Cannonau Riserva di Sella & Mosca

Per il pranzo di Natale di quest’anno, tra i vini scelti ha fatto capolino anche il Cannonau Riserva dell’azienda Sella & Mosca, annata 2010, acquistato presso l’enoteca Bernabei al prezzo di 9,50€.

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Prima di parlare dei potenziali abbinamenti, è opportuno dare un piccolo suggerimento sul servizio di questo vino: un consiglio dato dalla stessa azienda che – purtroppo – non ho seguito e che sicuramente me l’avrebbe fatto apprezzare ancora di più.

Per sentire meglio gli aromi del prodotto è senz’altro meglio scaraffarlo in un decanter almeno mezz’ora prima di servirlo: non serve decantarlo, data l’annata giovane non ci sono residui, ma arieggiarlo un po’ lo aiuta a esprimere meglio i suoi aromi … e questi ci sono eccome!

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Grappoli di Cannonau

I profumi sono quelli più caratteristici del Cannonau e del territorio in cui viene prodotto: note fruttate di more e prugne sotto spirito, vegetali di timo, e infine note leggermente balsamiche che ricordano la menta.

E’ un vino dotato di una tannicità ben contenuta, rotonda, e di una moderata freschezza e sapidità.

Si è rivelato un vino molto piacevole, sicuramente adatto ad accompagnare piatti di carni rosse e di cacciagione, magari elaborate in lunghe cotture, rimanendo comunque leggero all’assaggio.

Personalmente lo consiglio con un’anatra alle mele aromatizzata al mandarino oppure con un cosciotto d’agnello lardellato … ho provato entrambi gli abbinamenti e devo dire che in tutti e due il vino sostiene adeguatamente la dolcezza e la grassezza della carne, ma è soprattutto con l’anatra che il prodotto riesce ad esaltare i profumi del condimento, arricchendosi a sua volta.

Probabilmente, per questo Cannonau, può esser vincente l’utilizzo di contorni e condimenti a base di mele rosse mature, annurche, fuji o pink lady, caratterizzate non solo da un’evidente tendenza dolce ma anche da una lieve tendenza acidula e da una spiccata aromaticità.

Un vino rosso importante ma versatile, che sicuramente riproverò.

Il Greco di Tufo Cutizzi

Parliamo in questo post di uno dei vini bianchi che più adoro, un vino che ho avuto modo di provare diverse volte anche per la sua facile reperibilità e il suo costo contenuto.

Il Greco di Tufo “Cutizzi” dei Feudi di San Gregorio è uno di quei bianchi che si abbinano veramente bene con tantissime preparazioni, anche elaborate, aventi come protagonista il pesce: quindi non si parla di un vinuccio bianco leggerino da antipasto, ma di un prodotto che lascia bene il segno.

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I profumi sono principalmente fruttati, con note di albicocca e agrumi, e soprattutto minerali, quasi di ardesia, a rispecchiare pienamente la salinità che è caratteristica importante dei vini prodotti in questo territorio.

Il Cutizzi ha infatti un’eccezionale sapidità e un buon corpo, quindi può senz’altro andare bene per piatti di pesce salsati o in umido: ad esempio il baccalà servito con patate al forno.

Il vino si può abbinare bene anche a dei piatti di pasta con gamberi o magari frutti di mare come le capesante: la presenza di crostacei, molluschi poco sapidi (come appunto le capesante) e di pesce di mare (come ad esempio il pesce persico) esalta i profumi del vino e allo stesso tempo ne accompagna bene la sapidità.

Nell’abbinamento sono invece da sconsigliare pesci dalle carni particolarmente grasse come ad esempio il salmone o l’anguilla.area_produzione_greco

E’ un vino sicuramente un po’ troppo impegnativo per semplici antipasti o piatti a base di sole verdure, ma queste, e in particolare patate, zucchine e pomodori datterini possono sicuramente accompagnare la portata di pesce principale da abbinare a questo vino.

Il Cutizzi va sicuramente provato! Personalmente l’ho degustato più volte e ha riscosso parecchio successo.

Devo dire che contrariamente a molte “prove” di abbinamento, quelle che ho fatto con il Cutizzi (seguendo i principi di cui sopra) sono sempre andate piuttosto bene, senza incidenti degni di nota!

Sicuramente un vino delizioso e anche di facile abbinamento … e il prezzo è davvero ottimo.

Di recente l’ho trovato In offerta a 12,50 euro dall’Enoteca Bernabei.

L’avete mai provato con delle carni bianche o con dei crudi di mare?

Sangiovese Purosangue … the day after

Non proprio the day after ma … ecco il mio personalissimo resoconto su quanto provato all’Evento Sangiovese Purosangue, che ho recentemente pubblicizzato qui.

I prodotti presenti alla degustazione erano veramente tanti e forse lo spazio a disposizione non gli rendeva molta giustizia anche visto l’alto numero di persone presenti.

Nel banco dell’Enoclub Siena, dove venivano presentati tanti produttori insieme era difficile vedere tutti i vini presenti in assaggio.

Al di là dell’organizzazione, un po’ confusionaria, è stata una bella degustazione, in cui sono riuscita a provare quella selezione di vini che mi ero ripromessa di assaggiare.

Ho voluto principalmente provare prodotti che non conoscevo e da alcuni sono rimasta veramente stupita.

Innanzitutto questa è stata una ghiotta occasione per conoscere il Sangiovese di Romagna di cui finora a Roma ho trovato pochissimi esemplari … magari andando a caccia in ogni enoteca qualcosa si trova ma gli unici esempi li ho visti ad Eataly. Se qualcuno ha notizie più precise in quel di Roma, mi faccia sapere!

Data la mia ignoranza del Sangiovese romagnolo, sono stata più che contenta di assaggiare il Petra Honorii 2011 della Tenuta La Viola.

Un Sangiovese veramente diverso da quelli Toscani a cui sono abituata: sicuramente dalle forti note balsamiche e vegetali, con sentori molto più lievi, fruttati e floreali, di frutti rossi in confettura e rosa appassita. Un prodotto sicuramente sapido, morbido, con tannini rotondi e caratterizzato da una buona persistenza.

Anche se non l’ho potuto testare potrebbe abbinarsi bene con un brasato di maiale alle prugne.

Sempre della Tenuta La Viola ho voluto provare un altro Sangiovese, l’Anfora, da uve sangiovese lavorate per l’appunto in anfore di terracotta durante la fermentazione.

L’anfora è un sangiovese romagnolo ancora differente, molto più floreale e fruttato dell’Honorii, privo di tracce speziate, con un’ottima freschezza e un tannino ben integrato. Tuttavia rispetto all’Honorii si rivela sicuramente meno persistente.

Entrambi i vini hanno una gradazione di 14,5 e bisogna dire che in nessuno dei due l’alcool viene messo in evidenza … anzi sembrano quasi due rossi leggeri.

Peccato che l’azienda per ora non abbia ancora un rivenditore a Roma.

Tuttavia ho fatto una rapida ricerca e ho visto che i prodotti della Tenuta sono in vendita online qui, al prezzo più che onesto di 17,50€.

Parliamo ora dei vari Chianti provati.

Un prodotto che non conoscevo e che ho parecchio apprezzato è il Chianti Classico Berardenga 2011 dell’Azienda Felsina .
E’ un Chianti decisamente fruttato, con una buona acidità e sapidità e un tannino ben integrato: un vino che sicuramente può maturare ma che già da ora si rivela delizioso.

Anche le note “legnose”, dovute all’affinamento in botti (botti grandi e barrique di secondo e terzo passaggio) sono veramente lievi, molto più percepibili nella versione riserva, e lasciano il posto a dei sentori speziati più delicati.

Un vino che proverei volentieri con uno spezzatino di manzo ai finferli.

Anche il prezzo per un vino del genere è più che ragionevole, online si trova infatti anche a 16,90 Euro.

Un altro Chianti Classico che mi ha piacevolmente colpito è “Le Stinche” Vigna Castello di Lamole 2011, della Fattoria Di Lamole.

I profumi del vino sono sicuramente particolari: il prodotto presenta una forte nota di sottobosco, terra bagnata e sentori fruttati che ricordano le ciliegie sotto spirito.

All’assaggio si dimostra un Sangiovese dotato di buona sapidità e persistenza e con tannini non troppo marcati: un vino che può abbinarsi bene ad un cosciotto di cinta senese.

Questo ottimo prodotto si può trovare online ad un prezzo veramente competitivo, intorno ai 15€.

Infine un Chianti Classico da segnalare sicuramente per l’ottimo rapporto qualità prezzo è quello prodotto dal Castello La Leccia.

Un Chianti, quello dell’annata 2011, veramente delicato e piacevole: note fruttate e speziate piuttosto evidenti lasciano il posto ad una lunga scia minerale, abbastanza persistente.
Ciò che più stupisce nel prodotto, soprattutto confrontandolo con tanti Chianti, anche prodotti nello stesso territorio della Castellina, è la morbidezza dei tannini, molto ben integrati.

Un vino rosso a mio parere molto versatile che potrebbe abbinarsi bene sia con carni rosse sia con carni bianche magari condite da qualche salsa e non semplicemente arrostite.

Potrebbe essere interessante un abbinamento con il Coq au vin, con il Pollo alla Cacciatora oppure anche con dei Saltimbocca alla Romana.

In questa degustazione ho avuto modo anche di provare il Sangiovese di Carmignano, un’area di produzione piuttosto limitata ma significativa, nella zona di Prato.

Ho assaggiato due riserve: Il Carmignano “Elzana” e il “Montalbiolo” entrambi prodotti dalla Fattoria Ambra, principalmente con uve sangiovese provenienti da due diversi cru.

Le due riserve all’assaggio si rivelano diverse, specialmente nei profumi: l’Elzana presenta forti sentori erbacei e speziati, di fiori secchi e delle lievi note fruttate, mentre la riserva Montalbiolo ha invece dei profumi più fruttati.

In entrambi i casi si tratta di vini che devono ancora maturare, caratterizzati da una buona acidità e tannini evidenti. L’Elzana tuttavia mi è sembrata più morbida ma caratterizzata da una minore sapidità rispetto alla Montalbiolo.

In entrambi i casi si tratta di prodotti veramente interessanti e piacevoli, versioni ancora diverse di quel Sangiovese così importante in Toscana.

Si potrebbe provare entrambe con un bel filetto di maiale lardellato, su crema di pecorino.

In generale si tratta di vini corposi che hanno bisogno di essere accompagnati da carni rosse arrosto o brasate (soprattutto maiale e agnello) e formaggi stagionati.

Entrambi i prodotti sono reperibili online al prezzo di circa 18€.

Parliamo ora di un Bolgheri veramente interessante: il Cavaliere di Michele Satta.

Ho avuto l’opportunità di assaggiare l’annata 1996 … veramente speciale. Un vino maturo, morbido, con ancora un discreta acidità, caratterizzato da sentori di confettura di ciliegie, speziati di liquirizia e caffè.

Il finale è nettamente sapido e molto persistente.

Molto meno matura è ovviamente l’annata del 2008, la più recente in assaggio, che si rivela molto più fruttata, con tannini ben più evidenti sicuramente meno persistente.

Un vino comunque importante, anche come prezzo, che andrebbe provato con uno spezzatino di cinghiale.

Per concludere parliamo di un delizioso Vin Santo del Chianti Rufina provato durante l’occasione: quello dell’azienda biologica Le Frascole, annata 2002.

Sono chiarissimi i profumi e i sapori di frutta secca, mandorle e nocciole, e di miele di castagno. All’assaggio è veramente un nettare, piacevolissimo, con un alcolicità per niente invasiva.

Sicuramente un Vin Santo da provare insieme a delle pasticceria secca, a base di pasta di mandorle e canditi, oppure anche con dei dolci a base di cioccolato come ad esempio la Torta Pistocchi, di cui era presente il banco d’assaggio … quindi ho potuto verificare direttamente la bontà dell’abbinamento.

Il prodotto si può acquistare anche a Roma presso l’enoteca Trimani, ad un prezzo di circa 62€.

Vignaioli Naturali a Roma

Segnalo fin da ora la sesta edizione dell’evento “Vignaioli Naturali a Roma” che avrà luogo il 7 e l’8 Febbraio 2015 e si terrà all’Hotel Westin Excelsior, a Via Vittorio Veneto 125.

Sicuramente una cornice splendida per questa rassegna che vede presenti più di 80 aziende di viticultori italiani e internazionali.

Un’ottima occasione per conoscere un modo vitivinicolo attualmente in espansione e i suoi prodotti di punta, per assaggiare effettivamente i risultati di questo nuova metodologia di approccio biodinamico alla vigna.

Per informazioni più dettagliate sull’evento “ Vignaioli Naturali a Roma” potete far affidamento ai seguenti dati:

Organizzatrice : Tiziana Gallo
Tel: 3388549619
Email: info@vignaiolidilanga.com  oppure tizianagallo@libero.it
Sito web dell’evento: http://www.vininaturaliaroma.com
Costo: 1 Giorno – 20 Euro, 2 Giorni – 32 Euro. Gli ingressi sono acquistabili online sul sito dell’evento

Coloro che si definiscono come vignaioli naturali adottano infatti un approccio alla vigna in totale rispetto dell’ecosistema, minimizzando l’intervento umano e annullando l’impiego di sostanze chimiche nella cura dei vigneti e nella produzione del vino.

Un’attività che si propone quindi di esaltare la cura del terreno e la naturalità della vigna e quelli che sono le caratteristiche originali dei suoi frutti, per avere di conseguenza un prodotto più in linea, da un punto di vista organolettico, con le caratteristiche originali della pianta, per poter meglio apprezzare le diversità dei numerosi cultivar presenti in territorio italiano.

Pertanto i vignaioli naturali e il vino biodinamico (le cui caratteristiche produttive sono strettamente legate al disciplinare europeo dedicato all’agricoltura biodinamica) si distanziano ancora di più dal concetto di Vino Libero, una produzione quest’ultima caratterizzata da una riduzione dei prodotti chimici in vigna e in cantina e ad un impiego di tecniche di coltivazione meno invasive e dannose per il terreno.

Il recente concetto di “Vino Libero”, introdotto dal fondatore di Eataly, Oscar Farinetti, è stato abbracciato da diversi produttori su suolo italiano, che pertanto fanno riferimento ad uno statuto che essi stessi hanno specificamente creato per la loro produzione vitivinicola.

L’Otello NerodiLambrusco 1813

Ho provato l’Otello Nero di Lambrusco, delle Cantine Ceci, per il Pranzo di Natale e devo dire che tutti lo hanno apprezzato, me compresa … con grande e gradita sorpresa.

Difficilmente in passato ho apprezzato il Lambrusco, probabilmente perché se ne trovano in giro veramente tanti di qualità scadente; pertanto mi sono spessa trovata a snobbarlo, anche se per alcuni degli abbinamenti poteva essere una valida opzione.

Tra tutti i lambruschi provati questo è il primo a non darmi subito l’idea dell’uva appena pressata.

Il profumo vinoso di questo vino frizzante è ben integrato tra gli altri aromi fruttati, di fragole, lamponi e more, anche questi davvero poco invadenti.

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I profumi di questo lambrusco sono ben percettibili e di una qualità veramente fine: spesso, appena versati nel bicchiere, molti lambruschi emanano profumi fruttati veramente forti, quasi fastidiosi, che ricordano più un succo di frutta piuttosto che un buon vino.

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Ecco, questo non è assolutamente il caso dell’Otello Nero che rappresenta l’esempio di una nuova e sempre più crescente produzione di Lambruschi di qualità: questo vino riporta sotto una buona luce quel Lambrusco Emiliano che da molti, fino a poco tempo fa, veniva ritenuto un vino da quattro soldi.

Ovviamente non sono solo io a dire questo, tutti i conoscitori del vino di qualità hanno constatato la grande qualità del prodotto, da qui i numerosi premi ricevuti dall’Azienda Ceci, tra cui recentemente il massimo punteggio delle 4 viti AIS.

 

Abbinando L’Otello NerodiLambrusco

L’ Otello Nero di Lambrusco delle Cantine Ceci costituisce un prodotto valido e un vino di grande piacevolezza, estremamente morbido e di buon corpo, che si presta perfettamente ad accompagnare delle lasagne al ragù.

I profumi e i sapori del vino esaltano quelli della pasta all’uovo e del condimento, i tannini delicati si adeguano bene all’untuosità del ragù, la leggera effervescenza di questo vino frizzante mitiga la sensazione di grassezza dell’intera pietanza.

Lasagne
Lasagne!

Sicuramente quello proposto è un abbinamento tradizionale, forse un po’ scontato, ma di sicuro successo … provare per credere!

Per quanto mi riguarda una delle prove di abbinamento più riuscite … la bottiglia portata è finita in pochissimo tempo, insieme alle lasagne.

Questo Lambrusco è disponibile sul web su molti siti dedicati alla vendita online di vini. Volendo si può trovare anche da Eataly all’ottimo prezzo di 8,50€.

Molto interessante è anche la versione Rosè dell’Otello, che trovate recensita qui!

Qualcuno ha già sperimentato questo prodotto?

Con quale abbinamento l’avete provato?

L’Otello Rosè

Non sono una fan dei vini rosati … un limite che purtroppo ancora non ho superato; sinceramente tra i diversi rosati provati pochi mi hanno colpita, pertanto mi trovo poco propensa ad acquistarli.

Discorso diverso vale però per i rosé spumantizzati: che siano metodo classico o Martinotti, li trovo sempre molto piacevoli per accompagnare antipasti e piatti a base di pesce.

Ho voluto sperimentare l’Otello Rosè delle Cantine Ceci, trovandolo per caso da Eataly: non trovando l’Otello Nero, esaurito sullo scaffale, mi sono accontenta del fratello rosato, acquistato al prezzo di 8,50€.

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pink_roseL’Otello Rosè, a base di Lambrusco Maestri e Pinot Nero, presenta profumi molto simili a quelli dell’Otello nero ma meno intensi. Oltre al profumo fruttato di fragola (più che di lamponi) qui emergono di più i sentori floreali di rosa.

Un lambrusco sicuramente più delicato, molto più debole di corpo, che difficilmente può sostenere preparazioni molto strutturate o a base di carni.

L’ho voluto provare con un antipasto all’italiana e in specifico con dei bocconcini di bresaola e fontina.

Un abbinamento gradevole che riesce a rendere più accattivante anche dei finger food così semplici.

Sicuramente è un vino che comunque può accompagnare adeguatamente tutti quegli antipasti a base di salumi a tendenza dolce, magari poco speziati, come prosciutto di Parma, Mortadella, Bresaola appunto, serviti insieme a dei formaggi a pasta molle o semidura.

La prossima volta credo che lo proverò con un antipasto a base di formaggi come la Casatella e lo Squacquerone di Romagna, magari accompagnati da diversi salumi.

Qualcuno ha già provato questo Lambrusco Rosè? Ogni suggerimento è ben gradito!

Il Franciacorta Rosé Francesco I

Da una cuvée di uve Chardonnay e Pinot Nero nasce questo piacevolissimo Franciacorta dell’Azienda Uberti, cantina storica del territorio, attiva dal 1793.

calice_franciacorta Innanzitutto il colore del prodotto è splendido, un rosa antico delicato, veramente di grande effetto all’interno di un calice di cristallo. Per apprezzarne a pieno gli aromi è sicuramente meglio utilizzare una flûte per servirlo.

Tuttavia per esaltare al meglio il prodotto sarebbe ottimale scegliere una flûte leggermente più panciuta rispetto a quella classica, perfettamente cilindrica.

In mancanza della flûte andrà bene anche un bicchiere da vino bianco a tulipano poco panciuto e con diametro stretto al bordo.

I profumi richiamano immediatamente dei pasticcini secchi di frolla e a seguire delle fragoline di bosco e delle note agrumate di limone e arancia.

Il Franciacorta Rosè Francesco I
Il Franciacorta Rosè Francesco I

Sicuramente un prodotto di buona freschezza e sapidità ma che comunque mantiene un buon equilibrio tra le parti.

Per questa sua morbidezza questo Franciacorta si può abbinare bene anche a quei piatti che hanno delle componenti acidule.

Personalmente ho provato il vino con dei bicchierini di salmone affumicato e panna acida e il risultato è stato veramente piacevole.

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finger food di panna acida e salmone

Altri abbinamenti sicuramente validi per questo vino, che può essere sfruttato anche a tutto pasto e non solo come vino da aperitivo e antipasto, sono i seguenti:

  1. Foglie di Lattuga con salmone e melograno
  2. Spuma di ricotta e gamberi con aceto balsamico

A mio parere questo franciacorta, per il suo profilo organolettico, si sposa perfettamente con la carne a tendenza dolce e grassa del salmone: l’acidità e l’effervescenza mitigano la grassezza del pesce e la morbidezza del prodotto permette di usare un condimento e un contorno dotato di spunti acido-sapidi.

Ho trovato il prodotto a Roma all’Enoteca Bernabei, a 19,80€, tuttavia è anche possibile acquistarlo online in offerta a 15,90€ su questo sito.

Che ne pensate di questo Franciacorta? Con quali piatti avete avuto modo di sperimentarlo?

Il Franciacorta Rosé Francesco I di Uberti

visto da Giulia Ferrero

Il Tyche dei Conti di Buscareto

Scoperto tra gli scaffali di Eataly all’ottima cifra di 7.50€ … il vino merita sicuramente di essere provato, anche solo per l’incredibile rapporto qualità-prezzo.

Questo vino è prodotto da un uvaggio composto da un 80% di Verdicchio, vitigno autoctono delle marche, più un 15% di Malvasia e solo un 5% di Moscato.

L’azienda “Conti di Buscareto” si trova in provincia di Ancona, a Ostra, in quella zona dei Castelli dei Jesi dove il Verdicchio trova una delle sue migliori espressioni.

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Tyche 2013 – Conti di Buscareto

Un vino bianco decisamente leggero, come tenore alcolico e struttura (solo 12% di gradazione), che ben si adatta a piatti poco elaborati: antipasti di pesce, risotti, paste con salse e condimenti a base di verdure o frutti di mare.

Il profumo è soprattutto floreale, con note fruttate lievemente acidule di albicocca e agrumi.

Sicuramente un vino più fresco che sapido, da qui la possibilità di abbinarlo anche a dei frutti di mare, magari in accompagnamento ad una pasta o ad un risotto.

L’unico elemento a cui bisogna prestare attenzione è la leggera nota ammandorlata, lievemente amara, che traspare sia dai profumi che all’assaggio, un sentore che viene comunque facilmente stemperato dalla presenza nel piatto di alimenti a tendenza dolce: pasta, riso, verdure, uova.

Un buon abbinamento è quello che lo vede accostato ad un riso saltato alle mele: la lieve sapidità accompagna bene la tenue dolcezza del riso e le mele esaltano i toni fruttati e aciduli del vino, rendendolo più persistente.

Sicuramente è un vino che può essere usato anche come starter per un pranzo e una cena, per accompagnare dei canapè con sarde e robiola oppure con ricotta e carpaccio di pesce spada (non affumicato) aromatizzato con qualche goccia di vinaigrette.

Il Moscato Giallo “Fiore di Gaia”

Quella con il “Fiore di Gaia” 2013 dell’azienda veneta Borin, nel territorio dei Colli Euganei, è stata la mia prima prova con un moscato giallo in purezza, secco non spumantizzato.

Si tratta di un vino un po’ difficile da abbinare: è sicuramente molto profumato, con forti sentori floreali di ginestra e margherita.
All’assaggio è equilibrato, di medio corpo, con una buona persistenza e un finale ammandorlato.

La sua intensità lo rende adatto ad accompagnare primi piatti particolarmente saporiti e speziati a base di verdure.

Avendolo già assaggiato ad un banco degustazione a Eataly, l’ho voluto provare con una pasta al pesto senz’aglio, leggermente più speziata e aromatica, con l’aggiunta di un cucchiaino di cumino e uno di maggiorana.

L’abbinamento così realizzato si è rivelato piacevole e in nessun modo i profumi e i sapori del vino hanno coperto quelli della pietanza e vice versa.

Un vino quindi che può andare bene per primi piatti abbastanza strutturati a base di verdure (per un semplice aperitivo sarebbe un po’ troppo pesante, sia come struttura, sia come tenore alcolico), oppure anche per secondi di carne bianca, ad esempio un pollo al curry e latte di cocco come quello qui proposto, oppure a dei secondi di pesce in stile thai come ad esempio dei gamberi satay come quelli della ricetta qui presentata.

Un bianco che sicuramente non passa inosservato.

Il Pinot Grigio dell’Azienda Skok

 

Cominciamo con il parlare di alcuni vini che a mio parere si accostano bene con degli antipasti … e soprattutto di facile reperibilità e ad un prezzo contenuto.

Un vino che ormai adoro per il suo profumo dalle note dolci e la morbidezza al palato è sicuramente il Pinot Grigio 2012 dell’azienda Skok.

Nei territori del Collio, a confine tra Italia e Slovenia, dove l’azienda è situata, il Pinot Grigio trova una delle sue massime espressioni in ambito italiano.

Un vino, quello dell’azienda Skok, sicuramente profumato, con sentori di mela renetta, fiori di campo, frutta secca, e decisamente sapido: ma la sapidità, così caratteristica dei vini del territorio, è qui mitigata da una grande morbidezza, che rende il vino ben equilibrato.

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Skok – Pinot Grigio 2012 – 13%

 

Dall’azienda stessa viene consigliato come un vino da primi piatti poco saporiti, minestre e carni bianche. Sicuramente un abbinamento di questo tipo deriva dalla grande sapidità del vino che lo rende un buon compagno anche per accompagnare piatti di pesce e crostacei.

Sicuramente data la sua sapidità non si adatterà troppo bene ad antipasti a base di molluschi, come ad esempio un sauté di cozze oppure ad un piatto di ostriche.

Discorso diverso, e da provare, è con una pasta ai frutti di mare, dove la salinità dei molluschi e senz’altro mitigata dalla “dolcezza” della pasta.

Tuttavia l’abbinamento che ho provato è con dei crostini alla mozzarella con salsa di alici.

Quello che ho potuto notare è l’ottima armonia che il vino crea con le alici nonostante la loro sapidità, mitigata dalla presenza della mozzarella e del pane: la sapidità delle alici va ad esaltare, senza esagerare, la salinità del vino e ne arricchisce il corpo.

A mio parere sicuramente un abbinamento da provare, facile, di effetto e sicuramente economico.

Spotlight Ricetta

I crostini alle alici

Ingredienti per 12 crostini

12 fette ricavate da una baguette

20 alici sott’olio, 30 gr. di burro

½ bicchiere d’acqua

12 fettine sottili di mozzarella

12 fettine sottili di Montasio

Il Pinot Grigio dell’azienda Skok costa 9.90€ è facilmente reperibile online dal Gruppo Bernabei che ha anche diversi punti vendita soprattutto a Roma.