Giulia Bwined, Autore a BWined - Pagina 25 di 27

I Baroli nel Cuore

Sabato scorso ho partecipato all’evento di degustazione “Barolo nel Cuore” di cui avevo parlato qui.

Ovviamente ho provato diversi prodotti da quelli che mi ero ripromessa, ma si sa che la curiosità in queste occasioni la fa da padrona e quindi come dire di no a Baroli e altre meravigliosità inaspettatamente presenti?

Rispetto all’elenco fornito sul sito e alla lista che mi ero preparata alcune aziende e vini non erano presenti, mentre altre non menzionate come partecipanti all’evento avevano il loro banchetto d’assaggio con tanti bei prodotti.

Visti tutti i vini provati credo sia opportuno contestualizzare i vari prodotti, che provengono da diverse zone all’interno di quel territorio così vocato ad ospitare le uve nebbiolo e destinato pertanto alla produzione del Barolo (e non dimentichiamo la Barbera e il Dolcetto).

Il territorio in questione comprende i seguenti comuni, una lista utile per chi decidesse di ampliare la conoscenza di tali luoghi: Barolo, La Morra, Serralunga, Monforte, Castiglion Falletto, Cherasco, Verduno, Roddi, Grinzane Cavour, Diano D’Alba e Novello, tutti in provincia di Cuneo.

Il territorio su cui sono collocati tali comuni presenta un’identità morfologica simile.
Si tratta di colline formatesi attraverso il sollevamento del livello del mare e pertanto ricche di formazioni calcaree; tuttavia le varie zone territoriali che compongono questa macro area presentano caratteri dissimili per quanto riguarda la specifica composizione del terreno che, come sappiamo, ha il potere di conferire caratteristiche diverse alle uve.

Il terreno compreso nei comuni di Serralunga D’Alba, Castiglione Falletto e Monforte, definito geologicamente come Tortoniano, è ricco di marne brune e grigie molto compatte che garantiscono al vino, prodotto da uve coltivate in questa zona, una maggiore struttura e longevità potenziale.

Il territorio rientrante nei comuni di Barolo e di La Morra, definito invece come Tortoniano, è caratterizzato da marne azzurre meno compatte, che conferiscono al vino, prodotto con uve coltivate in questa zona, una grande finezza dei profumi ma una minore struttura e longevità potenziale.

Comincerò quindi con il parlare di quei Baroli assaggiati all’evento, legati al territorio di La Morra e ai suoi singoli cru.

E già! Da tempo ormai gli stessi produttori hanno notato che singoli lembi di terra all’interno dell’intera area di produzione del Barolo conferiscono al vino caratteri ancora diversi rispetto a quelli generali, comuni nelle due macro aree principali, sopra nominate.

Dell’azienda Agostino Bosco, situata appunto nel comune di La Morra, ho voluto cominciare con l’assaggio della Barbera Superiore Volupta 2012, dall’ottimo rapporto qualità prezzo: una Barbera sicuramente molto fruttata che richiama i lamponi e le fragole in confettura, con sentori floreali di rosa e note speziate di pepe nero. Una Barbera di buona persistenza, con una lunga scia speziata e leggermente amaricante. La abbinerei molto volentieri, per la sua ottima freschezza (leggasi sempre “acidità”) e la sua piacevole speziatura, con delle costolette d’agnello panate.

Passiamo però ai due Baroli dell’azienda, provenienti da vigne (o cru) diverse e pertanto con due caratteri completamente differenti.

Il Barolo Neirane 2009, dall’omonima vigna nel comune di Verduno, caratterizzata da un terreno argilloso e sabbioso, appare ancora giovane, caratterizzato da una spiccata freschezza e note decisamente floreali.

Il Barolo La Serra 2009 presenta invece note molto più fruttate di confettura di prugne e frutti di bosco, seguire da delicati sentori erbacei e speziati. Le uve Nebbiolo sono in questo caso coltivate nell’omonimo cru “La Serra”, caratterizzato da un terreno calcareo e più ricco di scheletro rispetto a quello della vigna “Neirane”, e conferiscono al vino una persistenza maggiore, una decisa morbidezza e un’ottima bevibilità.

Un Barolo sicuramente da provare, al giusto prezzo di circa 35 euro, e magari da accompagnare ad un Filetto di Manzo su Fonduta.

In questo pomeriggio dedicato ai Baroli, una bella scoperta è stata l’Azienda Aurelio Settimo, sempre posizionata a La Morra, di cui ho potuto provare diverse annate, realizzate con uve provenienti dalla vigna “speciale” Rocche dell’Annunziata.

Il Barolo Riserva Rocche 2004, da un’annata eccezionale, presenta dei piacevolissimi profumi floreali di rosa canina e violetta, accompagnati da sentori speziati di liquirizia. Quello che stupisce all’assaggio sono la struttura piena e la morbidezza, seguiti da una lunga e calda persistenza che assolutamente non scade in note amaricanti.
Mi riservo di provarlo prima o poi con dei bocconcini di capriolo ai porcini.

Il Rocche dell’Annunziata 2008 è invece molto più fresco della riserva 2004, sempre con profumi floreali dominanti e delle note erbacee in più, balsamiche e resinose: un Barolo che esalta particolarmente il carattere naturale delle uve, senza presentare forti speziature e note legnose.

Il Barolo Rocche dell’Annunziata 2009, figlio di un’annata piuttosto fredda, ha un’acidità ancora più spiccata rispetto al 2008 e offre dei piacevolissimi profumi di violetta e sottobosco. Un Barolo con tannini in evidenza ma comunque integrati nella struttura e piacevoli all’assaggio.

Infine il Rocche dell’Annunziata 2010, il più giovane, con note fruttate di lamponi e prugne, floreali di violetta e con forti sentori speziati che richiamano il pepe e anche il tabacco: un Barolo che sembra già morbido, nonostante la tenera età, con un’ottima persistenza e che proverei molto volentieri con uno spezzatino di manzo e patate.

Passiamo ora al territorio del comune di Barolo, spesso conosciuto per il celebre Barolo Cannubi, e parliamo dell’assaggio del Barolo Sarmassa 2008, che prende il nome dall’omonimo cru, prodotto dall’azienda Brezza.

Un vino sicuramente notevole: al naso è ampio, con note di more e lamponi, violetta, sentori mentolati e di sottobosco e per finire note speziate che risultano molto persistenti all’assaggio.
Quello che stupisce soprattutto di questo vino è la grande freschezza accompagnata comunque da una grande morbidezza: un vino dalle grandi potenzialità d’invecchiamento.
Lo vedrei bene con un arrosto di cervo alle prugne con salsa al marsala e spero presto di verificare tale abbinamento.
Anche il prezzo è competitivo per questo Barolo di altissima qualità: lo si può trovare intorno ai 40 €.

Tra i vini messi che avevo messo in lista c’era anche il Langhe Nebbiolo 2013 sempre dell’azienda Brezza.

Anche se non si parla di Barolo, si tratta di un prodotto dotato di una buona struttura e complessità olfattiva, improntata su note vegetali, balsamiche e fruttate: un vini sicuramente meno strutturato di un Barolo ma con un buon equilibrio e tannini e vena alcolica integrati.
Un prodotto che proverei anche su delle paste all’uovo magari con un ragù di coniglio o di cacciagione.

Viaggiamo ora verso Sud-Est e arriviamo nell’area delle marne brune, giungendo a Castiglione Falletto.

Dell’azienda Agricola Sordo ho potuto assaggiare un’ampia gamma dei diversi Baroli in produzione, ognuno legato a vigne diverse, in grado di dare sfumature speciali e particolari alle uve Nebbiolo.

La versione base del Barolo Sordo 2011, la più giovane, appena imbottigliata, ha un profumo notevole, molto speziato e quasi piccante … lo vedrei bene abbinato ad una toma tartufata ai funghi o con il tartufo d’alba.

Il Barolo Monvigliero 2010 è sempre improntato su dei toni speziati e piccanti ma si presenta meno fresco, più boisè (termine elegante per indicare nel vino quei sentori legnosi tipici della maturazione in botte) e meno morbido.

Sia nel Barolo Base sia nel Monvigliero sono molto più evidenti le note floreali rispetto a quelle fruttate che, anche se presenti, sono ben nascoste dalla speziatura, che richiama i chicchi di caffè e la radice di liquirizia, e dai profumi di violetta appassita.

Il Barolo Rocche di Castiglione 2009 si discosta un po’ dai precedenti, dal punto di vista organolettico: è più fruttato, con note di prugna e fragola in confettura; le spezie qui riconoscibili sono più dolci.

Il Parussi 2010 presenta al naso degli spiccati aromi floreali di viola e geranio, le note fruttate invece si sentono appena e ricordano le more. Evidente è senz’altro la speziatura, con note di pepe e liquirizia. Un vino sicuramente tannico ma con una piacevole e lunga persistenza.

Il Barolo Gabutti 2010 rimane molto speziato ma si arricchisce di note erbacee e balsamiche: un prodotto veramente persistente e sicuramente tannico che necessita ancora di maturare per raggiungere un ottimo equilibrio.
Più fruttata è invece la riserva 2007, con note fruttate di ciliegia sotto spirito e vegetali di eucalipto che smorzano un po’ la componente speziata.
Sicuramente molto longeva e da invecchiamento questa riserva, data ancora l’evidente acidità, ma con un tannino già ben integrato e una componente alcolica importante ma non invasiva.
Si tratta già da ora di un Barolo eccellente, sicuramente impegnativo, specialmente dal punto di vista dell’abbinamento, ma senz’altro da provare in assolo, meglio se in una giornata fredda.
Mi riservo comunque di provarlo su una polenta al capriolo con funghi chiodini.

Spostiamoci ora nel territorio di Serralunga D’Alba con le sue numerose aziende e celebri cru.

Dell’azienda Vinicola Palladino ho avuto l’opportunità di provare 3 annate di Barolo Parafada, dall’omonima vigna sita nel comune di Serralunga D’Alba: la 2005, la 2007 e la 2009, molto diverse tra loro.

La 2005 è decisamente boisè e sicuramente molto meno morbida e fresca rispetto alle altre due.

La 2007 è quella che mi è sembrata più rotonda e gradevole all’assaggio, con note fruttate di lamponi e fragole, floreali di rosa appassita e speziature dolci di cannella e vaniglia. Un’annata con ancora una buona acidità e già un perfetto equilibrio tra tutte le componenti.
Un Barolo da provare assolutamente, visto anche il giustissimo prezzo di circa 35 €, con dei petti d’anatra in salsa di toma.
Meno morbida della 2007 ma più profumata e speziata della precedente è invece la versione del 2009, con un tannino che deve ancora maturare e una freschezza importante.

Un Barolo che ho apprezzato subito al primo sorso è stato il Barolo 2011 di Massolino: decisamente fruttato, con ricordi di ciliegia in confettura, prugne secche al rum … un prodotto veramente piacevole e persistente, che lascia il segno.

Un vino sicuramente meraviglioso se bevuto da solo e di abbinamento non proprio semplice: mi piacerebbe molto provarlo su un filetto di manzo con crema alla ricotta e pinoli e vedremo come va :).

Dell’azienda Gabutti Boasso ho assaggiato il Barolo Gabutti 2009, dall’omonimo cru in Serralunga D’Alba, improntato decisamente su toni floreali e speziati, caratterizzato da una grande intensità all’assaggio, da una netta tannicità e da una buona freschezza. Un Barolo sicuramente dai toni decisi, in attesa di una morbidezza che l’affinamento in bottiglia gli saprà dare.
Lo vedrei bene abbinato ad uno stufato di selvaggina ma bisogna sempre verificare!

Restiamo in Serralunga d’Alba con il Barolo Prapò 2008 di Ettore Germano. Un Barolo caratterizzato da sentori frutta secca e di spezie dolci, con ricordi di vaniglia, molto meno floreale rispetto al Gabutti già provato.
Un Barolo questo di Ettore Germano sicuramente persistente all’assaggio, dove emergono di più le note speziate di cannella.

Una menzione a parte, in quel di Serralunga D’Alba, spetta all’azienda agricola di Anselma Giacomo che adotta dei metodi di vinificazione naturali.
Tra i prodotti presenti ho assaggiato il Barolo Collaretto 2009 e la Riserva Vigna Rionda 2008.

Il Barolo 2009 ha un ‘ottima struttura e un buon equilibrio tra le componenti: si presenta veramente morbido e con tannini ben integrati.

La riserva Vigna Rionda, dall’omonimo e ormai sempre più celebre cru, è veramente speciale e presenta una marcia in più rispetto al Collaretto. Un vino ampio nei profumi e molto intenso all’assaggio, con una persistenza lunghissima. Un prodotto ottimo, dai profumi mentolati insieme a quelli floreali e fruttati.

Infine chiudo questo articolo, un po’ troppo lungo, descrivendo l’assaggio del Barolo Vigna Rionda 2010 di Pira Luigi.
Un vino molto corposo, quasi da masticare, mentolato e floreale, con decise note balsamiche e solo lievi note fruttate e floreali di ribes e rosa canina appassita.

Un Barolo veramente di grande persistenza, che mantiene comunque una buona freschezza e una componente alcolica perfettamente integrata nella robusta struttura: un vino già perfettamente equilibrato in tutti i suoi elementi e dalle grandissime potenzialità in termini di longevità.
Che dire? Un vino che mette in evidenza quel carattere così particolare e diverso che proprio la Vigna Rionda in Serralunga D’Alba riesce a conferire alle sue uve.
Ho quasi paura di rovinarlo con il cibo ma mi piacerebbe provarlo in abbinamento con un carrè d’agnello con timo e lardo di colonnata.

Ovviamente ci sarebbe ancora molto altro da dire e molti altri prodotti da descrivere presenti alla manifestazione organizzata dall’Enoclub Siena, ma l’evento di degustazione trascorso, dedicato al Barolo, mi è stato utile soprattutto per verificare di persona le diversità territoriali della zona di produzione del Barolo per riscontrarne i diversi contributi nel prodotto finale … uno studio che sicuramente va portato avanti, magari direttamente sul posto.

Arrivo!

Il Cenereto di Trappolini e i Rossi Versatili

Quando si parla di vino rosso spesso vengono immediatamente in mente i “grandi” vini rossi, quelli adatti ad accompagnare gli stufati di carni rosse, la cacciagione, i formaggi stagionati, tutti quei cibi e preparazioni importanti e ampie da un punto di vista gustativo.

Ecco quindi che diventano sinonimo di vero “vino rosso”, da riservare rigorosamente ai secondi piatti, quei grandi nomi noti a tutti: i Baroli, i Brunelli, i Sagrantini, i Nero d’Avola Siciliani, gli Amaroni e pochi altri.

I nomi riportati, fondamentali nel panorama vitivinicolo italiano, rappresentano però solo una piccola parte della grande varietà produttiva dei vitigni a bacca rossa presenti nel territorio.

E’ sicuramente indispensabile esaltare quelle che sono le produzioni veramente autoctone e uniche del territorio italiano, derivanti dalla cura e lavorazione di uve sangiovese, montepulciano, nebbiolo, così legate a determinate zone della nostra penisola e assolutamente rappresentative delle caratteristiche del territorio, tuttavia non bisogna dimenticare che questi stessi vitigni vengono anche coltivati in altre zone, differenti da quelle elette d’origine, dando spesso ottimi risultati anche se diversi da un punto di vista gustativo.
Le uve Nebbiolo vengono coltivate e lavorate anche in Valtellina, dove si produce il meno noto e diffuso, ma comunque di grande pregio, Valtellina Superiore.

Il Sangiovese, così legato all’immagine del Brunello, viene coltivato anche in Romagna (leggete qui e vorrete di certo provare questo Sangiovese), dando risultati ottimi e contribuendo alla realizzazione di vini di pregio.

Non contiamo poi tutta quella eccellente produzione di vini rossi che proviene dalla reinterpretazione sul nostro suolo dei più famosi vitigni internazionali: merlot, cabernet sauvignon, pinot nero e syrah, primi fra tutti, tra i vitigni internazionali a bacca rossa.

Detto questo, al momento della scelta di un vino rosso, non dovrebbero essere ricordati subito i nomi più famosi, solo quelle eccellenze di fama internazionale.
Esistono moltissimi altri vini rossi, magari con caratteristiche che si prestano molto meglio ad accompagnare ciò che desideriamo mangiare: perché è proprio da questo presupposto che si dovrebbe partire … la voglia di esaltare con un vino ciò che stiamo per mangiare e che magari abbiamo anche preparato e cucinato con cura.

Se abbiamo preparato dei bocconcini di pollo al limone, dobbiamo pensare subito ad accompagnarli ad un Sagrantino di Montefalco, magari giusto per stupire qualcuno con un gran nome e una bottiglia costosa?

I risultati migliori, per il proprio palato e spesso anche le proprie tasche, si fanno andando alla scoperta di altri vini che sicuramente per caratteristiche possono esaltare al meglio il piatto in questione da abbinare… e magari saranno anche molto piacevoli all’assaggio, diversamente da un Sagrantino, ma comunque ben meritevoli di essere bevuti: anche il vino più semplice può essere davvero delizioso se giustamente accompagnato.

Esistono, prodotti su suolo agricolo italiano, infinite tipologie di vini rossi, ognuno con caratteristiche diverse e sensazioni gustative diverse: pertanto anche quando stiamo preparando un piatto basato su ingredienti e cotture semplici abbiamo a disposizione una vasta gamma di prodotti ben adatti ad esaltarlo.
In un panorama così vasto è sicuramente facile perdersi, da qui il rifugiarsi all’ombra dei nomi conosciuti ma, se teniamo in considerazione quanto ricordato qui e ci informiamo sulle caratteristiche del vino che vogliamo acquistare, l’operazione non è così complicata.

In Italia non abbiamo solamente vini rossi strutturati, tannici e dal tenore alcolico elevato, adatti quindi ad accompagnare piatti dalla grande succulenza e struttura, ci sono vini rossi fermi in grado di sposarsi a piatti di carne alla piastra, paste asciutte con sughi particolari e, perché no, anche a piatti di pesce.

Il Cenereto in offerta a Eataly Roma
Il Cenereto in offerta a Eataly Roma

L’abbinamento del Cenereto di Trappolini

Alcune sere fa non avevo intenzione di mangiare qualcosa di elaborato, voglia di cucinare si, ma non avevo ne gli ingredienti ne il tempo per realizzare qualcosa di elaborato: allo stesso tempo, vista la giornata di festa (si, la domenica, anche nella sua fine, va festeggiata!), avevo voglia di bere un vino rosso … buono ma che non fosse ovviamente troppo strutturato.

Ecco quindi che ho deciso di aprire un vino che ho trovato in offerta al magico prezzo di 4,50 da Eataly: il Cenereto 2013 dell’Azienda Trappolini, un’azienda del Viterbese (situata a Castiglione in Teverina) di cui ho avuto già modo di apprezzare alcuni dei prodotti, come qui ad esempio.

Un vino a base di uve Sangiovese e Montepulciano, semplice nei suo profumi fruttati e floreali, di ciliegie, lamponi e petali di violetta, solo vagamente speziato con lievi note di liquirizia.

Un vino rosso di media struttura, con una moderata trama tannica, leggero come tenore alcolico ma comunque saporito e piacevole: un vino caratterizzato soprattutto da una buona acidità che lo rende versatile e spendibile anche per piatti basati su ingredienti e preparazioni semplici, come possono essere degli straccetti di pollo alla paprica e melanzane, un piatto gustoso ma che ho preparato davvero in poco tempo … e in poco tempo è finito anche il Cenereto.

L’Azienda La Tosa e i Bianchi dei Colli Piacentini

Qualche Domenica fa ho dato una sbirciata al reparto vini dell’Eataly Roma, alla ricerca di nuovi vini e di idee per gli abbinamenti da realizzare e testare.

Devo dire che ultimamente il settore vini si è parecchio arricchito di nuove aziende, di prodotti e spesso di incontri: proprio lì ho avuto modo di conoscere e soprattutto provare alcuni vini dell’Azienda emiliana La Tosa.

L’azienda si trova a Vigolzone, in provincia di Piacenza, in quei territori agricoli della DOC Colli Piacentini, famosi soprattutto per quei vini leggeri e frizzanti così tipici di questa parte della regione.

Tuttavia in questa zona, oltre ai vini frizzanti e a quelli leggeri e beverini, come ad esempio l’Ortrugo, si producono altri vini di grande struttura e complessità sia sfruttando i vitigni più locali, come la Barbera e la Croatina da cui si produce il Gutturnio (in versione base, classica e riserva), sia i vitigni internazionali, come ad esempio il Cabernet Sauvignon, che sembra dare degli ottimi risultati anche in questo territorio.

In questa occasione, però, voglio parlare di due dei vini bianchi fermi dell’azienda La Tosa che mi hanno inaspettatamente colpito e che ho apprezzato fin dal primo assaggio.

Sauvignon 2013 - Azienda  La Tosa
Sauvignon 2013 – Azienda La Tosa

Il Sauvignon 2013 mi ha veramente stupita per la sua particolare originalità: un Sauvignon ancora diverso da quelli alto-atesini e friulani, così ben conosciuti per i loro peculiari aromi vegetali.

Un vino veramente profumato e intenso all’olfatto con note dolci di pesca gialla, frutta esotica, agrumi, sentori floreali di glicine e leggere note vegetali di erbe aromatiche: quindi un Sauvignon più fruttato rispetto al suo parente alto-atesino e friulano, con note vegetali molto meno evidenti.

Ciò che colpisce è soprattutto la sapidità, molto persistente all’assaggio insieme alle note fruttate tendenti al dolce che conferiscono maggiore rotondità e corpo al vino.

Un vino che, per il suo caratteristico e direi irresistibile profumo, insieme alla sua importante struttura, si abbina molto bene con degli spaghetti al tartufo nero e funghi trifolati.

Deliziosa è stata anche la Malvasia di Candia Aromatica, vinificata in purezza e che qui porta il nome “Sorriso di Cielo”.

Malvasia Sorriso di Cielo 2013 - Azienda La Tosa
Malvasia Sorriso di Cielo 2013 – Azienda La Tosa

Sicuramente me ne aspettavo il profumo delizioso, proprio di questa Malvasia: note fruttate di mela golden, floreali di mimosa, sentori vegetali di salvia, un profumo fragrante di pane e note tostate di mandorle, una rinfrescante acidità e una buona sapidità che permane anche al termine dell’assaggio.

Una malvasia sicuramente di buon corpo e con una buona persistenza.

Per la sua sapidità e anche per la sua freschezza (leggasi acidità) si abbina molto bene a delle paste ripiene alla ricotta e alla zucca, con sughi a base di verdura e formaggi non stagionati e non piccanti: le tendenza dolce e in parte anche la grassezza di queste preparazioni danno quel quid in più al vino, rendendolo ancora più rotondo e quasi “dolce” all’assaggio.

Ho provato la malvasia “Sorriso di Cielo” 2013 dell’azienda La Tosa con dei ravioli ricotta e spinaci con crema di zucca e amaretto: un abbinamento veramente splendido, di facile realizzazione e di sicura riuscita.

Tortelli ricotta e spinaci con salsa alla zucca e amaretti
Tortelli ricotta e spinaci con salsa alla zucca e amaretti

Due vini (e due abbinamenti) che non possono che stupire piacevolmente … anche per quanto riguarda il prezzo!

Ora non mi rimane che provare qualche abbinamento con i principali vini rossi dell’azienda: il Vignamorello e la Luna Selvatica.

Un buon assaggio a tutti!

Il Sistema Coravin e il Futuro del Vino al Calice

Già da tempo, almeno negli Stati Uniti, è stato brevettato e diffuso il sistema di “apertura” delle bottiglie Coravin, ideato del bio-ingegnere Greg Lambrecht.

Disponibile in Italia solo dall’Ottobre scorso, si tratta di un sistema innovativo per degustare dei vini senza aprire “veramente” la bottiglia. Un sistema utile soprattutto per i wine bar e il mondo della ristorazione, per poter offrire alla clientela sempre più opzioni alla mescita, anche di vini pregiati e bottiglie magnum.

Il Sistema Coravin permette di prelevare il vino da una bottiglia senza rimuovere il tappo: il tappo infatti viene semplicemente forato con aghi sottilissimi, specificamente impiegati per tale delicata operazione, che non rimuovono materiale e che pertanto preservano il vino dal contatto con l’ossigeno.

Il sistema di "apertura" Coravin
Il sistema di “apertura” Coravin

Durante l’operazione di prelievo l’ago inserito inietta all’interno della bottiglia un piccolo quantitativo di argon, un gas inerte, inodore e insapore, che serve proprio a preservare ancora di più il vino dal processo di ossidazione, senza alterarne le caratteristiche organolettiche.

Come già sappiamo l’ossidazione è uno dei principali nemici del vino: una volta che una bottiglia viene aperta, anche se la richiudiamo con le apposite pompette salvavino, difficilmente, dopo 2 giorni, troveremo il vino ancora integro.

Il sistema Coravin promette invece di preservare la freschezza e le caratteristiche organolettiche del vino anche dopo un mese! Sarà veramente così?

Il sistema è valido solamente per quelle bottiglie chiuse tramite un tappo di sughero: un materiale elastico che non viene assolutamente danneggiato dall’operazione di foratura.

Ovviamente il prezzo di questo strumento, ordinabile online, non è dei più popolari.

Di certo si tratta di un apparecchio in grado di rivoluzionare il sistema del wine tasting … sempre che gli addetti ai lavori decidano di usarlo!

Finora non l’ho mai visto in azione in nessun wine bar, ma forse bisogna dare ancora un po’ di tempo affinchè la novità venga effettivamente valutata da molte persone e professionisti operanti nell’ambiente enogastronomico italiano.

Al momento mi risulta che solo un grande ristorante, almeno in quel di Roma, offra in mescita bottiglie pregiate, destinate all’apertura proprio tramite il sistema Coravin: il Pierluigi a Via Giulia.

Certo mi piacerebbe provare con mano l’effettivo uso e efficacia dello strumento ma (s)fortunatamente non apro così tante bottiglie al giorno, al momento una semplice pompetta salvavino può bastare, in futuro … è bello sapere che il mondo del vino è in costante evoluzione.

Benvenuto Brunello: la Riserva 2004 della Fattoria Dei Barbi

Dal momento che Venerdì scorso ha aperto le porte a Montalcino la rassegna Benvenuto Brunello 2015, dedicata alla presentazione dell’annata 2010 (e della riserva 2009) di questo meraviglioso prodotto, ho deciso di festeggiare a modo mio aprendo una bottiglia che finora avevo tenuto da conto.

In fondo mi sembrava giusto sacrificare un Brunello Riserva della Fattoria dei Barbi, vintage 2004, sull’altare di quella che, già a detta degli esperti del settore, sembra essere un’annata strepitosa per lo sommo vino Montalciniano.

Anche se avrei potuto accontentarmi di assaggiare questa riserva 2004 da sola, ho deciso di accompagnarla a qualcosa di assolutamente sostanzioso e appetitoso: uno spezzatino di cinghiale su vellutata ai funghi.

Avevo già avuto il piacere di assaggiare il Brunello Riserva 2004 della Fattoria dei Barbi direttamente presso l’azienda, ormai quasi due anni fa!

I ricordi del vino, nel tempo trascorso dall’assaggio alla sera di Sabato 20, non si erano però già sbiaditi nella mia memoria: lo ricordavo sicuramente come un vino dai toni di sottobosco con note decisamente speziate e tostate, sicuramente tannico, di grande struttura e impatto gustativo.

Se alcune delle percezioni del primo assaggio sono rimaste uguali, altre invece sono mutate in questo secondo (e ben più ampio) assaggio.

Stavolta tra i sentori si percepiva di più la ciliegia in confettura e gli aromi di sottobosco mi sono sembrati più evidenti. Insieme ai chiari sentori di liquirizia e caffè sono emersi anche degli aromi di cuoio e di china, quasi ferrosi, percepibili anche all’assaggio.

Brunello Riserva 2004 Fattoria Dei Barbi
Brunello Riserva 2004 Fattoria Dei Barbi

Quello che mi ha stupito di più è stata però la morbidezza del Brunello … una morbidezza che sicuramente non era una caratteristica del vino che mi aveva colpito nell’estate del 2013: il vino provato all’azienda aveva dei tannini molto più graffianti … comunque piacevoli ma certo percepibilissimi.

Questi tannini nel tempo trascorso dal primo assaggio si sono decisamente ammorbiditi e l’astringenza che ho percepito in questo nuovo assaggio è stata sicuramente minore: i tannini non sono di certo spariti ma si sono evoluti, mitigandosi.

Un’altra nota positiva che mi ha colpito e che indica perfettamente la grande potenzialità di maturazione di questo Brunello, è ancora la buona acidità che ha fatto sembrare questa riserva d’annata ancora fresca e giovane!

Magari avrei potuto aspettare ancora un po’ ad assaggiarlo, ma di certo non è stato un peccato provarlo a cena.

Nell’abbinamento con il cibo posso dire che questo Brunello si sposa molto bene con la carne di cinghiale, stufata e brasata, anche arricchita con erbe e spezie. Un elemento che però ha contribuito a migliorare nettamente l’abbinamento sono stati i funghi: il loro caratteristico aroma e la loro spiccata tendenza dolce hanno senz’altro reso l’abbinamento più armonico, mitigando le durezze sia del cibo sia del vino e esaltando l’aroma boschivo di entrambi (p.s. se il concetto delle “durezze” del vino suona del tutto alieno, leggete qui).

Un Brunello sicuramente più impegnativo rispetto al Vigna del Fiore, sempre della Fattoria dei Barbi, che ho già “testato” e recensito qui, ma che si beve davvero con piacere.

Complice anche la perfetta mimetizzazione della componente alcolica questo vino è terminato con il finire della pietanza e, quando questo accade, allora il vino e l’abbinamento sono proprio una meraviglia.

Un vino da riprovare, magari anche in annata 2009 😉

… e Benvenuto Brunello!

Il Vino e i Fashion Gadget

Siamo arrivati all’ultima spiaggia in fatto di accessori vinosi: i gadget (in!)utili ma comunque simpatici e divertenti (forse non sempre)… da scegliere sempre in base ai propri personalissimi gusti!

Purtroppo il vino (e ormai anche la birra) più che emblema di cultura, di luoghi e persone viene spesso trasformato, con varie strategie commerciali, in status symbol per celebrare le mode del momento.

Ecco quindi che spesso si parla di vino, non tanto come elemento enogastronomico quanto come oggetto fashion, non tanto da bere quanto piuttosto da mostrare.

un decanter assurdo
Decanter?

Non stupiamoci allora del proliferare di oggetti cool a tema vino.

Primi fra tutti riporto i decanter assurdi: la loro utilità è praticamente nulla, alcuni sono veramente belli, più oggetti da arredamento che decanter …. questo a fianco è bellissimo ma dubito che riesca ad ossigenare il vino.

L’appendi bicchiere da degustazione: il fedele amico di tutti gli eventi enogastronomici! Se risulta faticoso tenere il bicchiere sempre in mano, questa può essere la soluzione.

Può sicuramente essere utile in quelli eventi dove oltre ai vini, ci sono anche tanti prodotti alimentari da assaggiare: non avendo forchette, con un piatto e un bicchiere in mano, può diventare complicato degustare.

Portabicchiere
Portabicchiere

Tuttavia … devo dire che non mi è mai piaciuto girare con il bicchiere al collo in stile San Bernardo … perché stare in piedi se ci si può appoggiare un attimo da qualche parte? Sempre che alle degustazioni ci sia qualche tavolino! (sottile appello agli organizzatori di degustazioni).

Piattino porta finger-food
Piattino porta finger-food

A questo punto potrebbe quasi sembrare utile l’oggettino qui a fianco, sicuramente originale e simpatico, ma sulla praticità rimane qualche(!) dubbio.

Sui wine stand si apre praticamente un mondo: di ogni foggia, da poggiare, appendere, per una, tre, dieci bottiglie, i designer di tutto il mondo si sono imbizzarriti nel trovare le forme più strane, fantasiose, eleganti e in alcuni casi decisamente kitsch, con cui mostrare il vino. Perché non sia mai che il vino vada bevuto … alla parete fa una più bella figura e poi …perché non puntare alla creazione di reperti archeologici per i posteri?

Ed ecco il terrific(ante) accessorio conclusivo: il bicchiere trasformista!

Bicchiere transformer
Bicchiere transformer

Perché mettere a tavola tanti bicchieri quando se ne può usare solo uno? Se vi ponete questa domanda e non volete usare un bicchiere normale da degustazione potete ricorrere all’oggetto mitologico qui a fianco!

Un bicchiere da acqua+cognac+vino+champagne!

Di domande su questo misterioso e curioso bicchiere ce ne sarebbero tante …ma visto che ancora non mi sembra in commercio possono anche aspettare.

E qui chiudo! Lascio i commenti a voi …

Gli Accessori per gli Appassionati

… di vino!

Se quelli visti qui sono gli accessori essenziali che chiunque dovrebbe avere per servire il vino in maniera decente, senza possedere tonnellate di gadget e spendere cifre “consistenti”, in questo post vedremo i must per chi di vino si intende (o crede di intendersi) 😉

Il Decanter … oggetto misterioso spesso usato a sproposito ma che comunque è sempre utile per “rinfrescare” gli aromi di un vino rosso. Di base andrebbe usato solamente per “decantare” un vino e quindi evitare che i residui presenti sul fondo di una bottiglia arrivino nel bicchiere.

Quindi, in teoria, perché ci sia necessità di questo strumento, un vino dovrebbe avere dei sedimenti da decantare … questo è il caso di vini che hanno avuto un luuungo tempo di permanenza e affinamento in bottiglia.

decanter classico
Un decanter classico

Spesso invece il decanter, più che per una decantazione vera e propria, si usa per “scaraffare” il vino rosso in modo da farlo ossigenare prima del servizio: in questo modo vini dai profumi non troppo evidenti o che hanno semplice bisogno di ossigenarsi un po’, hanno modo di farsi notare di più e al meglio delle loro potenzialità.

C’è da dire però che lo stesso lavoro riesce a farlo adeguatamente anche un bel bicchiere panciuto, dove si può versare il vino un po’ prima dell’assaggio; tuttavia bisogna dire che i decanter sono oggetti da tavola molto belli e non solamente utili …disponibili nelle forme più particolari.

Attenzione però al materiale del decanter e della caraffa che si vuole acquistar: da evitare sicuramente caraffe e decanter in materiali diversi dal vetro e dal cristallo che, al contrario della plastica ad esempio, non rischiano di contaminare profumi del vino.

Se gli strumenti rientranti nel gruppo “decantazione” sono conosciuti ai più e non solo dagli appassionati, la pinza da spumante non credo che lo sia.
Personalmente la trovo molto utile per stappare bottiglie parecchio ostinate. Insieme alla pinza, che sembra proprio uno schiaccianoci, troviamo anche il trancino per tagliare la gabbietta attorno al tappo.

Il secchiello da ghiaccio (il “seau à glace” come alcuni preferiscono dire) … è un oggetto che uso spessissimo, lo trovo molto utile e, anche esteticamente, mi piace davvero: alcuni di design moderno sono veramente splendidi.

Il problema è che per poter usare efficacemente questo strumento bisogna avere una bella scorta di ghiaccio per portare il vino a temperatura, altrimenti si può tranquillamente usare un wine cooler.

Inoltre alcuni secchielli sono anche ingombranti e per nulla economici, quindi bisogna considerarne effettivamente l’uso potenziale. Per me che vivo a bianchi e apro spumanti praticamente ogni giorno si tratta sicuramente di un must per avere la giusta temperatura.

E parlando di ghiaccio passiamo al … termometro: la temperatura di servizio cambia veramente le sensazioni organolettiche di un vino! In particolar modo le durezze di un vino vengono enfatizzate dalle temperature fredde: ecco quindi emergere con troppa forza, in un bianco troppo freddo, le note acide e sapide e in rosso “ghiacciato” le note tanniche.

Al contrario temperature troppo alte rispetto a quelle generalmente consigliate (che potete leggere qui!) smorzano le durezze e accentuano le morbidezze del vino: ecco quindi che un vino bianco o un prosecco, di cui tanto apprezziamo la freschezza della nota acida e la viva sapidità, perde il suo spiccato carattere all’assaggio.

Se si è appassionati e si vuole sperimentare il “gioco” delle temperature e i suoi effetti sui vini, è opportuno munirsi dell’apposito fragile termometro … occhio a ordinarlo online, non sempre arriva integro, purtroppo.

Il termometro va inserito non all’interno della bottiglia, non solo per una questione di igiene, ma perché la temperatura del vino va misurata direttamente nel bicchiere dove di base è sempre maggiore: quindi prima di servire il vino la temperatura va testata in un bicchiere a parte con l’apposito termometro.

Al posto del termometro classico si può utilizzare quello a cintura: una sorta di orologio-termometro in grado di rilevare la temperatura della bottiglia: personalmente lo trovo sfizioso e decisamente più pratico e più resistente del termometro classico.

In ultimo parliamo dei kit di sentori … un oggetto sicuramente da appassionati.

Spesso nelle descrizione dei profumi dei vini vengono nominati gli aromi più vari e singolari … molti però esistono effettivamente nel vino anche se sono difficilmente percepibili: tali sentori provengono dal corredo genetico delle uve, dal vitigno e dal terreno di provenienza e dai fattori di produzione e lavorazione del prodotto finale.

Per riconoscere tali sentori con più facilità si può ricorrere alle valigette di aromi preconfezionate che, volendo, si possono arricchire con ulteriori componenti, perché no?

Spesso siamo così assuefatti ad odori diversi che troviamo difficile distinguerne e ricordarne uno in particolare anche se ci è molto familiare: i kit di aromi servono proprio a differenziare nella nostra memoria gli aromi percepiti.

Ora, se volete, potete passare al girone finale degli accessori da vino che racchiude gadget aSSolutamente particolari … leggete il seguito qui!

Le Temperature di Servizio e di Degustazione del Vino

Misurare la temperatura di un vino non è un’operazione maniacale e, come molti credono, un’inutile esagerazione.

Le sensazioni organolettiche derivanti dall’assaggio di un vino ad una temperatura del tutto diversa da quella adatta al suo servizio, ne cambiano veramente la natura.

Questo discorso vale per ogni vino … non solamente per gli spumanti che, come sappiamo, vengono serviti a temperature più basse rispetto a quelle dei vini fermi.

Perché le temperature di servizio sono ritenute così importanti?

Un’importanza considerata in primis dagli stessi produttori che, nelle schede tecniche di ogni prodotto, tengono a comunicare la temperatura di servizio di un vino proprio affinchè possa essere gustato al meglio delle sue potenzialità.

Per comprendere l’effettiva importanza delle temperature di servizio e di degustazione del vino bisogna tenere a mente i due seguenti punti:

  • Le temperature fredde (inferiori a quelle di servizio consigliate) accentuano le durezze di un vino: acidità, sapidità e tannini.
  • Le temperature calde (superiori a quelle di servizio consigliate) accentuano le morbidezze di un vino: dolcezza, morbidezza e tenore alcolico.

p.s. Se in questi due ultimi punti avete trovato dei termini “alieni”, leggete qui!

Detto questo possiamo più facilmente comprendere perché per dei rossi evoluti, di gran corpo e tannici, vengono consigliate delle temperature di servizio superiori ai 14°: temperature di questo tipo sono ottimali per accentuare la morbidezza del vino e a mitigarne l’astringenza dei tannini … temperature più basse rispetto a quelle valutate come ottimali tenderanno a mettere troppo in evidenza le asperità del prodotto, a discapito delle altre qualità.

Allo stesso modo è comprensibile che si scelgano temperature di servizio piuttosto basse per spumanti, prosecchi e champagne: l’effervescenza del prodotto, insieme alla sapidità e all’acidità, ne vengono esaltate mentre, a temperature più elevate di quelle consigliate, tali caratteristiche perderebbero il loro particolare appeal all’assaggio, così tanto apprezzato.

Chiarito questo, ecco una summa delle temperature di servizio consigliate per le principali categorie di vini.

temperature_servizio

Un consiglio però vale su tutti: nel dubbio basta seguire le indicazioni sulla temperatura di servizio fornite dai produttori … chi meglio di loro che hanno voluto, progettato, seguito e prodotto il vino potrà mai consigliarvi?

N.B. Chiudo infine con una nota importante ma fondamentale: la temperature di servizio è diversa dalla temperatura di consumo!

La temperatura di servizio è sempre più bassa di quella di consumo dal momento che considera il tempo che intercorre tra l’atto del versare il vino nel bicchiere e il momento dell’assaggio vero e proprio!

Ad esempio servendo un Franciacorta intorno ai 6°, andremo ad assaggiarlo ad una temperatura ottimale di circa 8° … considerando che, una volta versato nel calice, la temperatura del vino aumenta di circa un grado ogni cinque minuti.

Quel che resta del … Pancake Day

I festeggiamenti di Carnevale non sono ancora (del tutto) finiti!

Almeno si può continuare a festeggiare con un breve resoconto … prima di procedere verso la Pasqua.

Ieri infatti non si è celebrato unicamente il Mardi Gras e il termine del periodo di Carnevale, ma in molte parti del globo si è festeggiato (pure!) il Pancake day (o Shrove Tuesday)!

Durante il Mardi Gras, in Gran Bretagna e negli USA, soprattutto negli Stati del Sud e in particolar modo a New Orleans, viene celebrata anche questa singolare festa del Pancake, occasione che vede radunarsi in varie città, appassionati, cuochi, ristoratori, ecc., tutti uniti nelle “pancreazioni” più originali e gustose e in contest di vario tipo.

In fondo perché privarci di una così bella festa solo perché non siamo negli USA, Inghilterra o in un altro dei fortunati Paesi cultori dei pancake?

E’ pur vero che i pancake non appartengono alla nostra tradizione culinaria ma, in fondo, chi non ha mai assaggiato e/o cucinato dei bei pancake?

pancake dolce
pancake dolci …

Ovviamente, data l’occasione speciale, anche a me ieri è venuta voglia di Pancake e, visti i dolcetti di Carnevale classici già mangiati, ho optato per un pancake salato, semplice ma gustoso, con l’aggiunta di formaggio e prosciutto cotto 🙂

Con quale magico vino ha mai potuto abbinarsi questa creazione semplice ma gustosa?

pancake salato
… e salati

Sicuramente una buona idea è stata quella di provare i pancake con un bel Franciacorta Brut dell’azienda Montenisa, un prodotto di ottima freschezza e sapidità, capace di rendere ancora più piacevole ogni boccone.

Franciacorta Montenisa Brut
Il Montenisa Brut

Un Franciacorta dai profumi delicati di mela, pesca gialla e fiori d’acacia, seguiti da deliziosi aromi di burro e pasta frolla che all’assaggio sono molto più percepibili, tanto da conferire un maggiore senso di morbidezza al prodotto.

L’acidità, la sapidità e l’effervescenza, le cosiddette durezze del vino, (leggete qui per dei chiarimenti, eh!) rendono lo spumante perfetto per mitigare la forte tendenza dolce dei pancake e la loro grassezza … e poi il particolare sapore e i profumi di questo Franciacorta creano una coppia ancora migliore.

Pancake formaggio e prosciutto cotto
pancake formaggio e prosciutto cotto

Un prodotto, questo Brut Montenisa, che mi sembra sempre perfetto per un aperitivo fusion, magari a base di rustici, fritture di gamberi, tempura di verdure e sushi di salmone, ma soprattutto … lo trovo completamente adatto a questi ottimi pancake salati, con prosciutto e formaggio.

Da non dimenticare che anche il prezzo di questo Franciacorta è ottimo: qui si può trovare anche a 14€.

Un abbinamento sicuramente da provare, anche se ormai il giorno ufficiale dei pancake è terminato!

Vini per i Dolci di Carnevale

I Vini per i Dolci di Carnevale

Visto che il Carnevale è giunto ormai al termine e me ne sono appena accorta è giunto il tempo di concludere questo periodo allegro in maniera degna.

Quale modo migliore per festeggiare in compagna se non quello di gustare i dolcetti tipici con un vino adeguato?

Quindi torno a parlare di vini dolci … e comincio con un vino dolce del Lazio, rimanendo in tema con gli ultimi post dedicati ai vini di questa regione.

 

I Vini per i Dolci di Carnevale: l’Idea di Trappolini

L'etichetta dell'Idea di Trappolini
L’etichetta dell’Idea di Trappolini

L’idea di Trappolini, azienda vitivinicola del Viterbese (il sito web è al momento offline), è un aleatico passito di grande qualità: prodotto da uve aleatico vinificate in purezza, per metà fatte appassire.

Al profumo è decisamente fruttato e floreale e ricorda la confettura di visciole e di lamponi, le prugne secche e la rosa appassita.

E’ di pieno corpo, dolce ma non troppo, arricchito al sorso da diverse componenti vegetali, quasi balsamiche, che ne mitigano proprio la sensazione di dolcezza: non si tratta certo di un vino dolce stucchevole ma di grande bevibilità.

Per i profumi e il suo sapore piacevolissimo si può abbinare molto bene con le Zeppole di San Giuseppe e anche a delle Castagnole all’alchermes, dal momento che le alleggerisce con la sua acidità e allo stesso tempo ne accompagna la struttura elaborata.

Castagnole e Zeppole
Castagnole e Zeppole!

Sicuramente non è adatto alle frappe o ad altre tipologie di castagnole, come ad esempio quelle alle crema e alla ricotta, per le quali serve un vino dolce sicuramente più delicato, meno strutturato e soprattutto ancora più fresco, come ad esempio un moscato fiori d’arancio dolce spumantizzato.

 

I Vini per i Dolci di Carnevale: il Moscato Fiori d’Arancio di Borin

Fior D'Arancio - Borin
Fior D’Arancio – Borin

Con le castagnole alla crema è ottimo ad esempio lo spumante proposto dall’azienda Borin, di cui vi ho già parlato qui.

Questo fiori d’arancio spumante mitiga l’effetto di pastosità delle castagnole alla crema rendendole, se è possibile, ancora più gustose ma allo stesso tempo più leggere: se per ogni castagnola facciamo un sorso di spumante si potrebbe continuare all’infinito 🙂

Uno spumante dai profumi delicati di fiori d’arancio (ovvio), mimosa e pesca gialla, con leggere note di mandorla.

 

I Vini per i Dolci di Carnevale: l’Ambar di Cantine Florio

Moscato Ambar - Cantine Florio
Moscato Ambar – Cantine Florio

Per finire ci spostiamo nel Sud della penisola e parliamo di un Moscato dolce siciliano che, a mio parere, si sposa veramente bene con le castagnole alla ricotta: l’Ambar delle Cantine Florio.

Un vino liquoroso, prodotto da uve di moscato bianco e di zibibbo, di grande bevibilità e con una dolcezza contenuta da una buona acidità, che nasce per accompagnare i dolci siciliani più tipici, come ad esempio la Cassata.

Proprio per le sue principali caratteristiche e i suoi profumi di uva passa, miele e fiori d’acacia, trovo che sia ottimo anche per questi specifici dolci di Carnevale: l’acidità del prodotto smorza la grassezza e la dolcezza della ricotta e della frittura di queste particolari castagnole.

 

Quello che rende ancora più appetibili questi vini dolci è il loro prezzo: circa 13 Euro per l’Idea di Trappolini, circa 10 Euro per l’Ambar di Florio e solo 8 Euro per il Moscato Fiori D’Arancio di Borin … per tutti e tre un eccellente rapporto qualità prezzo.

 

I vini di cui ho scritto si bevono benissimo anche da soli, ma sicuramente rendono ancora meglio se accompagnati con qualcosa e qualcuno di adeguato: e allora Buon Carnevale Grasso a tutti!