Il Sistema Coravin e il Futuro del Vino al Calice

Già da tempo, almeno negli Stati Uniti, è stato brevettato e diffuso il sistema di “apertura” delle bottiglie Coravin, ideato del bio-ingegnere Greg Lambrecht.

Disponibile in Italia solo dall’Ottobre scorso, si tratta di un sistema innovativo per degustare dei vini senza aprire “veramente” la bottiglia. Un sistema utile soprattutto per i wine bar e il mondo della ristorazione, per poter offrire alla clientela sempre più opzioni alla mescita, anche di vini pregiati e bottiglie magnum.

Il Sistema Coravin permette di prelevare il vino da una bottiglia senza rimuovere il tappo: il tappo infatti viene semplicemente forato con aghi sottilissimi, specificamente impiegati per tale delicata operazione, che non rimuovono materiale e che pertanto preservano il vino dal contatto con l’ossigeno.

Il sistema di "apertura" Coravin
Il sistema di “apertura” Coravin

Durante l’operazione di prelievo l’ago inserito inietta all’interno della bottiglia un piccolo quantitativo di argon, un gas inerte, inodore e insapore, che serve proprio a preservare ancora di più il vino dal processo di ossidazione, senza alterarne le caratteristiche organolettiche.

Come già sappiamo l’ossidazione è uno dei principali nemici del vino: una volta che una bottiglia viene aperta, anche se la richiudiamo con le apposite pompette salvavino, difficilmente, dopo 2 giorni, troveremo il vino ancora integro.

Il sistema Coravin promette invece di preservare la freschezza e le caratteristiche organolettiche del vino anche dopo un mese! Sarà veramente così?

Il sistema è valido solamente per quelle bottiglie chiuse tramite un tappo di sughero: un materiale elastico che non viene assolutamente danneggiato dall’operazione di foratura.

Ovviamente il prezzo di questo strumento, ordinabile online, non è dei più popolari.

Di certo si tratta di un apparecchio in grado di rivoluzionare il sistema del wine tasting … sempre che gli addetti ai lavori decidano di usarlo!

Finora non l’ho mai visto in azione in nessun wine bar, ma forse bisogna dare ancora un po’ di tempo affinchè la novità venga effettivamente valutata da molte persone e professionisti operanti nell’ambiente enogastronomico italiano.

Al momento mi risulta che solo un grande ristorante, almeno in quel di Roma, offra in mescita bottiglie pregiate, destinate all’apertura proprio tramite il sistema Coravin: il Pierluigi a Via Giulia.

Certo mi piacerebbe provare con mano l’effettivo uso e efficacia dello strumento ma (s)fortunatamente non apro così tante bottiglie al giorno, al momento una semplice pompetta salvavino può bastare, in futuro … è bello sapere che il mondo del vino è in costante evoluzione.

Benvenuto Brunello: la Riserva 2004 della Fattoria Dei Barbi

Dal momento che Venerdì scorso ha aperto le porte a Montalcino la rassegna Benvenuto Brunello 2015, dedicata alla presentazione dell’annata 2010 (e della riserva 2009) di questo meraviglioso prodotto, ho deciso di festeggiare a modo mio aprendo una bottiglia che finora avevo tenuto da conto.

In fondo mi sembrava giusto sacrificare un Brunello Riserva della Fattoria dei Barbi, vintage 2004, sull’altare di quella che, già a detta degli esperti del settore, sembra essere un’annata strepitosa per lo sommo vino Montalciniano.

Anche se avrei potuto accontentarmi di assaggiare questa riserva 2004 da sola, ho deciso di accompagnarla a qualcosa di assolutamente sostanzioso e appetitoso: uno spezzatino di cinghiale su vellutata ai funghi.

Avevo già avuto il piacere di assaggiare il Brunello Riserva 2004 della Fattoria dei Barbi direttamente presso l’azienda, ormai quasi due anni fa!

I ricordi del vino, nel tempo trascorso dall’assaggio alla sera di Sabato 20, non si erano però già sbiaditi nella mia memoria: lo ricordavo sicuramente come un vino dai toni di sottobosco con note decisamente speziate e tostate, sicuramente tannico, di grande struttura e impatto gustativo.

Se alcune delle percezioni del primo assaggio sono rimaste uguali, altre invece sono mutate in questo secondo (e ben più ampio) assaggio.

Stavolta tra i sentori si percepiva di più la ciliegia in confettura e gli aromi di sottobosco mi sono sembrati più evidenti. Insieme ai chiari sentori di liquirizia e caffè sono emersi anche degli aromi di cuoio e di china, quasi ferrosi, percepibili anche all’assaggio.

Brunello Riserva 2004 Fattoria Dei Barbi
Brunello Riserva 2004 Fattoria Dei Barbi

Quello che mi ha stupito di più è stata però la morbidezza del Brunello … una morbidezza che sicuramente non era una caratteristica del vino che mi aveva colpito nell’estate del 2013: il vino provato all’azienda aveva dei tannini molto più graffianti … comunque piacevoli ma certo percepibilissimi.

Questi tannini nel tempo trascorso dal primo assaggio si sono decisamente ammorbiditi e l’astringenza che ho percepito in questo nuovo assaggio è stata sicuramente minore: i tannini non sono di certo spariti ma si sono evoluti, mitigandosi.

Un’altra nota positiva che mi ha colpito e che indica perfettamente la grande potenzialità di maturazione di questo Brunello, è ancora la buona acidità che ha fatto sembrare questa riserva d’annata ancora fresca e giovane!

Magari avrei potuto aspettare ancora un po’ ad assaggiarlo, ma di certo non è stato un peccato provarlo a cena.

Nell’abbinamento con il cibo posso dire che questo Brunello si sposa molto bene con la carne di cinghiale, stufata e brasata, anche arricchita con erbe e spezie. Un elemento che però ha contribuito a migliorare nettamente l’abbinamento sono stati i funghi: il loro caratteristico aroma e la loro spiccata tendenza dolce hanno senz’altro reso l’abbinamento più armonico, mitigando le durezze sia del cibo sia del vino e esaltando l’aroma boschivo di entrambi (p.s. se il concetto delle “durezze” del vino suona del tutto alieno, leggete qui).

Un Brunello sicuramente più impegnativo rispetto al Vigna del Fiore, sempre della Fattoria dei Barbi, che ho già “testato” e recensito qui, ma che si beve davvero con piacere.

Complice anche la perfetta mimetizzazione della componente alcolica questo vino è terminato con il finire della pietanza e, quando questo accade, allora il vino e l’abbinamento sono proprio una meraviglia.

Un vino da riprovare, magari anche in annata 2009 😉

… e Benvenuto Brunello!

Il Vino e i Fashion Gadget

Siamo arrivati all’ultima spiaggia in fatto di accessori vinosi: i gadget (in!)utili ma comunque simpatici e divertenti (forse non sempre)… da scegliere sempre in base ai propri personalissimi gusti!

Purtroppo il vino (e ormai anche la birra) più che emblema di cultura, di luoghi e persone viene spesso trasformato, con varie strategie commerciali, in status symbol per celebrare le mode del momento.

Ecco quindi che spesso si parla di vino, non tanto come elemento enogastronomico quanto come oggetto fashion, non tanto da bere quanto piuttosto da mostrare.

un decanter assurdo
Decanter?

Non stupiamoci allora del proliferare di oggetti cool a tema vino.

Primi fra tutti riporto i decanter assurdi: la loro utilità è praticamente nulla, alcuni sono veramente belli, più oggetti da arredamento che decanter …. questo a fianco è bellissimo ma dubito che riesca ad ossigenare il vino.

L’appendi bicchiere da degustazione: il fedele amico di tutti gli eventi enogastronomici! Se risulta faticoso tenere il bicchiere sempre in mano, questa può essere la soluzione.

Può sicuramente essere utile in quelli eventi dove oltre ai vini, ci sono anche tanti prodotti alimentari da assaggiare: non avendo forchette, con un piatto e un bicchiere in mano, può diventare complicato degustare.

Portabicchiere
Portabicchiere

Tuttavia … devo dire che non mi è mai piaciuto girare con il bicchiere al collo in stile San Bernardo … perché stare in piedi se ci si può appoggiare un attimo da qualche parte? Sempre che alle degustazioni ci sia qualche tavolino! (sottile appello agli organizzatori di degustazioni).

Piattino porta finger-food
Piattino porta finger-food

A questo punto potrebbe quasi sembrare utile l’oggettino qui a fianco, sicuramente originale e simpatico, ma sulla praticità rimane qualche(!) dubbio.

Sui wine stand si apre praticamente un mondo: di ogni foggia, da poggiare, appendere, per una, tre, dieci bottiglie, i designer di tutto il mondo si sono imbizzarriti nel trovare le forme più strane, fantasiose, eleganti e in alcuni casi decisamente kitsch, con cui mostrare il vino. Perché non sia mai che il vino vada bevuto … alla parete fa una più bella figura e poi …perché non puntare alla creazione di reperti archeologici per i posteri?

Ed ecco il terrific(ante) accessorio conclusivo: il bicchiere trasformista!

Bicchiere transformer
Bicchiere transformer

Perché mettere a tavola tanti bicchieri quando se ne può usare solo uno? Se vi ponete questa domanda e non volete usare un bicchiere normale da degustazione potete ricorrere all’oggetto mitologico qui a fianco!

Un bicchiere da acqua+cognac+vino+champagne!

Di domande su questo misterioso e curioso bicchiere ce ne sarebbero tante …ma visto che ancora non mi sembra in commercio possono anche aspettare.

E qui chiudo! Lascio i commenti a voi …

Gli Accessori per gli Appassionati

… di vino!

Se quelli visti qui sono gli accessori essenziali che chiunque dovrebbe avere per servire il vino in maniera decente, senza possedere tonnellate di gadget e spendere cifre “consistenti”, in questo post vedremo i must per chi di vino si intende (o crede di intendersi) 😉

Il Decanter … oggetto misterioso spesso usato a sproposito ma che comunque è sempre utile per “rinfrescare” gli aromi di un vino rosso. Di base andrebbe usato solamente per “decantare” un vino e quindi evitare che i residui presenti sul fondo di una bottiglia arrivino nel bicchiere.

Quindi, in teoria, perché ci sia necessità di questo strumento, un vino dovrebbe avere dei sedimenti da decantare … questo è il caso di vini che hanno avuto un luuungo tempo di permanenza e affinamento in bottiglia.

decanter classico
Un decanter classico

Spesso invece il decanter, più che per una decantazione vera e propria, si usa per “scaraffare” il vino rosso in modo da farlo ossigenare prima del servizio: in questo modo vini dai profumi non troppo evidenti o che hanno semplice bisogno di ossigenarsi un po’, hanno modo di farsi notare di più e al meglio delle loro potenzialità.

C’è da dire però che lo stesso lavoro riesce a farlo adeguatamente anche un bel bicchiere panciuto, dove si può versare il vino un po’ prima dell’assaggio; tuttavia bisogna dire che i decanter sono oggetti da tavola molto belli e non solamente utili …disponibili nelle forme più particolari.

Attenzione però al materiale del decanter e della caraffa che si vuole acquistar: da evitare sicuramente caraffe e decanter in materiali diversi dal vetro e dal cristallo che, al contrario della plastica ad esempio, non rischiano di contaminare profumi del vino.

Se gli strumenti rientranti nel gruppo “decantazione” sono conosciuti ai più e non solo dagli appassionati, la pinza da spumante non credo che lo sia.
Personalmente la trovo molto utile per stappare bottiglie parecchio ostinate. Insieme alla pinza, che sembra proprio uno schiaccianoci, troviamo anche il trancino per tagliare la gabbietta attorno al tappo.

Il secchiello da ghiaccio (il “seau à glace” come alcuni preferiscono dire) … è un oggetto che uso spessissimo, lo trovo molto utile e, anche esteticamente, mi piace davvero: alcuni di design moderno sono veramente splendidi.

Il problema è che per poter usare efficacemente questo strumento bisogna avere una bella scorta di ghiaccio per portare il vino a temperatura, altrimenti si può tranquillamente usare un wine cooler.

Inoltre alcuni secchielli sono anche ingombranti e per nulla economici, quindi bisogna considerarne effettivamente l’uso potenziale. Per me che vivo a bianchi e apro spumanti praticamente ogni giorno si tratta sicuramente di un must per avere la giusta temperatura.

E parlando di ghiaccio passiamo al … termometro: la temperatura di servizio cambia veramente le sensazioni organolettiche di un vino! In particolar modo le durezze di un vino vengono enfatizzate dalle temperature fredde: ecco quindi emergere con troppa forza, in un bianco troppo freddo, le note acide e sapide e in rosso “ghiacciato” le note tanniche.

Al contrario temperature troppo alte rispetto a quelle generalmente consigliate (che potete leggere qui!) smorzano le durezze e accentuano le morbidezze del vino: ecco quindi che un vino bianco o un prosecco, di cui tanto apprezziamo la freschezza della nota acida e la viva sapidità, perde il suo spiccato carattere all’assaggio.

Se si è appassionati e si vuole sperimentare il “gioco” delle temperature e i suoi effetti sui vini, è opportuno munirsi dell’apposito fragile termometro … occhio a ordinarlo online, non sempre arriva integro, purtroppo.

Il termometro va inserito non all’interno della bottiglia, non solo per una questione di igiene, ma perché la temperatura del vino va misurata direttamente nel bicchiere dove di base è sempre maggiore: quindi prima di servire il vino la temperatura va testata in un bicchiere a parte con l’apposito termometro.

Al posto del termometro classico si può utilizzare quello a cintura: una sorta di orologio-termometro in grado di rilevare la temperatura della bottiglia: personalmente lo trovo sfizioso e decisamente più pratico e più resistente del termometro classico.

In ultimo parliamo dei kit di sentori … un oggetto sicuramente da appassionati.

Spesso nelle descrizione dei profumi dei vini vengono nominati gli aromi più vari e singolari … molti però esistono effettivamente nel vino anche se sono difficilmente percepibili: tali sentori provengono dal corredo genetico delle uve, dal vitigno e dal terreno di provenienza e dai fattori di produzione e lavorazione del prodotto finale.

Per riconoscere tali sentori con più facilità si può ricorrere alle valigette di aromi preconfezionate che, volendo, si possono arricchire con ulteriori componenti, perché no?

Spesso siamo così assuefatti ad odori diversi che troviamo difficile distinguerne e ricordarne uno in particolare anche se ci è molto familiare: i kit di aromi servono proprio a differenziare nella nostra memoria gli aromi percepiti.

Ora, se volete, potete passare al girone finale degli accessori da vino che racchiude gadget aSSolutamente particolari … leggete il seguito qui!

Le Temperature di Servizio e di Degustazione del Vino

Misurare la temperatura di un vino non è un’operazione maniacale e, come molti credono, un’inutile esagerazione.

Le sensazioni organolettiche derivanti dall’assaggio di un vino ad una temperatura del tutto diversa da quella adatta al suo servizio, ne cambiano veramente la natura.

Questo discorso vale per ogni vino … non solamente per gli spumanti che, come sappiamo, vengono serviti a temperature più basse rispetto a quelle dei vini fermi.

Perché le temperature di servizio sono ritenute così importanti?

Un’importanza considerata in primis dagli stessi produttori che, nelle schede tecniche di ogni prodotto, tengono a comunicare la temperatura di servizio di un vino proprio affinchè possa essere gustato al meglio delle sue potenzialità.

Per comprendere l’effettiva importanza delle temperature di servizio e di degustazione del vino bisogna tenere a mente i due seguenti punti:

  • Le temperature fredde (inferiori a quelle di servizio consigliate) accentuano le durezze di un vino: acidità, sapidità e tannini.
  • Le temperature calde (superiori a quelle di servizio consigliate) accentuano le morbidezze di un vino: dolcezza, morbidezza e tenore alcolico.

p.s. Se in questi due ultimi punti avete trovato dei termini “alieni”, leggete qui!

Detto questo possiamo più facilmente comprendere perché per dei rossi evoluti, di gran corpo e tannici, vengono consigliate delle temperature di servizio superiori ai 14°: temperature di questo tipo sono ottimali per accentuare la morbidezza del vino e a mitigarne l’astringenza dei tannini … temperature più basse rispetto a quelle valutate come ottimali tenderanno a mettere troppo in evidenza le asperità del prodotto, a discapito delle altre qualità.

Allo stesso modo è comprensibile che si scelgano temperature di servizio piuttosto basse per spumanti, prosecchi e champagne: l’effervescenza del prodotto, insieme alla sapidità e all’acidità, ne vengono esaltate mentre, a temperature più elevate di quelle consigliate, tali caratteristiche perderebbero il loro particolare appeal all’assaggio, così tanto apprezzato.

Chiarito questo, ecco una summa delle temperature di servizio consigliate per le principali categorie di vini.

temperature_servizio

Un consiglio però vale su tutti: nel dubbio basta seguire le indicazioni sulla temperatura di servizio fornite dai produttori … chi meglio di loro che hanno voluto, progettato, seguito e prodotto il vino potrà mai consigliarvi?

N.B. Chiudo infine con una nota importante ma fondamentale: la temperature di servizio è diversa dalla temperatura di consumo!

La temperatura di servizio è sempre più bassa di quella di consumo dal momento che considera il tempo che intercorre tra l’atto del versare il vino nel bicchiere e il momento dell’assaggio vero e proprio!

Ad esempio servendo un Franciacorta intorno ai 6°, andremo ad assaggiarlo ad una temperatura ottimale di circa 8° … considerando che, una volta versato nel calice, la temperatura del vino aumenta di circa un grado ogni cinque minuti.

Quel che resta del … Pancake Day

I festeggiamenti di Carnevale non sono ancora (del tutto) finiti!

Almeno si può continuare a festeggiare con un breve resoconto … prima di procedere verso la Pasqua.

Ieri infatti non si è celebrato unicamente il Mardi Gras e il termine del periodo di Carnevale, ma in molte parti del globo si è festeggiato (pure!) il Pancake day (o Shrove Tuesday)!

Durante il Mardi Gras, in Gran Bretagna e negli USA, soprattutto negli Stati del Sud e in particolar modo a New Orleans, viene celebrata anche questa singolare festa del Pancake, occasione che vede radunarsi in varie città, appassionati, cuochi, ristoratori, ecc., tutti uniti nelle “pancreazioni” più originali e gustose e in contest di vario tipo.

In fondo perché privarci di una così bella festa solo perché non siamo negli USA, Inghilterra o in un altro dei fortunati Paesi cultori dei pancake?

E’ pur vero che i pancake non appartengono alla nostra tradizione culinaria ma, in fondo, chi non ha mai assaggiato e/o cucinato dei bei pancake?

pancake dolce
pancake dolci …

Ovviamente, data l’occasione speciale, anche a me ieri è venuta voglia di Pancake e, visti i dolcetti di Carnevale classici già mangiati, ho optato per un pancake salato, semplice ma gustoso, con l’aggiunta di formaggio e prosciutto cotto 🙂

Con quale magico vino ha mai potuto abbinarsi questa creazione semplice ma gustosa?

pancake salato
… e salati

Sicuramente una buona idea è stata quella di provare i pancake con un bel Franciacorta Brut dell’azienda Montenisa, un prodotto di ottima freschezza e sapidità, capace di rendere ancora più piacevole ogni boccone.

Franciacorta Montenisa Brut
Il Montenisa Brut

Un Franciacorta dai profumi delicati di mela, pesca gialla e fiori d’acacia, seguiti da deliziosi aromi di burro e pasta frolla che all’assaggio sono molto più percepibili, tanto da conferire un maggiore senso di morbidezza al prodotto.

L’acidità, la sapidità e l’effervescenza, le cosiddette durezze del vino, (leggete qui per dei chiarimenti, eh!) rendono lo spumante perfetto per mitigare la forte tendenza dolce dei pancake e la loro grassezza … e poi il particolare sapore e i profumi di questo Franciacorta creano una coppia ancora migliore.

Pancake formaggio e prosciutto cotto
pancake formaggio e prosciutto cotto

Un prodotto, questo Brut Montenisa, che mi sembra sempre perfetto per un aperitivo fusion, magari a base di rustici, fritture di gamberi, tempura di verdure e sushi di salmone, ma soprattutto … lo trovo completamente adatto a questi ottimi pancake salati, con prosciutto e formaggio.

Da non dimenticare che anche il prezzo di questo Franciacorta è ottimo: qui si può trovare anche a 14€.

Un abbinamento sicuramente da provare, anche se ormai il giorno ufficiale dei pancake è terminato!

I Vini per i Dolci di Carnevale

Visto che il Carnevale è giunto ormai al termine e me ne sono appena accorta è giunto il tempo di concludere questo periodo allegro in maniera degna.

Quale modo migliore per festeggiare in compagna se non quello di gustare i dolcetti tipici con un vino adeguato?

Quindi torno a parlare di vini dolci … e comincio con un vino dolce del Lazio, rimanendo in tema con gli ultimi post dedicati ai vini di questa regione.

L'etichetta dell'Idea di Trappolini
L’etichetta dell’Idea di Trappolini

L’idea di Trappolini, azienda vitivinicola del Viterbese (il sito web è al momento offline), è un aleatico passito di grande qualità: prodotto da uve aleatico vinificate in purezza, per metà fatte appassire.

Al profumo è decisamente fruttato e floreale e ricorda la confettura di visciole e di lamponi, le prugne secche e la rosa appassita.

E’ di pieno corpo, dolce ma non troppo, arricchito al sorso da diverse componenti vegetali, quasi balsamiche, che ne mitigano proprio la sensazione di dolcezza: non si tratta certo di un vino dolce stucchevole ma di grande bevibilità.

Per i profumi e il suo sapore piacevolissimo si può abbinare molto bene con le Zeppole di San Giuseppe e anche a delle Castagnole all’alchermes, dal momento che le alleggerisce con la sua acidità e allo stesso tempo ne accompagna la struttura elaborata.

Castagnole e Zeppole
Castagnole e Zeppole!

Sicuramente non è adatto alle frappe o ad altre tipologie di castagnole, come ad esempio quelle alle crema e alla ricotta, per le quali serve un vino dolce sicuramente più delicato, meno strutturato e soprattutto ancora più fresco, come ad esempio un moscato fiori d’arancio dolce spumantizzato.

Fior D'Arancio - Borin
Fior D’Arancio – Borin

Con le castagnole alla crema è ottimo ad esempio lo spumante proposto dall’azienda Borin, di cui vi ho già parlato qui.

Questo fiori d’arancio spumante mitiga l’effetto di pastosità delle castagnole alla crema rendendole, se è possibile, ancora più gustose ma allo stesso tempo più leggere: se per ogni castagnola facciamo un sorso di spumante si potrebbe continuare all’infinito 🙂

Uno spumante dai profumi delicati di fiori d’arancio (ovvio), mimosa e pesca gialla, con leggere note di mandorla.

Moscato Ambar - Cantine Florio
Moscato Ambar – Cantine Florio

Per finire ci spostiamo nel Sud della penisola e parliamo di un Moscato dolce siciliano che, a mio parere, si sposa veramente bene con le castagnole alla ricotta: l’Ambar delle Cantine Florio.

Un vino liquoroso, prodotto da uve di moscato bianco e di zibibbo, di grande bevibilità e con una dolcezza contenuta da una buona acidità, che nasce per accompagnare i dolci siciliani più tipici, come ad esempio la Cassata.

Proprio per le sue principali caratteristiche e i suoi profumi di uva passa, miele e fiori d’acacia, trovo che sia ottimo anche per questi specifici dolci di Carnevale: l’acidità del prodotto smorza la grassezza e la dolcezza della ricotta e della frittura di queste particolari castagnole.

Quello che rende ancora più appetibili questi vini dolci è il loro prezzo: circa 13 Euro per l’Idea di Trappolini, circa 10 Euro per l’Ambar di Florio e solo 8 Euro per il Moscato Fiori D’Arancio di Borin … per tutti e tre un eccellente rapporto qualità prezzo.

I vini di cui ho scritto si bevono benissimo anche da soli, ma sicuramente rendono ancora meglio se accompagnati con qualcosa e qualcuno di adeguato: e allora Buon Martedì Grasso a tutti!

La Malvasia Puntinata di Fontana Candida

Ogni tanto c’è un “segreto” nell’abbinamento cibo-vino che, se seguito con un certo criterio, funziona davvero.

L’arcano consiste nell’abbinare ad un piatto tradizionale un vino (e un vitigno) tipico del posto.

Abbiamo già verificato questa potenzialità parlando del Lambrusco Ceci e delle lasagne in questo articolo.

Protagonista di questo post è però la “Malvasia Puntinata”, un vitigno dal nome significativo, autoctono probabilmente da secoli del territorio laziale e conosciuto proprio per questo come “Malvasia del Lazio”.

Il nome è significativo poiché la definizione “puntinata” deriva proprio dai “puntini” presenti sulla buccia degli acini di questo vitigno a bacca bianca.

Grappolo malvasia puntinata
Gli acini “puntinati” della Malvasia del Lazio

Soprattutto nel territorio dei Castelli Romani ci sono delle belle espressioni di questo vitigno, che ormai viene vinificato in purezza e non solamente in uvaggio con i più conosciuti Trebbiani e le altre numerose Malvasie.

E’ proprio questo il caso della Malvasia Puntinata di Fontana Candida, un vino prodotto unicamente con uve di questo tipo, così legate alla viticultura del territorio dei Castelli, e in particolar modo di Marino, sin dal 1800.

La malvasia puntinata di fontana candida
Fontana Candida – Malvasia Puntinata

I profumi della Malvasia Puntinata di Fontana Candida sono evidenti ma comunque non pungenti: mela verde, fiori di gelso con spiccate note vegetali di salvia.

Si percepiscono anche degli aromi più dolci, di crosta di pane e di mandorle.
Un vino decisamente fresco, ricco di acidità quindi, e mediamente sapido.

Non si tratta di un vino bianco particolarmente strutturato, ma la sua componente alcolica, che comunque resta poco percepibile, regge bene la complessità e la succulenza di un piatto.

Un prodotto che come profumi e sensazioni gustative si sposa veramente bene con un bel piatto di tipicissima Carbonara: una pietanza dove sicuramente è percepibile una certa grassezza e un’evidentissima tendenza dolce.

Quindi, già sulla carta, questo vino sembrava promettere bene … ma è proprio all’assaggio che la bella combinazione porta i suoi frutti.

La Franciacorta di Contadi Castaldi

La visita dell’Azienda Contadi Castaldi è un’avventura in un mondo diverso della vinificazione: quello dei vini spumanti. Uso il termine “vini spumanti” che trovo molto più adatto rispetto all’abusato (e pure un pò snob) “bollicine”.

Ovviamente parliamo di Metodo Classico e di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero. Con circa un milione di bottiglie/anno Contadi Castaldi è una realtà piuttosto importante della Franciacorta; zona che produce in totale circa 15 ml bottiglie/anno (cui vanno aggiunte le 10 ml bottiglie/anno di Berlucchi, che fino a poco tempo fa non faceva parte del Consorzio, e quindi tale numero andava scorporato dal computo totale). Siamo ad Adro, in piena Franciacorta; ricordiamo che il termine “Franciacorta”, secondo la versione più accreditata, deriva dal fatto che nel 1400, sotto il dominio Veneto, fu concesso ai Benedettini di bonificare la zona, evitando loro di pagare le tasse dovute. La zona diventò cosi “franca di corte”, da cui l’evoluzione Franciacorta.

Cinque milioni di anni fa, l’attuale Franciacorta era coperta da un ghiacciaio, che nei millenni ha formato il lago d’Iseo e si è spostato fino ad adagiarsi al monte Orfeo. Questo movimento millenario ha dato origine alla particolare conformazione e composizione dei terreni, che permettono oggi una produzione spumantistica di elevatissima qualità: quindi abbiamo diverse zone vocazionali, oltre a una orografia tale da proteggere dai freddi venti del nord. Estensione totale di circa 25 x 10 Km, che peraltro non può aumentare oltre, proprio in funzione dei confine naturali esistenti.

Molto limitato l’uso delle barrique, che vengono impiegate solo per il vino destinato al Soul Satèn Millesimato, che troviamo disposte in perfetto ordine, al buio, nelle cantine della villa Contadi Castaldi. Nel passato questo era il luogo della vecchia fornace. Diverse linee di produzione e diversi tempi di affinamento sui lieviti, sempre superiori gli stretti disciplinari del Franciacorta: per il Brut si arriva a 20/22 mesi sui lieviti, mentre il minimo prevede soli 18 mesi; il Millesimato, il Soul Satèn, prevede 30 mesi; cioè “mille giorni”, da cui deriva anche il termine “millesimato” (non solo per la scelta di vini tutti proventi dalla stessa annata); la Riserva riposa addirittura 60 mesi sui lieviti. Poi c’è il Rosè, anzi ci sono i Rosè: due versioni, una base e un millesimato.

La maggiore struttura dovuta alla maggiore incidenza di Pinot Nero è evidente. Per le versioni non millesimate si possono avere cuveè con oltre 33 Chardonnay base. Gli ettari di proprietà sono 10, ma quelli da cui raccolgono le uve sono oltre 120, di proprietà di terze parti, ma direttamente gestiti in tutte le fasi e le attività in vigna.

Dopo la passeggiata nella vecchia fornace, dove troviamo le barrique e le pupitre sui cui riposano le bottiglie, passiamo nella zona in cui avviene la vinificazione e conservazione del vino. Dopo la vendemmia agostana, una pressatura soffice permette di ottenere un 60% di mosto destinato alla produzione di spumante, ma non tutto sarà atto a diventarlo. Solo i 2/3 di tale mosto fiore andranno, dopo una lunga evoluzione a riempire una champagnotta. La rimanente parte diventa Curtefranca Bianco (come previsto dal disciplinare).

La pressatura non è mai troppo spinta, per evitare di avere troppi zuccheri nel mosto e quindi andare a penalizzare l’acidità dello stesso, che ovviamente per un vino spumante è uno degli aspetti più importanti. Le vinacce rimanenti vanno in distilleria. Dopo la prima fermentazione il vino è contenuto in vasche d’acciaio refrigerate, che permettono un primo illimpidimento, grazie alla precipitazione dei tartarati.

Ma il bello deve ancora arrivare.

Infatti, quando ci spostiamo nella zona del remuage, vediamo non solo le moderne giropalette (che gestiscono fino a 21000 bottiglie a settimana), e che ruotano di 1/8 di giro le bottiglie, ma casualmente osserviamo anche l’operazione manuale, che permette di gestire “solo” 18000 bottiglie al mese, ma la cui poesia vale da sola la visita in cantina.

Le bottiglie dopo il remuage, vengono conservate approssimativamente per un mese; successivamente passano alla sboccatura.

bottiglie franciacorta pronte
Le bottiglie pronte

La “liquer d’expedition” prevede, da disciplinare, solo una miscela zuccherina, non zucchero di canna o addirittura liquore, come invece permesso oltralpe. Nota sul simbolo della cantina Contadi Castaldi, che rappresenta l’ideogramma di una catasta di bottiglie lasciate orizzontalmente a riposare.

Satèn 2009 - Contadi Castaldi
Satèn 2009 – Contadi Castaldi

Osservate bene il fondo della bottiglia e lo spazio tra quattro di esse, e il logo vi salterà agli occhi.

Esperienza unica.

Il Cori Bianco “Illirio” di Cincinnato

Continuiamo a parlare di vini bianchi e soprattutto di vini bianchi non adatti ad un semplice aperitivo.

L’Illirio dell’azienda Cincinnato, un Cori Bianco prodotto da un uvaggio composto da Malvasia del Lazio (40%), Bellone (30%) e Trebbiano (30%), è un bianco di medio corpo, delicato, con una media persistenza all’assaggio.

illirio
L’Illirio … dal nome del Colle

 

Un vino che ricorda al profumo i fiori di campo, in particolar modo le margherite, la frutta secca, come le mandorle e le nocciole; si colgono anche delle note agrumate di limone e pompelmo.

pompelmo giallo
Un pompelmo giallo

Un vino piacevolmente equilibrato, con una media freschezza e una buona sapidità.

Sicuramente un vino che si adatta bene a dei piatti di pesce al forno magari con un contorno di verdure, oppure sfilettati e saltati in padella.

Avendolo già provato in precedenza con degli antipasti, precisamente delle bruschette con pomodoro grigliato e polpo, ho voluto provarlo stavolta con un piatto un po’ più strutturato: i calamari ripieni.

Quest’ultimo abbinamento è riuscito ad esaltare il corpo e il sapore del vino e a migliorarne la persistenza.

Con il primo abbinamento il vino andava a coprire i sapori delle bruschette, pur non alterandone il sapore.

Sicuramente un vino spendibile in ogni occasione in cui si vuole gustare un buon pesce non troppo elaborato.
Da evitare, nell’abbinamento con questo vino, le carni di pesce troppo grasse come ad esempio il salmone e quelle decisamente più “importanti” come ad esempio il pesce spada e il tonno.

Quasi dimenticavo: il prezzo è assolutamente competitivo, intorno ai 6 Euro … il che di certo non guasta.

Ho trovato il prodotto nello scaffale di Eataly, nella sezione dei vini del lazio che ovviamente qui a Roma è stata ben rimpinguata. Comunque è un vino che si può trovare anche su molti siti online dedicati al vino.

Buon assaggio!