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Il Verdicchio di Matelica Vigneti B di Belisario: Abbinamenti Cibo Vino

Per questo Venerdì pre – Halloween si torna a parlare di vini bianchi e ne voglio approfittare per introdurvi un primo Verdicchio di Matelica che, guarda caso, si sposa molto bene con il gusto della zucca e di molti altri ingredienti.

Zucche!
Zucche!

Non preoccupatevi, non vi voglio proporre una cena a base di vino e vellutata di zucca … credo vi meritiate qualcosa di molto più gustoso per il weekend a venire ;)

Ecco quindi che oggi ho deciso di esaltare insieme il gusto della zucca e dei molluschi con un ottimo Verdicchio di Matelica:  il Vigneti B dell’azienda Belisario.

Belisario Vigneti B
Belisario Vigneti B

Sí, lo so, molto spesso, come ho anche scritto qui, per esaltare e ravvivare la dolcezza della zucca, si suggeriscono dei vini a base di Malvasia, profumati, freschi e sapidi; tuttavia, tanto per ampliare un po’ la scelta, anche solo restando in Italia, troviamo diversi prodotti con queste stesse caratteristiche e, guarda caso, uno di questi è proprio l’intenso Verdicchio di Matelica Vigneti B proposto dall’azienda Belisario.

Crema di zucca
Crema di zucca

Come vi accennavo qui – ma presto ci sarà anche un post dedicato – il Verdicchio di Matelica, anche se con note organolettiche simili al cugino di Jesi, presenta all’assaggio una maggiore freschezza gustativa e una sapidità davvero intensa.

Con queste importanti durezze sembrerebbe un bianco difficile da abbinare  e invece, con la scelta degli ingredienti giusti, si possono proporre numerosi ottimi abbinamenti per un Verdicchio di Matelica.

Poi, parlando in particolare del Vigneti B di Belisario, gli abbinamenti sono numerosi e davvero ricchi di sapore, dato il gusto particolare, l’intensità e la persistenza di questo Verdicchio di Matelica.

Se volete conoscere da vicino questo vino e i suoi abbinamenti, proseguite la lettura e avrete qualche suggerimento utile per un’ottima wine dinner di Halloween!

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Riconoscere l'odore di tappo

Riconoscere l’odore di tappo

Eccoci giunti a una delle problematiche più controverse nell’ambito della degustazione dei vini: il temutissimo sentore di tappo!

Anche se abbiamo già visto che di difetti in un vino possiamo incontrarne di peggiori, il sentore di tappo è un dubbio che attanaglia tantissimi appassionati che spesso, di fronte a una nuova bottiglia appena aperta, si chiedono: quello che sento è davvero odore di tappo?

Per risolvere l’annosa questione, vediamo prima di capire da cosa può dipendere l’odore di tappo.

Generalmente, la causa di tale difetto in un vino è rappresentata dalla molecola 2-4-6 Tricloroanisolo (abbreviata come TCA) che va a generarsi a causa della presenza di funghi e microrganismi parassiti – primo fra tutti l’Armillara Mellea – capaci di attaccare il sughero.

Quercia da sughero
Quercia da sughero

I parassiti che si cibano del sughero con cui sono prodotti i tappi, attraverso il loro metabolismo, danno vita alla suddetta molecola di Tricloroanisolo e, di conseguenza, cedono anche al vino quell’odore pungente di legno ammuffito che noi chiamiamo comunemente “odore di tappo”.

Per arginare tale noto problema, i sugheri che vengono usati per la chiusura delle bottiglie di vino vengono sottoposti a controlli microbici dagli stessi produttori di tappi, proprio per evitare che il materiale venga attaccato da quei microrganismi in grado di generare il temuto sentore di tappo.

Ma l’odore di tappo o TCA può non dipendere esclusivamente dai tappi di sughero.

Spesso infatti, anche se i tappi vengono resi sterili, attraverso le procedure suggerite dal Codice Internazionale per la Produzione dei Tappi di Sughero (CIPT), o la chiusura del vino viene effettuata con materiali diversi dal sughero, il problema dell’odore di tappo può manifestarsi comunque.

Sughero
Sughero!

Alcune sostanze che vengono usate per sterilizzare i tappi possono reagire, durante il processo di imbottigliatura del vino, con l’anidride solforosa che, anche se usata in minime quantità, in questo caso può dar vita a composti odorosi che richiamano l’odore di feccia o di tappo.

Allo stesso modo anche una cattiva conservazione dei tappi, magari in un ambiente eccessivamente umido, può compromettere la loro stabilità durante il processo di imbottigliamento e “regalare” la stessa problematica al vino.

E se il tappo della bottiglia incriminata non è di sughero ma noi sentiamo ugualmente il TCA nel vino appena versato?

Un sentore riconducibile al TCA può essere dovuto anche a fattori produttivi completamente slegati dalla natura del tappo: delle botti di legno mal conservate, delle uve anche leggermente ammuffite e una scarsa pulizia dei materiali usati in fase di produzione e imbottigliamento possono portare alla stessa problematica.

Ora che abbiamo chiarito come “nasce” il problema, veniamo all’annosa questione: come riconoscere il TCA, ovvero il famigerato odore di tappo? Se volete sapere come leggete oltre !

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Il Fiamma della Cantina Le Lase

Oggi ho deciso di riscaldarvi con un rosso del Lazio, morbido, caldo, profumato e saporito.

Il Fiamma della Cantina Le Lase
Il Fiamma della Cantina Le Lase

Un vino realizzato non da uve autoctone della regione ma dai frutti di un vitigno che, anche nel Viterbese, si esprime in maniera splendida.

Non vi ho forse già parlato qui del grande potenziale che i vini laziali a base di Merlot mostrano all’assaggio?

Ebbene, il Fiamma della Cantina Le Lase è l’esempio perfetto di un delizioso Merlot in grado di abbinarsi splendidamente con tantissime pietanze.

Un rosso che piace al gusto e alle tasche, per la sua grande bevibilità e il suo ottimo rapporto qualità prezzo.

Un Merlot in purezza, quello proposto dalla Cantina Le Lase, molto piacevole e beverino già da giovane ma che, allo stesso tempo, ha grandi potenzialità evolutive: personalmente ho assaggiato l’annata 2009 del Fiamma e, come avrete modo di leggere, l’ho trovata davvero gustosa e intensa.

Un vino che merita di essere scoperto anche solo per la bellezza e la semplicità della sua etichetta.

Un Merlot che, a cena tra amici, incanterà sicuramente qualche palato: immaginate cosa può succedere servendolo con l’abbinamento giusto!

Se volete scoprire il gusto e gli abbinamenti possibili del Fiamma della Cantina Le Lase, leggete oltre.

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Degustando l’Aglianico del Taburno di Fontanavecchia

A volte l’assaggio di un buon vino diventa un gesto tanto piacevole e semplice quanto utile.

Anche se il clima di questo fine mese d’Ottobre ci sembra mite e temperato, la situazione non è la stessa in tutta Italia, come forse già saprete.

Nonostante la notizia degli allagamenti nel Sannio si sia ormai diffusa grazie all’appello del Pastificio Rummo – sebbene con ritardo rispetto al reale momento degli avvenimenti – moltissime aziende del territorio si trovano attualmente ancora in difficoltà, per il problema idrogeologico che ha colpito il territorio e in particolar modo i comuni alle pendici del monte Taburno.

Il Taburno
Il Taburno

In difficoltà ci sono diverse Aziende agroalimentari di cui magari abbiamo avuto modo di provare i gustosi prodotti e che forse non sapevamo nemmeno fossero tipici del Sannio, un territorio che anche solo parlando di cultura enogastronomica ha veramente tanto da offrire, soprattutto ora in questo momento di difficoltà.

Chi non ha mai provato un buon caciocavallo silano, il saporito olio extra vergine d’oliva Sannio-Caudino, il Nocillo e l’arcifamoso liquore Strega?

Liquore Strega
Liquore Strega

Quindi, quale momento migliore per apprezzare questo territorio?

Apprezziamolo ora assaggiandone le tipicità e ovviamente anche il vino, altro prodotto che rende il territorio del Sannio una perla della nostra penisola.

Oggi quindi vi consiglio un Aglianico del Taburno che ho provato un anno fa, prima ancora di iniziare la mia opera su BWined, un vino che ho apprezzato tantissimo e di cui avevo appuntato caratteristiche, pregi e potenziali abbinamenti.

Un vino che mi ha colpita con la sua intensità gustativa, un vino che suggerisce forza e calore, caratteristiche che ben rispecchiano la produzione vitivinicola del Sannio e che, ora come ora, sono elementi importanti per una prossima e rapida ripresa.

Un Aglianico del Taburno destinato a piacere non solo per la sua intensità, ma anche per il suo ottimo rapporto qualità prezzo … quindi non avete nessuna scusa per non provarlo, leggete oltre in dettaglio di quale vino del Sannio sto parlando e scoprite come abbinarlo!

 

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Degustando l’Amarone della Valpolicella di Zonin

Il vino di cui vi parlo oggi ha atteso per più di un anno di essere aperto.

Si tratta dell’ultima bottiglia di un vino speciale che avevo già avuto modo di assaggiare diverse volte e che ho deciso di ricomprare, in più esemplari, direttamente dall’azienda, durante la mia visita a Gambellara nella bella Estate 2014 .

l’Amarone della Valpolicella di Zonin, annata 2010
l’Amarone della Valpolicella di Zonin, annata 2010

Oggi vi voglio raccontare di un vino davvero delizioso che ho provato con diversi abbinamenti, ma il suo compagno ideale, di sapori e profumi, l’ho scoperto solo lo scorso weekend.

Le precedenti prove di abbinamento non erano andate assolutamente male ma mancava ancora quella piena sintonia tra la pietanza e il gusto intenso e particolare del vino: un’armonia che ora ho trovato e che va festeggiata con un bell’articolo.

Visto che ieri è stata anche la giornata dell’evento “i Vini del Veneto”, quale occasione migliore per parlarvi di un buon Amarone della Valpolicella qual è il Zonin, annata 2010.

In realtà sarebbe un’ottima idea parlarvene anche senza alcun evento particolare in concomitanza, perché in fondo ogni momento è buon per un bell’Amarone, e non lo dico tanto per dire, è un’affermazione che poggia su basi “degustative” molto valide.

Se siete curiosi di scoprire di quali motivazioni sto parlando e se avete voglia di farvi solleticare il palato da un ottimo Amarone della Valpolicella, allora continuate a leggere.

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L’Evento i Vini del Veneto a Roma

Per questa penultima settimana di Ottobre vi segnalo un evento dedicato ai vini del Veneto: una produzione antica, variegata e con un livello qualitativo sempre in crescita.

Evento i Vini del Veneto a Roma
Evento i Vini del Veneto a Roma

Chi già conosce i grandi vini del Veneto rimarrà stupito dalla restante produzione, meno conosciuta, ma che conta produttori e prodotti estremamente interessanti e, ovviamente, gustosi.

Detto questo non vi conviene perdere la degustazione di domani, con ricchi banchi d’assaggio, che avrà luogo nella splendida location fornita dall’Hotel Quirinale (Via Nazionale 7, Roma).

Di seguito vi riporto tutte le informazioni dettagliate per partecipare a questo vinoso evento romano.

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Il Blanc de Sers di Casata Monfort: ecco gli Abbinamenti

Per questo Venerdì niente bollicine. Delusi?

Lo sarete di meno non appena scoprirete la meraviglia di prodotto che vado a proporvi.

Non un vino bianco fermo qualunque, non un vino da un unico tipo di uva vinificata in purezza.

Blanc de Sers di Casata Monfort
Il Blanc de Sers di Casata Monfort
p style=”text-align: justify;”>Piuttosto un blend di uve, profumi e sapori diversi di un territorio speciale e ricco come quello della Valsugana in Trentino, con le sue profonde radici vitivinicole.

Dai pendii che racchiudono il torrente Fersina ecco che arriva un gioiello bianco atto a celebrare la particolarità delle viti e delle uve in uno specifico terroir.

Il Blanc de Sers di Casata Monfort nasce nell’ambito di un progetto per mettere in luce diverse varietà di uve autoctone della regione, alcune veramente poco conosciute e poco utilizzate, ma che trovano in questo prodotto un’ottima espressione: un 25 % di Vanderbara, un 20% di Veltliner Rosso, un 20% di Nosiola, un 15 % sia di Chardonnay sia di Moscato e, per finire, un 5 % di Vernaza compongono un prodotto veramente accattivante, nei profumi, nel gusto e nel corpo.

Vanderbara? L’uva “principale” nella composizione del prodotto rappresenta un uvaggio antico e proprio della Valsugana, ormai difficilmente vinificato in purezza, ma recuperato dalle Cantine Monfort in questo blend di autoctonicità.

Un vino con uve così variegate e così strettamente legate al territorio, con cosa potrà abbinarsi?

Gli abbinamenti per il Blanc de Sers (annata 2013) possono essere tanti e se siete ansiosi di conoscerli e di provare il gusto particolare di questo vino, vi basta leggere oltre.

 

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maga del castello di cicognola abbinamento con filetto in crosta

Abbinamento Cibo Vino: degustiamo la Maga del Castello di Cicognola

Oggi torno a parlarvi della Barbera … un’uva che sul suolo italiano trova diverse e gustose espressioni a seconda del luogo in cui mette radice.

la maga del castello di cicognola
La Maga

Se alla localizzazione geografica aggiungiamo il microclima e la cura di persone preparate e premurose otteniamo un vino, a base di Barbera, veramente speciale.

Ricordate ciò che si era detto qui sulla Barbera d’Alba? Pur partendo da una stesso vitigno, il prodotto che otteniamo da uve Barbera nel territorio dell’Oltrepò Pavese è senz’altro diverso.

Tale diversità nei profumi e nel gusto ci viene mostrata con lampante chiarezza da un’eccellenza del territorio com’è la Maga del Castello di Cicognola, annata 2011.

Una Barbera in purezza, ottenuta da uve coltivate su pendii soleggiati e ventilati, con un’importante escursione termica tra il giorno e la notte, e radicate su un terreno argilloso spesso garante di grande morbidezza e freschezza.
Una Barbera, quella del Castello di Cicognola, che può veramente ogni tavola e ogni pranzo o serata.

Volete sapere il perché? Allora non dovete far altro che leggere oltre e scoprire ciò che la Maga del Castello di Cicognola può offrirvi.

 

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Quando il Vino si rovina: i Vini Ossidati

Quando si sceglie il vino da degustare per una cena a casa o al ristorante si valutano tanti fattori: la tipologia del vino, bianco, rosso o rosato, la provenienza, la struttura, il costo e molti altri elementi, magari dettati anche dall’abbinamento che vogliamo sperimentare.

Una volta scelto il vino giusto per la nostra situazione enogastronomica, lo teniamo al fresco per poi versarlo, al momento e alla temperatura giusta.
Ci facciamo aprire o stappiamo da soli con cura la nostra bottiglia e versiamo il vino nei bicchieri scelti per l’occasione.

Vini in salute
Vini in salute

Se non vedevamo l’ora di assaggiare il vino scelto, ora che lo abbiamo appena versato notiamo qualcosa che già non ci convince.

A volte, il vino che acquistiamo può riservarci sorprese sgradite: un’annata mal conservata, operazioni produttive eseguite in modo sbagliato e con materiali inadeguati, un difetto del tappo, degli sbalzi di temperatura o un trasporto poco consono posso minare la vita del vino e farcelo arrivare in tavola alterato o difettato.

Il vino infatti può subire delle alterazioni o acquisire difetti sia durante il processo produttivo sia una volta imbottigliato e messo in commercio: qualunque sia la problematica, essa risulterà visibile solo all’apertura e all’assaggio del prodotto.

Pertanto, per evitare situazioni imbarazzanti e perdite inutili di soldi, vediamo insieme quali sono i principali difetti e alterazioni riscontrabili nei vini che ci troviamo a bere.

In questo articolo vi parlerò delle alterazioni e dei difetti dovuti ad un’ossidazione del vino, un problema che – ahimè – ho riscontrato diverse volte, quasi sempre nei vini bianchi acquistati.

Un difetto a mio parere ben più ricorrente del più classico e noto odore di tappo.

Come riconosciamo un vino alterato e difettato da un fenomeno ossidativo e come ci comportiamo con un prodotto così rovinato?

Se volete sapere come leggete oltre!

 

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Abbinamento cibo vino gattinara travaglini

Abbinamento Cibo Vino: il Gattinara di Travaglini

Oggi voglio proprio iniziare la settimana con un gran vino.

Travaglini - Gattinara 2010
Travaglini – Gattinara 2010

Anche se siamo appena a Lunedì perché dobbiamo aspettare la Domenica per gratificarci con qualcosa di gustoso da sorseggiare?

Dal momento che non mi sovviene alcuna ragione per non premiarci dopo un pomeriggio pieno di lavoro all’inizio di questa settimana, oggi vi propongo di degustare in compagnia il Gattinara di Travaglini.

Eccoci quindi ancora una volta in Piemonte, nella patria del Nebbiolo.

Rispetto alle Langhe siamo più a Nord, a Ovest delle coste del fiume Sesia, un territorio con un clima pedemontano, caratterizzato da importanti escursioni termiche giornaliere e stagionali, con un paesaggio sempre collinare e soleggiato ma con una vegetazione sicuramente differente da quella del regno del Barolo.

Il territorio ci racconta qui un Nebbiolo diverso che conferisce al vino uno spunto più boschivo e minerale e che presenta un insieme di specifiche caratteristiche che troviamo perfettamente rappresentate nel Gattinara di Travaglini, annata 2010, ottenuto da uve di Nebbiolo in purezza.

Se volete scoprire il gusto speciale di questo Gattinara leggete oltre.

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