Giulia Bwined, Autore a BWined - Pagina 29 di 33

Il Solstizio d’Estate 2015

Un evento che vi devo assolutamente consigliare è il Solstizio D’Estate che si terrà Lunedì prossimo, 25 Maggio, a Villa Miani a Roma.

Un’occasione veramente splendida per conoscere grandi produttori, ottimi vini e specialità gastronomiche da tutta Italia e non solo.

Per me questa sarà la terza partecipazione e sono sicura che avrò modo di conoscere nuove chicche e incontrare di nuovo anche quelle che negli scorsi anni mi hanno stupito ma che purtroppo non ho avuto modo di recensire.

Se volete vedere chi effettivamente sarà presente, magari per preparare un piano d’attacco  leggete la lunghissima lista a questo link, troverete tutti i produttori divisi per categorie enogastronomiche … c’è da perdersi solo nell’elenco.

Giusto citando alcuni nomi del panorama “vinoso”, Romano Dal Forno, Falesco, Elena Walch, Giovanni Terenzi, Gabutti Boasso, Mastroberardino, Vallerosa Bonci (e l’elenco continua e continua …), potete capire che l’occasione val bene una visita.

Un evento cui vale la pena partecipare anche solo per la splendida cornice offerta da Villa Miani e dal panorama mozzafiato che si può godere su Roma.

Villa Miani
Villa Miani

Il mio personale consiglio è: non mancate!

Veniamo quindi alle informazioni logistiche.

L’evento inizierà alle 12:30 e si concluderà alle 21:30.

Il biglietto per gli operatori del settore (sommelier, ristoratori, giornalisti, ecc.) ha un costo ridotto di 8 € mentre per tutti gli altri il costo è di 20 € a persona.

Nel prezzo d’ingresso è compreso anche il bicchiere da degustazione e il portabicchiere che si possono tranquillamente conservare (non bisogna versare una cauzione).

Per far prima potete compilare il modulo di accredito già online a questo link, così perderete meno tempo sul posto e potrete subito dare il via agli assaggi.

Lo so, purtroppo il Lunedì sembra un giorno un pochino strano per organizzare un evento ma, se si ha la possibilità in termini di orario, per tutti gli appassionati di enogastronomia è veramente importante non mancare.

Per chi teme il traffico in zona Trionfale è possibile anche usufruire di un servizio navetta gratuito per Villa Miani, che parte da Piazzale Clodio e da Piazzale degli Eroi, altrimenti chi arriva in macchina potrà parcheggiare all’interno della villa gratuitamente (finchè c’è posto).

L’indirizzo esatto di Villa Miani è: Via Trionfale 151.

Buon weekend e a Lunedì!

L’Aleatico secondo Andrea Occhipinti

In questi ultimi giorni mi è capitato di poter approfondire il discorso sull’Aleatico, valutandone il gusto e le diverse offerte produttive.

L’aleatico è un vitigno poco conosciuto specie se ci allontaniamo dal Lazio e dalla Toscana: generalmente è un vitigno a bacca rossa impiegato soprattutto nella produzione di vini dolci passiti.

Famosi, anche se non così conosciuti a livello nazionale, sono l’aleatico di Gradoli e l’aleatico dell’Elba, entrambi passiti ottenuti dalla vinificazione di uve aleatico, prima appese e fatte appassire in appositi fruttai.

Si tratta di vini passiti dal delizioso sapore fruttato e dalla grande aromaticità; spesso quasi si dimentica che l’aleatico è un vitigno semi–aromatico, in grado di affascinare tutti all’olfatto, specie nelle sue celebri versioni passite.

Tuttavia negli ultimi anni la curiosità e la voglia di sperimentare l’hanno fatta da padroni nel campo vitivinicolo anche nei riguardi di un vitigno così poco utilizzato e valorizzato come l’aleatico.

L’attività di Andrea Occhipinti, attivo nella zona di Gradoli dal 2004, ci mostra le diverse potenzialità di queste uve, in grado di rendere vini secchi piacevoli a tutto pasto, sia bianchi sia rossi.

L'Alter-Ego
L’Alter-Ego

L’Alter-Ego, che presto cambierà nome in Alter-Alea, è un prodotto ottenuto dalla vinificazione in bianco di uve Aleatico che, già di base, una volta vinificate, rendono un vino dal colore trasparente e poco intenso.

Questo vino rappresenta un bianco-non-bianco in cui sentiamo un’importante struttura e emerge senz’altro quel tannino, spesso impercettibile nei vini bianchi.

Un vino che anche nei profumi tradisce le sue origini riportando intense note di rosa. I profumi sono infatti nettamente floreali con alcuni accenni fruttati di mela verde e vegetali di maggiorana ed erba tagliata. Un vino bianco di grande acidità e buona sapidità che, per le sue durezze, andrebbe abbinato a dei primi piatti strutturati, cremosi e ricchi di sapore.

Si sposa perfettamente con un ottimo risotto al pesce persico.

Poi ho avuto modo di assaggiare un aleatico più classico, vinificato in rosso, ma, a sorpresa, prodotto non in acciaio ma in anfora.

Ho avuto già modo di provare alcuni prodotti vinificati in anfora e, come questi, anche il Rosso Arcaico di Andrea Occhipinti, 50% Aleatico e 50% Grechetto Rosso, mostra delle caratteristiche davvero interessanti che lo separano nettamente, come gusto, da quelle che sono le caratteristiche organolettiche che generalmente ci si aspetta da dei vini rossi.

Il Rosso Arcaico
Il Rosso Arcaico

Innanzitutto è evidente l’intensa freschezza di questo vino, piuttosto inusuale in un vino rosso, accompagnata da una buona sapidità e da una buona persistenza di profumi e sapori.

I profumi sono quelli più classici dell’aleatico: frutti rossi, ciliegie, fragole, petali di rosa freschi e appassiti, mentre i sentori delle uve grechetto (di cui ho parlato qui) rimangono in sottofondo.

Sorprendente è la quasi impercettibilità dei tannini, presenti ma che vanno ricercati con attenzione durante l’assaggio. Un rosso arcaico ma sicuramente rivoluzionario dal punto di vista del sapore.

Un rosso che per la sua freschezza si sposa molto bene con una pizza o un calzone salsiccia e patate.

Nell’abbinamento con questo vino vanno ricercate pietanze ricche di tendenza dolce, con una buona grassezza, di buona struttura e prive di particolari elementi di durezza.

Come ultima versione di aleatico ho degustato l’Alea Viva, un rosso di grande struttura, sapore e sapidità.

Etichetta Alea Viva
Etichetta Alea Viva

Si tratta di un Aleatico con un gusto puro, dove non intervengono sapori “estranei”, dovuti magari a una maturazione in botte. Un vino che esalta il gusto proprio delle uve e i netti profumi fruttati di amarena, fragola e ribes, con alcune note speziate amare.

In questo caso il tannino c’è e si sente e di certo non è stato accentuato dalla permanenza in legno del prodotto: l’Alea Viva passa esclusivamente in acciaio e viene affinata solo in bottiglia.

Si tratta di un aleatico sicuramente corposo e impegnativo che, per le sue caratteristiche di buona freschezza e sapidità, si sposa bene con un filetto di maiale ai funghi.

Ora sicuramente avrete voglia di conoscere questi vini di persona 🙂

Ebbene potete trovarli qui, su questo sito online e nelle enoteche specializzate in vini naturali.

Il Sauvignon di Kaltern

Visto che siamo ancora in tempo e prima di scordarmi voglio parlarvi di un abbinamento semplice, classico ma di sicuro effetto, su cui si può sempre puntare in caso di dubbi, specialmente in questo periodo dell’anno.

In questa stagione a chi non andrebbe di assaggiare un buon risotto o una pasta agli asparagi? Una pietanza che nonostante i pochi e semplici ingredienti è capace di accontentare i gusti di tantissime persone: una pietanza su cui puntare anche per creare un ottimo abbinamento cibo-vino.

asparagi
Eccoli … gli asparagi!

La cultura enogastronomica italiana ci offre spesso conferme proprio in questo caso: c’è infatti una tipologia di vino vivamente raccomandata, per le sue caratteristiche organolettiche, quando si cucinano primi piatti con un condimento di asparagi.

Tra l’altro la tipologia di vino consigliata per questo abbinamento è in grado di piacere potenzialmente a tutti per i suoi vividi profumi, la sua freschezza e il suo sapore splendidamente sapido.

Avete già capito di quale vitigno e tipologia di vino sto parlando?

Ormai, soprattutto se avete letto qui e gli altri numerosi post sugli abbinamenti, saprete che in questo caso abbiamo senz’altro bisogno di un vino bianco. Ma quale vino bianco?

Protagonista dell’abbinamento di oggi, insieme alla pasta con asparagi, sarà un Sauvignon dell’Alto Adige e non un Sauvignon qualunque, ma quello della Kellerei Kaltern, acquistato ad Eataly Roma all’ottimo prezzo di circa 9 Euro.

Quindi è il Sauvignon il misterioso vitigno in grado di regalare splendidi vini da abbinare a dei primi piatti con protagonisti gli asparagi!

Etichetta del Sauvignon 2014 di Kaltern
Etichetta del Sauvignon 2014 di Kaltern

Ovviamente non tutti i Sauvignon si prestano bene a questo abbinamento, ma quelli alto-atesini si mostrano molto propensi in tal senso, sulle base di ottime ragioni.

Il Sauvignon delle vigne alto-atesine prossime al lago di Caldaro rende un vino con dei profumi e dei sapori veramente caratteristici. Innanzitutto le forti escursion termiche permettono alle uve di produrre un Sauvignon ricco di acidità, caratteristica essenziale negli abbinamenti con piatti a tendenza dolce … e degli spaghetti agli asparagi ne hanno da vendere!

Inoltre il terreno e il microclima di queste zone favoriscono anche la creazione di un Sauvignon di buona sapidità, con spiccate note saline, e dall’intenso profilo aromatico … senz’altro due delle caratteristiche più piacevoli di questa tipologia di vino bianco

Ovvio che il Sauvignon dell’Alto Adige non sia solo un vino adatto all’abbinamento di cui parliamo oggi; le sue potenzialità comprendono anche accostamenti perfetti con pesci cucinati al forno, primi piatti a base di crostacei e di funghi, ma la sua particolare e specifica aromaticità esalta perfettamente odori e sapori propri degli asparagi.

Quindi non solo primi piatti a base di asparagi, ma anche antipasti e secondi di pesce in cui, come contorno, questi ortaggi possono dare quel quid in più nell’abbinamento cibo-vino.

 

L’abbinamento con il Sauvignon di Kaltern

Quel quid in più si ottiene proprio accostando delle bavette agli asparagi al Sauvignon 2014 della Kellerei Kaltern.

I profumi sono quelli più piacevoli e tipici dei Sauvignon di questo territorio: evidenti aromi fruttati che ricordano le pesche, le albicocche e qualche nota agrumata, netti profumi di erbe aromatiche e soprattutto di salvia e infine lievi note floreali di mimosa.

Bavette con Asparagi
Bavette con Asparagi

Si tratta di un Sauvignon di buona freschezza e grande sapidità, caratteristiche che agiscono in sinergia per mitigare la tendenza dolce della pasta e degli asparagi.

Tuttavia sono soprattutto i profumi del vino, chiaramente percepibili anche all’assaggio, che determinano la bontà dell’abbinamento: unendosi all’aromaticità caratteristica degli asparagi ne aumentano e ne prolungano il gusto in fase di assaggio e, allo stesso tempo, la scia sapida del vino ne attenua la tendenza dolce.

Pertanto in questo abbinamento la pietanza protagonista diventa ancora più buona poiché si può degustare più a lungo.

Un abbinamento di stagione sicuramente da non perdere e non dovete preoccuparvi … in fondo c’è ancora un buon mesetto per (ri)degustare i primi piatti di asparagi assieme all’ottimo Sauvignon della Kellerei Kaltern.

 

… un ultimo consiglio! Se non avete voglia di un primo piatto con gli asparagi, provate pure il Sauvignon 2014 della Kellerei Kaltern con un antipasto di asparagi e gamberi o asparagi e capesante.

Il Grechetto Rosso di Andrea Occhipinti

La volontà, la curiosità e il desiderio di sperimentazione fa sì che, oggi, sempre più produttori si dedichino alla valorizzazione dei loro terreni e delle loro piante, dando nuova linfa anche a vitigni ormai dimenticati.

Questa attualissima tendenza si traduce in maggiori possibilità di scoperta di uve autoctone misteriose.

Recentemente ho avuto modo di conoscere e provare un vino prodotto interamente da uve di Grechetto (o Greghetto) Rosso, un vitigno autoctono del Lazio di cui sinceramente non avevo mai avuto modo di vedere e assaggiare rappresentazioni vinose.

Mentre il celebre grechetto, a bacca bianca, è ben conosciuto in Lazio, Toscana e Umbria, lo stesso non si può dire del suo omonimo a bacca rossa, ma finalmente, grazie al lavoro sperimentale del produttore Andrea Occhipinti, ora si può anche assaggiare e, devo proprio dire, lo si fa con piacere.

Etichetta del Caldera 2012
Etichetta del Caldera 2012

Innanzitutto bisogna chiarire l’omonimia, il Grechetto rosso non è legato in nessun modo alla famiglia delle uve a cui appartiene il Grechetto, ma si tratta invece di un biotipo del Sangiovese.

Il Grechetto rosso è un vitigno che viene coltivato unicamente nella Tuscia e in particolare nelle zone collinari prossime al lago di Bolsena; si tratta di un vitigno con una buona vigoria, in grado di produrre molto e con costanza e pertanto mi stupisco che solo nella DOC Colli Etruschi Viterbesi vengano usate le sue uve da vinificare in purezza per realizzare un Grechetto rosso DOC.

Dalla coltivazione di Grechetto Rosso i risultati arrivano, dal momento che le uve tratte da questo vitigno, possono rendere un vino con un profumo e un gusto piacevolissimo, proprio come quello prodotto da Andrea Occhipinti, nei suoi terreni a Montemaggiore, vicino Gradoli.

 

Abbinando il Grechetto Rosso Caldera di Andrea Occhipinti

Il Grechetto Rosso “Caldera” di Andrea Occhipinti, annata 2012, presenta dei buoni e intensi profumi di prugna e frutti rossi, pepe nero, viola e geranio con delle percepibili note ferrose che ne suggeriscono una buona sapidità.

All’assaggio si mostra come un vino rosso decisamente fresco, con una sapidità ben percepibile e persistente e un tannino poco incisivo, caratteristica data anche dall’affinamento del prodotto unicamente in acciaio.

Un vino che sicuramente, per la sua struttura e il suo tenore alcolico, è molto adatto ad accompagnare dei secondi piatti a base di carne. Un vino adattissimo per accompagnare quelle carni, come il suino, l’agnello e il coniglio, cucinate con cotture veloci e servite anche con salse poco elaborate ma con un buon contorno.
Un vino che mi sembra adattissimo alla cucina della Tuscia e al modo in cui qui le carni vengono servite, esaltate e mangiate.

Salsiccia e Contorno di Verdure
Salsiccia e Contorno di Verdure

Un abbinamento ottimo vede la Caldera di Andrea Occhipinti protagonista in tavola insieme a delle salsicce e della cicoria ripassata, oppure con degli arrosticini di pecora con misticanza o ancora con un coniglio alla cacciatora.

Pertanto ci troviamo di fronte a un vino adatto a quei piatti di carne che spesso si cucinano anche in casa, magari non tutti i giorni, ma magari quando si ha compagnia, amici o famiglia a pranzo e cena.

Un vino che va sicuramente provato, per la sua rarità, per il suo gusto “misterioso”, per le sue potenzialità d’abbinamento e soprattutto per i suoi particolari sapori tutti da scoprire.

 

p.s. Va provato anche per il prezzo! Sebbene non sia proprio facile da reperire potete trovarlo nelle enoteche con una buona offerta di vini biologici a un prezzo di circa 12 Euro.

La Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio

Ormai siamo vicinissimi ma vorrei comunque comunicare l’interessante “Giornata nazionale della cultura del vino e dell’olio” che avrà luogo domani, Sabato 16, allo Sheraton Golf di Roma (Viale Salvatore Rebecchini 39, Ingresso Sheraton 1), a partire dalle 16 fino alle ore 20.

Stavolta però non vi parlo di un’occasione gastronomica limitata a Roma. Infatti non si tratta di un evento organizzato esclusivamente a Roma e nel Lazio ma una giornata che avrà luogo nello stesso giorno in molte altre città italiane, con l’obiettivo di valorizzare la produzione enogastronomica di ogni territorio.

Qui potete trovare l’elenco di tutti i luoghi dove si terrà l’evento.

Degustando
Degustando

In specifico quello che avrà luogo allo Sheraton Golf di Roma sarà evento dedicato alle tipicità vitivinicole , gastronomiche e olearie del Lazio in cui sarà possibile conoscere e soprattutto assaggiare tantissimi prodotti e conoscere chi li produce, magari per organizzare future piacevoli visite enogastronomiche.

Ho già partecipato lo scorso anno a quest’evento a Roma e devo dire che ho avuto modo di approfondire nettamente la conoscenza dei vini e dei vitigni della regione.

Quindi come consiglio vi dico “andateci”. Come ulteriore incentivo l’ingresso all’evento è pure libero, bastano solo 5 euro di cauzione per avere in prestito il bicchiere e il gioco è fatto.

Dalle olive ...
Dalle olive …

Per chi vuole approfondire ulteriormente ci saranno anche dei seminari e precisamente:

Ore 16.30 – Seminario sulla Qualità dell’Olio Extravergine d’Oliva

Ore 18.30 – Seminario dedicato al Cesanese, il Vitigno e i suoi Vini

I seminari hanno posti limitati e vanno prenotati scrivendo qui segreteria@aislazio.it oppure telefonando direttamente alla segreteria dell’AIS Lazio che organizza l’evento, al numero 3343938848.

 

Buon divertimento e buon week-end enogastronomico a tutti!

Il Vino Giusto per l’Amatriciana

Uno dei primi obiettivi che mi sono posta, nel realizzare questo blog, era quello di trovare quei vini perfetti per accompagnare preparazioni culinarie celebri ma non per questo raramente assaggiate: quindi tutte quelle pietanze gustose, semplici da preparare e che non richiedono cifre esagerate.

Un piatto come gli spaghetti o i bucatini all’amatriciana, originario e diffusissimo in territorio abruzzese e laziale, declinato e rivisitato in vari modi, rappresenta una pietanza consumata su tutto il territorio italiano e conosciuta anche all’estero.

In fondo chi non ha mai assaggiato un’amatriciana?

Certe deliziose pietanze per fortuna non hanno confini geografici e l’unica cosa di cui hanno bisogno è un buon vino in accompagnamento.

Personalmente trovo che per i primi piatti di pasta sia un pochino più complicato scegliere sempre il vino adatto e, spesso, sperimentare direttamente è l’unico modo per evitare di rendere sgradevole un piatto.

Se in molti casi si va abbastanza sul sicuro scegliendo un vino bianco o uno spumante per le pietanze a base di pesce e, per le carni rosse, un buon vino rosso, per la pasta ci sono altre considerazioni da fare per trovare un valido abbinamento.

Il Forno 2011 di Cascina Gilli
Il Forno 2011 di Cascina Gilli

In questi casi ciò che determina la scelta della tipologia di vino è il condimento della pasta.

Generalmente per i condimenti a base di verdure si opta quasi sempre per vini bianchi, anche se per alcuni arricchiti di salsa al pomodoro si può tentare con dei rosati leggeri.

Lo stesso discorso vale per quei risotti e paste servite con un condimento a base di pesce, dove sono quasi sempre i vini bianchi, e a volte anche degli spumanti metodo classico, a costituire la scelta migliore.

Per i condimenti arricchiti con carne il discorso però cambia ed ecco arrivare i dubbi che solamente dei gustosi test possono chiarire.

Se qui ad esempio abbiamo abbinato con gran successo la carbonara ad un vino bianco, una malvasia puntinata per l’esattezza, con una pietanza come le lasagne al ragù la scelta (leggetela qui!) è stata ben altra e non poteva essere altrimenti date le caratteristiche organolettiche diverse.

Se volete scoprire cosa ricercare in un vino per accompagnare degnamente degli spaghetti all’amatriciana, sciogliete ogni dubbio provando il Freisa D’Asti il Forno, di Cascina Gilli.

Perché proprio questo vino? Leggete di seguito e lo scoprirete.

 

Il Forno di Cascina Gilli e l’abbinamento con l’Amatriciana

In un piatto come l’amatriciana abbiamo di base la tendenza dolce data dalla pasta e del guanciale ma abbiamo anche una maggiore untuosità, rispetto a quella riscontrabile in una carbonara, data dal condimento di pomodoro.

In un’amatriciana troviamo una minore grassezza e una tendenza dolce inferiore rispetto a quella che normalmente si può percepire in una carbonara, dove l’uovo contribuisce ad accrescere entrambe le sensazioni.

Ecco quindi che nell’abbinamento con una pasta all’amatriciana bisognerà ricercare un livello maggiore di tannini e una presenza leggermente minore di acidità e sapidità … a mio parere direi che si può passare alla ricerca di un vino rosso!

Però non tutti i vini rossi possono andare bene.

Il Vitigno Freisa
Il Vitigno Freisa

Abbiamo comunque bisogno di tannini delicati e di una buona acidità in grado di contrapporsi alla tendenza dolce della pasta che deve essere accompagnata e non sopraffatta dai sapori di un vino rosso troppo deciso e corposo.

Alcuni vini rossi, in base alle loro uve di origine, possono venirci facilmente in aiuto.

Il Freisa, vitigno da cui viene appunto prodotto il “Forno” di Cascina Gilli, presenta tutte quelle caratteristiche che ci saranno utili per questo specifico abbinamento: tannino presente ma non eccessivo, non come quello che possiamo trovare in un Nebbiolo o in un Sangiovese, e freschezza netta che ci aiuta tanto nel mitigare le pseudo-dolcezze della pietanza.

Non a caso il Freisa è un vitigno che si presta bene anche alla produzione di vino rossi leggermente frizzanti.

Nel caso del Forno di Cascina Gilli subentrano però molti altri elementi, quali i sapori e i profumi propri del vino, che rendono l’abbinamento veramente delizioso e, mi azzardo a dire, quasi perfetto.

Assaggiando il Forno di Cascina Gilli, annata 2011, si sentono subito gli aromi fruttati di fragola e lamponi, i sentori di spezie dolci e il profumo di maggiorana e foglie di menta che accompagnano splendidamente l’aromaticità dell’amatriciana.

Inoltre la sapidità propria di questa pietanza contribuisce ad accrescere anche quella del vino che diventa ancora più saporito e piacevole.

Nel Forno è la freschezza a dominare accompagnata però da una buona morbidezza che la stempera e rende il tannino meno incisivo.

Esattamente tutto ciò che ci serviva per costruire un buon abbinamento.

Ora non ci resta che provare l’abbinamento … di nuovo! D’altronde squadra vincente non si cambia.

 

p.s. Come al solito un occhio di riguardo anche al prezzo: anche in questo caso con circa 8 Euro (il costo del Forno di Cascina Gilli da Eataly) si può realizzare un fantastico abbinamento.

Il Fiano di Ciro Picariello

Oggi voglio iniziare un buon Lunedì parlandovi di un abbinamento che mi ha veramente colpito.

Specialmente ora che il caldo si avvicina sempre di più e si ha voglia di assaggiare piatti più semplici, meno ricchi e con ingredienti di stagione, trovo che creare degli abbinamenti cibo-vino diventi più difficile.

Magari non è più il momento di secondi di carne elaborati e arricchiti da salse, da accompagnare a dei vini rossi strutturati, si cucinano più raramente piatti di pesce al forno e si opta per primi piatti più leggeri.

Pomodori Pachino
Pomodori Pachino

Ecco quindi che anche i vini da degustare cambiano per adeguarsi ad una cucina più leggera, in grado di comunicarci che l’estate sta arrivando: quindi è sicuramente una saggia idea imparare a scegliere il vino giusto anche in questi casi.

Con la bella stagione mi trovo spessissimo a preparare dei primi piatti usando i pomodori pachino: il risultato è sempre delizioso e non potrebbe essere altrimenti visto il gusto speciale e così intenso di quest’ortaggio.

Anche un semplice piatto di spaghetti al pomodoro pachino può risultare veramente gustoso, quindi perché non prepararlo anche per quando si organizza una cena in famiglia o tra amici?

Volendo è anche un piatto che si può arricchire facilmente con tanti altri semplici ingredienti (altre verdure, delle alici, la mozzarella, ecc.) e che, soprattutto, può essere esaltato se accompagnato a un vino adatto.

Le paste con un condimento a base di verdure non sono proprio semplici da abbinare al vino: il rischio è spesso quello di annullare i sapori della pietanza o di acuire quelle possibili sensazioni di acidità e di tendenza amarognola che alcune verdure possono conferire al piatto.

In questi casi la scelta deve ricadere sicuramente su dei vini bianchi profumati, di medio corpo, con delle buone caratteristiche di acidità e sapidità, per riequilibrare le sensazioni principali presenti in primi piatti di questo tipo, e una buona morbidezza in grado di attenuare le eventuali durezze della pietanza.

Infine bisogna considerare anche l’aromaticità delle verdure che si usano come condimento! Un pomodoro come il pachino ha dei profumi veramente spiccati, basta provare ad annusarlo per accorgersene!

 

Abbinando il Fiano di Ciro Picariello

Per un bel piatto di bavette con pomodoro pachino e zucchine ho tentato l’abbinamento con il delizioso Fiano 2013 di Ciro Picariello, celebre produttore irpino, dedito interamente alla viticoltura biologica e famoso soprattutto per l’attenzione con cui cura le sue piante e ogni singola operazione di produzione.

Etichetta del Fiano 2013
Etichetta del Fiano 2013

Il suo fiano è veramente gustoso sotto ogni aspetto: ho subito adorato i suoi profumi fruttati, di pesca bianca, papaya e pinoli, le spiccate note vegetali di erbe aromatiche e i sentori salini di ardesia.

Un Fiano caratterizzato da una gustosa sapidità, propria dei terreni da cui le uve provengono, un’acidità presente ma contenuta, un’incredibile morbidezza e, per finire in bellezza, una grande persistenza che si presta benissimo ad accompagnare il gusto deciso dei pomodori pachino.

Un abbinamento perfettamente calibrato, anche se in maniera un po’ inaspettata, dal momento che non tutti i Fiano sono così morbidi e così persistenti; pertanto il rischio era quello di mettere in evidenza e aumentare solo le durezze del piatto, come la delicata acidità dei pachino, senza accompagnarne gli aromi e i sapori durante all’assaggio … ma, per fortuna, questo non è avvenuto!

Bavette pachino e zucchine
Bavette pachino e zucchine

Quello tra le bavette pachino e zucchine e il Fiano di Ciro Picariello è un abbinamento da provare non solo per vivacizzare un triste Lunedì ma per allietare ogni sera in attesa dell’estate … e oltre.

Un abbinamento in grado di accontentare tutti, carnivori, vegetariani e parsimoniosi; potete portare a casa questo meraviglioso Fiano di Avellino a un prezzo di soli 12-13 Euro.

Lo trovate facilmente sia online sia nelle enoteche specializzate in vini biologici. Ad esempio in quel di Roma potete trovarlo qui.

p.s. ovviamente non bisogna temere di sperimentare con questo Fiano: si prospettano gustosi abbinamenti anche con dei primi piatti a base di pesce, verdure e mozzarella.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Federico II di Montecappone

Continuiamo il nostro piacevole studio del Verdicchio degustando un prodotto diverso da quello che ho descritto qui, alcuni giorni fa.

Si, perché il Verdicchio dei Castelli di Jesi pur avendo delle chiare tipicità si mostra di volta in volta con note di diversa piacevolezza, in base all’interpretazione dei produttori e, ovviamente, alla particolare interazione delle uve con l’ambiente.

Etichetta Verdicchio Federico II
Etichetta Verdicchio Federico II

Il Verdicchio Classico Superiore Federico II A.D. 1194 dell’azienda Montecappone spicca soprattutto per la sua struttura importante: un vino di corpo, pieno che quasi non sembra un vino bianco, un prodotto che all’assaggio colpisce veramente per la sua intensità.

I profumi tradiscono del tutto quello che bisogna aspettarsi in fase di degustazione: decisa nota fumé, profumi di mandorle e pinoli, aromi di ananas e pesca gialla, sentori vegetali di maggiorana e salvia, un delicato profumo di biancospino e delle lievissime note agrumate.

All’assaggio ritroviamo il gusto dolce della frutta esotica, la viva freschezza (leggasi sempre acidità) delle note agrumate, le sensazioni gradevolmente amarognole della frutta secca e del biancospino; ma è soprattutto la sapidità a essere protagonista, racchiusa in una struttura importante in cui le durezze tendono a smorzarsi grazie anche alla componente polialcolica.

Questa nota salina importante, che rende il prodotto saporito e gustoso, lo rende pero un po’ più complesso da abbinare.

 

Come abbinare il Verdicchio Federico II

Complesso è una parola grossa! In realtà anche in questo caso bastano pochi accorgimenti per creare diversi deliziosi abbinamenti, tutti da provare.

Se è la sapidità a far da regina, accompagnata da una buona verve acida, siamo di fronte a delle durezze che attraverso il cibo dobbiamo semplicemente andare a equilibrare.

Bisogna però considerare che, nonostante la grande sapidità, in questo Verdicchio troviamo anche un evidente tenore alcolico (14%) e una buona morbidezza: elementi necessari affinchè le varie durezze di un vino possano risultare comunque piacevoli.

Un vino “troppo” sapido non è certo appetibile e di sicuro sarebbe veramente complesso da abbinare e questo non è certo il caso del Federico II.

Il Verdicchio Federico II dell’azienda Montecappone è un vino sicuramente pronto da assaggiare, che non presenta elementi acerbi, potenzialmente fastidiosi all’assaggio.

Volendo creare un abbinamento, nei cibi andremo a ricercare soprattutto delle tendenze dolci ma non allontaneremo del tutto quegli elementi caratterizzati da un sapore più deciso e pungente, che magari serviranno da contorno alla pietanza principale.

Con il Verdicchio Federico II, annata 2014, abbiamo tantissime possibilità di abbinamento, perfettamente in grado di mitigare ed esaltare allo stesso tempo le principali doti del prodotto.

Abbiamo bisogno di pietanze strutturate, ricche di profumi e di intensi sapori, con una spiccata tendenza dolce.

Risotto spigola e asparagi
Risotto spigola e asparagi

Pertanto, se teniamo conto anche dei possibili abbinamenti consigliati per un Verdicchio di Jesi, come quelli indicati qui, abbiamo un’infinità di primi piatti di mare e verdure tra cui scegliere.

Personalmente trovo che il Verdicchio Federico II si abbini benissimo con un risotto gamberi e calamari, con un risotto con spigola e asparagi oppure con un risotto ai funghi: piatti strutturati, a tendenza dolce, con una buona succulenza e soprattutto ricchi di gusto.

I sapori delicati e “dolci” del riso, del pesce, dei crostacei, dei molluschi e dei funghi saranno vivacizzati dall’importante freschezza e sapidità del vino.

Risotto ai funghi
Risotto ai funghi

Inoltre, con un risotto dai profumi di mare o di bosco e dalla decisa tendenza dolce, riusciremo senz’altro a mettere in evidenza gli aromi caratteristici di questo Verdicchio, rendendo ancora più piacevole la nota salina e assecondandone la struttura importante.

Come accennato sopra, questa stessa struttura, unita alla morbidezza del prodotto, ci permette anche di inserire nelle pietanze elementi sapidi e a tendenza acida.

Di certo non si può escludere un abbinamento di questo vino con una bella orata all’acqua pazza, con un’insalata di gamberi e rughetta oppure con una pasta al pesto genovese: l’importante è contenere la quantità di “durezze” presenti nelle pietanze.

Altri possibili abbinamenti? Se ne possono ideare a volontà, basta seguire gli accorgimenti appena evidenziati: evitiamo di inserire nelle pietanze troppi elementi di durezza che magari possono accentuare la sapidità e la tendenza amarognola del prodotto e via libera a tutti quegli alimenti a tendenza dolce che ormai conosciamo bene.

In questo modo avremo un abbinamento di sicuro successo, con una spesa veramente contenuta.

Se vi è venuta voglia di provare il buon Federico II, potete trovarlo qui, altrimenti qui, al prezzo di circa 9-11 Euro.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Tralivio di Sartarelli

Visto che siamo già nella Valle del Fiume Esino e abbiamo cominciato qui a fare conoscenza con i sapori e i profumi del Verdicchio dei Castelli di Jesi, entriamo nel vivo del tema con la degustazione di un bel prodotto della zona: il Verdicchio del Castelli di Jesi Classico Superiore Tralivio, annata 2013, dell’Azienda Sartarelli.

Il Tralivio 2013 di Sartarelli è un Verdicchio che rappresenta pienamente l’anima di questo tipico vino marchigiano: un prodotto saporito, con una buona freschezza, dai profumi vivaci e penetranti, caratterizzato da una grande morbidezza e un ottimo equilibrio.

Il Verdicchio Classico Superiore Tralivio
Il Verdicchio Classico Superiore Tralivio

Proprio questi due ultimi elementi sono la chiave di volta del prodotto che mostra un incredibile potenziale in termini di abbinamento con il cibo.

Un Verdicchio che, pur avendo struttura e molto sapore, si presta a essere bevuto a tutto pasto, come vino da antipasto, da primi piatti e da secondi … per il dessert ovviamente non è il caso ma ci si può facilmente consolare con il passito della stessa azienda. 🙂

 

Abbinando il Verdicchio Tralivio di Sartarelli

Il Verdicchio Tralivio fa subito bella figura appena versato nel bicchiere, con quel suo tipico colore brillante, ma è soprattutto con i profumi che colpisce, sprigionando delle intense note fruttate, di pesca gialla, albicocca, mela golden e limone, delle note floreali meno evidenti di camomilla e mimosa e dei lievissimi sentori vegetali di salvia.

All’assaggio la morbidezza del vino, che veniva già suggerita da quei profumi con spiccata tendenza dolce, risulta subito evidente: la sapidità, vagamente percepibile anche all’olfatto con degli accenni di ardesia, è presente ma sfumata e anche la freschezza (leggasi sempre acidità) non è affatto invadente anche se rimane chiaramente percepibile.

Assolutamente indimenticabile è il tipicissimo gusto finale di mandorla, percepibile al termine dell’assaggio, che accresce la persistenza del prodotto senza scadere in una secca nota amarognola.

Il Tralivio 2013 è un vino che ho “testato” con diverse pietanze, sempre in linea con i possibili abbinamenti per un Verdicchio dei Castelli di Jesi delineati qui, e devo dire che ha sempre dato il meglio di sé, dal primo all’ultimo assaggio.

Un Verdicchio che si presta bene ad accompagnare piatti dai sapori delicati ma, allo stesso tempo, anche pietanze di grande intensità gusto olfattiva: infatti non bisogna dimenticare che siamo di fronte a un Verdicchio superiore, con una buona struttura e un tenore alcolico di 13,5%, che sicuramente è in grado di accompagnare pietanze con una succulenza ben percepibile.

Il Tralivio è un Verdicchio che sta benissimo in abbinamento ai crostacei, magari insaporiti con delle salse, e ai calamari, ripieni, in guazzetto oppure con un contorno di verdure.

Insalata di Gamberi
Insalata di Gamberi

Ecco quindi che possiamo benissimo servirlo in accompagnamento a un bel cocktail di scampi, a un’insalata di gamberi e pesto di rucola, a un antipasto con polpo e patate.

Per un abbinamento con dei primi piatti non abbiamo che l’imbarazzo della scelta: personalmente ho provato il Tralivio con una pasta al pesto genovese ed è riuscito ad esaltarne i profumi senza venire sopraffatto dal gusto deciso del piatto e dalla sua succulenza.

Ovviamente è un un vino perfetto per accompagnare ogni possibile primo allo scoglio, anche quelli con un sugo di pomodoro: via libera quindi ad abbinamenti con i risotti di mare, le tagliatelle all’astice, le linguine misto mare, le fettuccine alla granseola, gli spaghetti al baccalà e ricette simili.

Se invece non vogliamo provarlo con un primo di pesce possiamo benissimo accostarlo, oltre che ai primi con pesto genovese, a una pasta alla norma oppure a un risotto ai funghi.

Infine il Tralivio è sicuramente un grande vino per i secondi piatti a base di pesce di mare: veramente delizioso con un bel branzino con pancetta e cipolle, aromatizzato all’arancia, ugualmente ottimo con dei saltimbocca di orata o una classica orata al cartoccio, ricette semplici e gustose che faranno ancora migliore figura con un vino come questo.

Come sempre chi dice che per bere prodotti di qualità bisogna spendere tanto … si sbaglia veramente!

Potete trovare facilmente il Tralivio all’ottimo prezzo di circa 12 Euro, nelle enoteche oppure online come, ad esempio, qui e qui.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e gli Abbinamenti Possibili

Oggi parliamo di un grande vino, veramente caratteristico della produzione vitivinicola italiana, conosciuto, bevuto e amato da tantissime persone: il Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Un nome che non rappresenta una moda del momento ma una colonna portante della storia vitivinicola italiana che affonda le sue origini nel territorio probabilmente sin dal 1600, nonostante la viticoltura in quello stesso territorio abbia origine molto più antiche e il verdicchio fosse un’uva già conosciuta ma non usata per produrre vino.

il verdicchio dei castelli di jesi
La tipica anfora

Un vino “Verdicchio”, ovviamente diverso da come lo conosciamo noi ma sempre ricavato dalle uve omonime, è stato invece prodotto nei secoli successivi, tra la fine del ‘700 e gli inizi del ‘800, e ciò che ci colpisce ancora di più e che fosse già considerato un prodotto caratteristico di quello che oggi è il territorio delle Marche e in particolar modo della valle dell’Esino .

Una DOC quella del Verdicchio di Jesi che, considerando la lunga e tortuosa storia di questo prodotto, è arrivata anche troppo tardi, nel 1968.

Ma non è stata certo la consacrazione a DOC a fare di questo vino un bicchiere di storia e di gusto.

Chi non ha mai sentito parlare del Verdicchio, quel vino così particolare con quei brillanti riflessi verdi?

I miei nonni avevano sempre sulla tavola della Domenica la tipica bottiglia ad “anfora” che spesso ancora oggi è ritenuta emblematica del prodotto, non solamente in Italia.

La fama del vino che trae forza dalle uve “Verdicchie” deriva proprio dall’incredibile sapore e gusto che sfido chiunque a non trovare piacevole.

Ebbene in questo articolo approfondirò cosa significa degustare un Verdicchio dei Castelli di Jesi, perché ci piace e soprattutto con quali abbinamenti può piacerci ancora di più!

 

Le Caratteristiche del Verdicchio dei Castelli di Jesi

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi viene prodotto dalle uve omonime, di verdicchio bianco, autoctone del territorio delle Marche e in particolar modo di quell’area collinare compresa tra la provincia di Ancona e Macerata, dove scorre il fiume Esino e possiamo ammirare un paesaggio costellato da cittadine fortificate.

L'area di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi
L’area di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi

Quando si parla di Verdicchio Classico si fa invece riferimento a un’area di produzione più ristretta che va a definire il luogo storico di coltivazione eletta di queste uve, in grado di offrire un prodotto con delle caratteristiche organolettiche specifiche, percepibili in maniera ancora più intensa rispetto a quelle riconoscibili normalmente negli altri verdicchi non classici.

Dalle uve Verdicchio si ricava un vino dalle grande potenzialità organolettiche: un vino dai netti profumi fruttati, di pesca bianca, mela e agrumi, floreali e vegetali, di biancospino e salvia, sicuramente intensi e piacevoli, con delle leggere sfumature di mandorla e frutta secca.

Il verdicchio dei Castelli di Jesi è un vino bianco caratterizzato da sapidità e freschezza mai eccessive, con un’ottima persistenza all’assaggio e una buona morbidezza.

Un vino che può essere degustato fin da giovane, magari anche in una versione spumantizzata, ma che mostra il meglio di sé soprattutto quando viene affinato più a lungo, dando vita ad un prodotto di grande intensità gusto-olfattiva.

Parlando della famiglia del vino Verdicchio è bene delineare tutti i diversi prodotti che rientrano in questa categoria.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è diverso dal Verdicchio di Matelica e di quest’ultimo mi riservo di parlare più in là (quando avrò terminato le mie prove d’assaggio).

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi viene prodotto e commercializzato in diverse opzioni, tra cui è bene sapersi orientare:

– Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico – da uve coltivate nelle più antica zona di produzione che esclude i comuni di Senigallia e Ostra e l’area posta alla sinistra del fiume Misa.

– Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva (una DOCG) – affinato più a lungo, anche in legno, per un periodo di almeno 18 mesi, di cui 6 in bottiglia.

– Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore – con un tenore alcolico maggiore.

Poi è facilissimo e fortunoso imbattersi nel Verdicchio di Jesi Classico anche nelle versioni Superiore e Riserva.

Sebbene le caratteristiche principali del prodotto siano di base le stesse, a seconda della versione si possono constatare alcune differenze che ci possono aiutare nell’abbinamento se, ovviamente, le conosciamo.

Ad esempio un Verdicchio di Jesi Classico in versione superiore ci aiuterà, con la sua maggiore gradazione, ad accompagnare piatti con maggiore succulenza e un po’ di untuosità.

Invece un Verdicchio di Jesi Classico in versione riserva ci potrà servire per accompagnare piatti strutturati, ricchi di sapori e aromi.

 

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e gli Abbinamenti Possibili

 

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e gli Antipasti

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi in versione spumante può abbinarsi benissimo a degli antipasti a base di verdure, pesce e pure carne.

Si parla sempre di stuzzichini e finger food con una struttura limitata, adatti quindi ad essere accompagnati da uno spumante con una struttura abbastanza debole ma profumi spiccati.

Ecco quindi che il verdicchio spumante si presta benissimo ad abbinamenti con zucchine fritte, tempura di gamberi, mozzarelline fritte, crocchette di pollo e di patate, le classicissime olive ascolane e delle deliziose bruschette al ciauscolo.

Olive Ascolane!
Olive Ascolane!

In tutti questi casi la spiccata freschezza del prodotto spumantizzato assieme alla sua effervescenza garantisce una maggiore intensità nell’assaggio dei cibi e una sensazione di minore grassezza in bocca che fa sembrare ogni fritto ancora più delicato: una pericolosa sensazione 😉

Se invece abbiamo voglia di preparare dei finger food più leggeri, non fritti, possiamo accompagnare ad un Verdicchio spumante un bel crudo di gamberi o del sashimi.

Invece un Verdicchio dei Castelli di Jesi giovane ma fermo si può benissimo accostare a del sushi facendogli una compagnia migliore rispetto alla sua versione spumantizzata: nel caso del sushi infatti la grassezza è molto minore, mentre invece la grande tendenza dolce non potrà che essere esaltata dalla vivace acidità di un verdicchio giovane.

 

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e i Primi Piatti

Un Verdicchio dei Castelli di Jesi si presta benissimo ad accompagnare paste e risotti di diversa tipologia ma è soprattutto con i condimenti a base di pesce e verdure che presenta i suoi lati migliori: un risotto alla pescatora o con i finferli, oppure una pasta con vongole e zucchine, un risotto gamberi e asparagi, delle fettuccine al tartufo e, perché no, una bella pasta al pesto genovese.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi presenta insieme quelle caratteristiche di sapidità, freschezza, corpo e morbidezza che gli permettono pienamente di accompagnare piatti dai sapori intensi, decisi e persistenti.

Fettuccine ai Frutti di Mare
Fettuccine ai Frutti di Mare

Più volte ho provato delle bavette al pesto Genovese con dei Verdicchi di Jesi Classici e, in diversi casi, il risultato non è stato solo piacevole ma veramente delizioso: l’unico accorgimento in questo caso consiste nello scegliere un Verdicchio Classico Riserva, affinato per un periodo più lungo e quindi potenzialmente dotato di una maggiore struttura, oppure un Verdicchio Classico Superiore in grado di supportare con un maggiore grado alcolico la succulenza della pietanza … e delle bavette al pesto genovese eccome se sono succulente!

Per una pasta vongole e zucchine, molto più delicata come sapore rispetto a quella con un condimento al pesto, un Verdicchio di Jesi anche classico, potrà andare più che bene.

E’ proprio in questa sezione che, a mio parere il Verdicchio dei Castelli di Jesi, anche in versione Classico, Superiore e Riserva, mostra il suo lato più delizioso: quindi per i vostri prossimi gustosi primi piatti fateci un pensierino!

 

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e i Secondi di Pesce

Data la piacevole sapidità e freschezza del Verdicchio Jesino, i crostacei sono senz’altro accompagnabili come pietanza centrale e non solo in veste di antipasti.

Un Verdicchio di Jesi si sposa benissimo con uno spiedino di mazzancolle, che magari può essere arricchito da un pesto di rucola.

Un abbinamento vincente è anche quello che vede il Verdicchio in accompagnamento a delle cozze gratinate: i molluschi nonostante la loro sapidità si prestano bene in abbinamento al la morbidezza del Verdicchio, specie se accompagnati da elementi a tendenza dolce come, ad esempio, proprio la gratinatura.

Scampi grigliati
Scampi grigliati

Molto spesso le carni dei pesci hanno dei sapori ben caratteristici ma comunque delicati: un Verdicchio dei Castelli di Jesi può sicuramente accompagnare dei secondi di pesce in guazzetto o al forno ma, visto il suo sapore deciso e persistente, è sempre bene aggiungere un contorno di verdure alla pietanza principale per non permettere al vino di coprire totalmente il gusto del pesce.

Ecco quindi che un Verdicchio dei Castelli di Jesi può accompagnare bene un bel rombo con le patate o un’ombrina alle zucchine gratinate, un’orata al cartoccio o un persico al gratin.

In questo caso l’accorgimento non è quello di fare attenzione alle possibili durezze del vino quanto piuttosto quello di non scegliere un Verdicchio troppo strutturato che potrebbe nascondere gli aromi e la delicatezza delle carni.

Certo, se stiamo preparando una carne di pesce più strutturata e saporita, come può essere quella di un pesce spada cucinato al gratin, allora un bel Verdicchio di Jesi Classico riserva farà una bellissima figura.

E parlando sempre di carni …

 

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi e le Carni (bianche, eh!)

Anche qui il Verdicchio dei Castelli di Jesi non tradisce; probabilmente non uno dei miei abbinamenti preferiti, ma devo proprio constatare come questo vino si presti molto bene ad accompagnare diverse preparazioni aventi come protagoniste le carni di pollo e tacchino.

Rollè di Tacchino
Rollè di Tacchino

Un Verdicchio dei Castelli di Jesi rende sicuramente giustizia anche alle preparazioni più semplici, basate su queste due tipologie di carne: polpette di tacchino aromatizzate, rollé di pollo, bocconcini di pollo all’alloro e limone, petti di pollo con i funghi … tutte ricette che guadagnano in gusto se accompagnate con un buon bicchiere di Verdicchio di Jesi.

Tutte le preparazioni appena citate sono semplici ma presentano sempre una buona aromaticità e struttura: sicuramente il Verdicchio non andrebbe abbinato a piatti poco saporiti o senza contorno.

Il verdicchio può andare sicuramente bene anche per la cucina di tutti i giorni ma cerchiamo di non sprecarlo con il pollo alla piastra, grigliato o il bollito.

Carni bianche si, ma con qualche condimento o salsa l’abbinamento sarà di certo migliore.

 

E per i dolci … il Verdicchio dei Castelli di Jesi passito

Concludiamo sempre in dolcezza con la versione passita di questo prodotto.

Non se ne trovano poi così tanti di Verdicchi passiti ma, una volta assaggiati non si scordano.

Un passito che colpisce per la dolcezza dei profumi e, allo stesso tempo, per la sua acidità contenuta che non lo rende affatto stucchevole all’assaggio e ne esalta i profumi.

Pasticceria secca
Pasticceria secca

Un passito non troppo corposo e denso che si sposa bene con i pasticcini da tè arricchiti di canditi e frutta secca, con un dolce saporito e profumato come lo stollen, con bella fetta di torta di mele oppure con un delizioso ciambellone ricotta e albicocche.

Torta di Mele
Torta di Mele

In generale il Verdicchio passito, con i suoi profumi caratteristici di miele, fichi, camomilla e mandorle, dà sempre ottimi risultati in accompagnamento a dolci secchi, biscotti e torte, o comunque non troppo cremosi.

Di certo non andrebbe abbinato a semifreddi, torte cremose a base di pan di spagna, bignè, millefoglie e charlotte.
Quindi se vogliamo un dolce da abbinare ad un Verdicchio passito puntiamo non sulle creme ma sulla sostanza e gli aromi dell’impasto.

 

Ora che abbiamo delineato le basi per una sapiente e ottimale degustazione del Verdicchio dei Castelli di Jesi vediamo qualche prodotto e abbinamento specifico …

Ancora un po’ di pazienza quindi ma, se volete subito qualche suggerimento leggete qui!