Il Vino, il suo Mondo e i suoi Accessori Archivi - BWined
Vini Macerati e Vini Ossidati

Vini Macerati e Vini Ossidati? Facciamo Chiarezza!

In questo post vorrei delineare le ENORMI differenze che esistono tra Vini Macerati e Vini Ossidati.

Se nel secondo caso siamo di fronte a un’evidente e grave alterazione del vino, come già scrivevo qui, nel primo si parla di un procedimento produttivo che mira a ottenere un vino con un gusto e una colorazione particolare.

 

Bianchi Macerati e Orange Wines

Avrete sicuramente sentito parlare dei vini bianchi macerati, dei vini bianchi ramati e dei cosiddetti “orange wines”.

Non si tratta di una moda recente – anche se attualmente sta riscuotendo più successo che in passato – ma di una pratica usata già da molti anni soprattutto dai produttori del Collio e del Carso e che ora viene utilizzata un po’ in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, passando per il Lazio.

Se durante il processo di vinificazione il contatto del mosto con le bucce è un procedimento comune nei vini rossi (infatti questo tipo di vinificazione a contatto viene comunemente definita come “in rosso”), la vinificazione moderna “in bianco” non lo prevede e per questo i vini bianchi mantengono un colore scarico che vira dal giallo verdolino al giallo dorato.

Nell’enologia moderna il giallo ambrato è un colore caratteristico dei vini passiti o di quei bianchi ottenuti ad esempio da uve surmature, così come viene finora spiegato nella maggior parte dei corsi per aspiranti sommelier.

Nel caso dei bianchi macerati, quindi vinificati in rosso, il colore può partire dal buccia di cipolla fino ad arrivare proprio a un bell’arancione carico.

 

Bianchi Macerati e Orange Wines in Italia

Ribolla Gialla
Ribolla Gialla

La vinificazione “in rosso” delle uve bianche, prediletta da molti produttori friulani, rappresenta una scelta dettata soprattutto dalla tipologia di vitigno coltivata in questo specifico territorio.

La Ribolla Gialla, vitigno autoctono del Friuli Venezia Giulia, è un vitigno che si presta davvero bene alla procedura di macerazione, regalando vini dal sapore intenso e dalla struttura persistente e piacevole.

Ovviamente la scelta o meno della macerazione dipende dal tipo di uve di partenza e dal tipo di vino che si vuole ottenere: non tutti i vitigni a bacca bianca si prestano bene a essere vinificati in rosso, il rischio è quello di stravolgere le potenzialità organolettiche delle uve di partenza.

 

Cosa sono i Bianchi Macerati e come li riconosco?

Sia nei bianchi ossidati sia nei bianchi macerati possiamo avere un colore “ambrato” o“aranciato”: un colore che, in assenza di macerazione, è sicuramente “sbagliato” e che, invece, con una macerazione costituisce tipicità.

La macerazione è un procedimento della vinificazione in cui il mosto in fermentazione è lasciato a contatto con le bucce. Più a lungo il mosto rimane in contatto con le bucce, più il prodotto acquisterà colorazione e tannicità: questo perché i polifenoli presenti nella buccia dell’uva rilasciano nel mosto tannini e sostanze coloranti (gli antociani).

Ovviamente il tempo di macerazione viene attentamente valutato in base alle uve di partenza.

Ormai esistono vini bianchi che fanno 7-10 giorni di macerazione e quelli che passano addirittura mesi a contatto con le bucce … magari anche dentro anfore.

 

Bianchi Macerati e Orange Wines: Abbinamenti Cibo Vino

Si tratta di vini che hanno ovviamente un gusto diverso, poiché il processo di macerazione non ne coinvolge solamente l’aspetto ma anche la struttura e le caratteristiche organolettiche all’assaggio.

Si tratta di bianchi non bianchi che al naso possono ricordare intensamente le resine, le erbe aromatiche, la frutta secca, mandorle, nocciole, prugne, le castagne.

Allo stesso tempo, ci sono bianchi macerati con bouquet più freschi che richiamano gli agrumi, il potpourri di fiori secchi, i petali di rosa, le mandorle tostate e la frutta secca in generale.

Sono vini bianchi in cui troviamo strutture corpose, quasi robuste, tannini decisi, dei sapori intensi e mai così freschi come percepiamo invece nei classici vini realizzati “in bianco”.

Tuttavia anche negli “orange wine” più intensi, come può essere la famosa Ribolla Gialla di Gravner o il Jakot di Radikon, troviamo sempre quella verve fresca, quel guizzo acido, quella sapidità più o meno elettrica che è caratteristica di ogni vino, a livelli diversi, e che rende la beva sempre piacevole e mai piatta o bruciaticcia.

I bianchi macerati sono vini perfetti per la cucina agrodolce, per i piatti thailandesi, per l’agnello alla marocchina, e accompagnano splendidamente gli ingredienti nostrani più saporiti e aromatici, come i funghi, lo zafferano, la bottarga e i tartufi.

Scordateveli su un risotto gamberi e zucchine.

Sono vini a cui rendere giustizia con abbinamenti specifici, per cui un vino rosso è inadatto e per cui servono dei bianchi strutturati e dal gusto deciso e tendente al morbido, con un’acidità meno scalpitante.

 

Cosa sono i Vini Ossidati?

Ormai l’avrete capito, l’ossidazione non centra nulla con la macerazione.

È un’alterazione del prodotto finito che, innanzitutto, ne modifica il colore. E’ un’alterazione che coinvolge sia i vini bianchi sia i rossi ma nei bianchi ne determina un colore virante verso l’ambra.

Soprattutto, è un’alterazione che non si ferma al colore ma intacca il gusto del vino.

Una delle caratteristiche fondamentali di un vino che ne determina la longevità potenziale è l’acidità, data dalla presenza di tre principali acidi fondamentali: l’acido tartarico, citrico e malico, quest’ultimo sicuramente il più importante per definire le potenzialità di maturazione ed evoluzione di un prodotto..

 

vino macerato in via d'ossidazione
Vino macerato in via d’ossidazione
Vino macerato ossidato
Vino macerato completamente ossidato

Un vino che ha perso completamente la sua componente acida è un vino morto … e dal cattivo sapore: un gusto piatto, amaro, cotto, quasi bruciato, per questo si chiamano vini ossidati.

Vini Macerati e Vini Ossidati: come li distinguo?

Ci sono diversi livelli di ossidazione. Molto spesso è lampante, colore brunito, sapore piatto, amaro e bruciato.

In altri casi, quando magari l’ossidazione è appena cominciata, il colore sarà tendente all’ambra e un po’ di acidità ci sarà ancora nel prodotto. Tuttavia sarà un vino (macerato o meno non fa differenza) piatto nei profumi, con un sapore di frutta cotta e privo di persistenza.

Se in questo caso il cambiamento alla vista non è lampante, l’assaggio fugherà sempre ogni dubbio.

Pertanto se non conoscete il vino che avete appena pensato, se siete in dubbio e non sapete se è effettivamente ossidato oppure un tipico orange wine, assaggiatelo: un vino ossidato, anche solo leggermente, non sarà MAI buono.

Winedo

Winedo: la startup romana dedicata al mondo del Vino

 

Vi presento Winedo

Il Team di Winedo
Il Team di Winedo

Finalmente una startup romana dedicata al mondo al vino!

Giovedì scorso, presso la Galleria d’Arte Contemporanea Musia, ho avuto modo di partecipare alla presentazione di Winedo, recentissima Startup che vede protagonista sua maestà il vino sotto due importantissimi aspetti:

 

1. Il vino da bere

Winedo è un e-commerce che offre vini italiani e francesi di piccoli produttori, rispondenti a specifici criteri qualitativi e produttivi.

Il sistema di valutazione nella scelta dei produttori si riassume in 3 punti chiave, le 3 Q di Winedo, dove Q sta per qualità:

 

– Qualità Organolettica

Un’attenta analisi dei meriti (aromaticità, equilibrio, salute, ecc.) e degli eventuali difetti (fermentazioni, contaminazioni, ecc.) di un vino permette al team di Winedo di definire la reale qualità organolettica del prodotto.

– Qualità aziendale

Il team di Winedo valuta la provenienza delle uve, le modalità di raccolta ed imbottigliamento nonché la particolare attenzione dell’azienda verso l’ambiente: fattori che determinano la qualità aziendale.

– Qualità prezzo

Il prezzo di un vino si valuta in base al territorio di provenienza, alle difficoltà di produzione, alla tipologia di prodotto e alla metodologia di affinamento: questi sono i principali fattori che permettono al team di Winedo di valutare l’effettivo buon rapporto qualità prezzo.

 

Per queste ragioni, queste 3Q, sull’ e-commerce Winedo troverete solo vini dotati di questi tre pregi qualitativi.

La classificazione per le bollicine prendere il nome specifico “Grandi Bollicine” e risponde alla stessa ricerca di qualità appena vista.

 

Infine, la ricerca della qualità si estende anche alla conservazione delle bottiglie messe in vendita: queste vengono affidate alla custodia di Bucap S.p.A., un magazzino termoregolato, alle porte di Roma dove i vini selezionati sono conservati in condizioni ottimali di temperatura, umidità, posizione e illuminazione.

 

2. Il vino da conoscere

Winedo integra la possibilità di acquisto dei vini con un divertente sistema di apprendimento che parte dall’acquisto di una bottiglia e presenta alcuni esercizi a tappe per imparare a conoscere e degustare il vino. Una formazione online attiva unita alla possibilità di partecipare a interessanti seminari dal vivo, guidati dall’esperienza del Sommelier Luca Boccoli.

I seminari dal vivo saranno tenuti nello stesso luogo in cui è avvenuta la presentazione: l’incantevole spazio espositivo della Galleria Musia aperto da Ovidio Jacorossi.

Uno spazio di charme, arte e gusto totalmente gratuito e che, attraverso Winedo, vi permetterà la scoperta di vini incredibili, come quelli che si degusteranno nel primo seminario dedicato alla Borgogna.

 

Winedo Mission

 

Winedo: Presentazione con Degustazione

I Vini in Degustazione

La presentazione di Venerdì si è conclusa con una degustazione di 3 vini presenti sul portale e-commerce: 3 prodotti di grande qualità, pienamente rispondenti alle caratteristiche richieste da Winedo. Eccoli qua:

 

 Caterina De Plachi, Spumante Etna Doc2013 – Tenute Mannino De Plachi

Uno spumante davvero intenso, nel colore, negli aromi e nel sapore, con una struttura che non può nascondere il vitigno all’orgine: il tipicissimo Nerello Mascalese.

Un Metodo Classico profumato e corposo, di certo non adatto a un semplice aperitivo ma perfetto per piatti di pesce importanti, come il Pesce Spada al Salmoriglio. Lo trovate qui su Winedo a 31 Euro.

 

Maén, Vermentino Riviera Ligure di Ponente 2016 – Podere Grecale

Un vermentino che ricorda nei profumi e all’assaggio il mare e tutti i suoi aspetti: negli aromi ritroviamo la frutta gialla, il rosmarino, il basilico, la salsedine. La bella acidità e la sapidità salmastra, intensa e persistente, lo rendono potenzialmente un vino perfetto per una tartare di gamberi rossi. Dovrò verificare 🙂

Lo trovate qui su Winedo a 15,60 Euro.

 

Giacobbe, Cesanese di Olevano Romano Superiore 2016, Azienda Agricola Alberto Giacobbe

Barbatella di Merlot
La Barbatella di Merlot

Forse sarò di parte poichè proviene dalla mia regione, ma adoro letteralmente questo Cesanese che, per mia fortuna, ho provato diverse volte: quello di Alberto Giacobbe è un vino che esprime perfettamente tutte le caratteristiche del vitigno d’origine, facendo emergere la componente fruttata e quella speziata e vegetale che richiamano i lamponi e le more appena colte, il bastoncino di liquirizia, il pepe nero.

Un Cesanese intenso nei sapori e nella struttura ma con una spina acida che lo rende perfetto in abbinamento a un piatto tipico come la classica Coda alla Vaccinara.

E se per gli altri vini gli abbinamenti pensati sono ancora da verificare, quest’ultimo è stato adeguatamente testato 😉

Lo potete trovare qui su Winedo a 12 Euro.

 

I 3 vini hanno chiuso in bellezza l’interessante presentazione e, oltre al loro sapore, ho portato a casa uno splendido cadeaux, offerto dal team di Winedo, che spero di trattare con tutta la cura di cui sono capace … una bellissima barbatella di Merlot.

 

La Sala Degustazione della Galleria

 

Se le parole che avete letto non vi bastano per comprendere pienamente il funzionamento di Winedo, potete vedere direttamente in questo video come funziona il portale, il suo sistema di selezione dei prodotti e il sistema formativo.

Winedo – Video Dimostrativo

Festa della Mamma 2018

Festa della Mamma 2018: 16 regali “divini” !

 

Cercate dei Regali “divini” per questa Festa della Mamma 2018?

Vostra mamma è un’appassionata o un’esperta di Vini? Vostra mamma adora il vino e vorrebbe approfondire l’argomento? Vostra mamma ama il vino e adora gustarlo in compagnia?
Se vostra madre risponde a una di queste caratteristiche, in questa lista regalo troverete sicuramente il dono “vinoso” che fa al suo caso.

In questa lista troverete regali adatti a tutti i gusti e a tutti i budget e tutti dedicati esclusivamente al mondo del vino.

Pronto a scoprire i Regali di vini per la festa della Mamma 2018?
Scorri questo slideshow e trova quello più adatto a tua mamma e al tuo budget!

 

Lista di Regali “divini” per la Festa della Mamma 2018

Gioco da Tavolo sul Vino

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Lo trovate qui a 19 Euro

 

Lista di bottiglie “divine” per la Festa della Mamma 2018

A questa lista di doni non possiamo non aggiungere delle bottiglie di vino come regali “divini” per questa festa della mamma 2018!

Ecco a voi 3 fantastici prodotti “vinosi” da regalare o da assaporare tutti insieme per celebrare questa festa.

 

1. Sauvignon Lafóa 2016 – Colterenzio

un Sauvignon eccezionale, con una persistenza e una morbidezza incredibili.Lafoa Sauvignon

Un Sauvignon da grandi piatti di pesce: provatelo con una deliziosa pasta alle capesante!

Non preoccupatevi, tornerò a parlare approfonditamente di questo vino 🙂

Lo potete acquistare online qui.

 

2. Castagnino 2016 – Fabrizio Dioniso

Castagnino Fabrizio DionisoCome rosso vi suggerisco il Castagnino di Fabrizio Dioniso, un Syrah incredibilmente profumato: un tripudio profumato di piccoli frutti rossi e spezie e un gusto improntato su note di mirtilli, e soffi erbacei di rabarbaro a rinfrescare la ricchezza dell’assaggio. Per concludere in bellezza, è un vino che ci regala una bella persistenza su vivaci note di pepe nero.

E’ un rosso davvero perfetto in abbinamento al coniglio porchettato.

Un vino che lascia il segno per il suo sapore intenso e il suo ottimo rapporto qualità prezzo.

Un bellissimo regalo per celebrare questa festa e, visto che ogni mamma è donna, anche l’occhio vuole la sua parte e l’etichetta di questo vino è davvero elegante nella sua semplicità, un vino del cuore.

Lo potete acquistare online qui.

 

3. Passito di Pantelleria Ben Ryé 2016 – DonnafugataBen Ryé Donnafugata

Lo so, il Ben Ryé” di Donnafugata non ha bisogno di presentazioni: un passito di grande dolcezza, ma arricchito da fresche note di erbe aromatiche, come il mirto, dal profumo di datteri, dalla delicatezza asprezza dell’arancia candita e dal sentore speciato tipico della cannella a completare un profilo aromatico incredibilmente vario e accattivante.

E’ un vino che – lo dico raramente – si può bere tutto anche in assolo ma se lo abbinate con un dolce sceglietene uno davvero in grado di tenergli testa.

Potete acquistare il Ben Ryé online, qui.

Provate il Ben Ryé con dei biscotti al cioccolato fondente oppure osatelo con una torta deliziosa come quella della seguente ricetta … una degna conclusione in super dolcezza per questa festa della mamma 2018.

La comunicazione del vino: emozione e non noia

La comunicazione del vino: emozione e non noia

Qualche mese fa mi sono imbattuta in un interessante articolo riguardo alla comunicazione del vino.

Si tratta di un articolo rivolto soprattutto a chi produce, pubblicizza e vende il vino  ma i consigli che offre si possono benissimo applicare a tutti coloro – me compresa – che si occupano semplicemente di “comunicare il vino” senza ricercare un guadagno.

Al di là dei consigli che l’esperta intervistata offre sul modo di pubblicizzare il vino sono rimasta colpita soprattutto da ciò che afferma riguardo a come i comunicatori del vino fanno sentire i consumatori e potenziali clienti: IGNORANTI.

“ … se non sapete abbastanza di VINO allora non siete portati per il commercio o anche semplicemente il consumo di vini. Questo tipo di comunicazione ha contribuito a rendere il vino esclusivo …” Reka Haros

Tutte quelle pubblicità di corsi da esperti, quegli articoli su specificità del vino ai più sconosciute, quelle notizie riservate solo a chi conosce l’enologia, quel lessico “enosnob” usato spesso a sproposito  hanno contribuito a rendere il vino un argomento “difficile” e poco emozionante.

Invece è proprio il secondo punto che è cruciale nella comunicazione di questo prodotto.

Il vino, così come la cucina, è EMOZIONE: la scoperta di nuovi sapori, di accostamenti sorprendenti.

Non bisogna per forza essere degli esperti di vino per beneficiare di queste sensazioni: la conoscenza e la curiosità sono cose bellissime ma nascono da un desiderio e da una voglia di approfondire ciò che piace ed emoziona.

E’ giusto che chi si occupa di vino e si rivolge a un pubblico di esperti e appassionati del settore usi tutte le sue conoscenze in merito ma se si comunica con qualcuno che di vino ne sa poco e non vuole approfondire troppo, allora è bene moderare i termini, perché la noia è dietro l’angolo.

Nessuno si emoziona con chiacchiere pedanti e nozioni superflue: ci si appassiona invece davanti alla descrizione di armonie di sapori, gusti particolari, abbinamenti cibo vino sorprendenti.

Sembrano constatazioni banali ma sono aspetti che vengono quasi sempre tralasciati nella comunicazione del vino: ci si sofferma sul grado di conoscenza che bisogna avere per “capire il vino”, su quali bicchieri scegliere, quale budget spendere per una buona bottiglia, la temperatura di servizio, ecc.

Tutti aspetti importanti … ma per gli esperti del settore: la comunicazione del vino deve però poter rivolgersi a tutti, anche a chi vuole semplicemente concedersi qualche buon bicchiere di vino il Venerdì sera con gli amici, senza stare sproloquiare sul terroir di un vitigno, sulla biodinamicità di un’azienda, sulla presunta mineralità del prodotto.

 

Ecco, nel piccolo, questo blog cerca di far conoscere il vino, rendendolo un pochino più emozionante di quanto viene fatto normalmente apparire.

Fateci sapere se siamo sulla buona strada 😉

 

Cheers!

Abbinamento Cibo Vino

L’Abbinamento Cibo – Vino è una cavolata? Ma anche no!

Devi essere un esperto per farti piacere il vino? Ma anche no!

Il mondo del vino è soggetto – ahimè – alle mode, molto più rispetto al mondo culinario.

Questo perché sembra essere un argomento piuttosto di nicchia, riservato a pochi “esperti” del settore, spesso in balia di diverse correnti di pensiero,dei gusti e delle tendenze del momento: quelli che il vino lo “capiscono”.

Secondo le recenti statistiche, la verità è che il consumo del vino in Italia è basso … bassissimo, specie se parliamo di un consumo abituale, magari durante i pasti. Anche quello della birra, che per un momento aveva fatto ben sperare, ha ripreso a scendere.

Gli acquisti del vino impennano unicamente durante il periodo natalizio, esattamente come accade per i libri. Così come pochissima gente legge, almeno secondo le statistiche, ecco che pochissima gente beve abitualmente il vino: entrambe le categorie servono da spunto per fare i regali.

In Italia l’immagine del vino è quella di una bevanda “difficile” e costosa: non si capisce quando e come berla, non si capisce come valutarla e sceglierla: spenderò il giusto, berrò qualcosa di buono?

Queste domande indicano che le persone non sembrano sapere se un vino sia effettivamente buono!

Ma questo è impossibile, perché siamo tutti dotati di papille gustative e una volta che ci togliamo dalla testa tutte le menate che sentiamo dire sul vino, come le seguenti (giusto per citarne alcune tra le più amate tra gli enosnob) …

“il vino, per essere compreso, si beve solo fuori pasto”

“Un vino buono costa almeno 15 euro”

… ecco che riusciamo benissimo a capire se quello che abbiamo nel bicchiere è una porcheria o meno: dobbiamo solo riappropriarci delle nostre capacità gustative.

Ovvio che difficilmente un vino pregiato, dal prezzo cospicuo, risulterà cattivo ma anche in questo caso c’è sempre gente che di fronte al prezzo si “fodera” il gusto e non riesce nemmeno ad ammettere che magari il vino che sta bevendo è andato a male: “l’ho pagato 35 euro … certo che è buono … questo sentore amaricante è CARATTERE (sic!)

 

L’Abbinamento Cibo – Vino è una cavolata? Ma anche no!

Dal momento che ogni vino ha un gusto particolare – che possa piacere o meno è altra storia – non vedo perché delle semplici ma oggettivamente valide regole per l’abbinamento con il cibo debbano essere considerate inutili.

Tutti sappiamo – perché l’abbiamo sperimentato e/o sentito dire – che alcuni ingredienti in cucina si sposano bene tra loro mentre altri al contrario non andrebbero mai abbinati.

Pensate al conosciutissimo accostamento anatra e arancia: dove l’elemento più acido va a sgrassare la pesantezza dell’anatra al palato.

Esiste una vera e propria scienza dell’abbinamento tra i vari ingredienti in cucina: uno studio continuo, portato avanti da chef ed appassionati che regala ogni giorno interessanti proposte di accostamento.

Provate ad esempio a leggere questo libro, magari non così recente ma sempre attuale nell’offrire interessanti accostamenti culinari.

Oppure, se vi piace provare abbinamenti gastronomici arditi ma gustosi, postate le vostre esperienze dirette su questo sito, dedicato interamente a una scienza dell’abbinamento: https://www.foodpairing.com/en/home

Perché questo concetto dell’abbinamento armonico, così riconosciuto in campo culinario, risulta assurdo con il vino?

Si tratta esattamente dello stesso principio.

Perché se abbino il gorgonzola con una bella spigola tutti gridano – giustamente – all’orrore, ma se beve un bicchiere di Barolo con un’impepata di cozze nessuno dice niente?

E badate bene non si grida all’orrore per un fatto meramente tradizionale o salutistico – così come si storce il naso di fronte ad un caffelatte all’ora di pranzo – ma per il fatto che i sapori risultano sgradevoli all’assaggio – non semplicemente in contrasto – ma proprio “cattivi” al palato se assaggiati insieme.

 

Perché devo mangiare e bere qualcosa di gustoso e rovinarlo con un abbinamento insensato?

Il fattore “gusto” personale centra fino a un certo punto: ognuno può avere le proprie preferenze ma difficilmente le persone amano provare sapori sgradevoli.

Chi si occupa di vino e ha interesse a farlo realmente apprezzare, dovrebbe dire questo riguardo all’abbinamento cibo – vino:

scegliete sempre il vino che più vi piace ma se volete berlo a pasto sappiate che il suo sapore può alterare il gusto di quei cibi con cui poco si abbina

Punto.

 

Così ognuno sceglierà per sé in piena consapevolezza.

Ma – per favore – non venite a dirci che l’abbinamento cibo – vino è una cavolata!

 

Cheers!

Abbinamento cibo-vino: 10 consigli fondamentali per non sbagliare

Abbinamento cibo-vino: 10 consigli fondamentali per non sbagliare

Spesso si tende a fornire consigli di abbinamento cibo-vino indicando dei vini specifici di difficile reperibilità.

Ad esempio “i cannelloni al ragù stanno benissimissimo con un il Montepulciano d’Abruzzo della Cantina Tollo, annata 2015”!!

Si, ok, grazie del suggerimento … ma se non riesco a trovarlo questo vino? Offro anch’io consigli di questo tipo e mi rendo conto che non sono sempre così utili.

Spesso chi ha bisogno di comprare un vino da servire a cena, si ricorda di comprarlo solo poche ore prima.

Che vino scelgo?
Che vino scelgo?

In questi casi non si può certo sperare di trovare proprio QUEL vino.

Non disperate, però! Infatti si possono facilmente trovare dei sostituti in grado di fare in tavola la loro bella figura, senza ammazzare il gusto di una pietanza preparata con tanta cura.

Per trovare in poco tempo il vino che meglio si abbina a una data pietanza leggete oltre e seguite 10 facili consigli.

 

1.       Leggete cosa suggeriscono i produttori.

Nell’era di Internet potete facilmente andare in enoteca e consultare online il sito del produttore di un dato vino per capirne le caratteristiche organolettiche e a cosa il produttore consiglia di abbinarlo: chi fa il vino con amore vuole che gli altri lo assaggino al meglio e pertanto suggerirà abbinamenti validi.

2.       Se proponente in tavola una pietanza regionale, cercate tra i vini del luogo.

Spesso quei vini sono stati prodotti proprio per sposare la cucina locale a cui ben si abbinano per le loro caratteristiche, in termini di profumi e sapori.

3.       A delle pietanze semplici abbinate dei vini semplici

Se pensate di servire delle scaloppine al limone evitate di aprire una costosa bottiglia di Brunello solo per fare scena … riservatela per quei piatti che davvero la richiedono.

Nulla da togliere alla bontà delle scaloppine al limone … semplicemente richiedono dei vini meno strutturati ma non per questo poco piacevoli.

4.       A carni rosse abbinate vini rossi

C’è poco da fare, se volete andare sul sicuro non osate abbinamenti improbabili soprattutto se avete poco tempo per scegliere.

Bistecche di manzo, braciole di maiale, salsicce, filetti di manzo, petto d’anatra al forno, carrè d’agnello, Spezzatino di manzo chiamano a gran voce dei vini rossi.

Vini bianchi o rosè possono essere considerati solo quando si tratta di carni servite fredde, carni impanate e fritte a base di pollame, e di salumi.

5.       Al pesce abbinate vini bianchi o vini spumanti (anche rosé)

Esistono dei vini rossi che possono abbinarsi bene a pesci importanti … tuttavia se dovete scegliere un vino in poco tempo e con poca scelta, non rischiate … un abbinamento DAVVERO sbagliato è facilmente dietro l’angolo.

il vino per il pesce?
il vino per il pesce?

6.       Se servite pietanze fredde e/o fritte optate per dei vini bianchi freschi e leggeri o per dei vini spumanti.

Quando una pietanza è fritta oppure servita fredda (pensate ad un antipasto di pesce, a una tartare, a un vitello tonnato) ha bisogno di poco tannino e ha bisogno di essere alleggerita all’assaggio, per la sua ovvia grassezza.

7.       Quando nella pietanza è protagonista il pomodoro scegliete vini rosè (fermi o spumanti) oppure dei bianchi campani o siciliani.

E’ effettivamente così, i vini rosé hanno quel giusto bilanciamento organolettico che permette di esaltare il gusto dei pomodori in una pasta o in un contorno per il pesce. In alternativa al rosè potete anche optare per dei vini bianchi della Campania e/o della Sicilia: un azzardo maggiore, dato il vastissimo repertorio vinicolo che queste due regione offrono, ma che comunque può risolversi per il meglio. Nel dubbio scegliete un Falerno del Massico Bianco, un Costa d’Amalfi, un Biancolella, oppure un Etna Bianco.

8.       Quando scegliete un vino leggete bene l’etichetta

In particolare guardate che il vino venga prodotto, imbottigliato e venduto da una società vitivinicola di cui potete trovare informazioni online. Se non conoscete il vino almeno potete verificare l’eventuale serietà dell’azienda.

Guardate anche l’annata! Spesso, specie se comprate i vini al supermercato (si, dico a voi!), rischiate di incappare in annate vecchie stravecchie e, quindi, in vini ormai passati a miglior vita, anche perché conservati in dubbie condizioni.

9.       Per le paste ripiene e/o condite con salse a base di carne optate per dei rossi leggeri, di medio corpo o per dei rossi frizzanti

Con la carne, si sa, nella maggior parte dei casi, i rossi la fanno da padrone. Quando il gusto della carne è ammorbidito dalla tendenza dolce di una pasta è bene optare per vini rossi non troppo corposi (se la pasta è ricca di sugo, basta scegliere un rosso un pochino più alcolico) o per dei vini frizzanti – primo fra tutti il Lambrusco – in grado di mitigare questa sensazione all’assaggio.

Qualche suggerimento in più? Eccoli qui!

Barbera d’Alba, Barbera d’Asti, Dolcetto di Dogliani, Dolcetto d’Alba, Rosso di Montalcino, Rosso di Montepulciano, Montepulciano d’Abruzzo, Valpolicella Ripasso, Schiava.

10.   Per le paste ripiene e/o condite con salse a base di verdure e/o pesce optate per dei vini bianchi.

Con queste pietanze sono le caratteristiche organolettiche di molti vini bianchi a fornire i migliori abbinamenti possibili! Ovviamente qui le opzioni sono tantissime.

Qualche suggerimento in più? Eccoli qui!

Paste ripiene e/o condite con salse a base di verdure: Frascati, Etna Bianco, Chardonnay Friulano, Chardonnay e Sauvignon dell’Alto Adige, Trento DOC, Franciacorta Brut,  Vermentino Ligure, Pigato, Orvieto Classico, Soave Classico.

Paste ripiene e/o condite con salse a base di pesce: Vermentino Sardo, Vermentino Ligure, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Fianco di Avellino, Falanghina del Sannio, Pinot Grigio Alto Adige, Costa d’Amalfi Bianco, Collio Sauvignon e Pinot Bianco, Ribolla Gialla, Curtefranca Bianco, Prosecco di Valdobbiadene Superiore di Cartizze.

Dolce chiama vino dolce
Dolce chiama vino dolce

 

… Quasi mi dimenticavo! Non l’ho voluta mettere in lista perchè è davvero un’indicazione scontata ma che non va assolutamente dimenticata: mi raccomando, per i dolci scegliete dei vini dolci!

 

Questi sono tutti i  consigli base che mi sento di darvi, soprattutto ora che vi accingete a fare scorta di vini per le feste.

Se poi volete approfondire, chiedete pure!

 

 

vini biologici

Vini Biologici, Biodinamici e Naturali

vini biologici

Vini Biologici, Vini Biodinamici e Vini Naturali: facciamo chiarezza

Vi chiedete cosa vuol dire parlare di Vini Biologici, Vini Biodinamici e Vini Naturali ma finora non avete ancora chiare le differenze tra questi termini?

In questo post parleremo di tutte quelle filosofie e tecniche di produzione diverse che dovrebbero rendere il mondo enoico affascinante ma che spesso creano solo gran confusione nella mente dei consumatori che vogliono semplicemente portarsi a casa un buon vino; una confusione generale che colpisce anche gli appassionati di vino che vedono comparire sugli scaffali bottiglie con un infinito numero di diciture e nuove certificazioni tra cui diventa difficile destreggiarsi.

Tanti produttori, tante certificazioni e tutta una terminologia “ bio” ben poco chiara.

Ebbene, togliamo tutti i tecnicismi, le etichette e i paroloni per far luce su tutte le nuove mentalità di produrre vino in Italia e in Europa.

Parliamo di Europa poiché in realtà, in barba alle tante certificazioni che esistono, nazionali e internazionali, esiste una sola normativa europea di riferimento per poter definire un dato vino come “biologico” ed è a questa che i produttori europei si rifanno per poter commercializzare il proprio vino a livello internazionale senza restrizioni e con un marchio veramente BIO.

Se volete saperne di più sulla questione, non vi rimane che continua a leggere ed entrare nel mondo del “biovino”.

 

Vini Biologici, Vini Biodinamici, Naturali e Vegan: eh?

 

I Vini Biologici

Innanzitutto un vino biologico è frutto di pratiche agricole e vitivinicole biologiche.

Come già sappiamo, poiché i prodotti biologici sono diffusi, conosciuti e apprezzati ormai da anni, la viticoltura bio, così come l’agricoltura biologica, mira alla salvaguardia della fertilità dei terreni agricoli, preservando l’equilibrio naturale dell’ambiente in cui si coltiva.

Questo si traduce in un massimo rispetto verso le biodiversità nell’intera logica produttiva.

Un vino biologico sarà pertanto figlio di pratiche agricole orientate alla salvaguardia dell’ambiente agricolo nella sua integrità, con un ridotto impiego di mezzi estranei a questo microcosmo: interventi meccanizzati in vigna del tutto banditi, un utilizzo di antiparassitari alternativi a quelli chimici e in quantità limitata.

La stessa impronta bio la troviamo ovviamente nell’intero processo di vinificazione, dove il libero intervento umano viene in parte imbrigliato al fine di preservare l’originalità e la naturalità del prodotto originale.vini biologici

Questa volontà si traduce nell’utilizzo di lieviti indigeni, appartenenti quindi allo stesso microcosmo agricolo delle uve, e in un controllo selettivo delle tipologie e delle quantità di tutte quelle sostanze e additivi necessari nei vari processi di fermentazione, stabilizzazione, chiarificazione, filtrazione, precedenti all’imbottigliamento e alla messa in vendita.

Vi avevo promesso niente tecnicismi ma, per chi volesse approfondire, nella normativa UE da seguire per poter dichiarare un vino “biologico”, sono indicate tutte le pratiche e le sostanze ammesse . Potete trovare il testo della normativa qui.

Un regolamento europeo (n. 203/2012) specificamente legato al vino che ci ha messo tanto a essere elaborato a causa di Lei: l’anidride solforosa!

Ebbene sì, l’abbiamo alla fine nominata, lei, l’acerrima nemica di ogni produttore di vino.

Con la normativa del 2012 possiamo però tirare un sospiro di sollievo perché ne sono state definite le quantità massime da utilizzare per ogni tipologia di vino (bianchi, rossi, vini dolci, ecc.), affinchè quest’ultimo possa rientrare in un regime biologico.

Quindi anche i vini biologici possono contenere solfiti aggiunti?

Sì, anche se non sempre: generalmente chi produce vini biologici fa sempre attenzione a limitare rigidamente l’utilizzo della solforosa, usandola solo quando è veramente necessario per salvaguardare il prodotto finale.

Questa libertà ci comunica che, al di là delle norme europee di base ormai ben definite, un vino biologico pur partendo da una base comune di regole, può essere interpretato in tantissimi modi diversi a seconda dell’idea che ogni produttore ha della viticoltura e dell’enologia biologica e biodinamica.

I Vini Biodinamici

Visto che l’abbiamo tirata in ballo … associata alla viticoltura biologica troviamo anche quella biodinamica.

vini biologici e biodinamiciQuest’ultima segue delle regole di “produzione” molto più filosofiche, alcuni direbbero (anzi lo dicono proprio!) magiche, poiché ogni ambiente agricolo viene interpretato come un organismo a sé stante da trattare con estrema specificità e nel pieno rispetto del ciclo naturale.

Chi segue la filosofia biodinamica, utilizza nella cura della terra e dei vigneti, dei cosiddetti preparati biodinamici, composti da materiali del tutto naturali e biologici (essenze, piante aromatiche, polveri minerali, ecc,), questo per favorire la corretta crescita delle piante preservandone le caratteristiche nutrizionali e la sanità nel tempo.

La normativa europea di cui sopra non definisce degli standard per poter etichettare un vino come “biodinamico”. Tuttavia – e da qui l’ulteriore confusione – esistono diversi standard di riferimento per i produttori che vogliono commercializzare il proprio vino come biodinamico.

Demeter, BioSuisse, ecc. non rappresentano delle Certificazioni Pubbliche ma dei marchi privati a cui i produttori possono aderire, rispettando gli standard base definiti.

Partendo da questi poi ogni produttore può perseguire in dettaglia la sua personale filosofia biodinamica.

I Vini Naturali

Infine abbiamo il cosiddetto “vino naturale”: una definizione che viene usata spessissimo ma sinceramente trovo che il suo utilizzo fortuito generi ulteriore confusione.

Il termine “naturale” non ha alcuna accezione specifica nel campo della produzione vitivinicola.grapes

E’ un termine che viene usato indifferentemente per parlare dei vini biologici, biodinamici e pure di quelli “liberi dai solfiti (sempre aggiunti)”.

Non esiste alcuna definizione giuridica atta a classificare un vino come “naturale”, tant’è che in molti paesi questa dicitura non può proprio essere utilizzata nell’etichettatura dei vini.

Nel settore vitivinicolo si parla comunque di vino “naturale” per definire indistintamente un vino prodotto secondo i principi biologico e/o biodinamici.

Vi ricordate l’evento “vignaioli naturali” a Roma (sissì, ci sarà anche quest’anno): ecco, in questo caso il termine naturale viene usato in senso lato per abbracciare per intero il mondo dei produttori di vino non convenzionali, biologici, biodinamici e vegani.

I Vini Vegani

Ah già … e il vino Vegan?

Ebbene sì, ora abbiamo anche i vini Vegani.

In che modo un vino può essere definito come vegano. Cosa c’entra la sofferenza animale nella produzione del vino?

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In diverse pratiche enologiche, di filtrazione, chiarificazione, ecc. anche in quelle per i vini biologici, è previsto l’utilizzo di prodotti di origine animale: la farina di ossa animali, la colla di pesce, l’albumina, ecc.

Invece nella produzione dei vini vegan è vietato l’utilizzo di qualsiasi sottoprodotto di origine animale .

Anche per quanto riguarda il vino Vegan la situazione diventa complessa se si considerano tutti i vari marchi a cui un produttore può aderire per commercializzare il proprio prodotto come Vegano: VeganOk, Qualità Vegana, ecc. sono marchi con un proprio disciplinare vegano a cui si deve aderire per poter stampigliare il logo sulle proprie etichette.

Come per il vino biodinamico, non esiste una certificazione unica di riferimento e nessun ente terzo indipendente dal marchio in grado di controllare l’effettiva “veganità” di un prodotto.

Questo non vuol dire che chi espone un marchio vegano non rispetti le regole di base – i vari marchi hanno dei regolamenti precisi ed effettuano dei controlli di garanzia – ma anche qui troviamo piena libertà a partire dai presupposti vegani fondamentali: partendo dai criteri di base appena visti, il concetto di Vino Vegan può essere ulteriormente elaborato da ogni produttore.

Ad esempio un vino Vegan può essere benissimo prodotto da un’azienda che non applica in alcun modo lo sfruttamento animale a fini economici e che non utilizza in alcun modo il lavoro animale nei processi produttivi.

Ancora una volta, da alcune regole di base si dipana un mondo di ulteriori interpretazioni … e ancora una volta avremo molto probabilmente un prodotto diverso.

Personalmente trovo questa diversità produttiva davvero interessante, dal momento che rende libero ogni produttore di scegliere le modalità di espressione che ritiene migliori per i propri prodotti … e chi meglio del produttore conosce il terroir da cui provengono le su uve!

Al di là di tutte le terminologie, classificazioni, prese di posizione su cosa sia giusto bere o non bere, se un prodotto è buono e sano ed elaborato nel rispetto dell’ambiente e della materia originale, le parole stanno davvero a zero.

Quindi meno chiacchiere, più vino buono, gustoso e sano 😉

Cosa regalare agli amanti del vino

Cosa regalare agli amanti del vino?

Forse è ora di sfruttare il weekend e pensare ai regali di Natale. Se già tremate all’idea, rassicuratevi! Trovare il regalo giusto per tutti è più facile di quanto pensiate, specie se si parla di Wine Lovers.

Spesso si va alla ricerca dei gadget più assurdi, quelli in grado di stupire chi li riceve ma spesso destinati a essere infilati in un cassetto perché poco pratici o del tutto inutili.
In realtà c’è un regalo che viene sempre apprezzato dagli amanti del vino ed è, pensate un po’, il vino stesso.

Senza scervellarvi nella ricerca degli strumenti, degli apribottiglie, dei salvagoccia, dei decanter più assurdi, scegliete una bella bottiglia di vino con un packaging elegante et voilà, avrete una sorpresa davvero gradita a tutti gli amanti del vino.

Ecco, con il post di oggi voglio indicarvi alcune delle bottiglie che potrebbero risultare più gradite dagli amanti del vino italiano, quindi se volete un aiuto per dei regali vinosi leggete oltre!
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Riconoscere l'odore di tappo

Riconoscere l’odore di tappo

 

Riconoscere l’Odore di Tappo? Si può !

Eccoci giunti a una delle problematiche più controverse nell’ambito della degustazione dei vini: il temutissimo sentore di tappo!

Anche se abbiamo già visto che di difetti in un vino possiamo incontrarne di peggiori, il sentore di tappo è un dubbio che attanaglia tantissimi appassionati che spesso, di fronte a una nuova bottiglia appena aperta, si chiedono: quello che sento è davvero odore di tappo?Sa di Tappo

Per risolvere l’annosa questione, vediamo prima di capire da cosa può dipendere l’odore di tappo.

Generalmente, la causa di tale difetto in un vino è rappresentata dalla molecola 2-4-6 Tricloroanisolo (abbreviata come TCA) che va a generarsi a causa della presenza di funghi e microrganismi parassiti – primo fra tutti l’Armillara Mellea – capaci di attaccare il sughero.

I parassiti che si cibano del sughero con cui sono prodotti i tappi, attraverso il loro metabolismo, danno vita alla suddetta molecola di Tricloroanisolo e, di conseguenza, cedono anche al vino quell’odore pungente di legno ammuffito che noi chiamiamo comunemente “odore di tappo”.

Per arginare tale noto problema, i sugheri che vengono usati per la chiusura delle bottiglie di vino vengono sottoposti a controlli microbici dagli stessi produttori di tappi, proprio per evitare che il materiale venga attaccato da quei microrganismi in grado di generare il temuto sentore di tappo.

Ma l’odore di tappo o TCA può non dipendere esclusivamente dai tappi di sughero.

Spesso infatti, anche se i tappi vengono resi sterili, attraverso le procedure suggerite dal Codice Internazionale per la Produzione dei Tappi di Sughero (CIPT), o la chiusura del vino viene effettuata con materiali diversi dal sughero, il problema dell’odore di tappo può manifestarsi comunque.

Sughero
Sughero!

Alcune sostanze che vengono usate per sterilizzare i tappi possono reagire, durante il processo di imbottigliatura del vino, con l’anidride solforosa che, anche se usata in minime quantità, in questo caso può dar vita a composti odorosi che richiamano l’odore di feccia o di tappo.

Allo stesso modo anche una cattiva conservazione dei tappi, magari in un ambiente eccessivamente umido, può compromettere la loro stabilità durante il processo di imbottigliamento e “regalare” la stessa problematica al vino.

E se il tappo della bottiglia incriminata non è di sughero ma noi sentiamo ugualmente il TCA nel vino appena versato?

Un sentore riconducibile al TCA può essere dovuto anche a fattori produttivi completamente slegati dalla natura del tappo: delle botti di legno mal conservate, delle uve anche leggermente ammuffite e una scarsa pulizia dei materiali usati in fase di produzione e imbottigliamento possono portare alla stessa problematica.

Ora che abbiamo chiarito come “nasce” il problema, veniamo all’annosa questione: come riconoscere il TCA, ovvero il famigerato odore di tappo? Se volete sapere come leggete oltre !

 

Come fare per riconoscere l’odore di tappo

A volte la percezione della problematica relativa al TCA è talmente lieve da farci venire qualche dubbio, specie se siamo al ristorante e dobbiamo farci cambiare la bottiglia.

Spesso per definire il TCA si portano ad esempio gli odori caratteristici delle cantine umide, quelli dei panni umidi stantii, tipo quando, dopo la piscina, non si toglie subito dalla borsa l’accappatoio bagnato e lo si lascia lì: odori sgradevoli che tutti abbiamo sentito almeno una volta ma che spesso non sono così facilmente riconoscibili quando li troviamo in un vino.

Trucioli
Trucioli

Per riconoscere l’odore di tappo, anche quando è lieve, vi propongo un piccolo esercizio, magari non piacevole ma senza dubbio utile e semplice da eseguire.

Per definire con chiarezza come appare all’olfatto il sentore di tappo in un vino, provate a prendere della segatura o dei trucioli di legno e a metterli in un barattolo di vetro con coperchio (come quello che si usa per le conserve), bagnateli con un po’ d’acqua e poi chiudete il coperchio e lasciatelo chiuso per almeno un giorno.

Quando andrete a riaprirlo (brrr) sentirete un aroma pungente e acre che richiama il legno marcio… un odore reso più intenso e stantio dalla chiusura ermetica del contenitore.

Non ci sentirete il profumo de fiori ...
Non ci sentirete il profumo de fiori …

L’esperimento serve a riprodurre in maniera economica e macroscopica quel sentore molto più lieve che ritroviamo nei vini affetti da TCA: un sentore di legno marcio e ammuffito che trova massimo spunto nel momento in cui versiamo il vino nel bicchiere.

Se dopo aver annusato il vino, siete ancora in dubbio sul difetto di tappo, niente paura, poiché il TCA si riscontra anche all’assaggio: in questo caso si percepirà un sapore leggermente legnoso e decisamente acre, ben diverso da quella nota boisè e speziata che ritroviamo nei vini che sono passati in botte e che, di certo, non ci riporta all’olfatto e al gusto il sentore di muffa.

Se poi, dopo l’assaggio, non vi sembra di riscontrare la stessa problematica, allora provate ad arieggiare il prodotto “sospetto” in un decanter: il TCA non è semplice odore di chiuso ma un difetto che non sparisce in questo modo e, purtroppo, rimane nel vino a tormentarci.

 

Una volta individuato con sicurezza il problema del TCA, cosa facciamo di fronte a un vino con sentore di tappo?

Come per tutti i vini difettati e alterati, la situazione è semplice ed è sempre la stessa: lo rispediamo al mittente, facendoci cambiare la bottiglia con una nuova, basta conservare la prova d’acquisto se abbiamo comprato il prodotto in un negozio.

 

Se il sentore di tappo vi sembra il problema più tremendo da trovare nel vostro buon bicchiere, forse non avete letto qui e sicuramente non dovete perdervi i prossimi articoli dedicati ai difetti e alla alterazioni del vino.

A prestissimo …