Arnaldo Caprai e il Sagrantino di Montefalco

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L’Azienda Arnaldo Caprai è indiscutibilmente riconosciuta come leader nella produzione del Sagrantino di Montefalco, il grande vino rosso prodotto dalle omonime uve: un vitigno unico che cresce solo nel territorio di Montefalco da più di quattrocento anni.

Una delle principali ragioni legate al successo di Arnaldo Caprai e del suo Sagrantino è stata la capacità di questa storica azienda di far conoscere al mondo questo particolare vitigno, permettendogli di travalicare i confini umbri entro i quali era relegato.

Arnaldo Caprai e il Sagrantino di Montefalco
Arnaldo Caprai e il Sagrantino di Montefalco

L’azienda nasce nel 1971 grazie ad Arnaldo, imprenditore tessile di grande successo negli anni 50, con una passione smisurata per i merletti, di cui è famosa la sua collezione privata.
Negli anni ’70 viene acquistata l’attuale proprietà, che apparteneva a tre contadini del posto, con altrettante case coloniche, distribuite su un territorio di circa 45ha.

All’inizio la produzione era molto variegata e principalmente basata su vitigni autoctoni. Il problema era il sagrantino; vitigno tardivo, che oggi si raccoglie verso inizio, metà ottobre.

Alle origini era vendemmiato insieme alle altre uve, quindi a settembre, di conseguenza non perfettamente a maturazione, anzi proprio piuttosto acerbo. La sua carica fenolica, principalmente legata ai tannini, induceva a produrlo passito, in modo da compensare con gli zuccheri la forza astringente del vino, che lo rendevano un vino piuttosto austero e “scorbutico”.
Ecco la ragione principale per cui il sagrantino era prevalentemente vinificato dolce, come passito: per compensare la spiccata tannicità.

La Strada del Sagrantino
La Strada del Sagrantino

Tradizionalmente veniva bevuto a Pasqua, con l’agnello, ma anche la cacciagione, oltre ai formaggi e ovviamente ai dolci.
La versione secca fu prodotta per la prima volta nel 1993. È da questa annata che nasce il loro “25 anni”. Il sagrantino è il vitigno con maggiore contenuto fenolico, non tanto di antociani, quanto di tannini.

Occorre quindi una lunga sosta in legno per cercare di “addomesticare” il carattere di astringenza e rugosità.

Si tratta di un’operazione molto delicata poichè è evidente che un passaggio poco attento donerebbe a tale vino un carattere “legnoso”, privandolo così di ogni pregio.

Già nel disciplinare di produzione, per il Sagrantino di Montefalco DOCG, si prevede un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno 33 mesi, di cui, per la sola tipologia Secco, almeno dodici mesi in botti di rovere di qualsiasi dimensione.

In aggiunta, ai produttori è richiesto un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia di almeno 4 mesi.
Il fatto che il contenuto di antociani non sia particolarmente elevato può sembrare strano, considerate la profondità del colore del sagrantino; tuttavia non deve essere dimenticata l’impronta cromatica legata dalla sosta in botte.

Una delle grandi intuizioni di Caprai fu quella di iniziare a collaborare con l’università di Milano, approfondendo iI carattere di questo vitigno, ed ottimizzandone la forma di allevamento. Ad esempio fu eliminato il “palmetto”, una forma di allevamento tradizionale, che non permetteva l’ottimale insolazione e maturazione del grappolo.
Capirono inoltre che bisognava puntare su basse rese e maggiore maturazione, in modo da avere un contenuto in zuccheri più alto.

Attualmente le rese si attestano sui 40 q/ha, che è circa la metà del sangiovese, il loro vitigno più piantato.
Un altro lavoro che svolsero agli albori fu quello di creare un mini vigneto sperimentale al fine di comprendere quale fosse la forma di allevamento a cui il sagrantino rispondeva meglio. Provarono: la lira, l’alberello, il guyot e il cordone speronato, che poi si è rilevato quello in grado di rispondere meglio alle esigenze produttive.

Oggi hanno anche una stazione metereologica che li supporta nella realizzazione del primo protocollo vitivinicolo italiano per la sostenibilità: il New Green Revolution. Essenzialmente la stazione aggiorna sui diversi livelli di parassiti presenti e ciò fa in modo che preventivamente possano essere fatti dei trattamenti con il minimo quantitativo di sostanze; inoltre utilizzano dei macchinari che recuperano l’eccesso di prodotti utilizzati.

Oggi la tenuta si sviluppa su circa 136 ha vitati, oltre a circa 14 di uliveto; la raccolta è fatta principalmente a mano; le uve bianche vanno immediatamente nella pressa e quindi nei fermentatori. Le bacche rosse vengono diraspate, quindi gli acini di alcune varietà subiscono addirittura una selezione manuale, per eliminare tutti quelli che potrebbero avere dei problemi.

La fermentazione dura intorno ai 7/10 giorni a cui segue una macerazione sulle bucce di ulteriori 10/20 giorni. I lieviti sono selezionati e le temperature controllate. I loro bianchi affinano in acciaio, eccetto il “Cuvee Secrete”, mentre i rossi fanno dei passaggi in legno, diversi in tempo e modalità a seconda della tipologia.

I terreni dei vigneti aziendali sono argillloso/calcarei, con alcune zone, quelle più vicino al lago, nelle quali troviamo una maggiore percentuale di limo. Le altezze dei vigneti si aggirano tra i 200 e i 300 metri.

Passiamo poi a visitare la barricaia, che non può che essere enorme: ben 2600 barrique di rovere francese, principalmente Alliers, e di tostatura media.
Il sagrantino passa circa 22/24 mesi in barrique nuove, addirittura il “25 anni” fa il 200% di botti nuove, ossia ogni anno vengono cambiate le barrique e usate di nuove.
Il Collepiano, fa invece un passaggio al 40% in barrique di primo passaggio. Nelle botti grandi affina il Sangiovese, che viene usato per la produzione del Montefalco DOC “Rosso”, che prevede 60-70% sangiovese, 10-15% sagrantino, per la rimanente parte altri vitigni a bacca rossa non aromatici racc. e/o aut. della provincia di Perugia.

La DOC Montefalco è anche disponibile in versione “Bianco” caratterizzato da almeno il 50% grechetto, 20-35% trebbiano toscano e altri vitigni a bacca bianca non aromatici racc. e/o aut. della provincia di Perugia.

 

Arnaldo Caprai e il Sagrantino di Montefalco: degustando i Vini dll’Azienda

Passiamo ora alla degustazione, durante la quale è stato possibile assaggiare ben 7 vini.

Il Grecante 2014 è una DOC Grechetto dei Colli Martani, con 100% di grechetto, da un clone diverso da quello che troviamo nella DOC Orvieto. Giallo paglierino lucente.

È molto piacevole, profumato, con sentori di fiori e frutta bianca, oltre a una nota minerale di idrocarburo. Molto piacevole e beverino. Solo acciaio.

Cuvee Secrete 2013. Le uve? “Quelle che meglio esprimono le potenzialità dell’annata”. Uve segrete, quindi.

Giallo paglierino vivace. Fa una breve passaggio in legno, la nota burrosa e delicatamente dolce mi fa pensare ad una parte di chardonnay, ma nessuno da informazioni più precise. È un vino di maggior corpo rispetto al precedente, con una buona struttura e sapidità. Ottimo su carni bianche e paste elaborate.

Passiamo ora ai primi rossi (Montefalco DOC):

Montefalco Rosso 2013. 70% Sangiovese, 15% Sagrantino, 15% Merlot. Il Sagrantino affina in botte piccola, mentre Sangiovese e Merlot fanno 12 mesi di botte grande. Rosso rubino.
È un vino ancora giovane, profumato, dove le due anime del sagrantino e del merlot si compensano, pur lasciando una bella trama tannica nel sorso. Frutti rossi e speziatura sono i due pilastri dello spettro aromatico di questo vino. Buona persistenza e grande potenziale evolutivo.

Montefalco Rosso Riserva 2009. Qui il colore passa al granato, con una vivacità e una consistenza sorprendenti.
Al naso troviamo le confetture di frutta scura, le spezie e una piacevole nota minerale. Morbido ed equilibrato.

Ed ora passiamo al Sagrantino, iniziando con il Collepiano, per poi passare al 25 anni.

Il Collepiano 2009 è un Sagrantino DOCG in purezza (come peraltro prevede il disciplinare). 22 mesi in barrique di rovere francese (secondo le modalità viste prima) e almeno 6 mesi in bottiglia. Alcuni affermano che bere un sagrantino del 2009 è come commettere un infanticidio.
In effetti, si capisce subito che la tannicità è ben presente, e che il potenziale evolutivo è molto alto. Nel bicchiere è rubino vivace.

Lo spettro odoroso è giocato su frutti scuri: more, frutti di bosco, e poi le note dolci di vaniglia e fiori di garofano, e del tabacco dolce. Chiude con una nota balsamica percepibile perfettamente a bicchiere fermo. In bocca è imponente, robusto e tannico; richiede un abbinamento con una carne rossa, magari di origine ovina, o la selvaggina. Grande persistenza.

Il 25 Anni 2011 è il fiore all’occhiello dell’Azienda Caprai. Questo Sagrantino affina 24 mesi in barrique di rovere francese e almeno 8 mesi in bottiglia. Rubino profondo. Al naso i profumi sono declinati su frutti scuri, la mora di gelso, sulle note dolci delle spezie, la cannella, inoltre emerge il cioccolato e una punta balsamica molto intrigante.

Anche qui la trama tannica, elegante e piacevole, è molto chiara e suggerisce abbinamenti con arrosti, magari lardellati o tartufati, oppure grigliate di carne ovina o selvaggina.

Un grande vino dalle incredibili potenzialità evolutive.

Concludiamo la degustazione con il Passito 2009.

Questo passito affina 15 mesi in barrique di rovere francese e almeno 12 mesi in bottiglia.

È di un colore rubino profondo. Al naso risaltano le note dolci e speziate, dall’uva passa alla frutta disidratata.
In bocca è di una piacevolezza estrema.

Personalmente è uno dei miei vini dolci preferiti.

L’equilibrio tra la dolcezza e la componente tannica è mirabile, ha un lunghissima persistenza e si abbina perfettamente alla pasticceria secca, ma forse il massimo lo si ottiene insieme a dolci al cioccolato.

Resta da chiedersi: ma perchè lo fanno solo nella versione da 375 ml e non in Magnum?

Speriamo allora nel nuovo sospirato formato !

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