Il Gris di Lis Neris - Abbinamenti cibo vino per la Vigilia

Abbinamenti Cibo Vino per la Vigilia: il Gris di Lis Neris

Concludiamo il proficuo mese di Novembre con un ultimo gustoso assaggio.
Un assaggio che ci aiuta a entrare nello spirito culinario della Vigilia di Natale dove, si sa, per tradizione si cerca sempre di gustare dell’ottimo pesce.

Il Gris di Lis Neris - annata 2013
Il Gris di Lis Neris – annata 2013

Una cucina, quella della tradizionale Vigilia, leggera, delicata, magra ma tutt’altro che insapore: chi ama il gusto del pesce di mare non può certo dimenticare quella sua spiccata tendenza dolce e delicatamente salina che così bene lo caratterizza.

Se però volete che le vostre pietanze di pesce risaltino ancora di più sulla vostra tavola imbandita, allora non dovete far altro che provare, con il vostro menù della Vigilia, quest’ottimo vino bianco: Il Gris di Lis Neris, annata 2013.

Un Pinot Grigio del Friuli Orientale, un Pinot Grigio di confine, prodotto dalle uve di un singolo vigneto di 25 anni, posizionato lungo il corso del fiume Isonzo a pochi Km da Gorizia e dalla Slovenia.

Un Pinot Grigio prodotto in legno e affinato a lungo in bottiglia, che con il suo sapore è in grado di esaltare diverse specialità di pesce di mare.

Se siete curiosi di scoprire gli ingredienti con cui questo vino si sposa alla perfezione, allora continuate la lettura.

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Visita alla Tenuta Oasi degli Angeli

Alla tenuta Oasi degli Angeli si arriva dalla Statale Adriatica, svoltando da Cupra Marittima e costeggiando il torrente Sant’Egidio, che scende placido da Ripatransone.

La tenuta è davvero splendida, soprattutto in questo periodo autunnale, delimitata da un roseto e dalle foglie scarlatte del Montepulciano.

E’ proprio dal Montepulciano che Eleonora Rossi e Marco Casolanetti vanno uno dei loro vini di eccellenza: il Kurni. Anzi, molto spesso la stessa azienda Oasi degli Angeli è confusa e identificata con il nome Kurni.

L’accoglienza di Marco ed Eleonora è veramente calorosa: un benvenuto fatto di persona, insieme ai loro dieci gatti, ai due Labrador e ad altri due cagnolini, più i piccoli dei loro mici.

Fin dall’inizio percepisco la grande passione e amore Eleonora e Marco hanno verso la loro terra e I loro prodotti. Marco mi invita subito con lui, prima che faccia buio, a visitare le sue vigne e i territori da cui nascono i loro “nettari”.
E vi assicuro che non esagero con il termine. Anzi! Anche il Labrador è interessato e salta immediatamente su, insieme a noi.

 

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Il Traminer Aromatico Glére di Forchir: sei gustosi Abbinamenti

Il Traminer Aromatico Glére di Forchir
Il Traminer Aromatico Glére di Forchir

Il protagonista di oggi è un vino profumatissimo, di incredibile sapidità, un vino che con la sua aromaticità, il suo gusto intenso e la sua struttura morbida e succosa riesce ad accompagnare anche alcuni degli ingredienti più insidiosi in termini d’abbinamento.

Oggi vi racconto le mie numerose prove di degustazione con il Traminer Aromatico Glére di Forchir: un Gewürztraminer friulano, frutto delle vigne della DOC Grave, a cavallo del corso del fiume Tagliamento, tra le province di Pordenone e Udine, e prodotto in particolare dalle uve dall’omonimo vitigno Glére, caratterizzato da quella superficie sassosa, tipica di quest’area produttiva.

Il terreno ciottoloso della Grave, di origine alluvionale, insieme al particolare microclima dell’area, caratterizza con una spiccata tipicità i vini prodotti in questa zona, conferendo alle uve una decisa aromaticità e una struttura corposa ed equilibrata.

Se già ci aspettiamo una grande aromaticità dalle uve di Gewürztraminer, il Glére di Forchir conferma le nostre aspettative e ci offre un panorama di profumi veramente variegato e intenso.

Lo vorrete sicuramente provare, soprattutto se continuate a leggere i possibili e ottimi abbinamenti con cui sfruttarlo al meglio! … Solo un indizio: si parla di gustosi abbinamenti con il pesce.

 

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Arnaldo Caprai e il Sagrantino di Montefalco

Arnaldo Caprai e il Sagrantino di Montefalco

L’Azienda Arnaldo Caprai è indiscutibilmente riconosciuta come leader nella produzione del Sagrantino di Montefalco, il grande vino rosso prodotto dalle omonime uve: un vitigno unico che cresce solo nel territorio di Montefalco da più di quattrocento anni.

Una delle principali ragioni legate al successo di Arnaldo Caprai e del suo Sagrantino è stata la capacità di questa storica azienda di far conoscere al mondo questo particolare vitigno, permettendogli di travalicare i confini umbri entro i quali era relegato.

Arnaldo Caprai e il Sagrantino di Montefalco
Arnaldo Caprai e il Sagrantino di Montefalco

L’azienda nasce nel 1971 grazie ad Arnaldo, imprenditore tessile di grande successo negli anni 50, con una passione smisurata per i merletti, di cui è famosa la sua collezione privata.
Negli anni ’70 viene acquistata l’attuale proprietà, che apparteneva a tre contadini del posto, con altrettante case coloniche, distribuite su un territorio di circa 45ha.

All’inizio la produzione era molto variegata e principalmente basata su vitigni autoctoni. Il problema era il sagrantino; vitigno tardivo, che oggi si raccoglie verso inizio, metà ottobre.

Alle origini era vendemmiato insieme alle altre uve, quindi a settembre, di conseguenza non perfettamente a maturazione, anzi proprio piuttosto acerbo. La sua carica fenolica, principalmente legata ai tannini, induceva a produrlo passito, in modo da compensare con gli zuccheri la forza astringente del vino, che lo rendevano un vino piuttosto austero e “scorbutico”.
Ecco la ragione principale per cui il sagrantino era prevalentemente vinificato dolce, come passito: per compensare la spiccata tannicità.

La Strada del Sagrantino
La Strada del Sagrantino

Tradizionalmente veniva bevuto a Pasqua, con l’agnello, ma anche la cacciagione, oltre ai formaggi e ovviamente ai dolci.
La versione secca fu prodotta per la prima volta nel 1993. È da questa annata che nasce il loro “25 anni”. Il sagrantino è il vitigno con maggiore contenuto fenolico, non tanto di antociani, quanto di tannini.

Occorre quindi una lunga sosta in legno per cercare di “addomesticare” il carattere di astringenza e rugosità.

Si tratta di un’operazione molto delicata poichè è evidente che un passaggio poco attento donerebbe a tale vino un carattere “legnoso”, privandolo così di ogni pregio.

Già nel disciplinare di produzione, per il Sagrantino di Montefalco DOCG, si prevede un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno 33 mesi, di cui, per la sola tipologia Secco, almeno dodici mesi in botti di rovere di qualsiasi dimensione.

In aggiunta, ai produttori è richiesto un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia di almeno 4 mesi.
Il fatto che il contenuto di antociani non sia particolarmente elevato può sembrare strano, considerate la profondità del colore del sagrantino; tuttavia non deve essere dimenticata l’impronta cromatica legata dalla sosta in botte.

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Vino per i primi piatti al Tartufo Nero

Il Vino per i primi piatti al Tartufo Nero

Questo Venerdì continuiamo con i nostri amati abbinamenti tra vino e primi piatti semplici ma gustosissimi.

Oggi tocca all’abbinamento con tutti quei primi patti conditi con il pregiato Tartufo Nero (Tuber melanosporum o Tartufo Nero Invernale): un tubero semplicissimo ma in grado di trasformare qualsiasi pasta in un vero spettacolo di aromi e sapori.

Partendo da tale delizia, se aggiungiamo il vino giusto, possiamo anche ottenere una pietanza ancora più gustosa, basta sperimentare.

Tartufo nero invernale
Tartufo nero invernale

Per andare sul sicuro, oggi vi propongo un vino in grado di sposare molto bene il gusto di una pasta al tartufo nero.
Tutti sanno che il tartufo nero è un tubero pregiato e, quando lo si usa in cucina, è sicuramente bene cercare di esaltarlo al meglio affinchè ogni centesimo risulti ben speso.

Quindi, se vogliamo assaggiare un buon vino con un primo piatto al tartufo nero, è importante scegliere il prodotto adeguato, in grado di esaltare l’aromaticità del tartufo e la succulenza della pietanza senza coprirne il gusto … il tutto magari senza spendere un capitale.

Con il vino di oggi andrete senz’altro sul sicuro, con un occhio di riguardo ai sapori e alle vostre tasche.
Se volete scoprire la coppia protagonista di oggi leggete oltre!

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Visita all'Azienda Marramiero

Visita all’Azienda Marramiero

Una delle realtà produttive abruzzesi più note e celebrate è rappresentata sicuramente dell’azienda Marramiero: se la vostra meta è l’Abruzzo vale senz’altro la pena visitarla per assaggiare alcuni dei loro vini più interessanti.

La sede principale di Marramiero è la Masseria Sant’Andrea a Rosciano, in provincia di Pescara che è stata la prima superficie vitata dell’azienda. I suoi impianti risalgono all’inizio dell’900 e rappresentano un patrimonio storico culturale dell’azienda.

Vista sulle montagne
Vista sulle montagne

Ci sono poi altre tre masserie: una in contrada Milano, sempre a Rosciano, con una grande sala degustazione e adatta agli eventi pubblici; poi un’altra in contrada Tratturo, che incarna le radici della famiglia; e l’ultima, la più recente a Ofena, zona nota come “il forno d’Abruzzo”.

La masseria Sant’Andrea si trova a 280 m sul livello del mare e si sviluppa su circa 50 ettari, di cui 30 vitati. In quest’area i vigneti ricevono dalla terra un nutrimento sopraffino grazie alla presenza di tufo e all’impasto prevalentemente argilloso del terreno, da cui si ottengono uve molto ricche di estratti e zuccheri.

Un aspetto che salta subito all’occhio è legato al fatto che ci troviamo circondati dai massicci della Maiella e del Gran Sasso a ovest e dal Mar Adriatico ad Est, creandosi cosi un microclima protetto e favorevolissimo per produrre vino. Attorno alla masseria si estendono 30 ettari, prevalentemente di Montepulciano ma con una quota importante di pecorino oltre a diversi altri vitigni, come ad esempio il Pinot Nero che impiegano come base spumante.

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L’Abbinamento Cibo Vino per la Pasta alla Puttanesca

Oggi torniamo a parlare di abbinamenti con i primi piatti più tipici d’Italia.

Certo sono tantissimi … quindi avrò ancora tanti abbinamenti da sperimentare e voi tanti post da leggere.

In fondo, anche se questi primi piatti hanno origini regionali circoscritte, la loro bontà gli ha fatto facilmente acquisire fama a livello nazionale e internazionale: pensiamo anche solo alle tipiche Lasagne o una deliziosa pasta al pesto genovese.

Spaghetti alla Puttanesca
Spaghetti alla Puttanesca

Pertanto dopo aver parlato degli abbinamenti con l’Amatriciana e con la Carbonara, ecco che oggi vi presento uno dei vini che più mi è piaciuto come accompagnamento a una bella pasta alla Puttanesca.

Ricetta partenopea semplice e gustosa al massimo: a leggere e a vedere la semplicità dei suoi ingredienti si potrebbe risultare delusi o scettici, ma basta un piccolo assaggio per cambiare del tutto idea.

Una pietanza campana che sposa gusto e leggerezza alla perfezione: l’unica regola da seguire è l’utilizzo di prodotti genuini e freschi, affinchè gli aromi della ricetta offrano il massimo della piacevolezza.

Ci sono tanti vini potenzialmente in grado di abbinarsi a tale prelibatezza italiana.

Oggi ve ne riporterò alcuni ma vi parlerò in dettaglio di un solo vino, davvero splendido in abbinamento alla puttanesca!

Se volete conoscere la “coppia” protagonista di oggi, continuate a leggere 😉

 

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Visita alle Cantine Giorgio Lungarotti

Visita alle Cantine Giorgio Lungarotti

Il nome Lungarotti è indissolubilmente legato alla città di Torgiano, in provincia di Perugia, nota per la DOCG Torgiano Rosso Riserva. Tuttavia abbiamo visitato la nuova location aziendale, quella di Montefalco, per un motivo molto semplice: questa sede sarà energeticamente autonoma dal 2016.

La sede di Montefalco di Lungarotti pratica agricoltura biologica e si concentra sui vitigni a bacca rossa, primo fa tutti il sagrantino, seguito dal sangiovese.

Cantine Giorgio Lungarotti
Cantine Giorgio Lungarotti

A Montefalco la famiglia Lungarotti possiede circa 20 ha, acquistati nel 2000, con una produzione che si attesta sulle 60.000 bottiglie annue, mentre nella sede storica hanno circa 230 ha in grado di produrre 2.500.000 bottiglie all’anno.

Qui la produzione è incentrata sul Rosso di Montefalco DOC (60-70% sangiovese, 10-15% sagrantino, per la rimanente parte altri vitigni a bacca rossa non aromatici, racc. e/o aut. per la provincia di Perugia); sul Montefalco Sagrantino, sia secco che passito. Vale la pena ricordare che la zona di produzione della DOCG comprende i terreni vocati alla qualità dell’intero territorio del Comune di Montefalco e parte del territorio dei Comuni di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo.

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Lo Chambave Muscat della Crotta di Vegneron: un Vino Perfetto per la Fonduta

Saltellando tra vini diversi e regioni diverse oggi, tanto per cambiare, vi parlo di un vino bianco tipico della Val D’Aosta.

Chambave Muscat - Crotta di Vegneron
Chambave Muscat – Crotta di Vegneron

Per chi pensa che le migliori espressioni del Moscato siano quelle dolci, forse dovrà ricredersi e di certo fare un po’ di posto nella propria cantina per qualche bottiglia di Chambave Muscat: una DOC regionale che esalta un vitigno ben noto in tutta Italia – il Moscato Bianco – che trova un’ottima espressione sui pendii della valle valdostane, riscaldata dal corso della Dora Baltea.

Dai comuni di Chambave, Chatillon e Saint-denis arrivano le profumate uve di Moscato Bianco con cui viene prodotto lo Chambave Muscat della Crotta di Vegneron: un vino secco, da tutto pasto, estremamente saporito e profumato.

Un vino decisamente particolare, che pochi conoscono, ma che merita davvero di essere assaggiato: una sorpresa decisamente gustosa ed elegantemente “profumosa” con cui allietare un aperitivo tra amici o una serata romantica 😉
Un vino sconosciuto all’inizio che, una volta provato, mi ha ispirato per alcuni abbinamenti … uno di questi davvero gustoso.

Se volete qualche suggerimento su come degustare al meglio questa delizia enoica Valdostana, leggete oltre!

 

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Il Médos di Castello Monaci: un Perfetto Abbinamento Cibo Vino

Il nostro viaggio dedicato ai vini rossi continua verso Sud, arrivando in Puglia e, più precisamente, nel Salento dove abbiamo modo di fare la conoscenza di un particolare vitigno autoctono: la Malvasia Nera.

Médos di Castello Monaci
Médos di Castello Monaci

Come avrete ormai capito da tempo, leggendo qui, qui e qui, la famiglia delle Malvasie è davvero vasta e nella nostra penisola, da Nord a Sud, ne troviamo diverse varietà soprattutto a bacca bianca ma anche a bacca nera: Malvasia bianca di Candia, Malvasia bianca lunga, Malvasia Puntinata o del Lazio, Malvasia delle Lipari, la Malvasia di Schierano, di Casorzo e di Brindisi, tutte e tre a bacca nera, e infine, pure la Malvasia Rosa … e l’elenco potrebbe ancora continuare.

Vedrete, prima o poi, avrò la fortuna e il modo di parlarvi dei profumi e dei sapori dei vini ottenuti da tutte queste Malvasie.

Con il vino di oggi ho sperimentato il gusto della Malvasia Nera di Lecce (un altro nome della Malvasia nera di Brindisi), vinificata in purezza, nella produzione del Médos di Castello Monaci: un vino rosso particolare, gustoso e davvero interessante in termini di abbinamento.

Un vino che sicuramente colpisce subito per i profumi che emana appena versato nel bicchiere e all’assaggio mostra la sua spiccata originalità.

Se siete curiosi di conoscere l’abbinamento gustoso di oggi per il Médos proseguite la lettura!

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