bere o non bere, se un prodotto è buono e sano ed elaborato nel rispetto dell’ambiente e della materia originale, le parole stanno davvero a zero.

Quindi meno chiacchiere, più vino buono, gustoso e sano 😉

Rhesan di Cristina Menicocci

Viaggio nel Biodinamico: il Rhesan di Cristina Menicocci

Visto che nel mondo in evoluzione del vino tra gli aggettivi biologico, senza solfiti, biodinamico, naturale, si fa sempre più confusione, ho deciso di guardare la questione da un’angolazione diversa, prettamente gustativa.

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Il Rhesan

 

In questo articolo, che sarà il primo di una luuunga serie, non voglio spiegare le differenze tra le diciture e le varie certificazioni nazionali , europee e mondiali, finora presenti, ma capire in che modo un vino “biodinamico” possa essere diverso da un vino convenzionale.

Che gusto ha un vino biodinamico rispetto a un vino prodotto con pratiche enologiche e agricole convenzionali?
Quali differenze organolettiche ci dobbiamo aspettare?

Ovvio che non basta un assaggio e, forse, nemmeno tra mille assaggi sarà possibile rispondere in maniera univoca a queste domande e svelare l’arcano, perché ogni vino, biodinamico o meno, sarà sempre diverso dal precedente.

Tuttavia voglio provarci comunque e oggi inizierò con il “Rhesan”, un Trebbiano Toscano in purezza di Cristina Menicocci, prodotto nella sua fattoria nel Viterbese, vicino a Civita Castellana.

Seguiteci a scoprire il gusto di questo Trebbiano biodinamico.

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Il Tragugnano di Sergio Mottura e gli Abbinamenti Cibo-Vino

Il Tragugnano di Sergio Mottura e gli Abbinamenti Cibo-Vino

Cosa si può dire dell’ottimo Tragugnano di Sergio Mottura

Il Tragugnano !
Il Tragugnano !

Che sia un vino delizioso è ormai un dato assodato … che il prezzo sia specchio perfetto dell’onesta qualità del vino, anche … che  abbia un’etichetta davvero simpatica e accattivante, pure.

Anche chi lo sceglie solo per la splendida grafica non commette certo un errore ma una scelta fortuita felicissima.

Un vino ottimo da assaggiare tra amici, in famiglia e da infiocchettare per farne un bel regalo.

Un vino del Lazio conosciuto ma nemmeno troppo, come invece meriterebbe.

Un bianco che in quanto ad abbinamenti cibo-vino ha energia da vendere in tante direzioni.

Un vino molto versatile e dal gusto pieno … volete sapere con quali piatti diventa ancora più buono?

Continuate a leggere!

 

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Visita all’Azienda Andrea Occhipinti

Visita all’Azienda Andrea Occhipinti

Uno dei produttori più noti nella vinificazione dell’aleatico è Andrea Occhipinti a Gradoli.

Il lago di Bolsena dall'azienda
Il lago di Bolsena dall’azienda

Il territorio è quello classico ed elettivo per questo importante vitigno. Non a caso il Lazio ha una delle quattro denominazioni d’origine a base Aleatico, oltre all’Aleatico dell’Elba DOCG, Aleatico di Puglia DOC e la recentissima Pergola DOC, marchigiana.

Occhipinti ha una azienda che si estende su circa 5 ettari, principalmente coltivati con Aleatico, anche se una piccola parte è coltivata con grechetto rosso, vitigno che troviamo presente nella DOC Colli Etruschi Viterbesi (o Tuscia).

Il suo obiettivo è preservare e valorizzare le caratteristiche dei due vitigni autoctoni di Gradoli, attraverso la selezione massale dei vitigni più adatti alla natura vulcanica dei terreni. Siamo sulle colline a ridosso del lago di Bolsena, a circa 450 metri slm con una vista mozzafiato. I vigneti sono prevalentemente orientati nord-sud e godono di una perfetta insolazione.

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