settembre 2016 - BWined
Vino Perfetto per la Pasta Funghi e Taleggio

Il Vino Perfetto per la Pasta Funghi e Taleggio

Chi ha mai detto che la Falanghina si abbina solo alla classica pasta gamberi e zucchine? Qualcuno ha forse detto che è solo un vino ottimo da aperitivo?

La Falanghina è anche questo, un ottimo vino da pesce e da antipasti di mare e di verdure, ma può offrire davvero di più.

Crepes funghi e taleggio
Crepes funghi e taleggio

In questo articolo vi parlerò di una Falanghina proveniente da uno dei territori italiani eletti per rappresentare al meglio questo vitigno: la Campania.

Per questa Falanghina campana e, più precisamente, del Sannio, oggi vi voglio proporre un abbinamento semplice ma diverso che non prevede costosi pesci e crostacei ma ingredienti piuttosto semplici … a comporre però un piatto gustoso.

Quello tra funghi e taleggio è un abbinamento di grande impatto gustativo, se non avete ancora provato questo condimento vi consiglio di gustarlo e di abbinarci proprio la gustosa Falanghina di oggi: si tratta di un’unione in grado di piacere davvero a tutti, un insolito modo di sfruttare la Falanghina dal momento dell’aperitivo all’entrée.

Un abbinamento economico e di facile reperibilità dal momento che la Falanghina del Sannio in questione è … curiosi? Leggete oltre!

 

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Visita alla Fattoria Mancini

Visita alla Fattoria Mancini

I Colli Pesaresi, e in particolare le sottozone di Roncaglia e Focara sono famose per un particolare vitigno: il Pinot Nero. E in quale azienda andare per assaggiarne la migliore espressione se non da Fattoria Mancini? Un’azienda che possiede una sessantina di ettari di proprietà, di cui una metà vitati, per un totale di circa 80.000 bottiglie annue.Fattoria Mancini

Partiamo direttamente con una serie di assaggi e di informazioni sull’Azienda. Scopro che siamo alla quinta generazione e che acquistarono i terreni vitati a Pinot Nero che venne introdotto in questi luoghi dall’amministrazione francese durante l’Impero napoleonico, intorno all’800.

Il suolo di arenaria calcarea ed il microclima freddo della costa alta a strapiombo sull’Adriatico vennero riconosciute come condizioni ideali per la coltivazione di questa varietà.

I primi vigneti furono acquistati nel 1861 e successivamente si isolarono i cloni migliori.

Oggi addirittura esiste un clone di Pinot Nero chiamato ‘clone Fattoria Mancini”.

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vini biologici

Vini Biologici, Biodinamici e Naturali

vini biologici

Vini Biologici, Vini Biodinamici e Vini Naturali: facciamo chiarezza

Vi chiedete cosa vuol dire parlare di Vini Biologici, Vini Biodinamici e Vini Naturali ma finora non avete ancora chiare le differenze tra questi termini?

In questo post parleremo di tutte quelle filosofie e tecniche di produzione diverse che dovrebbero rendere il mondo enoico affascinante ma che spesso creano solo gran confusione nella mente dei consumatori che vogliono semplicemente portarsi a casa un buon vino; una confusione generale che colpisce anche gli appassionati di vino che vedono comparire sugli scaffali bottiglie con un infinito numero di diciture e nuove certificazioni tra cui diventa difficile destreggiarsi.

Tanti produttori, tante certificazioni e tutta una terminologia “ bio” ben poco chiara.

Ebbene, togliamo tutti i tecnicismi, le etichette e i paroloni per far luce su tutte le nuove mentalità di produrre vino in Italia e in Europa.

Parliamo di Europa poiché in realtà, in barba alle tante certificazioni che esistono, nazionali e internazionali, esiste una sola normativa europea di riferimento per poter definire un dato vino come “biologico” ed è a questa che i produttori europei si rifanno per poter commercializzare il proprio vino a livello internazionale senza restrizioni e con un marchio veramente BIO.

Se volete saperne di più sulla questione, non vi rimane che continua a leggere ed entrare nel mondo del “biovino”.

 

Vini Biologici, Vini Biodinamici, Naturali e Vegan: eh?

 

I Vini Biologici

Innanzitutto un vino biologico è frutto di pratiche agricole e vitivinicole biologiche.

Come già sappiamo, poiché i prodotti biologici sono diffusi, conosciuti e apprezzati ormai da anni, la viticoltura bio, così come l’agricoltura biologica, mira alla salvaguardia della fertilità dei terreni agricoli, preservando l’equilibrio naturale dell’ambiente in cui si coltiva.

Questo si traduce in un massimo rispetto verso le biodiversità nell’intera logica produttiva.

Un vino biologico sarà pertanto figlio di pratiche agricole orientate alla salvaguardia dell’ambiente agricolo nella sua integrità, con un ridotto impiego di mezzi estranei a questo microcosmo: interventi meccanizzati in vigna del tutto banditi, un utilizzo di antiparassitari alternativi a quelli chimici e in quantità limitata.

La stessa impronta bio la troviamo ovviamente nell’intero processo di vinificazione, dove il libero intervento umano viene in parte imbrigliato al fine di preservare l’originalità e la naturalità del prodotto originale.vini biologici

Questa volontà si traduce nell’utilizzo di lieviti indigeni, appartenenti quindi allo stesso microcosmo agricolo delle uve, e in un controllo selettivo delle tipologie e delle quantità di tutte quelle sostanze e additivi necessari nei vari processi di fermentazione, stabilizzazione, chiarificazione, filtrazione, precedenti all’imbottigliamento e alla messa in vendita.

Vi avevo promesso niente tecnicismi ma, per chi volesse approfondire, nella normativa UE da seguire per poter dichiarare un vino “biologico”, sono indicate tutte le pratiche e le sostanze ammesse . Potete trovare il testo della normativa qui.

Un regolamento europeo (n. 203/2012) specificamente legato al vino che ci ha messo tanto a essere elaborato a causa di Lei: l’anidride solforosa!

Ebbene sì, l’abbiamo alla fine nominata, lei, l’acerrima nemica di ogni produttore di vino.

Con la normativa del 2012 possiamo però tirare un sospiro di sollievo perché ne sono state definite le quantità massime da utilizzare per ogni tipologia di vino (bianchi, rossi, vini dolci, ecc.), affinchè quest’ultimo possa rientrare in un regime biologico.

Quindi anche i vini biologici possono contenere solfiti aggiunti?

Sì, anche se non sempre: generalmente chi produce vini biologici fa sempre attenzione a limitare rigidamente l’utilizzo della solforosa, usandola solo quando è veramente necessario per salvaguardare il prodotto finale.

Questa libertà ci comunica che, al di là delle norme europee di base ormai ben definite, un vino biologico pur partendo da una base comune di regole, può essere interpretato in tantissimi modi diversi a seconda dell’idea che ogni produttore ha della viticoltura e dell’enologia biologica e biodinamica.

I Vini Biodinamici

Visto che l’abbiamo tirata in ballo … associata alla viticoltura biologica troviamo anche quella biodinamica.

vini biologici e biodinamiciQuest’ultima segue delle regole di “produzione” molto più filosofiche, alcuni direbbero (anzi lo dicono proprio!) magiche, poiché ogni ambiente agricolo viene interpretato come un organismo a sé stante da trattare con estrema specificità e nel pieno rispetto del ciclo naturale.

Chi segue la filosofia biodinamica, utilizza nella cura della terra e dei vigneti, dei cosiddetti preparati biodinamici, composti da materiali del tutto naturali e biologici (essenze, piante aromatiche, polveri minerali, ecc,), questo per favorire la corretta crescita delle piante preservandone le caratteristiche nutrizionali e la sanità nel tempo.

La normativa europea di cui sopra non definisce degli standard per poter etichettare un vino come “biodinamico”. Tuttavia – e da qui l’ulteriore confusione – esistono diversi standard di riferimento per i produttori che vogliono commercializzare il proprio vino come biodinamico.

Demeter, BioSuisse, ecc. non rappresentano delle Certificazioni Pubbliche ma dei marchi privati a cui i produttori possono aderire, rispettando gli standard base definiti.

Partendo da questi poi ogni produttore può perseguire in dettaglia la sua personale filosofia biodinamica.

I Vini Naturali

Infine abbiamo il cosiddetto “vino naturale”: una definizione che viene usata spessissimo ma sinceramente trovo che il suo utilizzo fortuito generi ulteriore confusione.

Il termine “naturale” non ha alcuna accezione specifica nel campo della produzione vitivinicola.grapes

E’ un termine che viene usato indifferentemente per parlare dei vini biologici, biodinamici e pure di quelli “liberi dai solfiti (sempre aggiunti)”.

Non esiste alcuna definizione giuridica atta a classificare un vino come “naturale”, tant’è che in molti paesi questa dicitura non può proprio essere utilizzata nell’etichettatura dei vini.

Nel settore vitivinicolo si parla comunque di vino “naturale” per definire indistintamente un vino prodotto secondo i principi biologico e/o biodinamici.

Vi ricordate l’evento “vignaioli naturali” a Roma (sissì, ci sarà anche quest’anno): ecco, in questo caso il termine naturale viene usato in senso lato per abbracciare per intero il mondo dei produttori di vino non convenzionali, biologici, biodinamici e vegani.

I Vini Vegani

Ah già … e il vino Vegan?

Ebbene sì, ora abbiamo anche i vini Vegani.

In che modo un vino può essere definito come vegano. Cosa c’entra la sofferenza animale nella produzione del vino?

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In diverse pratiche enologiche, di filtrazione, chiarificazione, ecc. anche in quelle per i vini biologici, è previsto l’utilizzo di prodotti di origine animale: la farina di ossa animali, la colla di pesce, l’albumina, ecc.

Invece nella produzione dei vini vegan è vietato l’utilizzo di qualsiasi sottoprodotto di origine animale .

Anche per quanto riguarda il vino Vegan la situazione diventa complessa se si considerano tutti i vari marchi a cui un produttore può aderire per commercializzare il proprio prodotto come Vegano: VeganOk, Qualità Vegana, ecc. sono marchi con un proprio disciplinare vegano a cui si deve aderire per poter stampigliare il logo sulle proprie etichette.

Come per il vino biodinamico, non esiste una certificazione unica di riferimento e nessun ente terzo indipendente dal marchio in grado di controllare l’effettiva “veganità” di un prodotto.

Questo non vuol dire che chi espone un marchio vegano non rispetti le regole di base – i vari marchi hanno dei regolamenti precisi ed effettuano dei controlli di garanzia – ma anche qui troviamo piena libertà a partire dai presupposti vegani fondamentali: partendo dai criteri di base appena visti, il concetto di Vino Vegan può essere ulteriormente elaborato da ogni produttore.

Ad esempio un vino Vegan può essere benissimo prodotto da un’azienda che non applica in alcun modo lo sfruttamento animale a fini economici e che non utilizza in alcun modo il lavoro animale nei processi produttivi.

Ancora una volta, da alcune regole di base si dipana un mondo di ulteriori interpretazioni … e ancora una volta avremo molto probabilmente un prodotto diverso.

Personalmente trovo questa diversità produttiva davvero interessante, dal momento che rende libero ogni produttore di scegliere le modalità di espressione che ritiene migliori per i propri prodotti … e chi meglio del produttore conosce il terroir da cui provengono le su uve!

Al di là di tutte le terminologie, classificazioni, prese di posizione su cosa sia giusto bere o non bere, se un prodotto è buono e sano ed elaborato nel rispetto dell’ambiente e della materia originale, le parole stanno davvero a zero.

Quindi meno chiacchiere, più vino buono, gustoso e sano 😉

Damiano Ciolli

Visita alla Cantina Damiano Ciolli

Una realtà vitivinicola ad Olevano Romano che vale assolutamente la pena di visitare e’ quella di Damiano Ciolli. L’azienda si trova a Olevano Romano, grazioso paesino arroccato a circa 600 metri sul livello del mare sul Monte Celeste, a sud-est della provincia di Roma. Hanno 5 ha di vigneto e producono intorno alle 20000 bottiglie annue, su due linee: Silene e Cirsium.

Cirsium e Silene
Cirsium e Silene

L’Azienda inizia la sua attività nel 2001, quando l’attuale titolare Damiano Ciolli e il padre Costantino, eredi di una tradizione viticola famigliare di almeno quattro generazioni, convinti del grande potenziale dell’uva Cesanese d’Affile, decidono di imbottigliare la loro produzione, che prima era commercializzata come vino sfuso.

Non e’ impresa facile in quanto in quegli anni il vino di Olevano era ancora conosciuto come il vino dolce e/o frizzante.

Tuttavia proprio in quell’anno ci fu un evento atmosferico che danneggiò piu’ del 60% della produzione; rimasero quindi pochissimi grappoli, e il vino che si ottenne era completamente diverso: migliore, molto migliore di quello a cui si era abituati.

Quell’episodio cambio le sorti del vino di Olevano.

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Rhesan di Cristina Menicocci

Viaggio nel Biodinamico: il Rhesan di Cristina Menicocci

Visto che nel mondo in evoluzione del vino tra gli aggettivi biologico, senza solfiti, biodinamico, naturale, si fa sempre più confusione, ho deciso di guardare la questione da un’angolazione diversa, prettamente gustativa.

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Il Rhesan

 

In questo articolo, che sarà il primo di una luuunga serie, non voglio spiegare le differenze tra le diciture e le varie certificazioni nazionali , europee e mondiali, finora presenti, ma capire in che modo un vino “biodinamico” possa essere diverso da un vino convenzionale.

Che gusto ha un vino biodinamico rispetto a un vino prodotto con pratiche enologiche e agricole convenzionali?
Quali differenze organolettiche ci dobbiamo aspettare?

Ovvio che non basta un assaggio e, forse, nemmeno tra mille assaggi sarà possibile rispondere in maniera univoca a queste domande e svelare l’arcano, perché ogni vino, biodinamico o meno, sarà sempre diverso dal precedente.

Tuttavia voglio provarci comunque e oggi inizierò con il “Rhesan”, un Trebbiano Toscano in purezza di Cristina Menicocci, prodotto nella sua fattoria nel Viterbese, vicino a Civita Castellana.

Seguiteci a scoprire il gusto di questo Trebbiano biodinamico.

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Il Tragugnano di Sergio Mottura e gli Abbinamenti Cibo-Vino

Il Tragugnano di Sergio Mottura e gli Abbinamenti Cibo-Vino

Cosa si può dire dell’ottimo Tragugnano di Sergio Mottura

Il Tragugnano !
Il Tragugnano !

Che sia un vino delizioso è ormai un dato assodato … che il prezzo sia specchio perfetto dell’onesta qualità del vino, anche … che  abbia un’etichetta davvero simpatica e accattivante, pure.

Anche chi lo sceglie solo per la splendida grafica non commette certo un errore ma una scelta fortuita felicissima.

Un vino ottimo da assaggiare tra amici, in famiglia e da infiocchettare per farne un bel regalo.

Un vino del Lazio conosciuto ma nemmeno troppo, come invece meriterebbe.

Un bianco che in quanto ad abbinamenti cibo-vino ha energia da vendere in tante direzioni.

Un vino molto versatile e dal gusto pieno … volete sapere con quali piatti diventa ancora più buono?

Continuate a leggere!

 

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Vini Sergio Mottura

Visita all’Azienda Sergio Mottura

La tana dell'istrice
La tana dell’istrice

Uno dei principali produttori di Grechetto dell’Alto Lazio è sicuramente Sergio Mottura.

La sua tenuta si estende su oltre cento ettari di vigna a conduzione biologica, nel territorio di Civitella d’Agliano (Viterbo), delimitata ad ovest dalle colline e dai calanchi argillosi e ad est dalla pianura umbra bagnata dal Tevere.

L’appezzamento appartiene alla famiglia Mottura dal 1933, ma è verso l’inizio degli anni sessanta che parte la riscoperta e la focalizzazione sul Grechetto.

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Il Vino perfetto per il Pollo con Peperoni

Il Vino perfetto per il Pollo con Peperoni

Un piatto invitante e semplice, che piace davvero a tutti.

Basta del buon petto di pollo, dei peperoni freschi e piccantini e un pizzico di manualità.

Pollo e Peperoni
Pollo e Peperoni

Una pietanza che spesso viene scelta per la sua praticità: prepari i bocconcini di pollo e i peperoni in anticipo e poi ti basta saltarli al momento opportuno per servirli sfrigolanti.

Nessun problema, massimo gusto.

A questo pietanza però manca ancora qualcosa?

E cosa se non il vino perfetto per accompagnarla!

Leggete oltre per scoprire di quale vino sto parlando.

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Vini di Andrea Occhipinti

Visita all’Azienda Andrea Occhipinti

Uno dei produttori più noti nella vinificazione dell’aleatico è Andrea Occhipinti a Gradoli.

Il lago di Bolsena dall'azienda
Il lago di Bolsena dall’azienda

Il territorio è quello classico ed elettivo per questo importante vitigno. Non a caso il Lazio ha una delle quattro denominazioni d’origine a base Aleatico, oltre all’Aleatico dell’Elba DOCG, Aleatico di Puglia DOC e la recentissima Pergola DOC, marchigiana.

Occhipinti ha una azienda che si estende su circa 5 ettari, principalmente coltivati con Aleatico, anche se una piccola parte è coltivata con grechetto rosso, vitigno che troviamo presente nella DOC Colli Etruschi Viterbesi (o Tuscia).

Il suo obiettivo è preservare e valorizzare le caratteristiche dei due vitigni autoctoni di Gradoli, attraverso la selezione massale dei vitigni più adatti alla natura vulcanica dei terreni. Siamo sulle colline a ridosso del lago di Bolsena, a circa 450 metri slm con una vista mozzafiato. I vigneti sono prevalentemente orientati nord-sud e godono di una perfetta insolazione.

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I Vini perfetti per la Frittura di Calamari

I Vini perfetti per la Frittura di Calamari

Ecco che oggi si parla di uno degli abbinamenti più sfiziosi dell’estate (e non solo).

E come potrebbe essere altrimenti, visto che la pietanza protagonista di oggi è la frittura di calamari!

Cartoccio calamari fritti
Cartoccio!

Un piatto di pesce dal gusto delicato ma davvero ricco di sapore per il quale abbiamo a disposizione diversi compagni vinosi, altrettanto piacevoli.

Accompagnare degnamente, con un buon vino, una frittura di calamari ( se ci scappa qualche gambero va bene uguale 🙂 ) non è una missione difficile e, nelle mie prove, ho avuto modo di assaggiare diversi vini in grado di renderle giustizia.

Tuttavia, dovendo fare una scelta ponderata, devo ammettere che, almeno per quanto testato finora, sono tre i vini che davvero riescono ad esaltare il gusto e i profumi della frittura di calamari.

Non vi resta che scoprire di quali vini si tratta leggendo oltre!

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